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Storia e Gloria della citta’ di Paperopoli – Parte 3: Il Deposito delle Monete

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Storia e Gloria della citta' di Paperopoli - Parte 3: Il Deposito delle Monete - immagine1-4348La città di Paperopoli è piena di monumenti dedicati al fondatore Cornelius Coot. Molti di questi vennero realizzati durante la sfida tra Paperone e il maragià del Verdestan, mentre molti altri, sulla falsa riga del soggetto di quella storia barksiana, vennero realizzati in storie di altri illustri autori disneyani, italiani e non. Il monumento, se di monumento si può parlare, che pero’ rappresenta Paperopoli è il famoso deposito delle monete di Paperon De’ Paperoni, che dalla cima della Collina Ammazzamotori domina le pianure circostanti e la città che lì si è sviluppata. Dopo aver raccontato, nell’articolo precedente, di Paperopoli, della sua storia e del suo illustre corpo delle Giovani Marmotte, proseguiamo ora il racconto della Storia e Gloria della citta’ parlando del forziere di Paperone, che contiene gli uffici, gli appartamenti privati del magnate e ben 3 ettari cubici di denaro!

IL DEPOSITO DELLE MONETE

Sin dai tempi de L’invasore di Forte Paperopoli, il deposito delle monete di Paperone è stato costruito sopra il vecchio Forte Paperopoli, poi recuperato dalle GM [1]. Il Deposito, nel corso degli anni, ha subito molte modifiche, dovute anche allo stesso Barks. Ad esempio, in Grazie all’ultima moneta [2], Barks propone un deposito sferico, facile preda dei Bassotti, in cui Paperone riesce a liberarsi e catturare i ribaldi grazie alla sua prima moneta guadagnata, la mitica Numero Uno, qui alla sua prima apparizione. Altro deposito curioso è quello realizzato da Carpi ne La psicosi dell’oro [3], che capovolge il deposito sferico barksiano, appoggiando il tondo corpo centrale direttamente su un classico ingresso ampio e stabile.
D’altra parte, anche i colleghi statunitensi di Barks contribuiscono alla confusione iniziale intorno al personaggio: Murray, Bradbury, Thompson, grazie a sceneggiatori come Connel, Lockman ed altri disegnano un Paperone in palandrana nera, come il Paperone delle prime storie barksiane, pronto a mostrare in ogni momento la sua immensa ricchezza e ad utilizzare metodi al limite del legale per ottenere i suoi obiettivi, residente in una villa sfarosa o in un palazzo nel centro citta’.
Tale situazione influenza in modo determinante gli autori italiani, in particolare lo sceneggiatore , per molti anni unico scrittore e traduttore del Topolino libretto. Come nelle storie degli autori statunitensi, anche in quelle italiane Paperone sovente risiede non già nel Deposito, ma nella sua villa, intravista nella sua prima apparizione [4]. Non solo: in molti casi abita con tutto il suo denaro in pieno centro cittadino [5, 6, 7], con tanto di cannoni e altre armi di difesa. Nelle prime apparizioni italiane Paperone abitava addirittura in un vecchio maniero poco fuori la città [8, 9], città che era ancora un luogo confuso dove abitavano un po’ tutti i personaggi disneyani, identificata anche come Topolinia [10]. Inoltre, in alcune storie di Kinney, durante gli anni ’70, capitava poi che Amelia soggiornasse a Paperopoli, anch’essa in un vecchio castello, che è piacevole poter identificare con il castello del Duca Pazzo [11], portato nella periferia della città da un non meglio identificato eccentrico milionario, il tutto nel tentativo di mantenere una continuity il più unica possibile tra tutti gli autori .
Il deposito, poi, non è solo attaccato dai Bassotti, da streghe napoletane [12], da monete di troppo che ne minano la stabilita’, ma anche da torme di topi, come in Prova di forza sulla Collina Ammazzamotori (ZP 176), di Geoffrey Blum e Massimo Fecchi. Il soggetto della storia è uno di quelli proposti da Barks al Reparto Animazione dello Studio per un possibile corto mai realizzato, ed è sicuramente finito anche tra le capaci mani di Daan Jippes, che lo visualizza nella storia Il riscatto del roditore (ZP 180), dove propone un plot e delle gag assolutamente identici alla storia di Blum e Fecchi.
Tornando alla continuity, il discorso sul deposito in un certo senso viene concluso definitivamente con Il deposito oceanico [13], dove Paperone, assillato dai mille pensieri dovuti ai suoi molti depositi sparsi per la citta’, decide di raccoglierli in un unico forziere sopra la Collina Ammazzamotori [14]. Proprio le storie con il deposito protagonista forniscono a e a alcune informazioni interessanti ed essenziali per alcnune delle loro storie: in Qualcosa di veramente speciale l’artista del Kentucky ci rivela che sotto Paperopoli esiste una città sepolta che è ancora possibile visitare [15], mentre Scarpa utilizza le caverne sotterranee di Paperopoli per consentire ai Bassotti di rapinare facilmente Paperone [16]. Il sottosuolo di Paperopoli così bucherellato e’, infatti, un’invenzione di Barks, che già nella splendida e struggente Il ventino fatale [17] fa perdere tutti gli averi di Paperone nelle profonde cavità sotterranee della citta’.

