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L’orgoglio di Bagdad

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L'orgoglio di Bagdad - immagine1-4670Il volume dello scrittore Brian K. Vaughan e del disegnatore Niko Henrichon racconta la fuga di quattro leoni per le vie desolate di Baghdad nei giorni iniziali dell’operazione Iraqi Freedom (marzo 2003-). La storia è basata su fatti veri, venuti casualmente a conoscenza dello sceneggiatore durante un notiziario della BBC: da qui l’idea di usare la metafora degli animali parlanti per rappresentare lo spaesamento e il dolore della popolazione irachena in guerra.
Vaughan non cerca il realismo psicologico a tutti i costi (come aveva fatto invece in WE3 per esplorare le conseguenze di un gruppo di animali accidentalmente dotati di parola e sofisticati armamenti), ma sceglie una via non troppo lontana dagli apologhi morali di Esopo, nei quali i protagonisti raffigurano esplicitamente vizi e virtu’ inequivocabilmente umani.
La parola “morale” non deve trarre qui in inganno: il messaggio finale, se c’e’, è ambiguo e sofferto e la caratterizzazione dei personaggi è tesa a evitare schematismi eccessivi (non sempre pero’ il gioco riesce, specialmente con Noor e Zill, talvolta prevedibili nelle loro azioni/reazioni, o con il rapporto un po’ troppo dicotomico fra Noor e Safa, la vecchia guardia e la nuova generazione).

Il personaggio più riuscito è forse proprio Safa, una leonessa che prima ha conosciuto la libertà (e il suo prezzo) e poi la prigionia dorata, sviluppando un complesso rapporto di dipendenza verso gli umani (“i guardiani”), che sfuggono all’usuale definizione di aguzzini/carcerieri.
Vaughan è uno scrittore attento e maturo: il classico schema del racconto d’avventura è sfruttato per mostrare un percorso di progressiva consapevolezza e conoscenza.
L’incontro con la tartaruga-saggio (depositaria della memoria) e l’esplorazione del palazzo reale offrono l’opportunità di un tuffo nella lunghissima storia di un paese e di una civiltà dove l’immagine stessa del leone serve da collante fra passato e presente, come mostra la gigantesca figura alata nell’atrio del palazzo, simbolo ininterrotto del potere regale dai sovrani assirobabilonesi a Saddam Hussein (il leone di Baghdad).

L'orgoglio di Bagdad - immagine2-4670La narrazione, altrimenti lineare, si addensa così di metafore e simboli.
Un esempio particolarmente riuscito è l'”orizzonte” color del sangue, uno spettacolo della natura inaccessibile fra le sbarre della gabbia e conquistato poco prima della fine cruenta: la cecità di Safa, l’incapacità di guardare e di giudicare se ne è “valsa la pena”, è uno specchio dell’ambiguità dell’opera lasciata alla riflessione del lettore, confuso e stordito dagli avvenimenti conclusivi. Prima che il sipario cali, le ultime tavole spostano progressivamente il suo sguardo dai protagonisti animali alla città bombardata, forse nel tentativo di riportarlo a forza nella “realta’”; la conclusione del percorso individuale dei quattro leoni deve così fare i conti con forze incomprensibili (la storia degli uomini), che possono soltanto trasformarlo in un bollettino di guerra un po’ più “curioso” del solito.

L’aspetto visivo è molto convincente, non tanto per i disegni (una sorta di con gli artigli), quanto per l’ottima colorazione: il tappeto di luce e ombra proiettato dalla vegetazione, la polvere sotto le zampe degli animali in movimento, i riflessi sull’acqua e il cielo al tramonto sono davvero ben realizzati e contribuiscono non poco all’atmosfera complessiva del racconto, che è insieme una “fiaba” con animali parlanti e un preciso reportage di battaglia. Un volume consigliato, quindi, e una storia intelligente e sottile, nonostante qualche peccato veniale.

Riferimenti:
: www.planetadeagostinicomics.it
Un’intervista a Vaughan (inglese): www.bookslut.com/features/2006_10_010034.php

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