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Melissa Panarello: portando Graziani in fumetto

Melissa Panarello: portando Graziani in fumetto - immagine1-4248Melissa Panarello ha esordito come scrittrice giovanissima, ad appena 17 anni, con il controverso “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”. Dopo altri due romanzi, l’ultimo un atto d’accusa diretto all’ingerenza della Chiesa cattolica nello Stato, ha annunciato il suo prossimo lavoro sotto forma di fumetto, disegnato dall’autrice russa diana/sato/tomotozombie, ispirato a una canzone di Ivan Graziani, Dada.
All’ultima Lucca Comics & Games sono state invitate entrambe a parlare del progetto in corso d’opera, progetto che ha suscitato, specialmente attraverso il forum di ComicUs (community di riferimento del fumetto italiano), reazioni contrastanti con picchi decisamente fuori dalle righe, quasi questo fosse un atto di lesa maesta’.
Da qui il pretesto per intervistare la scrittice, per cercare di avere più notizie sul fumetto e su come è nato, e per soddisfare una innata curiosità verso tutto quello che orbita nel mercato del fumetto, da pochi anni al centro di un strano ribollire di iniziative che sembrano andare decisamente contro la tanto sbandierata crisi, ma anzi dimostrano sempre più interesse, sia culturale che commerciale, verso il nostro amato mezzo.

MELISSA PANARELLO

Melissa P., o come ormai ti firmi, Melissa Panarello. Hai abbandonato il “quasi nome d’arte”?
Il cognome puntato era stata una decisione dei miei genitori, poiche’ quando uscì il primo libro ero ancora minorenne. Poi ho continuato a mantenerlo anche dopo per una questione “affettiva”…Ma oggi francamente tutta questa affettività è scomparsa e preferisco chiamarmi con il nome completo.

“100 colpi di spazzola…” è stato un libro vendutissimo, un successo mediatico. Mi incuriosisce il “come ci si sente” nel diventare un “fenomeno” non solo letterario, spesso al di là del proprio libro, a essere argomento di conversazione anche per chi nemmeno lo ha letto.
Il successo fa parte del lavoro, non è una condizione esistenziale. per cui l’ho vissuto in maniera naturale e spontanea, senza lasciarmi trascinare nel mondo glitterato, vivendo la mia vita così come l’avrei vissuta anche se non lo avessi avuto. Il successo non ti dà niente se non un po’ di soldi da investire per un tetto sopra la testa. Non mi sento una persona migliore solo perché qualcuno parla di me in giro… Il mio lavoro, il lavoro di qualunque scrittore in realta’, è far parlare di se’.

Non è una contraddizione? Da una parte sembri dire che non ti interessa, dall’altra che è il tuo scopo. Possiamo approfondire questo concetto?
Chiunque scrive e decide di pubblicare vuole far parlare di se’, o comunque vuole che il suo libro venga letto e commentato. Non è una cosa che riguarda solo me, ma tutti gli scrittori che vedono i loro libri stampati e distribuiti in libreria. Il successo mi interessa nella misura in cui è il mio lavoro a trarne beneficio, non le mie tasche o il mio ego. Il successo di un libro gratifica il lato professionale, non quello umano. Non almeno per quel che mi riguarda: non mi sento una persona migliore perché i miei libri hanno successo, l’unica gratificazione arriva solo ed esclusivamente come autrice.

Dopo il primo romanzo, quanto è stato difficile scrivere il secondo, con tutto il peso dell’attesa, del successo come delle critiche?
Non così difficile. Ho sempre scritto (e così continuero’ a fare) pensando di non dover pubblicare cio’ che scrivo… L’idea che le mie cose verranno lette non mi sfiora minimamente mentre scrivo, è una consapevolezza che raggiungo dopo, a lavoro finito, quando è necessario lavorare sul testo e renderlo “leggibile”. Non mi hanno mai inibito le critiche, anzi, ottengono sempre il risultato contrario: più vengo criticata più ho voglia di fare quelle cose che attirano critiche.

Dopo esserti affacciata molto presto nel panorama letterario italiano, ancora adesso sei una delle autrici più giovani. Quanto è importante questa vicinanza con un certo target di lettori, forse distante da quello a cui si rivolgono tanti altri autori?
Credo di essere una delle poche scrittrici al di sotto dei 40 anni che non si rende ridicola scrivendo di tematiche giovanili. Mi spiego meglio: ho 22 anni, è normale per me parlare della mia generazione. Non lo è altrettanto per gli scrittori quarantenni o cinquantenni che si ostinano a parlare di adolescenza senza capirci una cippa.

