I fumetti di Vittorio Giardino sono accesi da una verve narrativa densa e suggestiva. Tra di essi scorre una corrente sotterranea di ascendenza letteraria che va dal hard boiled alla spy story fino alla letteratura mitteleuropea e all’incontro con Franz Kafka. Ispirazioni con l’opera dello scrittore praghese emergono in particolare in Jonas Fink: L’adolescenza.
La contaminazione in ambito espressivo è un fenomeno assai remoto: già Aristotele concepì l’epica come una commistione di tragedia e commedia. Ma se la contaminazione tra generi è evento antico non si potrà scrivere altrettanto della contaminazione tra linguaggi; per il fumetto e la letteratura ad esempio il contatto è avvenuto in tempi recenti.
Per quanto fissare un punto preciso per l’inizio di questo contagio sia complicato, è opinione assai condivisa che esso abbia iniziato a manifestarsi attorno alla metà degli anni sessanta, innanzitutto in Italia, quindi nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.Nelle quattro decadi appena trascorse abbiamo osservato come questa commistione abbia condotto alla nascita di un nuovo genere fumettistico, il romanzo a fumetti, noto anche come graphic novel, termine quest’ultimo di cui si sente parlare sempre più spesso ed il cui significato perciò andrebbe accuratamente circoscritto nel tentativo di eluderne l’inevitabile abuso. Diciamo perciò che con questo termine si indica un fumetto, di solito (ma non necessariamente) di ampia estensione narrativa, attraverso cui l’autore esprime la propria visione del mondo. In un romanzo a fumetti riuscito perciò la caratterizzazione psicologica dei personaggi sarà assai accurata, come sarà attenta la ricostruzione del contesto storico-geografico in cui si svolgono le vicende narrate che si svilupperanno attraverso un segno ed una articolazione delle vignette particolarmente espressivi ed originali. D’altro verso quindi la cultura letteraria dovrà necessariamente rivedere le proprie frontiere e rendersi conto che il territorio della letteratura è stato invaso ed è oramai infestato di racchi in rivolta, gentiluomini di fortuna, fuochi e autostrade del sole, ed ancora città di vetro, bestie padane e tanto, tantissimo altro ancora...
Non sempre il rapporto tra fumetto e letteratura risalta con trasparenza e non altrettanto i frutti di quest’innesto sono commestibili, ma quando riesce fa germogliare visioni che si rinnovano ad ogni lettura, opere che danno al lettore l’opportunità di rivivere le motivazioni espressive dell’autore maturando una nuova visione delle cose del mondo. É questo il caso dei romanzi a fumetti di Vittorio Giardino.
Tra gli esponenti del fumetto di respiro letterario in Italia ed affermato ormai come uno degli autori più importanti del fumetto europeo, Giardino esprime un segno ispirato ai maestri indiscussi Winsor Mc Cay e Hugo Pratt ed infuso di moduli grafici della tradizionale ligne-claire franco-belga. Tra le sue opere più note Sam Pezzo, creato nel 1978, detective ispirato alla letteratura hard boiled che agisce in un’Emilia dalle fattezze californiane, e il ciclo, iniziato nel 1982, di Max Fridman, ebreo svizzero, commerciante di tabacco e agente del servizio segreto francese durante gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, protagonista di romanzi a fumetti dall’accurata ambientazione storico-geografica (Rapsodia ungherese, La porta d’oriente e No pasaràn) in cui emergono tra gli altri moduli narrativi tipici delle spy stories di Forsyth, Greene o Le Carré.
Agli anni ’90 risale la creazione di Jonas Fink, storia d’un ragazzo ebreo che vive nella Praga del Patto di Varsavia. La sua famiglia è perseguitata dal regime, il padre di Jonas è stato arrestato dalla polizia politica e rinchiuso in prigione poichè accusato di attività antirivoluzionaria e spionaggio. Jonas Fink attesta la capacità di Giardino di rappresentare narrazioni storicamente determinate e contaminate dalla letteratura, infatti ne L’adolescenza di Jonas Fink emergono chiare relazioni con l’opera dello scrittore praghese Franz Kafka.
Nello specifico compare la parola Odradek, usata da Giardino per battezzare un gruppo di studenti che si riuniscono in segreto per leggere i romanzi e le poesie degli scrittori censurati dal regime[1]. Odradek compare nel racconto Gli affanni del padre di famiglia, composto dallo scrittore praghese intorno all’Aprile del 1917, dove si racconta: "Certuni affermano che la parola Odradek sia di origine slava e cercano di ricostruirne la formazione sulla base di tale ipotesi. Altri invece ritengono che derivi dal tedesco, e che abbia soltanto subito l’influenza dello slavo".
Il filologo W. Emrich (su "Franz Kafka", Bonn, 1958, pp. 92 sgg.) sosteneva che la parola Odradek sarebbe legata allo slavo odraditi = sconsigliare, dissuadere. L’elemento tedesco consisterebbe nel fatto che la radice slava řád deriva dal tedesco rat =consiglio. Invece G. Backenköler (Neus zum "Sorgenkind Odradek", in: "Zeishrift für dt. Philologie", 89 [1970], pp. 269 sgg.) ha proposto l’interpretazione di un «piccolo essere al di là dell’ordine» che non si lascerebbe catturare dalla parola scritta (řád = ordine, regola; řádek = riga, fila; il prefisso od- lontano da...). Kafka continua: "Nell’incertezza di fronte alle due interpretazioni è comunque possibile concludere, con fondatezza, che nessuna delle due coglie nel segno, tanto più che nessuna di esse permette di trovare un significato di tale parola. Naturalmente nessuno si perderebbe in simili disquisizioni se non esistesse realmente un esserino di nome Odradek. Di primo acchito, lo si direbbe un rocchetto di filo piatto dalla forma stellare, ed effettivamente esso sembra rivestito di filo; dovrebbe trattarsi però soltanto di pezzetti di filo tutti strappati, vecchi, annodati assieme, oltre che di fili assolutamente eterogenei per tipo e colore. Non è però soltanto un rocchetto, ma dal centro della stella spunta fuori una bacchettina trasversale alla quale se ne unisce poi un’altra ad angolo retto. Con l’aiuto di quest’ultima, da una parte, e di una delle sezioni in cui la stella si irraggia, dall’altra, tutto il congegno riesce a reggersi in piedi come su due gambe..." [2].
Questi legami, queste contaminazioni, rendono la lettura più corposa, immergono il lettore in un’aura di richiami e rimandi all’eterna contesa tra Padri e Figli che ha riempito pagine su pagine di letteratura dell’autore praghese e che emerge anche nella vicenda del giovane Jonas, inducendo il lettore più attento e curioso a riflettere sulla narrazione contaminata di Giardino, ad intraprendere altre letture, alla scoperta di altri mondi in una valida «corrispondenza d’amorosi sensi» tra linguaggi espressivi meno distanti di quanto si voglia ammettere.
Note: [1] Vedi Vittorio Giardino, Jonas Fink: l’adolescenza, Roma, Lizard Edizioni, 2001, p. 26. [2] Franz Kafka, I racconti, trad. di Giulio Schiavoni, Milano, Editoriale Opportunity Book, 1995, pp. 154-155.