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Parliamo con… Giuseppe Matteoni

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PARLIAMO DI… BONELLI

Il tuo esordio in Bonelli è stato piuttosto inusuale: il tuo debutto è una storia di quasi trecento pagine! Enoch, in una nostra precedente intervista, ha detto di essersi subito innamorato del tuo segno. Tuttavia, ci sono state difficoltà nel convincere anche l’editore?
Beh, a convincere Enoch e Vietti ancor prima di iniziare le prove per il romanzo a fumetti, erano state le mie tavole di prova per Brendon che stavano ammuffendo negli scaffali dell’archivio Bonelli dal lontano 1998. Comunque una volta consegnate le prove di Dragonero, non ho incontrato alcuna resistenza da parte dell’editore. Tutto un altro discorso è stato convincere l’editore a pubblicare una storia fantasy, ma questo è stato un compito arduo soprattutto per i due ideatori della collana, da parte mia ho dovuto spingere molto sul realismo e sulla verosimiglianza di tutto quello che andavo ad inventare. Il motto era: fantasy si’, ma realistico!

Quali sono le maggiori differenze tra il disegnare un fumetto fantasy come Dragonero e uno storico come Volto Nascosto?
Molte, a cominciare dal fatto che in Volto Nascosto abbiamo dei personaggi storici, uniformi, armamenti e luoghi non solo reali, ma anche ben documentati. Cosa che dal mio punto di vista non rappresenta tanto un grande aiuto, quanto un vincolo in più… Anche per Dragonero il lavoro di documentazione era stato immenso, ma a questo era succeduta una fase creativa, quella per me più divertente, in cui a partire da esempi reali dovevo creare graficamente un mondo fantastico, ma verosimile. In un fumetto fantasy hai una libertà creativa incomparabile.

Come sei entrato a fare parte dello staff di VN?
Qualcuno ha notato i miei disegni per Dragonero e li ha trovati interessanti…

Quale episodio disegnerai?
Quello relativo a una delle più grandi disfatte militari italiane della storia: la battaglia di Adua! Il numero 9 se non sbaglio…

Puoi anticiparci qualcosa della trama dell’episodio da te disegnato?
Battaglie, cariche a cavallo, migliaia di combattenti in campo quasi in ogni vignetta…. davvero un lavoraccio! A parte gli scherzi, ho avuto modo di divertirmi con parecchie scene d’azione, le mie preferite.

A livello di sceneggiatura, quali sono le similitudini e le differenze, nel lavorare con Enoch e Vietti o con Giancarlo Manfredi?
La differenza di genere della storia non consente molti paralleli tra le due esperienze. Manfredi comunque tende a dare indicazioni più precise su quello che deve essere rappresentato e la disposizione e il movimento dei personaggi all’interno delle inquadrature, nonche’ a focalizzare l’attenzione sulle sfumature del carattere dei protagonisti. Le sue sceneggiature suggeriscono meticolosamente inquadrature cinematografiche e per fortuna ogni sequenza funziona alla perfezione, come un orologio. Enoch e Vietti mi lasciavano maggiore liberta’, talvolta abbiamo discusso insieme qualche sequenza, talvolta Enoch se aveva a cuore un’idea, mi forniva addirittura dei layout.

Enoch, essendo lui stesso un disegnatore ti aiuto’ molto nel concepire i disegni di Dragonero?
Per quanto riguarda i model sheets, non nascondo che i suoi studi sono stati un ottimo punto di partenza per sviluppare graficamente i personaggi, anche se i nostri stili differiscono parecchio.

Manfredi ti ha consigliato una documentazione particolare per disegnare l’episodio di VN?
La sua sceneggiatura è corredata di documentazione fotografica e non, ma ho continuato a documentarmi con film, documentari e libri generosamente prestati da amici appassionati di uniformi e soldatini.

Come genere ti affascina il romanzo storico proposto da Manfredi?
Devo confessare che per me è stata una vera sorpresa: il genere storico, militare non rientrava nei miei gusti di lettore, a parte i fumetti di Pratt, che definirli romanzi storici è riduttivo…Ma ho affrontato la storia di Manfredi come una sfida appassionante, una possibilità in più per imparare a fare qualcosa di nuovo.

Visto che l’impegno con VN è a termine (disegnerai solo un episodio) quali sono i tuoi prossimi progetti bonelliani?
Boh? Per ora lo ignoro. Non sono ancora inserito in una collana per cui non ho una storia da realizzare appena finita la precedente. Ho cominciato con un romanzo autoconclusivo, Dragonero, e ho proseguito con un numero di una miniserie, poi non brillo di certo per velocita’… D’altro canto non essere inserito in un processo seriale continuativo, ha un aspetto positivo: mi lascia più libero di provare cose nuove e magari di cominciare a mettere mano ai miei progetti nel cassetto…

Per quale altra testata bonelliana vorresti collaborare?
Dylan Dog, Nathan Never, Brendon sono quelle che preferisco come lettore e che mi sembra diano più spazio alla fantasia e per questo più nelle mie corde.

Hai progetti extra-bonelliani?
Spiderman per la Panini su “il Giornalino”…e cominciare a mettere mano a un progetto da realizzare a 4 mani con Alessia, mia moglie.

Come è disegnare uno dei personaggi più noti al mondo? Di chi è la sceneggiatura a cui stai lavorando?
E’ molto divertente e appagante disegnare uno dei tuoi personaggi preferiti da sempre. Per il momento ho affrontato solo le prove, sono in attesa di una sceneggiatura di Stefano Vietti. Penso che comincero’ appena consegnato Volto Nascosto….

Che riferimenti grafici ha usato, qualche autore in particolare?
Quello richiesti dall’editore: John Romita Sr. e concordo in pieno sulla scelta!

Il progetto con tua moglie di che si tratta?
Si tratta di 2 graphic novel, entrambe noir, ma di genere completamente diverso. Una attinge a piene mani dal mondo e dall’iconografia del genere damsels in distress (donzelle in pericolo), un’altra invece più realistica ambientata in un recente passato storico.

Lei è una scrittrice a tempo pieno o si è cimentata per la prima volta?
Alessia è una giornalista professionista, ma anche un’ottima sceneggiatrice che sfortunatamente ha affidato le proprie storie alle matite di questo svogliato e lento marito…

Cosa significa lavorare come coppia su una storia quando si è coppia nella vita?
Beh tanto per cominciare non devi cercare l’email o il telefono dello sceneggiatore per chiarimenti o insulti…. Secondo poi si tratta di un lavoro a 4 mani, 4 occhi e 2 teste… Si mettono insieme passioni comuni e si cerca di tradurle in immagini e sequenze. Dall’altro lato della medaglia c’e’ un confronto più diretto e molto meno “diplomatico”.

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