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Tre’s! Fumetti per il teatro

Tre's! Fumetti per il teatro - immagine1-4318Il fumetto e il teatro sono due linguaggi che raramente vengono a contatto e quelle sporadiche volte in cui questo avviene, i risultati non sono quasi mai apprezzabili. Tuttavia più che biasimare tali operazioni sarebbe opportuno, invece, incentivarle, allo scopo di ottenere nuova linfa per entrambi i mezzi. Il problema principale è che, generalmente, chi si occupa di fumetto non conosce a fondo lo sterminato universo teatrale e chi, invece, si interessa di teatro non padroneggia a dovere le convenzioni e i codici del fumetto.
è un’artista poliedrico: musicista, cantante, disegnatore e sceneggiatore. Attraverso la sua ultima opera, ha deciso di aggiungere un anello alla catena immaginaria che lega i due media. Il modo in cui lo ha fatto è quello di ambientare il suo fumetto in un teatro o, per meglio dire, illustrare lo svolgimento di tre pie’ce, ciascuna divisa a propria volta in tre atti, interpretati sempre dai medesimi tre attori. Da qui il titolo, Tre’s, cioe’ tre in spagnolo, dato che la vicenda è ambientata in un paese immaginario dell’America Latina chiamato Chorin.

Per la verità lo spunto di questa opera l’autore lo portava dentro di se’ già da tempo: infatti, nel 2005, all’interno della sua storia per la manifestazione 24hic (ideata da e coordinata in Italia da questo stesso sito), erano già presenti i personaggi e alcune atmosfere che compongono oggi Tre’s. Tuttavia il nuovo fumetto non va considerato un proseguimento del primo, ma più che altro un’emanazione, un approfondimento, una logica evoluzione delle argomentazioni, precedentemente presentate in una fase, per così dire, embrionale.

Gli attori protagonisti sono due uomini, German e Coco, e una donna, Derela.
All’interno del gioco di scatole cinesi architettato da Toffolo essi si ritrovano a essere allo stesso tempo autori, attori e personaggi delle loro commedie. Nella finzione, infatti, si immagina che questo fumetto sia stato nascosto, per sfuggire alla censura, nel giardino di una casa. In questo modo si fa anche un chiaro riferimento alle vicende di un grande classico del fumetto argentino, Che di Hector Oesterheld e di Alberto e (più in là viene citato esplicitamente in un disegno anche L’eternauta: German ne indossa in un bozzetto il celebre scafandro). Il fumetto è costruito in modo che, aprendo il volume, sulla pagina a destra ci sia il fumetto e sulla pagina a sinistra ci siano, di volta in volta, le riflessioni dei tre attori: pezzi di fumetto in spagnolo, bozze, suggerimenti per la messa in scena e così via. Una tale costruzione del prodotto, oltre a essere originale, stimola la ricerca dei temi e delle sottotrame nel lettore, offrendogli per di più la possibilità di una fruizione diversificata ora del fumetto, ora delle interviste e degli appunti di regia. Un altro aspetto da considerare è che German, Coco e Derela quando recitano restano sempre loro stessi, si calano non in un personaggio come Amleto o Arlecchino, ma in un ruolo come il Presidente o il Difensore. Un esempio molto calzante di questa teoria è riscontrabile nella terza commedia, quando Coco interpreta un’infermiera, con tanto di uniforme e scarpe col tacco. L’attore, pero’, rinuncia a truccarsi e a farsi la barba, rimanendo comunque ancorato alla sua identità originale di uomo.

Nella prima storia ci sono un uomo – interpretato da German – e una donna – Derela – che sembrano confrontarsi sulle tematiche proprie di qualsiasi coppia. Col procedere della narrazione si comprende pero’ che il loro rapporto è più complesso: lui è gerarchicamente superiore a lei e ha commesso una sorta di reato d’opinione per il quale deve essere punito. La donna è una specie di bizzarra guardia del corpo, il suo ruolo è quello di ricevere la punizione (corporale) al posto del suo assistito, all’interno di un bizzarro ma ben collaudato rito. All’inizio del terzo atto arriva un fantomatico “agente di controllo democratico” – Coco – che deve compiere questo rituale. Praticamente l’agente deve sparare a German per intimidirlo, ma il ruolo della guardia del corpo, munita di una speciale corazza, è quello di frapporsi fra i due in modo che nessuno si faccia male. All’ultimo momento, pero’, il protagonista, che sta per essere punito, unendo probabilmente l’amore per la liberta’, il rifiuto dei privilegi e l’amore per la donna, decide di ricevere in prima persona il colpo. Così facendo sacrifica la propria vita. Il suo sacrificio ha tuttavia il sapore amaro della beffa, in quanto sia l’agente di controllo democratico che la donna che lo difendeva sono obbligati per legge a privarsene a loro volta. Così un nuovo macabro rito di omicidio e suicidio chiude la prima storia.

