Interviste

Scritto sul cuore: intervista a Delia Vaccarello

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Scritto sul cuore: intervista a Delia Vaccarello - immagine1-4469Sei giornalista per l’Unita’, curi la rubrica “Uno, due, tre… liberi tutti”, sei redattrice del sito “Fuorispazio.net” e autrice / curatrice di diversi libri e antologie. Qual’e’ la tua formazione e quale di questi ruoli corrisponde alla tua attività professionale?
Io adoro la Scrittura e la comunicazione, e sono una specie di adepta della religione dell’Arte, per il semplice fatto che l’Arte è la più alta forma di espressione e di comunicazione. Nel dettaglio: sono giornalista professionista, e sono stata dipendente dell’Unità per undici anni. Nel 2000, quando siamo andati tutti in cassaintegrazione, ho deciso di cambiare volto alla mia professione, proponendo la pagina “Un, due, tre… liberi tutti” per combattere i pregiudizi relativi all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Sono curatrice delle antologie “Principesse azzurre”, e autrice di diversi libri. In breve, la mia professione è quella di giornalista, e il mio cuore batte per tutto cio’ che traccia un ponte tra le interiorita’, fumetti inclusi.

I lavori che svolgi ruotano intorno alle tematiche legate alle identità sessuali: come ti sei avvicinata a questi argomenti?
Nel ’96 ho proposto alla Casagit, detta volgarmente cassa mutua dei giornalisti, l’estensione della convenzione a quella che allora era la mia compagna. Ne è nata una battaglia per il riconoscimento delle coppie di fatto omosex, cosi come già si faceva per quelle etero. Abbiamo vinto, cosa rara in questi ambiti. Ho capito ancor di più quanto fosse necessaria in Italia una corretta informazione su concetti come “orientamento sessuale”, “identità di genere”, e simili, che per molti sono ancora alla stregua di “Ufo mentali”.

In tutte le tue attivita’, dai voce a persone che hanno un’identità sessuale non etero o, come minimo, sfumata. Ho l’impressione che, nei tuoi libri, i protagonisti siano tutti reali e ti abbiano raccontato le loro storie. è cosi’?
Io do voce alle identità offese e lotto contro i pregiudizi. Non sono la penna delle persone omosex, sarebbe un’operazione di nicchia. Cerco di portare all’espressione cio’ che è occultato. Tutto questo non coincide sempre con le identità omosex, bensì con parti sommerse dentro ciascuno di noi. Mi interessa mostrare che i pregiudizi agiscono come killer dentro le famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità e danneggiano tutti, etero, gay, bisex, trans, animali, e nuvole. Amo il racconto delle storie di vita. Ascolto e raccolgo con passione le storie perché mi affascina moltissimo. E spesso da questi incontri nascono legami importanti e duraturi.

La rubrica “Uno, due, tre… liberi tutti” e il sito “FuoriSpazio” servono a raccogliere queste testimonianze?
Anche. C’e’ pure la versione on line di Liberi Tutti, all’indirizzo http://www.unita.it/123liberi.asp. In realtà dalla pagina di Liberi Tutti “di carta”, che ha visto la luce il 17 luglio del 2001, è nato una specie di arcipelago della comunicazione (e spero dell’espressione) fatto di libri, antologie, siti web, e anche un’altra rubrica che curo su una pubblicazione a me molto cara. Si chiama “Il salvagiovani” ed esce ogni 15 giorni su “Il salvagente” diretto dal collega stimato Rocco Di Blasi.

“Uno, due, tre… liberi tutti” è una rubrica pensata all’interno dell’Unità o è nata indipendentemente fino ad essere poi ospitata sulle sue pagine?
e’ stata proposta da me al direttore Furio Colombo, che l’ha accolta con favore, insieme all’allora vice Antonio Padellaro, dopo il Pride del 2000 a Roma.

Dopo il Pride del 2000, in Italia il dibattito politico sulle realtà glbt (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) ha preso piede. Se tu avessi proposto “1, 2, 3… Liberi tutti” prima del 2000, che risposta avresti ricevuto? Cioe’, in che modo secondo te l’attenzione dei giornali cade su alcuni temi? A volte ho l’impressione che di alcune cose si parli solo quando fanno vendere di più….
Ho sollevato il tema già negli anni precedenti il 2000. Il fatto è che il World Pride romano ha segnato una svolta, l’opinione pubblica ha preso atto che le persone omosex e trans avevano coscienza dei loro diritti. Dunque i tempi erano maturi perché un giornale come l’Unità facesse una scelta coraggiosa ribadita di anno in anno, un segnale di impegno del giornale a prescindere dalle “mode” che ha dato i suoi frutti.

