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DMZ vol. 1 – Sulla Terra

DMZ vol. 1 - Sulla Terra - immagine1-4293Esce anche in Italia una delle serie più interessanti della linea editoriale . Questo primo tp pubblicato dalla Planeta de Agostini copre i primi cinque numeri della testata americana, arrivata negli USA alla ventiquattresima uscita.
Basta davvero poco a per catapultarci nel mondo di DMZ. Già dopo le prime ventiquattro tavole, corrispondenti al primo numero, si può capire la disperazione senza speranza che aleggia su di un’America spaccata a metà da un sanguinoso scontro fratricida. Infatti la storia, in estrema sintesi, narra di una seconda guerra civile statunitense ben diversa da quella che abbiamo visto sulle pagine di Civil War (la versione di una seconda guerra civile americana offerta dalla Marvel, con uno scontro fratricida fra i supereroi della Casa delle Idee): infatti questo conflitto riguarda le persone normali ed è combattuta dagli Stati Uniti contro gli Stati Liberi con quest’ultimi asserragliati nel New Jersey, che diventa, suo malgrado, il fronte della battaglia. New York e Manhattan in particolare sono assolute protagoniste dell’opera.

Una New York irriconoscibile, distrutta, violentata dalle due fazioni, e con Manhattan, dichiarata DMZ (de-militarazed zone), rifugio per 400.000 cittadini, stanchi della guerra e assolutamente estranei ai contendenti. In questo mondo alieno si muove il protagonista Matty un giovane praticante giornalista che si ritrova nell’occhio del ciclone e diventa l’unico corrispondente dalla DMZ.
Quello che Wood vuole esprimere nell’opera, almeno in queste prime battute, è l’assoluta crudeltà della guerra, tanto più quando si dimostra fratricida e annientante come quella di questa seconda guerra civile americana. Anche le migliori intenzioni, come quelle dei fantasmi, protagonisti del quarto capitolo, sono macchiate da una violenza rozza e meschina, un’incapacità di affrontare la vita senza ricorso alle armi, che è un po’ quello che gli altri popoli alle volte rinfacciano agli americani, nella vita reale, cosiddette campagne di “guerra preventiva”, segno evidente di una volontà di potenza atta a imporre una concezione di “democrazia” che può non essere la stessa di quella elaborata dalle altre nazioni, per la loro arroganza militare, per le migliaia di vittime innocenti che hanno provocato nella loro “democratizzazione” del mondo. Per la loro volontà di essere la nuova Roma .

Altra chiave di lettura offerta da Wood è quella che arriva dopo appena tre pagine del primo numero, nella seconda vignetta. Quell’ogni giorno è il 9/11 ha un significato che va ben al di là della commemorazione di un giorno tragico, come fu quel famoso 11 settembre 2001. In un mondo violento come quello di DMZ, si può essere terroristi anche in casa propria. Ogni giorno si commemora quel giorno sparando e ammazzando. Nessuno è al sicuro in DMZ. Solo Matty, con quel suo prezioso pass della stampa, ha un margine di tranquillita’. Perche’ ogni fazione, sia quella fedele ai vecchi USA sia quella degli Stati Liberi, vuole che il giornalista narri la sua storia e le sue motivazioni, ad un’America che osserva attonita e distante quello che accade nella DMZ. Sicuramente alcune parti sarebbero potute essere sviluppate diversamente, magari in maniera più matura, ma anche in questo è possibile vedere la mano di un buon Wood, che vuole parlare con gli occhi di un ragazzo spaventato e che nemmeno immaginava che la guerra fosse così brutta, non avendola mai vissuta prima. E in questo aspetto Matty è Wood stesso, avendo Wood dichiarato più volte, sia a Lucca durante le interviste sia nella post-fazione al volume, che lui non hai mai vissuto la guerra sulla sua pelle, e che quello che ha raccontato è solo che cio’ che lui immagina potrebbe avvenire durante un conflitto bellico. E lo racconta con un occhio di riguardo verso la sua New York, sventrata e ingovernabile, ma che rimane, nei suoi occhi e nelle sue sceneggiature, la “migliore città del mondo”, come lui stesso la definì durante la fiera lucchese.

I disegni di Burchielli sono molto espressivi, ma non cupi come ci si potrebbe aspettare. Un disegno abbastanza pulito, sicuramente anche grazie a dei colori molto funzionali. Ed è una soddisfazione vedere un autore italiano affermarsi con buoni risultati su una serie che in America sta avendo un successo invidiabile e che anche in Italia sembra essere stata accolta molto positivamente. Lo stile è ben diverso da quello di Wood stesso, che è autore di alcune tavole e delle copertine, che è cupissimo, con violenti toni di nero contrapposto ad un rosso sangue molto forte. Va detto che i personaggi potevano, forse, essere caratterizzati un po’ più approfonditamente dall’autore toscano. In conclusione una serie notevole, originale soprattutto, che potrebbe regalarci ottime sorprese. Buona anche l’edizione Planeta. Gli errori di lettering che mortificavano le prime pubblicazioni dell’editore spagnolo sono quasi del tutto scomparsi e a Lucca è stato annunciato che la supervisione della diventerà ancora più pressante su tutte le testate. Un chiaro segnale di volontà di miglioramento.

Riferimenti
Sito Alastor: www.pegasusdistribuzione.it

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