Interviste

In punta di piedi: intervista a Giulia Argnani

In punta di piedi: intervista a Giulia Argnani - immagine1-4471Qual’e’ la tua formazione scolastica e artistica?
Mah… parte da autodidatta. Ho sempre avuto la matita in mano! Lo dico ridendo, ma credo quasi di essere stata “autistica” per un bel pezzo della mia vita perché comunicavo solo attraverso i miei scarabocchi e non so cosa gli altri capissero in realta’. A parte questo ho frequentato un normalissimo liceo, poi mi sono specializzata alla Scuola del Fumetto di Milano. è stato molto importante passare di la’, sono stati anni duri e bellissimi allo stesso tempo e mi hanno dato davvero importanti strumenti per tradurre sul foglio la mia ingarbugliata interiorita’.
Come dicevo ho frequentato la scuola di Milano che è specifica per autori di fumetto. Quindi come si dice a Roma, dove vivo adesso: te la canti e te la suoni. L’intero lavoro dei tre anni aveva come obiettivo quello di utilizzare il disegno come mezzo per rendere comprensibile e possibilmente attraente una storia. Non è un lavoro semplice perché devi essere allo stesso tempo autore, sceneggiatore, regista e disegnatore. è importante che ognuno di questi ruoli venga svolto con uguale importanza ed è facile per un disegnatore lasciarsi “rapire” dall’immagine, concentrarsi su quella e risultare carente poi nel testo o nel soggetto. Ci vuole molto poco a far crollare tutto. Io poi sono pasticciona per natura… Ricordo che un mio professore mi disse che si deve essere come un bravo cuoco che prepara un piatto splendido e decorato nel miglior modo e che nell’atto di servirlo non può permettersi di rovinare tutto con uno scivolone!
Lì ho conosciuto altri autori e ho iniziato a farmi vedere il più possibile e pubblicare qualcosa, prima per case editrici indipendenti e poi come si sa: da cosa nasce cosa…

Come hai scoperto che era questo che volevi fare nella vita?
Ho sempre disegnato fin da piccola, prima all’asilo come tutti, poi cominciando davvero a perderci i pomeriggi sui fogli… è stato durante il primo anno di liceo che pero’ ho pensato che sarebbe stato quello che volevo fare, quando mi si è aperto il panorama sul fumetto vero e proprio rispetto al cartone animato televisivo. Non avevo nemmeno idea di che percorso si dovesse fare per pubblicare qualcosa, ero molto ingenua da quasto punto di vista, andavo avanti pensando ( be’ ancora un po’ lo penso) che il così detto “sogno” va inseguito fino alla fine e sicuramente si realizzera’. Avevo questa visione romantica della vita e dello scopo diverso che ha per ognuno. Iomolto semplicemente pensavo di aver trovato il mio. Pero’ è grazie a quell’idea “ingenua” che il sogno si è realizzato. Se non ci avessi davvero creduto non credo avrei pubblicato niente, credo mi sarei arresa prima, alle porte in faccia, allo sfruttamento vero e proprio che c’e’ verso i creativi in generale, all’ipocrisia (d’altra parte basta guardare il panorama italiano per farti passare la voglia di fare) in parte devo arrangiarmi spesso in altro modo perché non lavoro in maniera sempre continuativa. Spesso, devo affiancare un altro lavoro a questo perché non è facile lavorare in modo continuativo e soprattutto essere retribuiti in maniera dignitosa. Cerco di sfruttare l’immagine in tutte le occasioni possibili, non mi voglio fermare al fumetto, sia per non essere troppo limitata che per variare e imparare da tutte le esperienze. Sento molto il bisogno di imparare continuamente.

A cosa si ispira il tuo stile e com’e’ nato? Come lo hai sviluppato?
Be’, io sono classe 1979 e a farla da padrone, in quegli anni, sono state tutte le serie giapponesi da Goldrake a Candy Candy, quindi sicuramente tutto è nato da li’, da quelle storie indimenticabili e così capaci di farti sognare. Poi ho scoperto che ne esisteva la versione cartacea e ho cominciato ad appassionarmi al fumetto vero e proprio, ampliando la schiera degli autori, non considerando solo quelli nipponici.

Quali sono gli autori e le letture che preferisci, a fumetti e non?
Le letture che preferisco sono biografie, saggi, e anche le commedie.
Questo si ripercuote anche nel cinema e nel fumetto. Tra gli autori che mi hanno appassionato di più ci sono certamente Mitsuro Adachi, al quale forse devo più di tutti. è un grande narratore, semplice ma chiaro – così come nello stile. Poi sicuramente Terry Moore, Craig Thompson, Frederick Peeters, Alison Bechdel, Marijane Satrapi e tanti altri….