Secondo te, è vero che le problematiche legate alle identità sessuali sono care solo a uno schieramento politico? O si tratta di un errore di comunicazione o di un pregiudizio?
e’ un errore di comunicazione e anche frutto di pregiudizio. In Francia questi temi sono stati sostenuti anche dall’attuale premier che non è di sinistra. In Italia sono questioni di diritto, e non eticamente sensibili, calpestate da una certa destra e da tutti coloro che sono molto influenzati per varie ragioni dal dettato delle gerarchie cattoliche.

Com’e’ nato il sito FuoriSpazio e con quale scopo?
Il sito è nato come prosecuzione de “La rivistina”, vera primizia on line ideata da Annamaria detta nel Web “purplerose” che raccoglieva la libera espressione di molte donne spesso taciuta, o poco valorizzata. Era una redazione appassionata, che, al momento della scomparsa di Annamaria, ha trovato la sua continuazione nelle pagine web di Fuorispazio. Fuorispazio gode di un po’ di esperienza giornalistica in più (io la edito) ed è diretta da A.S.Laddor (autrice di molti racconti in “Principesse azzurre”). Fuorispazio è spazio culturale attento a cio’ che è spesso coperto da silenzi ma, a differenza di siti simili, non è confinato alle tematiche omosex o trans. Per me e per A.S.Laddor, la Cultura e la Scrittura non hanno confini.

Che rapporti hai con le varie comunità glbt italiane? In particolare, vorrei capire se le attività che svolgi e le tue pubblicazioni provengono dall’interno di questi movimenti oppure sono indipendenti o paralleli.
Io sono una scrittrice e una giornalista che propone le sue opere e fa le sue ricerche con un buon contatto, ove nasce, con le associazioni e con tutti coloro con i quali scatta la scintilla della passione creativa e della bellezza di un incontro.

“Scio'” è l’ultimo libro che hai scritto. è una selezione di storie vere, raccontate da adolescenti che scoprono l’amore e l’identità sessuale. Com’e’ avvenuto il contatto con questi ragazzi? Si trattava di una ricerca professionale o il libro “Scio'” era il punto a cui volevi arrivare?
Io ricevo moltissime mail. Una lettrice di “Liberi tutti” di sedici anni, entusiasta della pagina, mi invito’ tramite mail a tenere un incontro presso la sua scuola allora in autogestione, un liceo di Firenze. Fu bellissimo. 250 ragazzi in una palestra a parlare di amore imprevisto, (come l’amore deve essere, o no?), e delle sue manifestazioni spesso più impreviste, cioe’ quelle omosex. Incontrai molti ragazzi, e la storia di alcuni di loro mi colpi’. Avevo già fatto come giornalista di Liberi Tutti vari incontri nelle scuole. E decisi di raccogliere le storie di una adolescenza ai confini con la giovinezza che spesso non si vuole vedere, perché nascosta da immagini diffuse sui giovani ma a mio parere errate: giovani indifferenti, apatici, consumisti, qualunquisti, ecc, ecc.
Io interpreto il giornalismo come un modo di camminare nel mondo. E se trovo qualcosa che mi colpisce, provo a far nascere un libro. è un processo “naturale”, come un albero che dà frutti. Sorprendente, vitale. Spesso commovente.

Quale rapporto è nato con i ragazzi grazie a “L’amore secondo noi”?
Il libro “L’amore secondo noi” è stato al centro di una campagna manifesti antiomofobia promossa dal Comune di Venezia. Ho presentato “L’amore secondo noi” in un istituto superiore, i ragazzi sentendo le storie dei loro coetanei hanno cominciato a interrogarsi, a reagire, a fare resistenza, per poi smussare le proprie chiusure sugli argomenti “orientamento e identita’” e partecipare insieme a me e agli operatori del comune alla campagna manifesti “L’amore secondo noi”. Nei manifesti, affissi poi nelle calli di Venezia e nelle vie di Mestre, sono stati ritratti occhi, bocche, mani. Alcune frasi erano messe in primo piano, tipo: “il tuo amore di che sesso e’?” “la mia compagna di banco è lesbica”, “io sono gay, tu come sei?”. Il libro con le storie vere e le riflessioni creative ai margini di ogni storia ha costruito un ponte tra i ragazzi e poi un altro tra i ragazzi e l’intera citta’. Non a caso il messaggio è stato diffuso grazie alle immagini.