PAPEROPOLESI ILLUSTRI

Con l’avvento di Paperone a Paperopoli la storia diventa cronaca e può essere tranquillamente letta sulle avventure che vengono pubblicate dalla Disney Italia, sia inedite sia ristampe. Proprio la concezione di Paperone, della sua famiglia, della sua storia crea una divergenza tra l’Europa e l’Italia in particolare e la scuola barksiana. Innanzitutto il Paperone italiano, fortemente influenzato da , è rappresentato come uno spietato imprenditore che usa ogni mezzo per ottenere i suoi scopi. Solo l’arrivo di , ma anche il fondamentale contributo di Luciano Bottaro, contribuiscono ad umanizzare il personaggio secondo il solco tracciato oltreoceano dal Maestro Barks. Così mentre Bottaro, spesso coadiuvato da , si concentra sulle piccole manie e sulle spigolosità del carattere di Paperone, Scarpa cerca di ampliarne il cast, aggiungendo la spasimante Brigitta [7], il trafficone Filo Sganga [19], il fratello Gedeone [20].
Ispirato all’allora direttore di Topolino, Mario Gentilini, che a suo tempo diede fiducia a Scarpa prima come disegnatore poi come autore completo, Gedeone de Paperoni rappresenta il primo contributo di un certo spessore realizzato dalla scuola disneyana italiana all’universo paperoniano, ma anche uno dei motivi di maggior discussione quando ci si accosta da italiani all’opera di . In effetti, mentre Brigitta McBridge ha avuto anche una sorta di avallo barksiano [21], Gedeone ha sofferto dell’esclusione dalla Saga di Paperone ad opera di Don Rosa, motivata con la sua ignoranza del personaggio, altrimenti inserito per la stima che ha sempre portato nei confronti del Maestro Scarpa.
Personalmente ritengo che tali affermazioni siano semplicemente dettate dalla buona educazione, considerando che il cartonist del Kentucky ha inserito, come unico avvenimento non barksiano, l’episodio in cui Paperone ha ottenuto la sua Numero Uno [22], e considerando, soprattutto, che non ha mai corretto nelle storie successive tale mancanza, visto che è tornato a più riprese sulla Saga con capitoli aggiuntivi e con revisioni successive [23], senza mai inserire alcun personaggio scarpiano.

