Interviste

La porta nel buio – Anteprima assoluta

La porta nel buio - Anteprima assoluta - immagine1-4520Due parole dall’autore

La porta nel buio è il secondo graphic novel tratto dai manoscritti dello scrittore scozzese Hellery Brown, pubblicato da Neftasia Editore. Presenta notevoli differenze rispetto a La farfalla con le ali bagnate. Infatti, prima di tutto, bisogna dire che La porta nel buio è un racconto, mentre La farfalla era un romanzo, quindi questa volta ho potuto giocare un po’ di più con gli spazi della tavola e ho sfruttato maggiormente le vignette grandi “ad effetto”. Ho espanso maggiormente l’azione, stando molto attento a creare l’atmosfera e le situazioni “paurose”, mentre per La farfalla ho dovuto riassumere o scartare alcuni passaggi.
Un’altra differenza è riscontrabile nell’approccio al disegno e soprattutto ai colori. Infatti, se per La farfalla mi ero ispirato a film gialli italiani anni ’70, rispettando anche i colori di tale cinematografia, qui ho omaggiato il cinema horror giapponese contemporaneo (The Ring, The Eye, The Grudge, Haze, ecc.), usando i colori tipici di questa cinematografia orientale, molto carichi e accesi, oppure freddi e scuri a seconda delle atmosfere. Le scene ambientate di giorno sono così tutte avvolte in una luce gialla-aranciata, come sospese tra albe e tramonti, mentre le scene notturne e quando compare lo spettro saranno azzurrognole, fredde e buie, molto “sporche”.
La farfalla era un thriller, La porta nel buio è una classica Ghost Story, un racconto con l’intento principale di spaventare. Spero di esserci un po’ riuscito con i miei disegni… Non ci sono collegamenti tra questo racconto e il romanzo, tranne uno piccolo che ho voluto creare io.
Un’ultima cosa: siccome il manoscritto era molto rovinato, e mancavano letteralmente alcune parti, l’editore mi ha concesso di contribuire in prima persona al completamento dei testi.

La porta nel buio verrà presentato in anteprima alla Fiera del Libro di Torino, insieme alla Farfalla con le ali bagnate (graphic novel e romanzo).

Botta e risposta con
La porta nel buio - Anteprima assoluta - immagine2-4520Come ti sei orientato per rendere il senso del mistery, dell’angoscia, della paura, che a fumetti è una cosa difficilissima? E che risultato pensi di aver ottenuto?
Beh, che dire? Mi viene abbastanza naturale… Creo queste atmosfere horror senza pensarci, e senza troppi problemi. L’horror è il mio habitat naturale, e mi muovo abbastanza sicuro in esso. Diciamo che ho mooolti più problemi quando mi si chiedono illustrazioni più solari e meno angoscianti. All’inizio della mia carriera fumettistica, per esempio, mi avevano assunto per illustrare alcune leggende a sfondo religioso su una rivista ma dopo un paio di numeri mi hanno liquidato perché i miei disegni incutevano paura, invece che dare quel senso di felicità e sicurezza che mi si chiedeva. E una volta ho disegnato uno Spiderman, ma anche quello è venuto davvero parecchio cupo… Eh, se vuoi è una limitazione, ma è anche un po’ la mia “firma”.
Per quanto riguarda il risultato, io mi ritengo soddisfatto, ma queste sono cose che devono dire i lettori, non io!

Come proseguirà questo lavoro di adattamento dell’opera di Brown?
Non ne ho la più pallida idea. So che l’editore al momento è in possesso solo del romanzo della farfalla e di questo racconto, ma è sicuro di poter presto mettere le mani su almeno un altro paio di storie del misterioso Mr. Brown. Infatti è sempre in continua spola tra l’Italia e la Scozia… Vedremo. Sicuramente disegnero’ un volume biografico su Hellery Brown, che dovrebbe chiudere la collana.

