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30 giorni di notte: la saga continua

30 giorni di notte: la saga continua - immagine1-4733Da qualche tempo cinema e fumetto hanno firmato un connubio assai prolifico e produttivo: grande e piccolo schermo attingono a piene mani dai comics per trarne gli adattamenti più disparati, autori e sceneggiatori si scambiano i media, vecchi e nuovi personaggi tornano sotto le luci della ribalta. Ed il fumetto, che per primo ha iniziato ad accaparrarsi valenti sceneggiatori cinematografici e televisivi, riceve, per ogni eroe o opera prestata alle sale di proiezione, un notevole ritorno in termini di visibilità e notorieta’. Pubblico e critica, ma soprattutto produttori in cerca di successo e guadagni iniziano (o tornano) a rivolgere l’attenzione ai comics e a fianco dei più famosi supereroi vengono poste sotto i riflettori anche opere meno canoniche e conosciute, di genere più disparato. è il caso di 300, ad esempio, e di 30 giorni di notte, saga ideata dallo scrittore e dal talentuoso disegnatore , al cui peculiare stile si deve buona parte del successo della stessa. E cosi’, mentre nelle sale esce 30 giorni di buio (e questa volta dovete davvero spiegarmi il perché di tale traduzione), la approfitta dell’hype generato dalla pellicola per portare nelle librerie i nuovi volumi della saga ancora inediti in Italia.

L’opera è certamente degna di nota ed il primo volume non era a suo tempo passato inosservato su Lo Spazio Bianco: la rielaborazione della figura del vampiro da parte di Niles e le notevoli tavole di Templesmith avevano attirato l’attenzione, ed anche il favore, di alcuni dei redattori. Rimando alla recensione del primo volume (www.lospaziobianco.it/?p=1032) e del film per un’analisi dettagliata delle caratteristiche dell’opera, concentrandomi invece qui sui capitoli successivi, giunti da poco alla quinta uscita italiana.
In Giorni oscuri, che costituisce col successivo Ritorno a Barrow una sorta di trilogia, protagonista assoluta della vicenda è Stella Olemaun, decisa a vendicare la morte del marito e la devastazione del suo villaggio. La giovane vedova ha scritto un libro (intitolato proprio Trenta giorni di notte, con una strizzata d’occhi meta-fumettistica di Niles) in cui viene narrato per filo e per segno l’assalto dei vampiri a Barrow. La sua volontà è quella di rompere la cappa di ignoranza che cela questi esseri terribili agli occhi dell’umanità (infrangere la Masquerade, direbbe qualche giocatore di ruolo) e, perché no, aizzare l’umanità alla caccia e allo sterminio di questi predatori in cerca di sangue umano. La promozione al suo libro, rigorosamente sotto scorta armata, si intreccerà con il nastro girato da Taylor Ali a Barrow, nel primo volume, unico documento esistente al mondo attestante l’esistenza dei vampiri, e con un misterioso rinvenimento da parte di questi ultimi nella stessa cittadina dell’Alaska, luogo da cui tutto ha avuto origine. L’ambientazione si sposta dalla lunga e gelida notte polare alle strade e ai vicoli di Los Angeles, ma come ben sottolinea Eric Red nell’introduzione al volume, ad attendere i protagonisti non ci sono gli assolati lungomari californiani: sono nuovamente il buio e la notte, meno lunghi e oscuri rispetto a Barrow, certo, ma altrettanto pericolosi e mortali, a costituire l’ambientazione del racconto e ad assurgere a veri protagonisti dell’opera. Al lettore il giudizio sulla trama; io mi permetto di sottolineare ancora una volta l’ottimo lavoro di Templesmith, capace di tavole superbe e di rendere il buio un po’ meno buio e, se possibile, un poco più caldo, quasi che sia possibile dipingere la notte in maniere diverse, in diverse gradazioni, con un leggero sudore sulla pelle dei protagonisti in fuga nei vicoli oscuri oppure con i leggeri brividi dovuti al fresco interno di un casale abbandonato nei sobborghi. Ottima anche la rappresentazione della luce, del fuoco soprattutto, provenga esso dalla canna di una pistola di grosso calibro o dalle fiamme di un incendio che sale verso il cielo: bianco e giallo squarciano la tavola, o parte di essa, e molto spesso anche le carni di un vampiro.

