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Hulk: la psicanalisi di Ang Lee

Hulk: la psicanalisi di Ang Lee - immagine1-4071Nell’universo dell’arte e delle comunicazioni di massa tutte le fonti a disposizione di un autore possono essere continuamente citate in segno di riverenza, rielaborate per dare vita a una nuova storia, adattate a nuovi linguaggi o tradotte in nuovi mezzi. Inoltre, se si considera il contesto che vede protagonisti cinema e fumetto all’interno di una realtà in continua crescita, allora è molto più facile interpretare correttamente la nascita e lo sviluppo di un personaggio come Hulk ed osservare le modalità e le circostanze che hanno portato il Golia Verde ad essere protagonista del kolossal di Ang Lee.

Questo personaggio, frutto della seconda collaborazione tra e , fa il suo debutto in un albo a lui dedicato e intitolato appunto The Incredible Hulk nel maggio 1962. All’inizio della sua carriera è grigio, tanto che alcuni sostengono che fu solo per un errore di stampa che nel numero successivo divento’ verde, in più compare solo di notte. All’inizio le sue storie non trovarono il favore del pubblico e l’albo chiuse dopo soli sei numeri. Pero’ Stan Lee credeva fermamente in questa sua creatura e la ripropose successivamente sulle testate The Avengers, The Amazing SpiderMan e The Fantastic Four. Tuttavia il personaggio non è ancora molto gradito al pubblico, che vede il suo carattere trasformarsi di volta in volta da eroe a minaccia, da leader a mostro incompreso. Inoltre la caratterizzazione grafica del personaggio è nei primi anni è molto disomogenea, tanto da apparire difficile per il lettore dell’epoca distinguere un Hulk disegnato da Bill Everett da uno, per esempio, di . Solo col tempo diventerà uno dei personaggi più popolari della Marvel.

Le fonti letterarie più evidenti sono il Frankenstein di Mary Shelley e Lo strano caso del Dottor Jekill e Mister Hyde di Stevenson. Da Frankenstein acquisisce l’aspetto mostruoso ed il bisogno di essere amato e accettato che hanno tutti i “diversi”, da Mister Hyde invece raccoglie la rabbia e la furia, causate dal rancore che un’anima tormentata nutre nei confronti della societa’. Il dottor Jekill rappresenta inoltre l’altra faccia della medaglia, in Hulk il fisico nucleare Bruce Banner. Entrambi nella loro mente brillante devono convivere con le colpe del mostruoso alter-ego. Perfettamente inserito nel filone dei supereroi con superproblemi iniziato da Stan Lee, Hulk conserva fin dalla sua nascita una natura schizofrenica: difatti se la creatura è figlia del primo esperimento, fallito, che aveva come oggetto i raggi gamma, la sua rabbia è causata dall’infanzia di Banner, vessata fino quasi all’inverosimile da un padre autoritario che finisce con l’uccidere la madre. I raggi gamma quindi danno la forma, ma l’essenza del personaggio sono i sentimenti tormentati e repressi dello scienziato.
Proprio da qui è interessante far partire un’analisi: questo personaggio offre un vero e proprio campionario di caratteri comuni a molti eroi ma, nel caso specifico, portati all’eccesso. Questi aspetti rispecchiano miti e archetipi analizzati fino alla nausea dagli studiosi di tutto il mondo, a partire da Freud.
Banner-Hulk infatti si trasforma di continuo, ha una due personalità e due identità sempre in conflitto tra loro. I suoi traumi derivano dall’infanzia e deve confrontarsi spesso con la morte (in particolar modo molto dolorose risultano quelle della madre e della moglie).

Così è naturale che nell’introduzione del volume della Mondadori del 2003 Cuore di tenebra,anima di fuoco dedicato alle avventure del personaggio vi siano domande come: “Hulk è una personalità multipla di Banner? Hulk è espressione della volontà volontà di potenza dello scienziato?” Molti sono stati gli sceneggiatori che hanno cercato delle risposte per domande come queste.Frezza ne analizza la mente nel libro La macchina del mito tra film e fumetto: “Hulk invece odia l’altro se stesso, in modo impulsivo e irrazionale combatte la possibile insorgenza del suo io umano e razionale, Bruce Banner”. Poco più in là afferma: “Hulk è del tutto immerso in una infantile, improvvisa intelligenza intuitiva, troppo facilmente scambiata per stupidità e bestialita’”.Insomma, quando la Universal decide di produrre un film tratto da questo personaggio, si trova ad affrontare un complicato insieme di azione e introspezione, sentimento e ragione, intelletto e violenza.

