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FF Celebration: Da Ayers a Colletta, tutti i “sarti” del “Re”

0 - Vince Colletta

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La magnitudo artistica di , dal debutto di The Fantastic Four nel 1961 alla clamorosa litigata con che portò al passaggio del disegnatore dalla Marvel alla rivale D.C. Comics, resterà indiscussa. Ma, soprattutto, una folta schiera di inchiostratori (inkers) ha contribuito non poco a esaltare – e, in alcuni casi, purtroppo a sminuire – la potenza evocativa delle matite di “The King Of Comics”.

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Chine di Dick Ayers

Le prime tavole dei Fantastici Quattro disegnate da Kirby vennero completate con gli inchiostri di una delle colonne della primissima Marvel, quel Richard “Dick” Ayers che finì per essere l’artista titolare delle avventure da solista della Torcia Umana. Se come disegnatore Ayers espresse il meglio nelle storie di guerra della Marvel – non a caso passò anche per le tavole di The Sgt. Fury And His Howling Commandos – nel genere supereroistico non eccelse mai più di tanto per il suo tratto semplice e, diciamolo, troppo condizionato dal Kirby style. Ma i suoi inchiostri ebbero il grande merito di “vestire“ al meglio i disegni a matita di “The King“ in una fase editoriale delicatissima: quella dello sviluppo soprattutto grafico dei personaggi.

Nella loro prima avventura, quella in cui i Fantastici Quattro acquisiscono i loro poteri durante il viaggio nello spazio, Reed Richards sembra un attempato e sottile professore universitario che medita fumando la pipa, Ben Grimm un nerboruto marine stella del football, Sue Storm una formosa biondona da bar degli anni Cinquanta e suo fratello Johnny un tipico adolescente newyorkese.

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Chie di

Il primo abbozzo kirbyano dei quattro supereroi si evolverà nel giro di appena sei storie: nel primo scontro con Sub Mariner, Sue ha un aspetto meno ridicolo, Reed è più atletico, Johnny più determinato e, soprattutto, Ben, ormai La Cosa, appare molto più definito nel suo aspetto di mostro roccioso. Sono tutti risultati soprattutto di un’inchiostratura più matura nell’affrontare le caratteristiche dei personaggi: la battaglia sulla spiaggia tra la Cosa e Namor resterà una delle sequenze più belle della debuttante supersquadra.

Ayers, però, era pieno di lavoro. La redazione pensò di affiancare a Kirby come inchiostratore , con il quale il grande Jack collaborò per l’ormai mitica cover di Amazing Fantasy 15 – il debutto di Spidey – e per la seconda storia dell’Uomo Ragno (Amazing Spider-Man 1). Quest’ultimo lavoro, però, non entusiasmò: nel primissimo incontro tra i FQ e Peter Parker, il pennino oscuro di Ditko finiva per mimetizzare troppo i disegni di Kirby. I due ebbero modo di lavorare insieme solo in alcune delle primissime avventure di The Incredible Hulk, nelle quali peraltro il segno ditkiano era preponderante. Ditko, poi, si ritrovò ben presto assorbito dai primi 32 albi e dagli Annual di Amazing Spider-Man, rivelatosi subito un clamoroso successo di popolarità e di vendite.

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Chine di Chich Stone

Troppo impegnato in troppe serie Ayers, ormai preso nella tela del Ragno Ditko, la serie The Fantastic Four si ritrovò ad avere un folto gruppo di inchiostratori. Quasi perfetto per Kirby Joseph “Joe” Sinnott, che lo accompagnò per diversi fortunatissimi numeri che costituirono il definitivo salto di qualità della collana. Non a caso, Sinnott lavorò poi a lungo con Jim Steranko. Troppo ridondante e spesso il tratto di Chic Stone, tutto sommato pesante quello di Frank Giacoia (firmava anche con lo pseudonimo di Frankie Ray, lavorò meglio per Amazing Spider-Man). Trascurabile l’opera di qualche mestierante di passaggio.

Il disegno di Kirby sfiorò l’inchiostratura ideale grazie a Vince Colletta, con il quale successivamente lavorò in abbinata anche per la D.C. Comics (particolarmente in Superman). Colletta, dalla sensibilità persino eccessiva e dal tratto finissimo, aveva l’abilità di trasformare un disegno finito in una sorta di nitidissima fotografia. Ma quello era anche il suo grande limite: riconoscibilissimo, sottraeva però un po’ di energia e, soprattutto, di “anima” alle matite originali. Più che su The Fantastic Four, il team-up Kirby-Colletta raggiunse le vette più alte nelle tavole di The Mighty Thor; soprattutto The Asgard Tales fu un lavoro eccellente: nemmeno il miglior arrivò a tanto. Quando Kirby lasciò i Fantastici Quattro, tutti i personaggi erano ormai pienamente definiti e caratterizzati.

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Chine di Joe Sinnott

La serie, tra le più vendute, venne successivamente affidata a disegnatori di prim’ordine quali John Romita Senior, e George Perez e agli inchiostri ricomparve spesso un Joe Sinnott in grandissima forma.

Alla fine degli anni Ottanta, dopo qualche anno di anonimato, il definitivo rilancio della supersquadra venne cavalcata da un artista completo che scriveva le storie, le disegnava e se le inchiostrava tutto da solo: . Ma il Marvel Universe, allora, era già sin troppo popolato dai mutanti. E Kirby? Riparato alla D.C. Comics, non più limitato da “Smilin’” Stan, diede definitivamente sfogo alla sua creatività: oltre a tanti personaggi già della casa editrice eterna rivale della Marvel, realizzò tra gli altri Kamandi, Mister Miracle, The New Gods e The Forever People. Chi lo inchiostrò? Spesso un indaffaratissimo Mike Royer, finché riuscì a stargli dietro. Fin quando Jack ritrovò l’amico Colletta.

3 Commenti

3 Comments

  1. Giuliano

    17 novembre 2011 a 22:51

    Io rivaluterei il lavoro di Chic Stone che in un periodo di superproduzione fornì una sorta di “linea chiara” molto apprezzabile. 
    Per il Kirby che seguì la scelta migliore resta sicuramente Sinnott, ma ricordo le chine di Stone con piacere. 

    Vorrei anche segnalare che nell’episodio “un cieco li guiderà” il solo personaggio di Devil è praticamente ridisegnato oltre che inchiostrato da Wally Wood (che aveva già collaborato con Kirby), il tutto si sposa agevolmente con le chine di Chic Stone.

  2. umberto

    16 novembre 2011 a 18:33

    A me pare che proprio in The Asgard Tales non solo Colletta «sottragga energia», ma abbia come esito compiuto l’indecifrabilità del segno Kirby. Se concordo sull’attribuzione valoriale di «quasi perfetto» a Sinnot, che con Colletta si sfiori «l’inchiostratura ideale» mi sembra se non addirttura insostenibile perlomeno molto, molto, ma molto generoso.
    Questione di punti di vista , ovviamente

  3. Augusto

    15 novembre 2011 a 12:46

    Per me Sinnott rimane il migliore.

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