Moccia sembra essere uno capace di farlo, almeno visto il successo dei suoi romanzi. Hai mai letto le sue opere?
No, non le ho mai lette. Ma non per snobismo, semplicemente non mi interessano i temi che affronta. A ogni modo credo che i libri di Moccia qualcosa devono avere per forza, se no non si spiegherebbe tutto questo successo. Evidentemente ha delle capacita’, checche ne dica la gente. E questo è un merito, riuscire a parlare a così tanta gente, che suscita la mia stima.

Che rapporti hai con altri scrittori?
Pessimi, a parte due o tre eccezioni con i quali sono amica e mi sento e vedo regolarmente.

L’ultimo tuo romanzo è una lettera aperta al cardinale Ruini sull’ingerenza della chiesa nella politica italiana. Un libro ben diverso dai due precedenti. Da cosa è nato?
Da un’esigenza. come cittadina di uno stato laico ho reputato doveroso indignarmi per la situazione a cui l’Italia è arrivata, una situazione in cui c’e’ sempre meno spazio per la libertà individuale di compiere scelte laiche, per la mancanza di coraggio di un governo che si sottomette alle richieste di una chiesa retrograda e medievale. Ho aspettato che qualcuno dimostrasse la sua rabbia, ma nessuno l’ha fatto. Così c’ho pensato io.

Lo definiresti un libro politico? Gli scrittori possono avere un ruolo attivo e importante per riaprire un dialogo, un interesse un aspetto della vita pubblica e sociale che sembra allontanare sempre più il cittadino e i giovani?
Io credo che “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” sia un libro politico quanto “In nome dell’amore”. In entrambi i libri, con formule diverse, racconto la società e l’accuso di determinate cose. Ogni libro è una denuncia verso qualcuno o qualcosa e le denunce sono quasi sempre politiche. Quindi, in generale, credo che tutti i libri siano politici, anche le storie d’amore possono esserlo.

Sotto questo aspetto, come vivi la situazione politico-sociale in Italia oggi?
In fin dei conti sono una privilegiata, quindi non posso lamentarmi più di tanto. Eppure anche io mi trovo in difficoltà in questo periodo. Pero’ penso a mia madre, per esempio, una donna che da anni non riesce a trovare lavoro se non lavoretti precari. Oppure a mio nonno che dopo 60 anni di lavoro percepisce una pensione a dir poco ridicola. Sarei un’ipocrita a dire che io vivo male, eppure il malessere intorno a me lo sento, e tanto.

DADA E IL FUMETTO

Melissa Panarello: portando Graziani in fumetto - immagine2-4248E’ recente l’annuncio del progetto di un fumetto scritto da te e disegnato dall’autrice russa diana/sato/tomotozombie. Puoi parlarci di come è nata l’idea per questa storia?
Avevo in mente il soggetto già prima che mi venisse presentata tomatozombie. L’avevo pensato per il cinema, ma ho poi abbandonato l’idea perché il mondo del cinema, tutto cio’ che gli gira intorno, non mi piace. Quando la Tomatofarm, l’agenzia di tomatozombie, mi ha chiesto dare uno sguardo ai lavori della disegnatrice me ne sono innamorata e ho pensato che quella storia fosse perfetta per la sua matita.

Il rapporto con il mondo del cinema è stato rovinato dall’adattamento di “100 colpi di spazzola…”?
Anche. In realtà in questi anni mi è capitato di frequentare gente del cinema e quello che ho visto non mi è piaciuto.

Chi sarà l’editore del racconto?
Non c’e’ ancora un editore.

Da qualche tempo sembra che ci sia una vera e propria scoperta del fumetto da parte di autori di narrativa; cosa porta uno scrittore a confrontarsi con un diverso linguaggio come il fumetto? Quali potenzialità vede nel mezzo?
Guarda, ogni scrittore ha bisogno di raccontare delle storie. Che lo faccia attraverso dei libri o attraverso dei fumetti, poco importa. Quanti scrittori, inoltre, hanno prestato le loro penne al cinema? Tanti, e questo è solo un bene. Se gli scrittori si limitassero a scrivere romanzi e non si confrontassero con altri linguaggi, il mondo della letteratura imploderebbe. Non è che il fumetto abbia delle potenzialità particolari… Francamente ti posso dire che se volessi una fama e un successo maggiori scriverei un romanzo (che comunque sto scrivendo, un romanzo nuovo su cui lavoro già da un anno), non un fumetto. Ma ho voglia di scrivere una storia e destinarla ad un nuovo mezzo, tanto per non infognarmi nei soliti romanzi che dopo un po’ annoiano anche me.

