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Mamma torna a casa: l’elaborazione del lutto secondo Paul Hornschemeier

Mamma torna a casa: l'elaborazione del lutto secondo Paul Hornschemeier - immagine1-4559L’aggettivo più appropriato per la vita è “irreversibile; il filo dell’esistenza si dipana e non esiste possibilità alcuna di riavvolgerlo: ogni istante è irripetibile, irrecuperabile, una volta trascorso. Il ricordo, la memoria sono solo riflessi e fantasmi degli eventi e delle persone che abbiamo vissuto e incontrato; sono solo ombre, nemmeno in grado di fare da surrogato alla realta’. La mente e il cuore distinguono recisamente fra presente, passato e futuro: quando questa capacità di discernimento sfuma, la persona si sposta verso il confine di cio’ che il buon senso chiama equilibrio mentale. Ogni attimo è prezioso, ma per evitare l’angoscia continua e destabilizzante, o anche solo il disorientamento, diamo importanza a particolari momenti e persone, che vanno a costituire le nostre costellazioni di riferimento. Così riusciamo ad orientarci nel mondo che ci circonda, ad immaginare noi stessi nelle reti di relazioni che costruiamo o in cui ci ritroviamo; magari riusciamo anche a dare un senso alla vita.
Ma che cosa accade, quando quelle costellazioni spariscono? Quando perdiamo i nostri punti di riferimento? Senza di essi non siamo più in grado di pensare noi stessi nel mondo, siamo smarriti in un territorio improvvisamente sconosciuto, dove cio’ che accade non ha più alcun significato. Ed allora non resta che fermarsi e tentare di capire, giustificare, razionalizzare, elaborare un nuovo scenario, un nuovo prospetto di vita: se la mente fallisce in questo sforzo, è perduta al mondo.

“Mamma torna a casa” è narrato attraverso il cuore di Thomas, un bambino: sua madre è morta, e suo padre sta andando “serenamente alla deriva, come un’imbarcazione che abbia lasciato gli ormeggi e si lasci trasportare lontano da quella realta’, che ospita sì il dolore della morte della moglie, ma anche suo figlio. E la tragedia scaturisce proprio dall’incapacità del padre di lasciarsi alle spalle il dolore e restargli vicino. Il soprannome di famiglia di Thomas è Aquinate (1)  e non possiamo evitare di pensare che l'”angelico dottore” definì il tempo “proprietà di Dio“, vietando il prestito ad interesse e ponendo il passato al di fuori delle possibilità di intervento dell’uomo; cio’ che è accaduto, non è in potere dell’uomo cambiare: questo, intuiamo, è il motivo per cui il padre di Thomas sta andando alla deriva.
L’allontanamento del padre di Thomas dalla realtà è un processo graduale e logorante: è uno di quei casi in cui i punti di riferimento non si sono spenti d’improvviso, ma sono sbiaditi poco a poco, irreversibilmente: la sua deriva non inizio’ con la morte della moglie, bensì prima, quando scoprì l’inevitabilità della sua morte. In quel momento, capì di non essere in grado di fare alcunche’ per la persona che aveva più cara: fu la constatazione della propria inanita’, l’inizio del disfacimento del proprio io. Se era lei a dare senso al mondo, che surrogati possono essere il lavoro, la routine quotidiana? Perfino la presenza del figlio finisce per ridursi a costante stimolo del ricordo del passato: il tempo è fuori squadro, la sua struttura si sfilaccia e non è più in grado di sorreggere la vita.

Che cosa può fare Thomas di fronte a questa situazione? Thomas è un bambino ed affronta una perdita doppia: quando degli strani signori vengono a casa per parlare con il padre e portarlo via, cosa resta della sua vita? Dove trovare le parole, i pensieri, le immagini per ricostruire la mappa del suo mondo? Quanta forza, energia, perseveranza, fiducia, amore sono necessari per non restare sepolti dalle macerie del passato e iniziare a ricostruire? Serve fondare un nuovo futuro, ma anche una nuova visione del passato; Thomas dovrà farsi carico del dolore del padre ed aiutarlo a trovare una via d’uscita dal vicolo cieco in cui si è rinchiuso, rifiutando di accettare la morte della moglie.

Aveva semplicemente bisogno di qualcuno che condonasse la sua resa.
Che gli dicesse che, finalmente, era giusto arrendersi.

Per Thomas, questo percorso sarà la sua elaborazione del lutto: lo lasciamo fuori dal bosco, dove si trovava la loro “fortezza espugnata“; ha sottobraccio la maschera da leone che gli aveva regalato la madre (“A mia madre piaceva fare regali“), mentre gli uccelli stanno ripulendo il terreno dalle briciole dei sandwiches che lui ed il padre hanno abbandonato. Thomas è diventato molto più grande, e speriamo con tutto il cuore possa finalmente costruire la propria vita.

E’ difficile scrivere di un’opera così intensa: dissezionarla nei suoi vari componenti assomiglia, se non ad una profanazione, almeno ad un’autopsia. Analizziamo cuore, polmoni, cervello, muscoli, ossa, ma l’essere vivente era qualcosa di qualitativamente diverso.
In “Mamma torna a casa“, scrittura e disegno sono in equilibrio perfetto e sempre sotto controllo: Hornschemeier non cede mai ne’ al patetico ne’ al didascalico ed ogni invenzione (come il sogno del padre che apre il volume o le fantasie di Thomas) è talmente integrata nel racconto da apparire necessaria. Ogni vignetta scava nel nostro animo, ma quello che vi versa non sono tanto i sentimenti, quanto piuttosto i loro elementi costitutivi, che reagiscono dentro di noi e danno vita a sensazioni e riflessioni, che ci troviamo a scoprire nostre. Hornschemeier non dice mai che questo o quel fatto sono tremendi o tristi: ci trasmette qualcosa di ancor più primitivo, che fa sì che malinconia, tristezza, rabbia nascano dentro di noi.

Ci rendiamo conto che questa recensione è tuttaltro che analitica: alla disamina tecnico stilistica, abbiamo preferito la descrizione dell’impatto emotivo, tentando di illustrarne l’intensita’; ci siamo soffermati sugli effetti e non sugli strumenti, ma l’opera di Hornschemeier è un capolavoro, e vi chiediamo di leggerlo anche se le nostre parole non vi hanno convinti.

Riferimenti

Tunue’, il sito: www.tunue.it
, il sito: www.margomitchell.com/thc/ph.htm


Note:
  1. L’Aquinate è naturalmente Tommaso d’Aquino, filosofo, teologo e Dottore della Chiesa, il cui pensiero è snodo irrinunciabile per la comprensione del pensiero cristiano e della sua evoluzione. 

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