Puoi spiegarmi meglio in che i temi affrontati in “L’amore secondo noi” e “Scio’!” sono usciti dalle scuole per diventare una campagna antiomofobia?
Sono entrata in classe con “L’amore secondo noi”, raccontando ai ragazzi le storie dei loro coetanei, ascoltando le loro osservazioni, le battute, i quesiti, le confidenze. Incontro dopo incontro nel loro lessico immediato affioravano termini freschi con cui affrontare la questione della ricerca dell’orientamento sessuale. Insieme agli operatori del coordinamento Lgbt del comune di Venezia abbiamo pensato di far rimbalzare il lessico dei ragazzi su manifesti cittadini. Abbiamo isolato alcuni frasi ad effetto, ci siamo confrontati con i ragazzi. Abbiamo chiesto al Comune di finanziare una campagna manifesti. Ottenuto l’ok, individuate le frasi più convincenti abbiamo affidato il tutto allo studio grafico Tapiro, che ha realizzato le immagini a corredo delle frasi. Poi si è fatta una conferenza stampa, con il sindaco Massimo Cacciari, la consulente Franca Bimbi, la responsabile Alberta Basaglia, i ragazzi, il coordinamento Lgbt e altre persone di spicco, e abbiamo lanciato l’iniziativa: le parole dei ragazzi, interpretate e sostenute dal nostro intervento, sono comparse sui muri della citta’.

Scritto sul cuore: intervista a Delia Vaccarello - immagine2-4469Il libro “Scio’!” viene presentato come una continuazione a fumetti della tua pubblicazione precedente, “L’amore secondo noi”. Nella prefazione, si dice che “Scio’!” contiene racconti veri di adolescenti a confronto con emozioni e dubbi legati alla scoperta dell’amore. Non ho potuto fare a meno di notare che, in quasi tutte le storie scelte, la scoperta di un’identità sessuale non etero è il fulcro di ogni capitolo. Nella prima storia, un ragazzo scopre di voler cambiare sesso; in tutte le altre, i protagonisti si scoprono omosessuali o, al minimo, pieni di dubbi. In poche parole, noto una discrepanza tra la presentazione del libro e il suo contenuto. Come lo spieghi?
Attenzione: spesso se troviamo una storia omo accanto a una etero, diciamo che il fulcro è la prima, perché ci sorprende e non ci siamo abituati. Noi siamo abituati a vedere le questioni dell’orientamento sessuale in modo rigido, riconosciamo i gay quando sono grandi, stentiamo a rintracciare il molteplice orientarsi dell’amore e dell’erotismo quando si tratta di ragazzi. L’amore è variegato, non è monotematico. Figuriamoci il momento in cui ognuno di noi scopre l’amore. è un mare in tempesta, un vortice, un magma, un territorio dove sperimentiamo anche la confusione. Ma spesso sono “monotematici” gli occhi degli adulti sull’amore. In “Scio’!” ci sono due storie in cui i protagonisti si cercano senza troppe rigidita’: “Quando mi innamorero’ sarà una frana”, “Se vai con lei e non con me giuro che mi incazzo”. Ancora, narro l’amicizia tra un ragazzo gay e una ragazza etero, titolo: “Siamo soli ma in due”. Lo vedi quanti etero ci sono tra i protagonisti? Ma il fulcro è proprio in quell’essere “pieni di dubbi”. Oggi molti adolescenti sono cosi’, ed è ok. è l’età del dubbio e della ricerca, non delle false certezze. Altrimenti ci si scopre confusi e adolescenti a 50 anni, che può andar bene, ma crea un filino di problemi in più.