A questo punto sono già possibili le prime considerazioni sulle tematiche dell’opera.
Una di queste è la ricerca della comunicazione fra uomo e donna: la coppia, sebbene sia molto sui generis, viene rappresentata come un luogo di confronto personale e politico dedicato alla crescita della persona. Solo che, come in tutte le famiglie (e in tutti i parlamenti), la comunicazione non è mai facile, anzi diventa difficile fino ai limiti dell’incomprensibilita’. Il taglio intimista della vicenda è riscontrabile anche dalla costruzione fumettistica che abbonda di primi piani e dettagli. L’ombra della solitudine grava sul personaggio di German, a causa forse del conflitto fra il suo rango e le sue convinzioni politiche che lo porta, praticamente, a un suicidio mascherato. E’ anche presente un rovesciamento dei ruoli: è la donna il sesso forte che tranquillizza l’uomo e che mantiene la calma di fronte alla morte, anche quando l’agente interpretato da Coco, sconvolto dall’accaduto, singhiozza. In ultimo è presente un tema caro a molti autori teatrali del ventesimo secolo, il paradosso dell’esistenza: è lo stesso personaggio di Germa’n che dice: “Questa non è vita, questa è una pantomima…” , solo che la frase risulta volutamente troppo ambigua, proprio perché pronunciata all’interno di un teatro, luogo della pantomima per definizione. Naturalmente è presente anche il tema della morte, la stessa che incombeva su Copito de nieve ne Il re bianco e su Pasolini nell’omonima opera, e che ricorrerà anche nella terza storia con la morte del Presidente.

Nella seconda parte ci sono i tre personaggi chiusi all’interno di un ambiente vagamente domestico che aspettano una non ben definita calamita’. Coco interpreta una specie di dirigente, Derela è la sua segretaria e German un musicista, suo fratello. Come è anche musicista Toffolo: non a caso German lo ricorda molto anche fisicamente. I tre sono quasi sempre nudi sulla scena; la ragione narrativa è che questa incombente calamità potrebbe bruciare i vestiti, ma d’altronde questo non è che un altro pretesto drammaturgico per mettere letteralmente a nudo i protagonisti. I quali, naturalmente, cominciano, un po’ per necessità e un po’ a causa della situazione particolare, a confidarsi l’un l’altro. Vengono palesati in poche tavole gli aspetti più reconditi dei tre caratteri: dai pensieri politici alle malattie, dai ricordi alle ossessioni.
In questa commedia, anche se probabilmente sarebbe più corretto dire dramma, si possono sottolineare almeno due argomenti cari all’autore friulano. Il primo e’, come precedentemente accennato, la nudita’. L’altro è la mutazione del corpo, attraverso il quale si esprimono sia l’unicità dell’essere umano, che la sua necessità di cambiare. Nel finale della seconda pie’ce infatti, il corpo di Derela si ricopre all’improvviso di lunghi peli a causa di una singolare malattia ormonale. Premesso che tutti i corpi degli esseri umani naturalmente cambiano, questa trasformazione del personaggio femminile in un feticcio grottesco è forse anche il sintomo di un’inadeguatezza alla vita che esplode e si manifesta attraverso il corpo. D’altronde, come non pensare al corpo gigantesco di Carnera o all’unicità di quello del Gorilla Bianco?

