ANAFI e vecchio Fumetto

L’ultimo Romantico

L'ultimo Romantico - immagine1-4710Mentre sto scrivendo queste semplici note mi scorrono davanti agli occhi le terribili immagini dell’incidente aereo avvenuto a San Paolo del Brasile, in cui sono morte oltre 200 persone. L’immagine di quella pista d’atterraggio che si poneva come una sorta di freccia asfaltata nel mezzo delle case della citta’, una vera fungaia, è veramente incredibile!
Noi che avevamo amato il Brasile attraverso le avventure di Mister No eravamo abituati a ben altri approcci, forse più avventurosi, ma legati solo alla fantasia (e quindi innocui), con i piccoli aeroporti brasiliani, in cui lo spesso recalcitrante piper di Jerry Drake (che provvedeva, come capitava ai cow boy con le loro cavalcature, a farlo partire a suon di… calci!) piene di insidie e di polvere, circondate spesso dalla foresta che guardava i personaggi pronta ad inghiottirseli in un mare di verde.
Grazie Mister No per averci fatto penetrare a livello di “sogno” in questo mondo, in cui la grande ricchezza e il latifondo coesistono con la miseria più nera, in cui le ville faraoniche di pochi spesso sono a pochi metri dalle favelas più povere, dove al messaggio turistico del carnevale di Rio fa oggi da contrappunto una violenza giovanile incredibile.

Forse è per questo che , il papà sotto il nome de plume di , al di là dei numeri legati alle tirature, ha deciso di chiudere la storia di questo pilota solitario pronto sempre a lottare contro i mulini a vento in nome dei diritti anche dei più poveri: perché oggi la realtà non lascia spazio all’avventura e forse l’ultima frontiera che rimane al turista alla ricerca dei panorami e del mondo di Mister No degli anni cinquanta e sessanta è la lotta con gli alberghi spesso ben diversi da quello che l’agenzia di viaggi prometteva! Anche quando il personaggio nacque dalla fantasia di Bonelli lo spazio per l’avventura pura sembrava ormai precluso. Cino e Franco erano andati a difendere una sorta di Africa che sembrava più un parco che natura libera e Jim della Jungla aveva cessato di esistere.
Non è un caso che in un certo senso l’ultimo personaggio creato dal grande scrittore fosse stato proprio Zagor che, nostalgico, viveva in un mondo di pura fantasia, in cui erano possibili tutte le commistioni con qualsiasi elemento dell’avventura, dalla fantascienza all’horror; nel 1975, quando la saga brasiliana prende il via il mondo in stile coloniale che è stato alla base di tanta narrativa avventurosa non esiste più.

Bonelli che del Brasile è innamorato e che l’ha frequentato ripetutamente, assimilandone le cose belle e quelle meno, mette a frutto questa sua capacità di osservazione, per cui il suo Brasile non è mai di maniera e se anche si accosta agli elementi della “mitologia” sudamericana lo fa sempre con una capacità di “sentire” e di “far sentire” che manca a molti altri scrittori del lungo ciclo di storie. E non è un caso il fatto che tra i disegnatori di questa lunghissima saga venga arruolato un disegnatore legato al mondo delle grandi foreste come il caraibico Suarez, che con i suoi disegni fortemente evocativi sarà uno dei più grandi cantori della “febbre tropicale” che investe chi ha vissuto in Brasile. Il Brasile di Bonelli è vero… anche quando è falso e non è una contraddizione in termini!
Mister No, di cui conosceremo con il passare del tempo (e con la pubblicazione dei vari numeri della serie) un passato fatto di problemi familiari e di ricordi di guerra (la seconda guerra mondiale lo porta anche in Italia), vive a contatto non con i grandi alberghi, anche se ci deve spesso entrare per contattare i clienti che noleggiano il suo biposto per andare nei posti più strani della regione, ma con le bettole di periferia dove ancora per una cacacha gli viene fatto credito, con i piccoli aeroporti dove un meccanico è il massimo della assistenza tecnica che viene fornita, con le garrotas (le belle ragazze di cui Drake fa collezione, innamorato di tutte senza mai aver la voglia di impegnarsi, anche se qualche volta il nostro eroe è stato lì lì per concludere una sua avventura sentimentale in qualcosa di più serio) che bevono con lui e che affettuosamente gli si stringono nel corso della notte, degli indios a rischio di estinzione, oggetti di violenza da parte sia dell’establishment del Brasile, che vuole espandere le proprie risorse economiche, che degli Stati Uniti che vogliono razziare i suoi beni…