Nel libro non parli di amori e identità eterosessuali. Per quale motivo?
Ti chiedo: tu ritieni ci siano identità monoliticamente etero e per di più a sedici anni? Piu’ che di identita’, stiamo parlando di orientamento sessuale, qualcosa che può restare “vago”. Ancora, l’orientamento può definirsi etero o gay o bisex solo con la maturità affettiva, cioe’ quando si ha l’esperienza di un rapporto che ci completa e ci coinvolge, allora a partire dal genere della persona che ci completa possiamo percepire il nostro orientamento.
Altrimenti stiamo facendo esplorazioni. Se inizi a esplorare un continente sconosciuto, come fai a dire che lo conosci alla perfezione e che hai già fissato indirizzo, numero civico, e cap dove risiedere? La domanda che mi hai posto salta il concetto di “esplorazione” e parte da identità già note e riconosciute come proprie. Insomma, parte dalla fine, quando il viaggio è concluso.
Io ho scoperto che per molti adolescenti di oggi non esiste la censura che c’era negli anni addietro. Per esempio se un ragazzo etero fa un sogno gay magari può (dico può) avere il coraggio di confidarlo (mentre prima se ne vergognava, o lo rimuoveva). Ancora, nei ragazzi etero può esserci un po’ di chiusura e/o, a volte, la paura dell’emozione. Marco, il protagonista della storia “Se vai con lei e non con me giuro che mi incazzo”, è un ragazzo che scopre la bisessualità della ragazza che gli piace, e ha la forza di essere geloso (dice: “giuro che mi incazzo”) senza scadere nell’offesa.
Un giovane vittima di pregiudizi magari avrebbe detto “brutta lesbica”. Lui non lo dice. La sua ragazza ha una simpatia per un’altra, ma lui non si sente ferito nella sua virilità e non offende. In più, non censura il sogno in cui ha un contatto intimo con un compagno (che non è indicativo tout court di attrazione sessuale). E per finire al termine della storia dice: “sento che con lei è diverso, sento che voglio andare fino in fondo”. Marco è eterosessuale. La sua è una storia che ho voluto con forza e che non è stato facile trovare, perché i ragazzi etero tendono ad aprirsi di meno. Alla fine ce l’ho fatta. Ma anche se Marco è etero, non è di cemento!Spesso abbiamo una idea monolitica dell’identità eterosessuale, che non tiene conto di pulsioni e sfumature.

Qual è la storia che ritieni più toccante? E quale più vicina a te?
Se per toccante si intende straziante, allora è molto toccante la storia di Giulio. Il padre gli impone di diventare etero, lui ci prova, e soffre da cani, poi alla maturità porta una tesina sugli omosex sterminati nei lager. Denunciando quello sterminio vuole liberarsi dello spetto del genitore, a cui lui vuole bene, che ha voluto sterminare l’omosessualità del figlio probabilmente avendo una paura tremenda lui stesso. L’impresa di Giulio, liberarsi di un pregiudizio così radicato che alberga in suo padre è forte, ma lui ci prova e dice: “Voglio solo tutto il coraggio del mondo”. Per il resto tutte le storie mi sono vicine, le vivo come frammenti di un inconscio che simile a un fiume scorre dentro ognuno di noi.

Perche’ hai deciso di raccontare queste storie usando il fumetto?
Perche’ il fumetto entra con forza nel nostro immaginario, è essenziale e diretto, delicato, ed evanescente. Ci accompagna con morbidezza, resta accanto a noi senza invaderci. è leggero, immediato, comunicativo. Volevo parlare così ai ragazzi: come parlano loro, senza troppi pesi, ma con forza e poesia.

Mi hai raccontato che cos’e’ successo con i ragazzi dopo “L’amore secondo noi”. Ma che reazioni ci sono state alla pubblicazione di “Scio'”? E in che rapporti sei rimasta con i ragazzi e le scuole?
Scio’! parla con le immagini e ha il potere fulmineo delle immagini: colpisce e “affonda” o libera. Portare una striscia di Scio’! in una classe vuol dire spesso assistere e partecipare a discussioni animate. L’incontro con alcuni ragazzi è stato decisivo, per loro e per me. Per loro perché è stato l’inizio di una vita a testa alta che desideravano, per me perché il rapporto umano con loro mi arricchisce tantissimo. In alcuni mi rivedo quando avevo venti anni, con loro collaboro a incontri nelle università dove si sono iscritti. Hanno il potere di darmi il senso miracoloso della vita che continua.

Oltre a preferire il linguaggio a fumetti per alcuni tuoi libri, ti interessi in altri modi a questo medium? Ci sono autori o letture a fumetti che preferisci?
Mi piacciono e Dylan dog, mi piacciono al cinema tantissimo i fantasy e i cartoon, mi piace Tim Burton quando non eccede nel cadaverico.

