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Intimo cucito

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Intimo cucito - immagine1-4736Manuel De Carli è uno dei tanti talenti che riescono a ritagliarsi solo pochi spazi nell’editoria italiana. Come spesso accade per tanti altri talenti, è grazie al Centro Fumetto se ci è possibile leggere un suo volume, una storia completa che possiamo prendere a esempio della sua cifra stilistica, grafica e narrativa.

In un paesino di provincia, la vita degli studenti scorre lenta e vischiosa. Come in tutte le compagnie, c’e’ sempre quello che ricopre il ruolo di inadatto, vuoi per caratteristiche fisiche, vuoi per la mancanza di cattiveria o per la difficoltà a socializzare, vuoi per la famiglia. Henry è cosi’, segue quasi a scia gli altri ragazzi senza esserne accettato fino in fondo. Coltiva i suoi sogni tra una madre assente e un’infatuazione nascosta, tra le pulsioni della sua sessualità in piena esplosione e le frustrazioni per l’irraggiungibilità del proprio desiderio, ma anche per la difficoltà nel farsi accettare paritariamente dagli altri.
L’ennesimo smacco gli spalanca la porta verso l’allontanamento dalla realtà e la perdita del se’. In pagine molto belle ed efficaci, le strade e i palazzi della cittadina in cui vive lasciano spazio a un regno immaginario, dove Henry è un cavaliere pronto a vendicarsi, armato di spada, dei soprusi subiti. Vignetta dopo vignetta, la realtà viene contaminata dalla fantasia, fino ad avviluppare il protagonista nell’abisso, come rappresentato dall’edera che lo abbranca e lo stringe a se’ fino a farlo scomparire.

La parte finale della storia, con il passaggio dal reale alla rappresentazione fantastica di Henry, è l’aspetto più evidente e caratterizzante del racconto, il punto focale su cui il ricordo e l’attenzione del lettore rimane concentrata una volta terminata la lettura. Ma lo stile di De Carli si presta anche ad altre considerazioni, sia per la parte narrativa che per quella grafica.

Un aspetto che colpisce è la scarsità di “nuvolette”, di dialoghi come di pensieri o di didascalie; là dove sono presenti, la loro asciuttezza, poverta’, sinteticità è evidente. Non si parla molto nel fumetto di De Carli: discorsi brevi, monosillabi, frasi in codice informale usate per comunicazioni brevi e vuote. Tanto silenzio e tanta solitudine; anche quando i ragazzi sono in gruppo, lo scambio verbale è scarso, futile, fatto di di frasi corte, quasi scostanti, che creano l’impressione di un’amicizia di facciata, effimera, superficiale. Quella di De Carli è chiaramente una scelta ben precisa e altamente incisiva, attraverso cui l’autore evidenzia un argomento sul quale spesso si scivola nel facile moralismo, nella generalizzazione e nell’analisi delle conseguenze più che delle cause, e lo fa non in maniera diretta e invasiva, ma attraverso le sue armi: la narrazione e il segno.
I rapporti tra i giovani protagonisti assumono grazie a questo espediente un aspetto realistico, che ben rappresenta l’ambiente di rapporti umani che l’autore vuol ricostruire. Un ambiente che è presente ed evidente nella società attuale ma che non vuol essere omnicomprensivo di una situazione molto più complessa, difficile da sintetizzare in poche righe senza scivolare in una generalizzazione tipica di molte trasmissioni televisive. La gioventu’ di cui parla De Carli è affetta da una carenza di socialità evidente, è frustrata dalla lontananza dai modelli di successo, effimeri e appariscenti, proposti dai modelli della televisione, e al contempo accusa una mancanza forte di un rapporto più intimo, caldo, presente della famiglia e dei valori dati dal rapporto con i genitori, troppo impegnati e distanti (ancor più di quanto sia normale nell’adolescenza).

Il protagonista, Henry, è rappresentato in maniera esemplare, con i suoi sogni, i suoi desideri, la sua voglia di essere più di quanto sia, con l’inesistente rapporto con una madre troppo assente, fino alla discesa nella follia. Nel delineare la sua figura, così come quella dei comprimari, dei compagni di scuola, De Carli si dimostra molto abile, riuscendo con pochi tratti a renderli realistici e credibili.

Il segno dell’autore è personale ed efficace nel disegnare in maniera realistica, ma non foto-realistica, personaggi e luoghi; un tratto morbido, che plasma figure non anatomicamente accademiche, ma adatte a sintetizzare la realtà in maniera credibile e coerente con il mezzo di comunicazione del fumetto. L’uso dei grigi è quasi assente, anche se siamo distanti dallo stile linea chiara francese. De Carli sembra aver imparato bene la lezione dei grandi autori (non può non venire in mente Pazienza), e usa il disegno come strumento narrativo attraverso cui trasporre la realtà iconizzata, che adatta la realtà per raccontare in maniera più efficace, e che non insegue in maniera acritica un realismo che renderebbe freddo il suo racconto.

Manuel De Carli, trentino di nascita ma romano d’adozione, classe 1970, ha alle spalle tante collaborazioni tra autoproduzioni e fumetti indipendenti: PT7,Ganesh, Centrifuga, Altervox, le iniziative dello Festival (Comix Against Global War, Vite Precarie, Fortezza Europa, Resistenze). Le sue tavole sono state selezionate per la “Futuro Anteriore” all’interno del Comicon 2006. Ha pubblicato per Underground-Press, Selfcomics, Nonzi, Blue, Carta e La Nuova Ecologia. Un autore che dimostra con questo suo primo volume completo una maturità raggiunta ma ancora potenzialmente in evoluzione. Forse non possiamo parlare di una “giovane speranza”, ma certamente di un fumettista che può ritagliarsi i suoi spazi. La difficolta’, come sempre, sta nel trovare quelli giusti nel mercato italiano, ma il movimento di case editrici, di nuovi formati e nuove collane (come quelle a sfondo storico-cronistico), potrebbe dare finalmente una vetrina dove proporre in maniera più continuativa le sue capacita’.

Riferimenti:
Centro Fumetto : www.cfapaz.org
Manuel De Carli, sito personale: www.manueldecarli.it

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