Come sei arrivata a disegnare “Scio'”?
Avevo lavorato con Delia l’anno prima sempre per Mondadori, nel filone di Principesse azzurre con una mia storia.
La proposta arrivo’ da Delia stessa che aveva visto una mia pubblicazione su “Happy Boys” per Coniglio editore. Decise di coinvolgermi nel lavoro su Principesse perché trovo’ “delicato” il modo di raccontare certe cose, con un tratto che si presta bene al tipo di storia adolescenziale o comunque giovane. Quindi per un progetto come “Scio'” dove i narratori sono ragazzi dai 16 ai 20 anni circa, è stato l’ideale.

Sei stata anche sceneggiatrice delle storie contenute nel volume?
Una sceneggiatura vera e propria per “Scio'” non esiste, in quanto ogni storia esisteva già sotto forma di racconto all’interno di “L’amore secondo noi”.
Qui si è trattato di fare un adattamento: questo significa tagliare dove non serve o modificare delle parti, senza cambiare pero’ la storia. L’immagine e il testo devono essere complementari, non avere la stessa funzione, altrimenti si annullano. Erroneamente si può pensare che il lavoro consista nell’illustrare il testo, quindi semplicemente “far vedere”.
In realtà si tratta di “raccontare” attraverso delle immagini.
Sicuramente ho inserito dialoghi che magari non c’erano e cambiato delle cose, in questo senso si può parlare di nuova sceneggiatura.

Guardando il lavoro concluso, quali differenze noti tra una storia a fumetti di “Scio’!” e la stessa scritta in forma di racconto in “L’amore secondo noi”? Io per esempio ho notato che hai eliminato alcuni episodi sessuali piuttosto espliciti: per esempio, in “Se vai con lei e non con me, giuro che mi incazzo”, il protagonista racconta un momento in cui lui e i suoi amici si masturbano davanti a un film porno.
Leggere e vedere sono due cose ben diverse. Io devo aiutare chi legge e capire il personaggio. Se una determinata scena è necessaria, allora rimane ben volentieri altrimenti viene eliminata. Riguardo all’esempio che fai tu, una scena come quella, visivamente può essere più forte di tutto il resto. Puo’ anche catturare l’attenzione più del dovuto. Ritengo che ci siano altre scene e soprattutto battute che rendano ben chiero il modo di essere del protagonista in questione.

Per quanto ti ha impegnata il libro e che metodo di lavoro hai usato? Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato?
Ho avuto sei mesi di tempo per consegnare il tutto e devo dire che sono stati necessari tutti. Per farti capire i tempi, ci vogliono 2/3 giorni per ogni tavola (avendo una sceneggiatura pronta che qui non c’era…).
Considerando che quelle di “Scio'” sono 186, avrei avuto bisogno di almeno 372 giorni solo per i disegni.
Quindi il primo mese l’ho impiegato a leggere e prendere appunti, capire cosa esattamente era importante mettere in luce.
Ho discusso tutto con Delia e solo dopo aver raggiunto un accordo sono passata alla matita.

Com’e’ stato lavorare con ? In che modo ti ha coinvolta nel progetto?
Delia è una persona che crede molto in quello che fa, quindi trasmette sicuramente voglia di fare bene le cose. Mi ha chiamata una mattina di fine maggio chiedendomi, se avevo voglia di buttarmi in un nuovo progetto (e difficilmente dico di no).
Abbiamo discusso insieme passo, passo le varie fasi del lavoro, tra un caffe’ e una sigaretta. Con tranquillita’, ma seriamente, senza mai perdere di vista il nostro scopo.

In punta di piedi: intervista a Giulia Argnani - immagine2-4471Nel dare forma a “Scio'”, che obiettivo vi siete poste?
Be’, ogni volta che si affronta un progetto c’e’ alla base un obiettivo e in questo caso era di rendere più accattivante, attraverso le immagini, i racconti già esistenti.
Si sa che i ragazzi, soprattutto oggi, sono molto più attratti dall’immagine che non dalla parola, che obbliga più concentrazione. In più il fumetto dà l’idea di qualcosa di “leggero”, lo si associa allo svago come tipo di lettura, ma leggendo questo libro (così come mille altri) ci si rende presto conto che il fumetto è un mezzo per raccontare qualunque cosa, affrontare qualunque tematica e che, a volte, non coincide per niente con lo svago. Sono state raccontate storie sul Nazismo attraverso il fumetto, quindi bisogna fare molta attenzione al pregiudizio che si ha.L’importante per noi era che i ragazzi prendessero in mano il libro e lo leggessero, che fosse con l’idea di qualcosa di leggero non importa. Il suo contenuto era ed è un’occasione per qualunque adolescente di confrontarsi con altri adolescenti come loro che si trovano a vivere e non saper come gestire le emozioni e la sessualita’.