Come hai conosciuto e come mai hai scelto lei per “Scio'”?
Ho visto alcune sue strisce su “Happy Boys” relative a un incontro erotico e delicato tra due donne, le ho chiesto un fumetto per “Principesse azzurre n. 2”. E mi sono detta che per disegnare le storie di adolescenti andava proprio bene. Lei forse si è detta qualcosa di simile, relativamente alle storie da illustrare.

Qual è stato il metodo di lavoro che avete adottato?
Molto immediato, lei ascoltava le storie, alcune delle quali in versione scritta e più estesa compaiono ne “L’amore secondo noi”, tracciava uno schizzo ne parlavamo, poi una sequenza, e ci ragionavamo insieme. Lei procede per immagini nella narrazione e anche io, solo che lei disegna e io scrivo. Il momento creativo è stato facile da coltivare.

Come avvengono i contatti con Mondadori?
Come qualsiasi autore con la sua casa editrice di riferimento. Propongo le idee al mio editor, lui ne discute, altre suggestioni vengono da lui, e poi lavoriamo molto sulla grafica. Ad esempio i grafici Mondadori hanno curato tantissimo il personaggio di Mukkelia, la mukketta con i capelli ricci, mio alter ego nato dai ragazzi che mi prendevano in giro così storpiando il mio cognome: Mukkelia uguale Vaccarello Delia!

Che cos’e’ successo dopo la pubblicazione del libro? E che riscontri ha avuto?
Il libro piace, su molti blog viene commentato con entusiasmo, è apprezzato da competenti, ma non è facile da reperire, secondo me. Si trova in libreria tra i libri, e raramente tra i fumetti e non viene distribuito nelle fumetterie. è stato criticato da un autore gay che ha lamentato l’eccesso di “sofferenza”. Una critica che ho trovato paradossale: sono proprio le associazioni gay e comunque i gay che denunciano giustamente i danni dell’omofobia. Allora perché stupirsi quando si ritrovano in una storia di un ragazzo come tanti ? Si può far presto a dire “omofobia” restando sul generico. Ci vuol fegato a sentire che un pezzo della storia di Giulio è in realtà dentro ognuno di noi. Attenzione, dico ognuno. Le vittime dell’omofobia sono sia gli etero che gli omosex. Se vengo educato con il fastidio verso “i gay”, magari se sono etero faccio fatica ad esempio a riconoscere che mio fratello è gay, o che mia madre è lesbica, e questa mia cecità mi rende vittima di omofobia, per il fatto che mi toglie ricchezza nel rapporto con mio fratello o con mia madre, comprensione, vicinanza.

Da qualche anno curi i volumi della serie “Principesse azzurre”, orientati ad aprire una finestra sulla letteratura e il mondo lesbico. Com’e’ nata l’idea di pubblicare questo genere di racconti?
Sono stata contattata dalla Oscar Mondadori che aveva apprezzato il mio lavoro sull’Unita’. Il titolo è nato traendo spunto da una pagina di “Liberi tutti” che narrava l’adolescenza lesbica: la mia vita con la principessa azzurra. è un titolo nuovo, evocativo, ironico anche. Il termine “principesse azzurre” per la raccolta si è rivelato azzeccato.

Come avviene la selezione delle autrici che scrivono su questi volumi?
Ci sono scrittrici affermate ed esordienti, è una formula introdotta da me a cui sono molto legata perché le affermate promuovono le esordienti, e le esordienti spesso stupiscono. Ricevo molti racconti, e uso il mio fiuto.

e’ possibile che in futuro decidiate di lavorare su un’intera antologia “Principesse” a fumetti, dato che sul terzo numero avete iniziato a scegliere anche storie disegnate?
e’ possibile. Anzi, auspicabile.

Una domanda di rito: che progetti hai in cantiere per i prossimi mesi?
Piu’ che progetti. A metà aprile esce il mio primo romanzo. Il titolo è “Quando si ama si deve partire” (Oscar Mondadori). Anche qui ci sono etero, bisex, gay, una citazione trans, tutti alle prese con la famiglia italiana e con il desiderio di amare e di trasformare. Il mondo non è a una dimensione, è di tutti. Liberi tutti!

Riferimenti:
Rubrica “Uno, due, tre… liberti tutti!”www.unita.it/123liberi.asp
Il sito Fuorispazio: www.fuorispazio.net
La campagna antiomofobia, dal sito del Comune di Venezia: www.comune.venezia.it

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