La terza storia è la più politica, quella che più di tutte si scaglia contro la democrazia populista di Chorin. Narra della vicenda di una ragazzina – Derela – figlia, probabilmente illegittima, del Presidente, e della sua ritrosia ad andarlo a trovare in ospedale. Quando vi si reca si trova dapprima di fronte alle resistenze di un’infermiera, allo stesso tempo sognatrice e pragmatica, interpretata da Coco, e successivamente, una volta incontrato il padre – ovvero il Presidente, interpretato da German – a quelle di un genitore che probabilmente non è mai stato tale. Di conseguenza l’ambiente risulta tutt’altro che familiare; padre e figlia non fanno altro che scambiarsi ricatti e minacce fino a quando il cuore del Presidente, improvvisamente, cede. In maniera beffarda la figlia e l’infermiera decidono allora di sistemare il corpo del Presidente nel bagno e aspettare che sia qualcun altro a occuparsi del problema. La narrazione si conclude con quello che era l’uomo più potente del paese lasciato senza vita nel bagno, in una posa innaturale.
Il testo include una condanna del populismo e dell’opportunismo della classe politica, ma anche del qualunquismo e del perbenismo ipocrita della gente comune. Ad esempio, quando Derela prova a dire al Presidente che è incinta di un suo avversario politico, il Presidente non sembra preoccupato dell’eventuale scandalo, anzi, pensa di rigirare la faccenda a suo favore grazie alla propaganda del suo ufficio stampa. Sono la sete di potere e la volontà di realizzarsi a tutti i costi che prevalgono sulla sfera privata delle persone, anche se il personaggio che incarna questi valori muore, o per meglio dire, viene ucciso dall’autore che interviene a mo’ di deus ex machina per risolvere la vicenda.

Per quanto riguarda la parte teatrale, diciamo che sono grossomodo rispettate sulla carta le tre unità aristoteliche. Inoltre anche le strutture narrative sono ben codificate. Ogni storia è divisa in tre atti: il primo per dare l’ambientazione della vicenda, il secondo per lo sviluppo della trama e la caratterizzazione dei personaggi, il terzo con il colpo di scena e la risoluzione del tutto. German, Coco e Derela sono molto più che dei semplici attori: gli appunti, le interviste, i disegni, le riflessioni e i racconti della loro vita privata che alternano la narrazione del fumetto, fanno acquistare uno spessore non comune ai personaggi. Nell’opera si specifica che le commedie dovevano avere vita propria e camminare da sole, dovevano essere imparate e rappresentate da più persone in più posti del paese, visti i loro espliciti riferimenti politici. Da qui ci si potrebbe addentrare facilmente nel territorio del cosiddetto teatro politico, ovvero in un genere particolare che mira ad affrontare argomenti di natura sociale da una prospettiva che possa indurre lo spettatore a nuove riflessioni.
I protagonisti del fumetto si muovono attraverso il teatro, ma di loro ci viene raccontato anche il passato e il futuro, le loro vite sono complete. Questo punto è fondamentale, altrimenti il lettore avrebbe identificato i protagonisti con un determinato carattere o periodo storico, cosa che invece non deve avvenire affinche’ non si snaturi il senso dell’opera. Chorin, questo paese immaginario, nonostante qualche riferimento esplicito all’Argentina (il 1976, l’anno in cui sono inscenate le commedie, è lo stesso del golpe militare), potrebbe benissimo essere l’Italia di oggi, col suo sistema politico alla deriva e i suoi vizi.

Per quanto riguarda i disegni, Toffolo ormai da qualche anno ha conquistato uno stile sicuro e asciutto, efficace e senza particolari fronzoli. E, sebbene questo fumetto non rappresenti un punto di svolta grafico o un’evoluzione del tratto, lo stile adoperato risulta comunque una gradevole conferma.
Il giudizio complessivo sull’opera non può che essere molto positivo: Toffolo esce vincitore dal confronto fra il suo modo di fare fumetti e un determinato tipo di teatro, ma riesce anche, nel sottotesto, a rendere chiare le sue posizioni rispetto alla societa’. Le felicitazioni vanno girate naturalmente anche alla che riesce, in maniera forse unica sul mercato italiano, a proporre titoli coraggiosi e interessanti.
Magari, a voler trovare un difetto a tutti i costi, si potrebbe osservare come il testo sia sovraccarico di citazioni e temi. Questo, se da un lato rende felice il pubblico più appassionato che rilegge più volte l’opera alla ricerca di un nuovo stimolo o anche per il solo amore del fumetto, potrebbe forse creare un leggero smarrimento al lettore che ha meno familiarità col mezzo. La lettura dell’opera, nonostante queste brevi annotazioni, resta comunque consigliata a tutti.

Riferimenti:
: www.coconinopress.com
La storia del 24HIC: www.24hic.it/authors.php?aid=28

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