Da dove nasce l’interesse per i fumetti? Quali sono le opere che ti hanno fatto conoscere le “nuvole disegnate”?
Quando ero bambina mia madre comprava e leggeva . ho iniziato con quello. poi verso i tredici anni ho cominciato a leggere Manara e Crepax e, seppur precocemente, qualche cosa di Stanton. ma la folgorazione è avvenuta quando ho scoperto che esistevano i romanzi a fumetti, vere e proprie opere di letteratura che non hanno nulla da invidiare ai romanzi, anzi aggiungono qualcosa in più alla narrazione tradizionale.

Il fumetto sarà tratto da una canzone (Dada di Ivan Graziani). Per quale motivo e come sei arrivata a questa scelta? La canzone racconta temi attuali come l’omosessualità e drammatici come droga e violenza. Saranno questi i temi portanti del fumetto?
Dada è una canzone che ho sempre amato, fin da quando l’ho ascoltata la prima volta vari anni fa. Mi ha sempre suggerito particolari atmosfere, l’ho sempre sentita vera, sincera. E sì questi saranno i temi del fumetto, insieme a tanti altri, come il rapporto con gli adulti e il rapporto (pessimo) con gli uomini.

Che difficoltà stai incontrando nell’approcciarti a un diverso tipo di linguaggio? Hai dei fumetti e degli autori in particolare che stai usando come riferimento per il tuo lavoro, come materiale di “studio”?
Difficoltà per ora nessuna. Scrivo cio’ che “vedo” nella mia testa. Prima di mettermi a lavoro ho riletto tutti quei fumetti che avrebbero potuto in qualche modo aiutarmi ad avere un’idea più chiara soprattutto per quanto riguarda i suggerimenti di tipo tecnico da dare alla disegnatrice (ambientazioni, particolari azioni dei personaggi, colori e altro…). Ho studiato con molta attenzione “Death. L’alto costo della vita”.

Ti occupi solo del soggetto dettagliato, o curi anche la sceneggiatura vera e propria? Come si svolge il lavoro tra voi?
Ho prima scritto il soggetto e ogni giorno scrivo due o tre tavole di sceneggiatura (non solo dialoghi ma anche descrizioni dettagliate di ciascuna vignetta). Il lavoro si svolge cosi’: io scrivo, mando, la disegnatrice disegna, il supervisore si occupa del layout e definisce gli aspetti tecnici con la disegnatrice. Il supervisore è Giuseppe Barbati, disegnatore per la Bonelli, che per la Tomatofarm ha un ruolo di direttore artistico; il suo compito è quindi di seguire più i lavori della disegnatrice che la mia sceneggiatura, per la quale a volte mi dà consigli laddove ce n’e’ bisogno.

Sei rigida nelle richieste alla disegnatrice o lasci libertà di interpretazione?
Io suggerisco dettagli che la maggior parte delle volte tomatozombie disegna. Poi altre cose le aggiunge lei e se mi piacciono ancor meglio.

Hai fatto ascoltare anche a lei la canzone di Graziani?
No, non ancora. Ma conosce il testo.

Quali sono le reazioni del tuo pubblico alla notizia di questa nuova esperienza?
Ai miei lettori interessa questo nuovo progetto. Interessa la storia e interessa il fumetto, quindi direi che va bene.

Sul web si è scatenata una bagarre a proposito di “Melissa P. che scrive un fumetto”. Come giudichi tutto questo clamore?
Inutile e pieno di preconcetti. Si potrà parlare a lavoro ultimato, non prima.

E’ passata da poco l’edizione 2007 di Lucca Comics & Games. Come hai vissuto l’esperienza? Che riscontri hai avuto dal pubblico, sia dai tuoi lettori abituali che da quelli che non conoscono le tue opere?
Mi aspettavo, dopo le polemiche su ComicUs, che ci fossero dibattiti più accesi. Ma purtroppo così non è stato. A parte questo è stata la prima volta che venivo a Lucca, e la fiera mi è piaciuta moltissimo. Abituata alle noiosissime fiere del libro, questa mi è sembrata un paese delle meraviglie. I riscontri finora sono più che positivi. Chi ha visto le prime tavole le ha apprezzate. Chi non ha visto le tavole ma parla di questo progetto senza conoscerne i contenuti è solo pieno di pregiudizi e francamente la cosa non mi interessa.

Riferimenti:
Melissa Panarello, il blog: melissapanarello.lospaziobianco.it.com
Melissa Panarello su wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/Melissa_Panarello
diana/sato/tomotozombie, il blog: tomatozombie.livejournal.com
Tomatofarm: www.tomatofarm.it
Ivan Graziani su wikipedia: it.wikipedia.org/wiki/Ivan_Graziani
Ivan Graziani forever: www.ivangraziani.it

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