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La farfalla con le ali bagnate

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La farfalla con le ali bagnate - immagine1-4107e’ un’interessante iniziativa quella della casa editrice Netfasia. Il progetto di cui fa parte questo primo volume è il recupero di una parte dell’opera dello scrittore scozzese Hellery Brown (vissuto tra fine Ottocento e inizio Novecento), con la pubblicazione in parallelo degli adattamenti a fumetti di suoi manoscritti e delle stesse opere letterarie. Le quali opere, come apprendiamo dall’introduzione di Theo Campanelli (studioso di esoterismo e curatore del volume), sono andate in gran parte distrutte a causa della nomea che si era fatto Brown. Personaggio controverso, di cui si hanno poche notizie biografiche certe, pare fosse un avventuriero dissoluto, fondatore di sette sataniche, occultista, stupratore e probabile uxoricida che a un certo punto scomparve nel nulla, morendo probabilmente a soli 43 anni.

Naturalmente dal nostro punto di vista non possiamo che apprezzare la scelta del mezzo fumettistico per promuovere e divulgare l’opera di un autore maledetto e dimenticato a causa della succitata condotta di vita.

Si comincia con La farfalla con le ali bagnate, il suo primo romanzo, in cui si narra di una giovane tormentata per aver sognato da bambina, prima che avvenisse, l’omicidio della sorella senza riuscire pero’ a impedirlo. Rinchiusa in una clinica psichiatrica, una volta dimessa scoprirà che i suoi incubi hanno radici reali e che chi ha ucciso la sorella è più vicino di quanto si possa pensare.

La scelta è per un ritmo di narrazione abbastanza lento, adeguato a disvelare con lentezza il segreto dietro la morte di Stephanie Marlowe e la relazione con il sogno premonitore della sorella Helen. Le illustrazioni pittoriche di sono assai adatte alle atmosfere rarefatte, quasi oniriche, della trama e contribuiscono a creare il clima da incubo che la storia trasmette.
I torbidi retroscena sono evocati anche dalla tenebrosità degli ambienti e dalla scelta di luci fioche, a lume di candela. Lo storytelling adottato, con una gabbia abbastanza rigida di vignette (assente solo dalla splah page iniziale), conferisce una buona leggibilità alle tavole del disegnatore torinese.

Temi e atmosfere ricordano vagamente , soprattutto per un certo clima torbido, con personaggi ambigui, dove nessuno è veramente innocente. Il colpo di scena finale è un po’ forzato ma perfettamente in linea con la tradizione del giallo whodunnit, di anglosassone tradizione.

Stampa e cura editoriale del volume sono buone, con un apparato redazionale scarno ma efficace, con cenni alla figura di Brown e una bella pagina dedicata alla spiegazione della tecnica usata dall’artista. Auspichiamo che iniziative editoriali di questo tipo, che congiungono le potenzialità di medium diversi, abbiano successo e si diffondano sempre più spesso.

Riferimenti:
Neftasia Editore: www.neftasia.com
Sito dedicato a Hellery Brown: www.hellerybrown.com

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