Qual’e’ la storia che ritieni più toccante? E quale più vicina a te?
Mah… Sono tutte storie forti anche se sicuramente un paio più di altre. Ad esempio “Voglio solo tutto il coraggio del mondo” e “Senza te io chi sono”.
In entrambe, i protagonisti sono vittime vere e proprie delle rispettive famiglie. A volte i genitori peggiorano enormemente la condizione emotiva, già portata all’estremo, dei propri figli. Il più delle volte avviene per incapacità dei genitori stessi di affrontare certe situazioni o argomenti e riversano sui figli tutta la loro inadeguatezza.
Non è una critica agli adulti, anzi, un invito a fermarsi e guardare i loro figli non come un possedimento, ma come individui da rispettare e soprattutto a non avere paura di mostrarsi fragili. A volte si può anche imparare insieme ad affrontare le situazioni.

Che tipo di reazioni speri di provocare in chi leggerà “Scio'”? Mi riferisco soprattutto ai lettori che appartengono alla fascia d’età di cui raccontate.
Se per reazione si intende qualche sconvolgimento, sarà difficile perché oggi come oggi, non si sa che bomba debba cadere per fare alzare la testa… Ma spero comunque che si fermino un attimo e si facciano qualche domanda. Su loro stessi, sui loro amici, non importa, ma che si fermino. E pensino un po’. La generazione di adesso è un po’ più sfortunata di quella precedente, perché penso abbia meno strumenti per capire il lato “umano” dell’uomo. Sembra contorto, ma non è cosi’. Devono prendere coscienza che loro stessi in quanto individui hanno un valore e le loro emozioni o paure possono avere spazio, essere prese in considerazione, essere CONSIDERATE.
Ecco, si’, credo che i ragazzi oggi si sentano poco considerati. Questo comporta una marea di disagi. Non è un libro solo per loro, ma per chi vuole capirli un po’ di più.

Raccontando in prevalenza storie a tematica omosessuale, non temi di chiuderti in una nicchia? E non temi pregiudizi?
Si’, capisco la domanda, ma mi piacerebbe non fermarmi qui. Ho esordito con storie a tematica e questo ha fatto sì che venissi poi richiesta per questo genere di argomento, ma sono assolutamente aperta a tutto cio’ che di interessante può capitare. A me interessa l’uomo in tutte le sue sfaccettature, quindi qualunque argomento lo riguardi mi piace approfondirlo. è cio’ che si definisce genere “intimista”.
Per quanto riguarda il pregiudizio, so di provocarlo (anche se non è cercato) e se lo temessi, non tratterei questo argomento a prescindere, per evitare il problema. è anche vero che qualunque cosa si dica o faccia, anche lontano dalla scrittura, è soggetto a critica o pregiudizio se è negli occhi di chi legge. Quindi, a conti fatti, cercare di evitarli è anche inutile.

e’ passato qualche mese dalla pubblicazione di “Scio'”, che possiamo definire come la tua prima tappa ufficiale da professionista: è cambiato qualcosa, per te, a livello personale e professionale?
A livello personale, cambia sempre qualcosa perché qualcosa sempre si impara.
Sai, in questo mestiere si lavora principalmente da soli e ogni volta che si ha in mano un progetto nuovo, è un po’ una sfida almeno io la prendo così e quindi arrivare in fondo, possibilmente nel migliore dei modi, ti arricchisce, ti rende più consapevole.
Dal punto di vista professionale, non è così automatico come sembra.
e’ un mestriere un po’ difficile per la scarsa, anzi scarsissima, considerazione che ha nel nostro paese… nasciamo come popolo di artisti e siamo così poco in grado di valorizzare l’estro e la creatività se non a scopo di lucro (ma qui non mi voglio dilungare…). Scrivere, disegnare sono cose che si fanno per passione, per immensa passione perché i risultati che si hanno rispetto all’amore che si mette sono ridicoli.
Io sono stata fortunata, dopo tanta fatica per farmi spazio, ad avere avuto delle belle proposte editoriali che mi hanno messo in luce.
Questo permette di essere considerati con maggiore attenzione dalle case editrici, ma ci vuole anche un’idea giusta, un progetto giusto, essere funzionali. In fondo un editore investe su qualcuno se questo lo fa vendere.