L'ultimo Romantico - immagine2-4710Bonelli sente che anche nel nostro paese qualcosa sta cambiando e ancor prima della crisi politica del 1977, che vede un mondo di giovani in fermento, costruisce un grosso personaggio, capace di raccogliere contemporaneamente l’eredità dei figli dei fiori e i nuovi stimoli della “fantasia al potere”, e lo fa con una enorme capacità narrativa. Sa che non può creare un epigono del grande , perché i suoi metodi sbrigativi non sarebbero in sintonia con i nuovi tempi (anche se gli lascia quella facilità di “rissa” e di “uso dei pugni” che sono sempre stati elementi distintivi del ranger creato da suo padre). Ha bisogno di un eroe diverso, di un personaggio nuovo, che, pur facendo tesoro di tutti gli elementi classici della narrativa avventurosa, sapesse vedere la realtà che lo circonda, priva della retorica avventurosa che altri avrebbero immesso. Attento lettore del grande fumetto americano usa la stessa tecnica che avevano utilizzato con Steve Canyon e con Rip Kirby: quando fa partire la sua storia non manda subito sulla scena l’eroe, ma fa attendere il pubblico; tramite l’intervento di un baffuto e grassoccio commesso di una agenzia di viaggi (che sarà sempre presente nei momenti topici della storia di Mister No, sia quando inizia quella che è stata chiamata la “sequenza del sangue” realizzata da Masiero, che quando Bonelli stesso fa partire l’ultima avventura) non dà immediatamente il palcoscenico al suo eroe, ma crea la suspense e getta, attraverso notizie che vengono fornite dallo stesso interlocutore rivolto al pubblico, le basi per permettere al lettore di conoscere in un certo senso chi avrà davanti agli occhi e che dovrebbe diventare un suo compagno “di viaggio” per lungo tempo.
Quello che emerge è un simpatico mascalzone, ma con una morale di base che lo porta ad essere in difesa dei deboli e degli oppressi. Il suo volto con quelle tempie brizzolate in una faccia giovane e irridente lo apparenta agli eroi del cinema come Errol Flynn o Douglas Fairbanks o Stewart Granger (anche lui con le basette brizzolate), i grandi dell’avventura. Forse nella prima interpretazione di (che lo accompagnerà attraverso una lunga sequenza di copertine, con quel giubbotto stile anni cinquanta che Mister No indossava, dava la personaggio un sapore un poco sessantottino) il suo profilo è forse un po’ troppo segaligno e i panorami ricordano un po’ troppo la foresta di Darkwood (nel primo racconto vedere oggi Cico, il compare comico di Zagor, nelle vesti… di un sanguinario bandito fa un po’ impressione), ma la creazione del papà grafico di Zagor centra subito, al primo colpo quella sua caratteristica di eroe romantico, votato all’avventura e fin dal nome “contro”. La seconda versione grafica, quella di Donatelli, poco aggiunge a questa carta d’identità visiva, solo che il buon Franco lo apparenta un po’ troppo ai moduli grafici tradizionali lungo i quali si sono mossi i suoi eroi, da Mistero in avanti. Per rendere appieno questa sua caratteristica di strafottente viaggiatore, sia delle geografie che dei cuori, ci vuole la mano sia di Diso che di Civitelli capaci di rendere appieno quel suo modo di essere sempre sorridente, ma mai indifeso, solare, ma mai preda delle fisime degli altri, pronto all’avventura, ma mai troppo incosciente (ingenuo, forse, visto quante volte è stato coinvolto in pasticci da persone rivelatesi poi come delinquenti, ma capace di esserlo sempre con un alone romantico dietro le spalle: forse da lui ha preso un po’ di quella sbruffoneria capace di conquistare il gentil sesso che è stato alla base dei suoi epigoni cinematografici); il loro Mister No, visivamente, inquadra veramente il personaggio, dandogli quella patina di “ingenuita’” che lo porta spesso, come si diceva ad essere vittima dei raggiri degli altri (spesso americani dagli affari loschi dietro le spalle), ma capace di fare uso dell’intelligenza ed anche della violenza per rimettere le cose nel giusto alveo.

