Interviste

John Porcellino: I fumetti del Re-Gatto

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John Porcellino: I fumetti del Re-Gatto - immagine1-4442Puoi presentarti ai lettori italiani?
Mi chiamo . Disegno una rivista amatoriale autoprodotta che si chiama King-Cat Comics & Stories. Non so da dove sia venuto questo nome. Suonava bene e l’ho tenuto.
Ho iniziato a fare fumetti quando ero ragazzino e ho cominciato a pubblicare King-Cat nel 1989, a vent’anni. Molte raccolte di miei fumetti sono state pubblicate da Drawn & Quarterly in Canada e La Mano negli Stati Uniti, qualcuna anche in Europa. Questa è la prima volta che sono pubblicato in Italia e ne sono molto felice.

Usi il linguaggio del fumetto sin da quando eri bambino. Sai dire perché? Cosa c’e’ di tanto affascinante in questo medium?
Ho sempre scritto e disegnato, fin da piccolo, quindi l’attrazione per il fumetto è stata naturale, essendo una combinazione fra i due. In più, ho sempre adorato i libri e le pagine stampate, quindi l’autoproduzione unisce fra loro molte mie passioni. Piu’ semplicemente, penso ci sia qualcosa di molto bello nei fumetti, mi piace il loro aspetto, l’impatto grafico di una tavola: sono cose che ti coinvolgono veramente.

La serie di albi King-Cat continua dopo quasi vent’anni. Com’e’ cambiata nel corso del tempo?
Quando ho iniziato, le storie erano molto spontanee. Quello che mi succedeva durante il giorno, lo raccontavo a fumetti la notte stessa. Quando raggiungevo le pagine sufficienti per un albetto King-Cat, facevo le copie e mi dedicavo al numero successivo. In qualche modo, era come tenere un diario in cui mettevo tutto quello che mi succedeva o passava per la mente, senza censure o ripensamenti. In seguito ho cominciato a dedicare più tempo alla scrittura e al disegno, migliorandoli. Ho iniziato a guardarmi indietro più spesso, lasciando passare più tempo fra un evento e il fumetto che lo doveva raccontare. è diventato un lavoro più riflessivo, realizzato a ritmo più lento. Anche oggi, King-Cat è simile a un diario, ma è anche più vicino a un memoriale; un modo per riflettere sugli eventi occorsi attraverso la lente del presente. Anche se il passato di cui parlo risale solo a qualche mese prima.

Le tue storie sono strettamente legate alla tua vita. Pensi che il tuo lavoro sia fedele all’esperienza che vivi?
Realizzo King-Cat da così tanto tempo che il fumetto e la mia vita sono intrecciati strettamente. Non credo ci sia alcuna differenza fra la mia vita quotidiana e i miei sforzi creativi. King-Cat è la mia vita e la mia è una vita King-Cat. Cioe’, vedo tutte le mie attività – disegnare, scrivere, passeggiare, lavare i piatti, conversare con gli amici eccetera – come una cosa unica. è difficile da spiegare, ma non ci sono divisioni…

Raccontare un’esperienza personale a fumetti ti aiuta a capirla o ad affrontarla?
Si’, assolutamente. Il processo secondo cui trasformo un evento reale in storia, storia a fumetti, mi permette di riflettere profondamente su quanto accaduto, di tentare di capirlo o a volte, semplicemente, di affrontarlo. I miei fumetti sono molto terapeutici per me. Se attraverso un periodo in cui non posso disegnare o scrivere, divento matto. Ho bisogno di sfogarmi attraverso il fumetto per mettere ordine e dare senso alla mia vita.

Come ti senti quando finisci una storia? Svuotato o arricchito?
Entrambi. Spesso, dopo aver disegnato per un lungo periodo, mi sento euforico, come se fossi altrove, il tempo sembra dissolversi e mi sento molto puro… poi, successivamente, mi sento prosciugato, esaurito dallo sforzo.

John Porcellino: I fumetti del Re-Gatto - immagine2-4442Il tuo modo di raccontare è molto spontaneo e diretto: non sono riuscito a smettere di leggere, coinvolto in modo diretto dai tuoi testi e disegni, parole e vita. Anche nei tuoi primi lavori questa capacità è evidente. è il risultato di pratica e duro lavoro o solo talento naturale?
Non penso molto a queste cose, ma sono sempre stato attratto da un tipo di espressione semplice e diretta, sia che si trattasse di fumetti, musica, film, pittura eccetera. Quindi è naturale che anche i miei fumetti siano cosi’. Cerco di presentare le cose in modo piano e diretto, anche quando affronto cose complicate o emozioni vaghe… Non per semplificare qualcosa di complesso, ma lasciando che sia complesso eppure espresso in modo semplice.

Quando disegni, cosa cerchi di trasmettere?
Credo di stare provando a esprimere la semplice essenza di un scena o emozione. Mi piace provare a esprimermi attraverso immagini semplici, ma riconoscibili. In un senso più ampio, credo di stare cercando di esprimere, con i miei fumetti, l’inesprimibile, meraviglioso senso di sentirsi semplicemente vivi. Questa è la mia motivazione creativa da lungo tempo.

Non hai paura di affrontare temi quali vita, natura e religione. Come la pensi su queste cose e come influenzano il tuo lavoro?
Per me sono tutte collegate fra loro, aspetti diversi della stessa cosa. La vita e la natura sono religione, sono spirituali… sono le cose che mi ispirano, anche solo vivendo, la bellezza del mondo fisico, compresi anche i prati o i marciapiedi. “Religione” per me è mostrare alla gente come apprezzare le loro esistenze e quelle degli altri, apprezzare questo mistero di essere vivi, nel mondo, nella realta’. Quindi, di nuovo, tutto è connesso e mescolato.

Che rapporto hai con i tuoi lettori?
Essendomi auto-pubblicato così a lungo, ho avuto la fortuna di portare avanti rapporti stretti con molti miei lettori. è davvero importante per me. Me ne sono reso conto diversi anni fa, realizzando un nuovo numero di King-Cat: non mi sembra completo finche’ non so che ha raggiunto qualcuno. Questa connessione, il canale di comunicazione diretto fra me e quelli che leggono King-Cat, è così importante per me da essere una parte vitale di cio’ che faccio.

Cosa pensi dell’industria del fumetto negli USA?
Nel bene e nel male, credo di lavorare un poco al di fuori del mondo tradizionale degli albi a fumetti. Faccio fumetti, quindi appartengo a quel mondo, ma ne sto anche al di fuori in diversi modi. Quindi non saprei dirti, di preciso.
Posso dirti che ci sono stati importanti cambiamenti nel fumetto statunitense negli ultimi 10 anni, in meglio. C’era un certo pregiudizio contro l’autoproduzione. Se ti auto-produci, molta gente pensa che lo fai perché non sei “bravo abbastanza” per lavorare con un “vero” editore. Abbastanza gente ha fatto importanti passi avanti e raggiunto un buon livello artistico attraverso l’autoproduzione, cosicche’ oggi questo pregiudizio è molto meno diffuso. In effetti, credo che gli sforzi di chi si è autoprodotto negli ultimi 10 o 15 anni abbiano dato un notevole contributo ai cambiamenti che si stanno verificando negli Stati Uniti. La sensibilità è cambiata e ho molta fiducia in chi si sta autoproducendo…

Intervista di Giovanni Barbieri tratta da inguineMAH!2008 (Edizioni Comma 22)

Riferimenti:
: www.king-cat.net
Inguine: www.inguine.net
Inguine Mah!Gazine: inguinemah.lospaziobianco.it.com<

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