Gedeone, comunque, da modo di introdurre il discorso della parentela e degli avi di Paperone. Prima di Don Rosa, infatti, fu Guido Martina a realizzare un’opera coerente intorno a Paperone ed alla sua famiglia. Coadiuvato ai disegni dai maestri Giovan Battista Carpi e Romano Scarpa, Martina in Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi [24] costruisce la storia passata della famiglia di Paperone e Paperino a partire dall’Antico Egitto fino ad arrivare al Klondike, posto cui vengono fatti risalire i natali di Paperone. In questa sede Martina suggerisce che Paperone e Rockerduck siano coetanei, mentre nella Saga Rockerduck è evidentemente più giovane rispetto a Paperone, così come sembra che lo stesso Paperone sia più giovane di Cuordipietra Famedoro. Prima di Martina e della sua Storia e Gloria, è Scarpa il primo Maestro Disney italiano ad iniziare l’ideazione, in storie singole, di avi di Paperone con Lo Scozzese volante [25] dove ci presenta un tormentato avo pirata di Paperone, tal Pap McPaper, che incontra i suoi discendenti che lo libereranno da una secolare maledizione.
Un altro equivoco creato probabilmente dalla distanza è il fatto che in Italia in particolare si ritenessero Paperone e Nonna Papera fratello e sorella. Per anni tale situazione, ambigua secondo Barks e Rosa, è risultata canone nella genealogia papera italiana (vedi ad esempio [26]): in questo caso l’ambiguità sarebbe semplicemente risolta col fatto che Paperone non è zio diretto di Paperino, ma semplicemente prozio, e quindi Paperino non è figlio della sorella Ortensia, come oggi ci viene tramandato. In effetti tale ambiguità potrebbe essere spiegata attraverso la grande familiarità tra Paperone e Nonna Papera, come ad esempio nella Fonte della giovinezza [27], in cui viene citato un parente comune, tale Don Papito Espado’n. Non si deve, poi, dimenticare la quasi totale assenza di informazioni sui parenti diretti di Paperone: l’albero genealogico barksiano, infatti, è stato per anni ad uso e consumo del solo cartoonist dell’Oregon, come dimostrano anche i vari alberi genealogici proposti dagli altri autori disneyani nelle loro storie.
Per concludere il discorso su alcuni paperopolesi, ritorniamo a Brigitta McBridge, l’attempata spasimante di Paperone che, secondo Scarpa, conosce Paperone almeno dal 1898 [7]. A quanto pare la grintosa vegliarda ha da sempre avuto un debole per il ricco concittadino, che corteggia senza tregua con lunghi ed assillanti inseguimenti e con assedi a base di dolci ed altri manicaretti. Brigitta e’, inoltre, l’unico personaggio italiano utilizzato dalla , l’editore disneyano per il nord Europa, anche grazie al fatto di aver messo sotto contratto il Maestro veneziano nei suoi ultimi anni di vita. Tra gli altri personaggi italiani utilizzati all’estero vanno segnalati anche e, sempre dalla fervida mente di Scarpa, la dinamica Paperetta Ye’ Ye’, nipote di Doretta Doremi’ [18].
Brigitta, comunque, arriva molto vicina al matrimonio: prima nella sua prima apparizione in una storia non-scarpiana (la parodia western Paperino e la pepita Dolly, di Pavese e Carpi, Grandi Classici Disney 170), poi nella divertente Il matrimonio di Zio Paperone di Massimo De Vita.

AUGURI FINALI DI ALTRI 60 ANNI DI AVVENTURE!

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E arriviamo, cosi’, a Paperon De’ Paperoni, il vero simbolo di Paperopoli, uno dei molti protagonisti degli ultimi 60 anni di fumetti. Uno dei personaggi disneyani (e non solo) più amati; la sua rivista Uncle Scrooge, sotto la gestione Barks, era in grado di competere con le migliori riviste di supereroi; protagonista di una serie animata, Duck Tales, e di un lungometraggio interamente realizzato in Francia, Zio Paperone – Alla ricerca della lampada perduta [28], il papero più ricco del mondo è oggi festeggiato in tutto il mondo come l’invenzione più riuscita dell’Uomo dei Paperi, che tra attività come gag-man nello Studio Disney e l’attività sugli albi, ha di fatto creato l’intero corpus narrativo che gravita intorno a Paperino e Paperone.

I paperi, per Barks, furono un modo per rappresentare la societa’, i suoi difetti, le sue follie. Anche Martina si allineo’ su questa strada, riuscendo per certi versi ad essere ancora più fedele alla realtà di quanto non lo fosse lo stesso Barks: Paperone era ancora il violento, scorbutico papero senza scrupoli degli esordi, rappresentando degnamente la categoria degli imprenditori e, attraverso il rapporto con Paperino, le tensioni tra le varie categorie sociali presenti nella società Occidentale, in particolare quella italiana di quei decenni (anni ’40-’50-’60). Nacquero molte altre interpretazioni del personaggio, man mano che Guido Martina perse l’esclusiva di sceneggiatore disneyano italiano: uno dei primi autori a proporre un suo Paperone fu Romano Scarpa, che con le sue invenzioni, un ventennio prima di Don Rosa, ci regala un Paperone romantico e avventuroso, che pur senza scrupoli in alcune occasioni, aveva un carattere molto più smussato e variegato rispetto a quello di Martina. Si andava, infatti, e ancora si passa da un Paperone che gioca sporco con il mondo per accaparrarsi i servigi di un grande cuoco e, contemporaneamente consentirgli di allontanarsi dalla sua dispotica nazione [20], al Paperone ingenuo e spiazzato di fronte alle profferte di Brigitta [7]. E non si può dimenticare il Paperone con la collezione di amuleti e portafortuna, che sembra richiamare La clessidra magica di barksiana memoria [29], ma che coglie l’occasione per sfruttare la spedizione scientifica dei nipoti per cercare gratis giacimenti d’uranio in Antartide [30].
E’ poi doverosa anche una menzione al Paperone di Chendi e Bottaro: non solo violento e spietato, ma anche umano con le sue piccole manie e quei piccoli vizi che lo accomunano ad ogni lettore, giovane o adulto. Emblematica è Zio Paperone e il telescrocco [31], in cui Paperone si impunta nella ricerca dello scroccone che ogni sera sale sul cornicione del suo palazzo per vedere il televisore, il suo televisore! In questa avventura, comunque, ci sono due battute emblematiche che riassumono come poche altre lo spirito paperoniano. Prima, mentre cade dall’asta della bandiera spezzata, dice:
Non me ne va bene una! Adesso mi toccherà spendere ben mezzo dollaro per farla riparare!
Quindi, mentre sta precipitando verso il suolo, esclama:
Spero almeno di non cadere in una pozzanghera! Non vorrei proprio sborsare un altro mezzo dollaro per far lavare a secco la palandrana!

Infine il Paperone di Siegel, che pur restando un tipico esponente della spietata classe industriale, cerca di essere veicolo di un messaggio positivo, o laddove alla fine l’impresa intrapresa non gli arride a causa di un vizio iniziale, o quando alla fine comprende quale sia il suo errore, il suo attegiamento sbagliato, riuscendo così a correggere gli errori.
Ed è giusto concludere con il Paperone dei giorni nostri: la versione più famosa e apprezzata è sicuramente quella di Don Rosa. L’artista del Kentucky esalta gli aspetti romantici del personaggio (aspetti già in parte sottolineati da Scarpa negli anni ’60, basti leggere e rileggere il finale de Le lenticchie di Babilonia su ZP 180), realizzando storie ricche di gag e azione, e avventure alle quali, pero’, spesso mancano quegli stessi messaggi che hanno reso grandi le storie di Barks, Martina, Scarpa, Siegel. Certo Don Rosa ha oggi fatto scuola, con storie storicamente coerenti (basta ricordare la recente saga I milioni di Paperone, dieci puntate scritte da Fausto Vitaliano, nuovo talento disneyano uscito direttamente dalla redazione di Topolino dopo anni di gavetta, e disegnato da vari giovani cartoonist cresciuti nell’Accademia Disney), ma di fatto il solco dei Maestri già citati si è interrotto con l’abbandono graduale di Giorgio Pezzin, uno dei pochi autori italiani che ha spesso cercato di veicolare con le sue storie, in maniera divertente, messaggi positivi e comportamenti rispettosi, puntanto l’attenzione soprattutto sul tema dell’uso della tecnologia e del rispetto dell’ambiente. Sicuramente il recente ritorno di Alessandro Sisti, le cui storie sono state recentemente proposte abbastanza spesso sulle pagine di Topolino, o le storie topolinesi di Casty stanno rilanciando uno stile ed un modo di proporre i personaggi disneyani positivo non solo per la bellezza delle storie, ma anche per la loro non banalita’.

L’augurio finale non può non essere che di altri 60 anni di storie fresche e divertenti per il papero più ricco del mondo: Paperon De’ Paperoni

(3 – Fine)

Note:
[1] Q.U.E.S.T.I.O.N.E.D.I.G.E.R.G.O. (Don Rosa, ZP 98)
[2] Zio Paperone – Grazie all’ultima moneta (, ZP 79)
[3] Zio Paperone e la psicosi dell’oro (Guido Martina, G.B.Carpi, Grandi Classici Disney 94)
[4] Paperino e il Natale su Monte Orso (, ZP 75)
[5] Paperino e il calumet della pace (, Luciano Bottaro, GC 227)
[6] Paperino e la ghiacciata dei dollari (Guido Martina, Luciano Bottaro, I Maestri Disney 16)
[7] Zio Paperone e l’ultimo Balabu’ (Romano Scarpa, ZP 193)
[8] Topolino nella valle dell’incanto (Guido Martina, Rino Anzi, Topolino 44)
[9] tavole di raccordo dell’Almanacco Topolino del 1954 (Guido Martina, Romano Scarpa, ZP 171)
[10] Il nome Topolinia compare per la prima volta ne La valle dell’incanto [8] e successivamente passerà ad indicare la città di residenza di Topolino & co. Negli Stati Uniti sarà il solo Gottfredson a pensare per Topolino ad una città separata rispetto alla Paperopoli barksiana, e per anni la identificherà semplicemente come Homeville.
[11] Zio Paperone e il castello del duca pazzo (Carl Barks, ZP 28)
[12] Vedere, ad esempio, Zio Paperone e la cassaforte di cristallo, su ZP 82, dove Barks crea una bella e divertente sfida tra Paperone, che riesce a rivestire il deposito di un cristallo indistruttibile, e Amelia che va in uno sperduto paese tropicale alla ricerca degli unici uccelli il cui urlo possa scalfire tale cristallo.
[13] Zio Paperone e il deposito oceanico (Marco Rota, ZP 107)
[14] Paperino e la ghiacciata dei dollari (Carl Barks, ZP 43)
[15] Zio Paperone – Qualcosa di veramente speciale (Don Rosa, ZP 99)
[16] Paperino e l’uomo di Ula-Ula (Romano Scarpa, Topolino 2264)
[17] Zio Paperone e il ventino fatale (Carl Barks, Disney Time 48)
[18] Nella storia d’esordio di Paperetta (Arriva Paperetta Ye’ Ye’ (Romano Scarpa, ZP 189)) Doretta e Brigitta si incontrano: in questo caso una Doretta Doremì un po’ dimessa e più in linea con i canoni barksiani rispetto a quella donrosiana di Qualcosa di veramente speciale [13] segna il passaggio di consegne tra lei e Brigitta come spasimante di Paperone.
[19] Paperino e il ratto di Brigitta (Romano Scarpa, Piu’ Disney 30)
[20] Paperino e i gamberi in salmi’ (Romano Scarpa, ZP 187)[21] Durante il suo tour europeo, Barks, giunto in Italia, non poteva non passare dal ristorante dei fumetti, U’ Giancu di Rapallo. Qui disegno’ su un tovagliolo proprio Brigitta, la simpatica ed assillante spasimante di Paperone, come omaggio al collega Romano Scarpa.
[22] Il nome assegnato a Nonna Papera, Elvira, in realtà era da considerarsi già ufficiale sin dai tempi di Il compleanno di Nonna Papera di Riley Thompson (ZP 169)
[23] In Una lettera da casa (Zio Paperone – Una lettera da casa (Don Rosa, ZP 181) nella vignettona conclusiva in cui Paperone ritorna con la mente alla notte precedente al suo esordio barksiano [8] Paperino, a differenza dell’ultimo capitolo della Saga, assume un ruolo grintoso ed attivo nell’inseguimento ai Bassotti.
[24] Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi (Guido Martina, G.B.Carpi, Romano Scarpa, DT 35)
[25] Paperino e la leggenda dello Scozzese volante (Romano Scarpa, ZP 156); una delle curiosità della storia è la pioggia di sardine su Tegucigalpa, apparentemente un’invenzione di Scarpa. In realtà è un fenomeno reale e ricorrente come ha scoperto e ben approfondito sul suo sito l’appassionato scarpiano Francesco Spreafico.
[26] Buon compleanno, Paperino! (Marco Rota, ZP 177)
[27] Paperino e la fonte della giovinezza (Carl Barks, ZP 95)
[28] Con Alla ricerca della lampada perduta si chiude, in un certo senso, il cerchio con George Lucas ed il suo Indiana Jones: infatti, se sia nel titolo sia nella locandina gli animatori disneyani hanno voluto omaggiare la creatura del regista di Guerre Stellari, lo stesso Lucas venne ispirato per la saga di Indie dalle splendide tavole di Barks nelle Sette città di Cibola.
[30] Paperino e l’amuleto di Amundsen (Romano Scarpa, 203)
[29] Paperino e la clessidra magica (Carl Barks, DT 48)
[31] Zio Paperone e il telescrocco (Luciano Bottaro, GC 234)

Riferimenti:
I.N.D.U.C.K.S.: coa.inducks.org/index.php
Dimensione Delta: www.dimensionedelta.net/scarpa
Storia e Gloria del clan de Paperoni (Michele Miglionico): www.papersera.net/articoli/aIIIn1.php
The lives and times in Duckburg: duckman.pettho.com/history/history.html
A Guidebook to the Carl Barks Universe: www.seriesam.com/barks/index.html

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