Forse il limite proprio delle prime avventure era quello che Mister No usava forse un po’ troppo le mani e le armi da fuoco, come un novello cow boy in una prateria… dalle foreste fluviali! Successivamente Bonelli (con l’apporto anche dei buoni testi di Castelli) corregge il tiro e porta il suo personaggio ad usare le armi della violenza fisica solo quando è necessario per la sopravvivenza o all’interno di risse divertenti e divertite. Ed è per questo che risulta meno accettabile la svolta messa in atto da Mignacco che porta il personaggio ad abbracciare la tematica del “viaggio”, costretto da una serie di atti di violenza che eliminano molte delle presenze accanto a lui. Anche l’unico vero amico (il famoso Esse Esse, a cui Viglioglia ha dato grande complessità visiva in alcuni dei libretti che hanno fatto compagnia al personaggio nella sua storia editoriale) sembrava essere sparito.
E qui facciamo una piccola digressione: ottima è stata l’idea di non mettere accanto all’eroe nessun pard veramente fisso; diverse sono le figure ricorrenti, ma tutte queste non si inseriscono veramente in maniera stabile all’interno delle trame; anche Esse Esse non compare sempre, lasciando a Mister No la possibilità di agire da solo con i nuovi comprimari che appaiono, buoni o cattivi che siano, di volta in volta.
Ma torniamo a Mignacco, perché la scelta della tematica del viaggio fuori dai confini del Brasile (in realtà il viaggio è una tematica sempre presente nelle storie di Jerry Drake, visto che egli si muove in spazi immensi che vanno dal Sertao alle foreste, dalle grandi città ai piccoli villaggi indigeni, pero’ quando questo avviene all’interno della normalità delle storie, ci troviamo di fronte a momenti unificanti e non a racconti disgreganti dello schema delle storie) si rivela alla fine pericolosa, perché Mister No che scorazza qua e la’, in un clima di violenza inusitato per lui che pure non si è mai tirati indietro da un paio di cazzotti o da alcune revolverate, in ambienti del tutto estranei come il Giappone e similia, lo porta ad essere un personaggio come tutti gli altri, privo del suo retroterra, degli elementi nostalgici, romantici e leggendari che ne sono la giusta, vera cornice.
Quello che è accettabile nella sfera del ricordo, cioe’ quando Jerry racconta il suo passato sia bellico che legato alla vita nelle grandi città degli Stati Uniti, o in quella delle invenzioni come quando, in una sorta di What if…, si muta in un detective privato come protagonista di storie scritte da altri, non funziona sulla pelle di un personaggio che ha tutti i crismi per esserre apparentato ad un altro viaggiatore come .
E’ lì che inizia la fine del glamour del personaggio? Puo’ essere, anche se, e il contraddittorio potrebbe essere facile, questo è stato un escamotage per fermare una certa disaffezione da parte dei lettori, tradotta in perdita di copie vendute.

Certo è che quando Bonelli decide di chiudere la vita editoriale (solo nella collana regolare, pero’, con il corollario delle ed. If che ripropongono le sue gesta a partire dalla prima storia in una serie di gradevoli volumetti mensili) del suo eroe e prende in mano la penna per scrivere il lungo passo d’addio, ecco che per incanto la magia rinasce e Mister No, tutto teso a mostrare gli sconvolgimenti sociali e territoriali che il nuovo che viene avanti ha prodotto in Brasile, comincia a muoversi in una foresta che parla per lui (il famoso tucano parlante messo come commentatore delle storie) e ritorna quell’eroe, indimenticabile, che è stato il simbolo di un modo di intendere l’avventura che oggi , tra tanta fantasy d’accatto e supereroi di bassa lega, non esiste più.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul numero 63 di FUMETTO, la rivista trimestrale dell’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione), distribuita solo ai soci della medesima. Punto di riferimento degli appassionati di fumetti fin dal lontano 1971, FUMETTO è uno dei benefici di chi si associa all’ANAFI; infatti, ogni anno, oltre ai quattro numeri della rivista, vengono poi destinati ai soci almeno due volumi omaggio appositamente editi.

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Riferimenti:
Editore: www.sergiobonellieditore.it

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