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Criminal #1 – Codardo

Criminal #1 - Codardo - immagine1-4448La Panini porta in Italia, nella collana 100% Cult Comics, il fumetto vincitore dell’Eisner Award 2007 come miglior nuova serie. Criminal, pubblicato in America dalla Marvel nella linea Icon, è composto da volumi autoconclusivi, legati da una continuity molto sottile tra di loro. Codardo è il primo story-arc, scritto da per i disegni di . I nomi sono di tutto rilievo.
Brubaker è uno degli scrittori più hot attualmente sul mercato, con al suo attivo Devil, Iron Fist (insieme a ) e il miglior Capitan America che si vede da parecchi anni; sono serie molto diverse tra loro, ma scritte benissimo e in uno stile molto personale, il che mostra la versatilità di questo autore; lo scrittore ha creato anche Sleeper, per la linea Wildstorm della , uno dei migliori lavori degli ultimi anni, con cui Criminal ha molti punti in comune.
Phillips invece è un disegnatore che ha nel suo curriculum molti dei migliori personaggi della Marvel e della DC, oltre a storie per Dark Horse, e Wildstorm.

Il codardo del titolo è Leo, un ladro di quelli meticolosi e calcolatori, di quelli che prima di sparare pensano, che sono stati cresciuti da veri maestri che gli hanno spiegato le regole per cavarsela in ogni situazione. Regole ampiamente codificate e studiate con cura da Leo. Il protagonista non vuole mai correre rischi, è un codardo anche nei rapporti interpersonali.

Quando gli viene proposto un furto da 5 milioni di Dollari, proprio per la sua capacità di elaborare fughe in qualunque situazione, lascia da parte le sue famose regole, che lo hanno aiutato a rimanere fuori dal carcere, e si imbarca in una storia di poliziotti corrotti e boss della mafia. Non lo fa solo per se stesso: Leo ha sulle sue spalle il vecchietto depravato Ivan, colui che gli ha insegnato il mestiere, e vuole potersi permettere di metterlo in una casa di cura in cui venga realmente accudito. Ma è la preghiera rivoltagli dalla coprotagonista femminile, Greta, di far parte del colpo per poter regalare alla figlia piccola un futuro migliore, lo scuote profondamente e gli regala l’ultimo alibi per gettarsi nella mischia. Alla fine ne uscirà a pezzi, sia nel corpo sia nello spirito. Ma non poteva andare diversamente, alla fine. Non con le premesse che Brubaker aveva immesso nell’opera: un’atmosfera di sconfitta, di depressione, di vite bruciate. Vite bruciate come quella di Leo stesso, a cui viene salvata la vita ma non l’anima.

In un finale amarissimo, Brubaker spiega il perché Leo sia un codardo: è un codardo soprattutto per la sua debolezza, che lo porta a prendere sempre la decisione più facile, e uccidere alle volte è la decisione più facile. Ecco spuntare il Leo capace di premere un grilletto senza farsi tanti scrupoli, di accoltellare ripetutamente l’avversario di turno per poi lasciarlo a terra, a morire dissanguato come un animale. Il rifiuto delle pistole, l’orrore per gli omicidi inutili, la ricerca del colpo perfetto senza spargimento di sangue erano i caposaldi dell’agire del protagonista, ma verranno opportunisticamente rinnegati.
Leo si è allontanato dalle armi solo perché non può far a meno di loro. E’ come un fumatore, come un drogato. E questo lo accomuna ancora di più a Greta. Mentre Leo si tiene lontano dalle armi, per non dover essere costretto dalla propria codardaggine a usarle, lei si tiene lontana dalla droga, per non dover essere costretta a bucarsi. Bru lascia in sospeso il lettore sulla possibilità che Greta si sia drogata o meno, ma sicuramente la sua figura esce più limpida di quella di Leo.
Nelle pagine si respira un atmosfera plumbea e i personaggi sono consapevoli che da un momento all’altro tutto potrebbe andare per il verso sbagliato. E lo fara’, statene certi.

La lettura di una storia del genere deve essere attenta; perdere un passaggio potrebbe essere fatale nella comprensione dell’opera. La sceneggiatura di Brubaker, pur essendo molto accorta ed attenta, è fatta di giochi ad incastro, flashback e continue ellissi logiche.
Alla comprensione completa delle tavole, pero’, ci pensa Phillips. I suoi disegni sono di facilissima lettura seppur rechino al loro interno le atmosfere cupe che Brubaker ha scelto per i suoi testi. Phillips si dimostra un ottimo disegnatore, in pieno possesso del mezzo, anche se fallisce un po’ nelle tavole dipinte, che sembrano troppo stilizzate. Ma vedendo le previews che in questi giorni stanno girando in rete sul primo capitolo del secondo volume di Criminal, si osserva un bianco e nero che buca letteralmente la tavola con disegni di una forza e un fascino incredibili. Peccato che sarà difficile leggere questo secondo volume nel modo in cui è stato concepito, cioe’ nel bianco e nero tanto amato da noi italiani.

Un riga sulle didascalie, il cui uso per trascrivere i pensieri dei personaggi è ormai all’ordine nel giorno. In questa storia sono uno dei pezzi forte: alcune pagine sono senza baloon ma ricche di didascalie, la cui prosa è sicuramente più intensa e affascinante di quella che Brubaker esprime nei dialoghi, ricca di termine gergali e parolacce.

Qualche appunto sull’edizione. Si sente forse un po’ la mancanza delle copertine originali, che sono state negli Usa uno dei punti di forza della serie per la loro bellezza. Anche se è comprensibile che non sia facile riprodurre delle copertine a doppia pagina come quelle di Criminal. Per il resto solita cura. Manca un redazionale, anche se la storia non necessita spiegazioni iniziali, facendosi conoscere da sola.

Riferimenti:
Panini Comics: www.paninicomics.it
, sito ufficiale: www.edbrubaker.com
, sito ufficiale: www.seanphillips.co.uk

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