L’approccio cinematografico è solo grafico o anche narrativo?
Questa è un’altra mia caratteristica. Il cinema è la mia seconda passione (dopo il fumetto) e mi dicono che il mio modo di narrare per immagini è molto cinematografico. In questo caso pero’, poiche’ la storia non è mia, e soprattutto visto che è tratta da un racconto di narrativa, direi che si è creato un mix (spero riuscito!) tra letteratura e cinema…

Tu stesso ci dici che hai avuto carta bianca per completare le parti di trama mancanti dai manoscritti. Ti sei mosso creando semplici “giunzioni” a completamento dell’intreccio o hai aggiunto un tocco della tua personale visione del genere?
Il più delle volte sono semplici giunzioni, ma un paio di scene le ho create io ex novo… Un incubo del protagonista all’inizio del volume e qualcosina nel finale… E poi alcune descrizioni qua e là (che è stata la cosa più difficile, poiche’ io ho un mio stile di scrittura, e ho dovuto “adattarlo” allo stile di Mr. Brown).

Vuoi svelarci qualche segreto della tua tecnica foto-realistica? Quanto c’e’ di tua interpretazione nelle foto che utilizzi per gran parte delle tue tavole?
Beh, dietro c’e’ un lavoro davvero da pazzi. Come ho già spiegato nel volume de La farfalla uso una tecnica tutta mia, complessa e lunga… La base dei colori è ottenuta sciogliendo e rimodellando tramite solventi (trielina) delle fotografie stampate. Poi fotografo oggetti, ambienti e persone (il più delle volte amici e amiche che si prestano al “gioco”) e ridisegno il tutto, un po’ a mano, un po’ al computer, sovrapponendo i livelli di background “a trielina” con i livelli dipinti digitalmente e le matite…. Un processo molto “sperimentale”, lungo, lento e a volte (ancora oggi dopo anni che lo uso) totalmente fuori controllo. Comunque, per parafrasare la frase che compariva sulla locandina di ROBOCOP, potrei definire il mio stile “PARTE TRIELINA, PARTE DIGITALE, TUTTO PERSONALE”!
Io poi sono un estimatore del digitale, anche perché sono art director pubblicitario e quindi lavoro al computer da ormai 10 anni, quindi so bene che il computer non risolve ogni problema se non lo sai usare correttamente. Quindi apprezzo tantissimo artisti come Ashley Wood che utilizzano in modo molto personale la computer grafica e la fotografia, mentre non mi piacciono quelli (e sono molti e anche famosi, credetemi) che per velocizzarsi usano tutti i filtri e “trucchetti” dei vari programmi che sono in vendita in campo grafico/illustrativo.
Vorrei che non interpretaste queste mie parole polemiche, ma solo come difesa verso tutti coloro che usano la computer grafica con senno ed esperienza, e spesso si sentono dire “Ah, ma è fatto al computer!

Mini auto-biografia
, classe 1976, diplomato come grafico/illustratore presso lo IED (Istituto Europeo di Design).
Ho pubblicato il graphic novel Holy Murder Masquerade allegata all’omonimo CD della death band svedese Impious, su loro testi, alcuni brevi fumetti horror per Nicola Pesce sugli antologici e Monstars, il graphic novel USA The Worldhouse edita dalla Cyberosia Publishing, e gli adattamenti in graphic novel delle storie di Hellery Brown per la Neftasia Editore. In campo cinematografico, ho contribuito alla realizzazione di due corti (Il Proiezionista, Hellequin) tratti da miei fumetti, mentre al momento sono in produzione due lungometraggi (uno sudamericano, Departyd, e uno prodotto dalla Opera Film dei fratelli Argento), anch’essi basati su miei lavori. Credo sia tutto!!!

Riferimenti:
Neftasia Editore: www.neftasia.com
Andrea Cavalletto, sito ufficiale: andreacavaletto.com
Sito italiano dedicato a Hellery Brown: www.hellerybrown.com

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio