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Vita e Dollari di Paperon De’ Paperoni

Vita e Dollari di Paperon De' Paperoni - immagine1-4342Zio Paperone compie sessanta (60!) anni [1] e la Walt Italia festeggia l’evento con la pubblicazione di questa antologia di storie create da fra il 1949 ed il 1954. Ai fan di vecchia data la collezione è nota per essere apparsa nel 1968 nella collana Oscar Mondadori (n. 170), a festeggiamento del ventennale della prima apparizione del papero multimiliardario. Poiche’ quell’edizione fu il primo caso di pubblicazione di un fumetto in una collana riservata a letteratura e saggistica, questo volume è anche celebrazione della conquista, da parte del fumetto, dello scaffale nobile, seppur nella versione economica, delle librerie [2]. Non si tratta peraltro di una riproposizione pedissequa: cambia il formato, più fedele a quello degli albi statunitensi, il sobrio bianco/nero è sostituito dal colore, nuove sono le traduzioni, le storie sono riproposte nella loro versione integrale e, in particolare, il recupero di alcune tavole perdute ed assai significative de “La Stella del Polo” [3] sono la ciliegina sulla torta per un volume che propone sette fra le più belle ed intense creazioni barksiane, ognuna delle quali può considerarsi all’origine di un filone paperoniano.
Infine, una nutrita batteria di editoriali fornisce una un’impalcatura critica, approfondita e godibile, alla raccolta: ed Alberto Becattini introducono con amore ed erudizione ogni vicenda, collocandola nel percorso evolutivo del personaggio e del suo autore, sia dal punto di vista strettamente narrativo, sia da quello editoriale, con puntuali riferimenti anche alle pubblicazioni italiane.

CHE VITA, ZIO PAPERONE

Guardando Paperone allontanarsi in dissolvenza chapliniana al termine de “La Stella del Polo[4], non posso fare meno di domandarmi: “Perche’ non torna indietro e porta con se’ Doretta?“. Ella è così evidentemente una compagna alla sua altezza, che il Nostro non può non aver riflettuto sulla possibilità ed opportunità di una simile scelta. Forse teme che Doretta rifiuti la sua proposta? Oppure, teme che la accetti, costringendolo ad abbandonare la sua nevrotica solitudine? Teme il confronto con il passato, magari con il rischio aggiunto di rinchiudersi in esso? Lui, così compenetrato di presente, campione imprenditoriale del “cogli l’attimo”, tradotto implacabilmente in “cogli l’occasione” (di arricchirti!). Non so, non capisco, ma resto convinto che Paperone abbia, con quel suo tornarsene a casa senza voltarsi indietro, rinunciato all’occasione di ambire alla felicita’. Fra l’avventurarsi in un terreno sconosciuto, affrontare un cambiamento di visione del mondo e proseguire nella sua lotta quotidiana in un nuovo contesto esistenziale, sceglie di rimanere cio’ che e’. Salda un debito, chiude alle proprie spalle una porta che dava su un diverso possibile se stesso e torna nel mondo che conosce meglio, dove sa muoversi in base ad un obiettivo chiaro e definito: la ricchezza. In seguito, nella vita dello zione comparirà Brigitta McBridge [5], ma fra i due non scatterà alcuna alchimia, alcuna scintilla. Il loro rapporto fornirà occasioni di avventure, farse, piccole palpitazioni affettive, ma niente a che spartire con il sentimento che scorre fra Paperone e Doretta [6].
La vita a cui Paperone torna, forse un po’ immalinconito, è un susseguirsi di azzardi, spedizioni, scontri, ad un ritmo talmente frenetico che non mi stupisco che cio’ che a Paperone manchi sia, banalmente, il tempo di riflettere su se stesso. O forse, il mondo di Paperone e la sua esistenza hanno una struttura tale che può esistere (e resistere) solo grazie a quella frenesia: la sospensione ne causerebbe il crollo (non a caso, è esattamente cio’ che vale per l’economia, in particolare la finanza, ed i flussi di denaro che la nutrono). Nella tavola finale de “La Disfida dei Dollari“, Barks ce lo mostra in una vignetta senza riquadro, ed è come se con il contorno fosse scomparsa anche la barriera che rinchiude il suo spirito critico. Lo sguardo di Paperone è perso nel vuoto, verosimilmente focalizzato su se stesso, sulla propria esistenza. In una vignetta, è racchiuso un intero percorso di autocoscienza, o forse un’illuminazione improvvisa, innescata da quella ribellione di Paperino, che dichiara di preferire un gelato con i nipotini alle sue lezioni sulla gioia della ricchezza. Ma, anche in questo caso, Paperone sceglie di chiudersi a quegli stimoli, che gli imporrebbero di mettere in discussione se stesso ed il suo mondo, e torna a godersi i suoi bagni nel suo mare di monete.
Eppure, il corpus di storie selezionate in questo volume induce a pensare che Paperone abbia un rapporto tutt’altro che risolto serenamente con la propria ricchezza, cioe’ con quell’unica dimensione su cui ha proiettato la propria esistenza. E non mi riferisco semplicemente alla crisi nervosa che muove la storia “La Dollarallergia“, ma a quella sottile noia che emerge sia ne “La Stella del Polo“, sia ne “Le Sette Città di Cibola“: Paperone ha bisogno di nuovi stimoli, di confrontarsi con nuove sfide (pur sempre nell’arena economica), ma si imbatte sempre in se stesso, come se la sua voracità avesse ormai fagocitato tutto, non lasciandogli ulteriori spazi. Paperone cerca aria fresca per respirare, per ossigenare i suoi giorni, ma lui stesso ha già comprato tutto l’ossigeno disponibile. Riesco ad immaginarmelo circondato da un muro tappezzato da sue immagini, senza porte ne’ varchi che gli permettano di uscire. Quando Paperone si distacca da se stesso, cade nell’incubo di un mondo divenuto sua proprieta’; di qui, la gioia infantile della ricerca di punte di frecce indiane nel deserto, “commercio troppo indegno” per un miliardario par suo, come gli chiarisce al telefono un colletto bianco suo dipendente. In altro modo, la stessa catastrofe che lo rende povero ne “La Disfida dei Dollari” è proprio cio’ che gli consente di tornare alla vita: finalmente liberato da se stesso, torna ad essere quella spaventosa dinamo che trasforma l’aria stessa in energia vitale.
Questo rapporto con se stesso è tuttavia del Paperone che ha ormai trovato un suo ruolo ed un suo spazio fisso nel mondo dei paperi barksiani. Le prime tre storie di questa raccolta propongono una personalità più grossolana: vanitosa ne “La Scavatrice“, dove si compiace della propria ricchezza ed astuzia; meschina ne “La Clessidra Magica“, dove prima tenta di beffare i nipoti con un regalo che crede senza valore, per poi dar loro la caccia senza scrupoli, sulle tracce della sabbia magica portafortuna; quasi inesperta ne “Il Ventino Fatale“, dove lo sprofondamento del suo denaro sembra inebetirlo e sono i nipotini a doverlo cavare d’impaccio. Certo, soprattutto nelle prime due, emerge platealmente la voracità di Paperone e quel suo sfogo minaccioso di fronte al giudice che lo condanna per lo sfacelo causato dalla lotta con le scavatrici (“Attento! Io sono Paperon de’ Paperoni e se fai qualcosa che non mi piace, compero la città e ti licenzio“) suona decisamente inquietante e fa capire come la sua ambizione e la stima di se stesso non lo facciano arretrare di fronte a nulla: sovvertire la giustizia, piegarla al proprio servizio è per Paperone una tattica di battaglia alla pari di qualsiasi altra, applicabile alle sue scalate finanziarie o lotte commerciali. Questo è il Paperone che arriverà a conquistare tutto e a trovarsi circondato, addirittura assillato, da se stesso.