Il titolo del terzo volume, Ritorno a Barrow, è eloquente: la vicenda torna dove tutto era iniziato, in una ipotetica quadratura del cerchio. Protagonista e’, questa volta, Brian Kitka, fratello di quel William ucciso dai vampiri durante il loro primo assalto e, insieme a lui, dei pochi abitanti che ancora si ostinano a non abbandonare la loro cittadina durante la lunga notte invernale. Non si tratta di gente in preda a tendenze suicide, intendiamoci: l’insediamento si è trasformato in una sorta di campo militare, in un carcere surreale che offre ai suoi prigionieri salvezza, anziche’ punizione, e gli abitanti si sono organizzati con potenti riflettori ed armi da fuoco, pronti a fronteggiare il nuovo assalto dei vampiri, la loro vendetta. Ma anche questi ultimi hanno “imparato dagli errori del passato”, come asserisce Werner, nuovo capo della banda di creature che assedia il villaggio. E così la notte ricomincia, molto più simile a una guerra che a una battuta di caccia, in attesa che un evento improvviso ne decida le sorti. Oltre all’ambientazione originale, ritornano nel volume anche alcuni personaggi già visti nelle storie precedenti: il cacciatore John Ikos, l’agente Norris, il vampiro Dane. Anche lo stile, sia dell’autore che del disegnatore, non subisce mutamenti e trama e illustrazioni concorrono alla realizzazione di un terzo capitolo che poco apporta ai precedenti, sia qualitativamente che a livello di innovazione.
Si tratta, in definitiva, di una trilogia che, seppur assai distante da entusiastici giudizi, merita comunque di essere presa in considerazione, per la sua trama leggera, ma comunque avvincente, che ben si snoda tra ottime illustrazioni, probabilmente il vero punto di forza della serie, e che ha comunque il merito di costituire un originale ripensamento del mito del vampiro, come già evidenziato.
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Diverso il discorso per i due capitoli successivi, raccolti negli USA in unico volume e qui in Italia pubblicati singolarmente, nei quali la coppia di autori si mescola a nuovi artisti. Il volume 4 vede infatti ai testi , mentre le illustrazioni sono affidate al solito Templesmith. A dispetto dell’accattivante titolo – Juarez o Lex Nova e il caso delle 400 messicane morte – l’opera si rivela piuttosto deludente. Protagonista della vicenda è l’investigatore privato Lex Nova, la cui strada ha incrociato quella di un gruppo di vampiri che gli ha lasciato una pesante eredita’. Sopravvissuto all’incontro, il nostro si trova ora in Messico per indagare sulla sempre più numerosa scomparsa di ragazze. Il destino è beffardo, pero’, e ad incrociare nuovamente i passi dell’investigatore sarà niente meno che il Circo della Famiglia Zero, una banda di vampiri dai volti dipinti da clown di zombiana (nel senso di Rob Zombie) memoria. Fraction ha in mente il prototipo del detective hard boiled, ma ne dà una rilettura straniata e decontestualizzata, traslando l'(anti)eroe dalla città al deserto californiano e conferendogli un carattere piuttosto allucinato. La sensazione è che lo scrittore abbia cercato di dar vita ad un protagonista sui generis, che trovi la sua forza nell’eccentricità e nella peculiarità dei dialoghi, ma il risultato sembra la cattiva imitazione di un film di Robert Rodriguez, Dal tramonto all’alba, ma ancor più da C’era una volta in Messico, per intenderci. Se il personaggio non funziona, non va meglio con la trama, mal supportata da un Templesmith decisamente sottotono e non molto a suo agio con l’ambientazione. Un peccato, perché da questi spunti sarebbe potuta scaturire una storia assai più interessante.

A continuare uno dei fili conduttori del volume americano, ovvero la condizione di vampiro dei protagonisti, il successivo Muori Billy, muori, con il solito Niles ai testi e Kody Chamberlain ai disegni. Anche per questo episodio, ahime’, la votazione è insufficiente: Niles gioca con il classico ribaltamento dell’antitesi uomo (buono) – mostro (cattivo), narrando l’ingresso di Billy nella sua nuova condizione di vampiro e del suo rapimento da parte del solito scienziato pazzo ossessionato dall’immortalita’. Tutto sa di già visto ed anche il riferimento a Stella Olemaun e al suo libro sembrano solo un espediente per ricollegare con forza la storia alla saga principale. Lo stile più classico di Chamberlain (rispetto a quello di Templesmith) è sicuramente adatto alla vicenda narrata, ma al tempo stesso sottolinea con maggior forza l’involuzione di una serie che si era invece posta nei capitoli iniziali (ed in quello precedente, almeno a livello di tentativo) come vera e propria rottura rispetto al genere. Un peccato, ma forse anche un semplice episodio, dato che negli States la saga è proseguita con diversi altri volumi, di prossima pubblicazione anche qui in Italia. In loro attesa suggerisco comunque a tutti gli amanti dei vampiri ed ai fan di di guardare il film e di dare una chance ai primi volumi della serie, di certo non imprescindibili, ma non per questo immeritevoli di attenzione da parte dei lettori, in particolare da coloro in cerca di qualcosa di nuovo e diverso, sia per quanto riguarda il genere che la sua realizzazione iconografica.

Abbiamo parlato di:
30 giorni di notte vol. 3: Ritorno a Barrow
e Ben Templesmith
2007 – 144 pagg. col. bros. – 12,50 euro

30 giorni di notte: la saga continua - immagine2-473330 giorni di notte vol. 4: Juarez o Lex Nova e il caso delle 400 messicane scomparse
e Ben Templesmith
Magic Press 2008 – 104 pagg. col. bros. – 9,50 euro

30 giorni di notte vol. 5: Muori, Billy, muori
Steve Niles e Cody Chamberlain
Magic Press 2008 – 96 pagg. col. bros. – 9,50 euro

(Si ringrazia l’Ufficio Stampa della Magic Press per il materiale fornito a supporto della recensione)

Riferimenti:

Il sito della casa editrice: www.idwpublishing.com
Il sito della Magic Press: www.magicpress.it
Il sito di Steve Niles: www.steveniles.com
Il sito di Ben Templesmith: www.templesmith.com/faze3/
Il sito di Matt Fraction: www.mattfraction.com
Il sito di Kody Chamberlain: www.kodychamberlain.com

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