Molti autori si legano a etichette indipendenti e pubblicano così in modo continuativo, riuscendo pian piano a ritagliarsi spazi importanti. In tutti questi anni, mi sembra che tu abbia seguito un percorso del tutto individuale e, senza legarti a nessuno, sei riuscita a farti pubblicare anche per editori importanti. Come spieghi la scelta di muoverti da sola?
Ho molti amici che hanno scelto le etichette indipendenti per essere più liberi di dire quello che vogliono, quando e come vogliono, senza invasioni e tempi. Non avere pressioni ti aiuta a dare il meglio di te, perché non si ha fretta e questa sarebbe la condizione ottimale per avere i migliori risultati da chiunque e lo si può estendere a più di un contesto. Io stessa ho esordito cosi’. è chiaro che le etichette indipendenti hanno capacità un po’ più limitate di diffusione e formati meno di lusso, se posso usare questo termine, perché si autoproducono. A livello di contenuti pero’ sono quelli che spaccano di più, perché racchiudono una marea di sceneggiatori e disegnatori fichissimi.
In futuro mi piacerebbe che gli editori avessero più attenzione verso questi artisti, che meritano davvero, e offrissero loro lo spazio per essere visti e letti.
Se si può scrivere quello che piace e avere una spinta editoriale maggiore, tanto meglio. Io sto provando a fare questo.

A parte i rapporti che hai avuto con per Happy Boys, che contatti hai con le case editrici che pubblicano fumetti?
Mah, io cerco sempre di farmi strada da sola quindi di propormi, di “bussare” alle porte come poi fanno tutti. è vero pero’ che quasi tutte le occasioni che mi hanno permesso di pubblicare sono arrivate dagli editori stessi che mi sono venuti a cercare, quindi non so dirti che rapporto ho con loro… è un po’ un cercarsi a vicenda…

Da qualche mese hai aperto il tuo blog, “La matita di Giulia”. Come usi questo strumento?
Mi viene da ridere perché sono così poco telematica…Pero’ adesso funziona così e per certi versi è una grandissima fortuna. E’ una grande vetrina, ci può capitare chiunque e anche tra autori ci si può confrontare con più facilita’, restare aggiornati sui reciproci lavori. Ma soprattutto non è più strettamente necessario “andare a far vedere il book all’editore”.
Almeno come primo passo ,si può usare questa sorta di book on line per accorciare i tempi. Poi è chiaro che se un autore interessa, ci si incontra e si mostrano magari gli originali.

Hai anche un secondo blog che mi sembra più una raccolta di pensieri e fotografie: http://quagliainrome.blogspot.com.
Ma tutti i blog in fondo sono un “diario”. A volte certo un diario fi’unzionale al lavoro come già detto, a volte solo per te stesso o per scambiare immagini e idee con altri.
In particolare poi li ci sono foto su Roma. Non sono troppo brava, ma mi piace molto andaremene in giro a fare foto a questa città che ho sempre adorato (anche se mai mi sarei immaginata di venirci a vivere) come fosse un essere vivente che, giuro, continua a stupirmi, nonostante ci passi attraverso ogni giorno tra caos e anche un bel po’ di cafoni! Ma ogni volta che ti appare improvvisamente il Colosseo, o passi in motorino sopra al circo Massimo, scopri il sole ancora alto tra le vie del centro. Ma come fai a non sentire il bisogno di fare qualcosa per fermare quel momento…?
E sicuramente ambientero’ qualche storia futura proprio qui, è un mio omaggio a questo posto.

Dai primi racconti a Happy Boys e poi da “Principesse Azzurre 3” a “Scio'” passano sempre molti mesi di silenzio. Come mai?
Bisogna fare una distinzione tra fumetti seriali e d’autore. Nel primo caso, c’e’ sempre un editore alla base. Si ha una scadenza mensile a cui corrisponde una nuova avventura dello stesso personaggio protagonista. Ci sono un sceneggiatore e un disegnatore che si dividono il lavoro.
Quello d’autore è fatto dall’inizio alla fine da una stessa persona che ha prima un’idea, la sceneggia e se la disegna, per poi spesso doversi cercare qualcuno che gliela pubblichi.
Capisci da sola che i tempi sono ben diversi. Quindi riuscire a pubblicare una storia all’anno per me va più che bene come risultato. Il 2007 l’ho riempito, vediamo per il 2008!

Una domanda di rito: che progetti hai in cantiere per i prossimi mesi?
Sto personalmente portando avanti un paio di storie che vorrei potessero vedere la luce. Magari, perché no, nel 2008 tanto per non interrompere la sequenza.
Sono state scritte in momenti molto differenti ed è anche divertente e interessante vedere cosa è cambiato!

Riferimenti:
Il blog di : lamatitadigiulia.blogspot.com
Il blog fotografico dell’autrice: quagliainrome.blogspot.com
su MySpace: www.myspace.com/laquagliagiulia

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