Sull’apparato editoriale, ricco ed erudito, vale la pena notare come Becattini e Boschi propongano indizi di continuity, cioe’ il collegamento fra elementi ricorrenti nelle vicende paperoniane: la forma e la posizione del deposito, che cambia nel tempo [7], il portafortuna dello zione, la palandrana e così via. Questo approccio offre sicuramente spunti interessanti, per analizzare ed approfondire l’evoluzione non solo e non tanto del personaggio Paperone, quanto del lavoro di Barks; inoltre, a questa visione dobbiamo la suggestiva biografia di Paperone ad opera di Don Rosa [8]. Tuttavia, rimango dell’opinione che, per quanto fascinose ed appassionanti siano queste ricostruzioni, la continuity rimane un punto di vista possibile, ma non certo necessario dell’universo classico disneyano.

In conclusione, con “Vita e Dollari di Paperon de’ Paperoni” non siamo di fronte alla semplice riedizione di quel lontano Oscar Mondadori di gran successo, edito la prima volta nel 1968 (la mia copia recita: 1974, X edizione!), ma ad un volume nuovo e, se non imprescindibile, certo prezioso per gli appassionati di Barks e del papero più ricco del mondo.

Note:
Vita e Dollari di Paperon De' Paperoni - immagine2-4342[1] La prima apparizione del personaggio è nella storia Christmas on Bear Mountain, nell’albo Four Color Comics n. 178 del Dicembre 1947.
[2] Mondadori creo’ una sottocollana cartoons all’interno degli Oscar, nella quale da allora ha proposto una grande varietà di autori e personaggi: da Breccia – Oesterheld a Segar, da a Catwoman, passando naturalmente per la scuderia dei personaggi bonelliani.
[3] Queste tavole furono peraltro già pubblicate in Zio Paperone n. 77 (ringrazio Filippelli per la precisa indicazione).
[4] I titoli italiani delle storie iniziano sempre con il nome del protagonista o dei protagonisti; nel presente articolo lo omettiamo per brevita’. Come fatto notare negli editoriali, la presenza e variazione dei titoli nelle varie edizioni testimonia la scalata di Paperone a personaggio di primo piano.
[5] Brigitta compare nell’avventura “Zio Paperone e l’ultimo Balabu'”, Romano Scarpa, 1960.
[6] Questa considerazione può essere spunto di discussione. Filippelli annota al proposito: “Cio’ è vero nella visione donrosiana dell’universo paperoniano, ma innanzitutto Barks non ha più riutilizzato Doretta, mentre nella visione scarpiana il rapporto tra Paperone e Brigitta è molto più complesso […]. Vedi per esempio La formula della ricchezza: anche se è scritta da Panaro, è decisamente emblematica e fa il paio con Le carote dell’allegria“. Il punto che intendo sottolineare è che Brigitta entra a far parte dei personaggi fissi disneyani, con le conseguenze del caso sul suo ruolo (grossolanamente: scarsa evoluzione dei rapporti, reiterazione delle situazioni); Doretta resta un unicum, un punto critico nella vita di Paperone, un momento che può essere ricordato con nostalgia proprio perché irripetibile.
[7] A questo proposito, il rimando d’obbligo è alla serie di articoli su LoSpazioBianco.it: Storia e Gloria di Paperopoli, G. Filippelli.
[8] Su questo punto, in riferimento alla saga di Don Rosa, vedi: Don Rosa – La Saga di Paperon de’ Paperoni, S. Rastelli.

Riferimenti:
Disney Italia: www.disney.it

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