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La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret - immagine1-4591Uno dei motivi per cui abbiamo istituito la Top Ten dei migliori fumetti usciti l’anno precedente è proprio per far scoprire ai nostri lettori quei volumi che per un qualsiasi motivo possono esser sfuggiti, sommersi come siamo da una valanga di pubblicazioni non sempre imperdibili. Questo è ancora più vero quando la stessa cosa capita a noi di LSB nel momento in cui ci vediamo segnalare dai votanti esterni alla redazione dei fumetti che avevamo trascurato o di cui ignoravamo addirittura l’esistenza.
E’ stato così quest’anno per La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, piazzatosi al decimo posto della nostra classifica; nessuno di noi ne aveva sentito parlare, complice anche il fatto che il volume è reperibile soltanto nelle librerie di varia nei reparti dedicati ai ragazzi. Mondadori, l’editore del libro, abitualmente non distribuisce nelle fumetterie, ma questo non è il solo motivo per cui non siamo riusciti a scovarlo. La ragione principale va ricercata nel fatto che, ad una prima distratta scorsa, il libro di Brian Selznick non sembra neanche un fumetto. Un’affermazione che paradossalmente può contenere una parte di verita’, ma che è comunque imprecisa e incompleta, perché questo libro è sì un fumetto e, oltre a questo, anche un libro di narrativa per ragazzi.

Le 542 pagine del libro si compongono di lunghe parti disegnate, senza balloon, alternate ad altrettanto lunghe parti testuali. Le immagini occupano sempre doppie pagine, sono in sequenza e non illustrano il testo; più audacemente lo integrano e fanno procedere la narrazione. Certo, si potrebbe anche considerare la cosa da un altro punto di vista e dire che il testo integra e fa avanzare il racconto per immagini, tanto è vero che il libro si apre e si chiude con una sequenza disegnata. Il risultato comunque non cambia: i due linguaggi si fondono abilmente e l’alternanza tra immagine e parola non risulta mai forzata. L’autore semplicemente sceglie con naturalezza se scrivere o disegnare in base a quello che vuole raccontare.
Sicuramente qualcuno sosterrà che questo libro non può essere considerato un fumetto, arroccandosi su posizioni integraliste che non presuppongono e non accettano nessuna mutazione o evoluzione del linguaggio fumettistico. A questo proposito rubo le parole di Boris Battaglia dal suo contributo alla Top Ten: “Fossero vere le banalità eisneriane delle vignette una in culo all’altra a formare sequenze; beh, questo libro è pieno di splendide sequenze.” Sono meno d’accordo sul considerare banalità cio’ che diceva Will Eisner, ma il succo del discorso è chiaro. Certo, è legittimo pensare che non siamo di fronte a una forma classica di fumetto, ci mancherebbe, ma proprio qui sta il bello dell’opera di Selznick.

separatorearticoloUn’opera che è sicuramente indirizzata ad un pubblico giovane, ma godibilissima anche per chi più giovane non e’, a cominciare dall’alta qualità e accessibilità della parte scritta, ma soprattutto per gli stupendi disegni a matita, così pieni di tratti da saturare la pagina, tanto da far sembrare Parigi, che scorgiamo qua e la’, sempre in penombra o poco illuminata.
Un racconto di formazione, in cui echeggia spesso la voce di Charles Dickens, non foss’altro perché il protagonista, il piccolo Hugo Cabret, è un orfano che si nasconde nelle segrete della stazione di Montparnasse come i ragazzi persi nella metropoli londinese in Oliver Twist. Hugo percorre le pagine scritte e disegnate per diventare un adulto ed è costretto a confrontarsi con i complicati meccanismi della vita con un’unica risorsa a sua disposizione: un taccuino pieno di istruzioni per rimettere in sesto un curioso uomo meccanico, unico legame con la memoria del padre morto da tempo. La riparazione di questo automa è in tutti i sensi un processo iniziatico che schiude al ragazzo le porte della consapevolezza e diventa, alla fine di tutto, la chiave per capire il passato e costruire un futuro.

Nella poliedricità di questo volume trova cittadinanza onoraria una terza arte, il cinema degli albori, che e’, in fondo, il vero protagonista del libro. Le citazioni delle invenzioni dei fratelli Lumie’re, la fascinazione delle trovate della piccola industria che George Me’lie’s aveva eretto (chi non ha mai perlomeno intravisto Viaggio nella Luna?) infondono ulteriore magia a queste pagine e raccontano la storia di un artigianato irrimediabilmente perduto, quando la settima arte era molto più che multinazioniali interessate a facili guadagni.
Selzenick, quindi, usa due linguaggi e parla di un terzo. L’attinenza tra di essi è lampante: il cinema non è (anche e non solo) narrazione e immagini in sequenza?
E da tutto questo nasce un libro che sfoggia una forma racconto in parte inedita, un ibrido assolutamente affascinate in cui si sommano una perizia e un gusto grafico notevole, una narrazione leggera ed essenziale, un viaggio nella memoria del cinema e delle sue invenzioni di celluloide.
La straordinaria invenzione di Hugo Cabret - immagine2-4591Se in quest’opera si magnifica il cinematografo come arte dell’illusione, lo stesso potremmo dire di questo libro, vero e proprio gioco di prestigio di un autore che sembra uscito dal nulla, ma che ci lascia un dono autentico, vero e del tutto inaspettato.
E’ un peccato che si pensi che questo genere di prodotti sia destinato soltanto ai più giovani. Un preconcetto che a volte ci può far mancare gli appuntamenti più importanti.

Riferimenti:
Il sito ufficiale dedicato al libro: www.theinventionofhugocabret.com
Un blog con alcune foto del libro:
graphicinterventions.blogspot.com/2007/09/invention-of-hugo-cabret-brian-selznick.
La pagina Mondadori sul libro di Selznick:
www.ragazzi.mondadori.it/nonperdere/dossier/idD037001000057

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