La decisione di affidare la regia ad Ang Lee solleva curiosità e perplessita’: perché affidare un personaggio così immerso nell’immaginario americano a un regista straniero? In occidente Ang Lee era noto soprattutto per il successo de La tigre e il dragone ma a Hong Kong, e più in generale in Oriente, era un apprezzato autore anche di film lontani sia dagli stereotipi hollywoodiani, sia dalla tradizione del cinema di arti marziali proprio di quella parte del mondo.
L’ipotesi che sembra più plausibile vede la casa di produzione interessata ad affrontare il personaggio da una nuova prospettiva, in modo da slegarlo dagli stereotipi del telefilm dagli anni settanta, e che per fare questo, piuttosto che affidarsi a uno dei tanti “artigiani” hollywoodiani con esperienze in videoclip, preferisca un regista asiatico, colto ma non digiuno di film d’azione. Il progetto finale prevede quindi una nuova e diversa sensibilità artistica unita a una modernizzazione del personaggio.

Come attori protagonisti vengono scritturati l’emergente australiano Eric Bana nella parte di Banner, Jennifer Connelly, fresca di Oscar per A beautiful Mind, in quella Betty e Nick Nolte nella parte del padre di Banner. Per quanto riguarda la creatura in se’, la scelta presa è quella di riprodurla integralmente con la Computer Graphic.
La trama del film è quindi incentrata sulla psiche del dottor Bruce Banner, sebbene questi per una discutibile esigenza di sceneggiatura non si chiami così all’inizio del film. Il dottore, una volta conosciuta la propria vera identita’, instaura un complesso rapporto conflittuale col padre. Ang Lee elabora che il padre, allontanato dal mondo scientifico ufficiale a causa delle sue idee e dei suoi esperimenti, si sia iniettato degli organismi rigenerativi mutando i suoi geni e quando la moglie gli dirà di essere incinta inizieranno i suoi tormenti, arrivando fino alla tragica soluzione di voler uccidere il figlio perché lo ritiene un potenziale pericolo. La madre si opporrà e resterà uccisa nella colluttazione. La mente di Bruce, allora bambino, proteggerà la sua sanita’, provata dallo shock, con il meccanismo della rimozione inconscia, che verrà svelato nel finale. Chiaramente oltre a questo la sceneggiatura tratta, allo stesso tempo, altre vicende: il rapporto amoroso con Betty, nel quale cerca di insinuarsi un certo Talbot (interpretato da Josh Lucas) a sua volta incaricato da un’agenzia para-governativa di imprigionare Hulk, studiarlo e utilizzare le sue qualità per scopi militari. Bisogna inoltre citare il generale Ross (Sam Elliot nel film) che vuole rendere la creatura incapace di nuocere, e che è implicato nella vicenda anche come padre di Betty e come ufficiale che, a suo tempo, ha fatto destituire Banner padre dal suo incarico. Naturalmente anche questo film si prende alcune licenze rispetto al fumetto, come quella di far accadere l’incidente dell’esperimento in un laboratorio sigillato e non all’aria aperta, forse anche per conferire una maggiore credibilità alla vicenda. Questa intricata serie di rapporti viene messa in scena sia nei modi dell’action-movie, con abbondanza di inseguimenti ed esplosioni, che da quello introspettivo, con tanto di sogni e simboli. La scena che potrebbe riassumere questa prospettiva è rappresentata in maniera non molto originale ma efficace con la presenza metaforica di uno specchio: Banner con la mani pulisce una parte dello specchio appannato e vede riflesso dall’altra parte Hulk.

Hulk: la psicanalisi di Ang Lee - immagine2-4071Nonostante tutti questi spunti siano incastrati in maniera convincente nella trama, il film non persuade pienamente il pubblico e divide una critica più tiepida che entusiasta.
I difetti imputati al film sono, per lo più, l’utilizzo della Computer Graphic, giudicato eccessivo da taluni, una troppo superficiale rilevanza data alle scene d’azione, una presenza preponderante di Banner rispetto alla sua controparte verde e un confuso rincorrersi delle “sottotrame” amorose e avventurose. Per quanto riguarda la Computer Graphic, in un film del 2003 appare più una necessità che un vezzo. Sarebbe risultato davvero poco credibile far assumere il ruolo di protagonista a un pupazzo alto tre metri o a un culturista dipinto di verde (esattamente quello che succedeva a Lou Ferrigno protagonista del telefilm). D’altro canto è ovvio che la scelta di questa tecnica abbia influenzato la resa visiva del film in più di una sequenza, ma è il prezzo che bisogna pagare per le nuove tecnologie. Per inciso non sembra affatto più convincente l’attore Micheal Chiklis nei panni de La Cosa nella versione cinematografica dei Fantastici Quattro in cui indossa un costume ed esibisce un pesante trucco.

Le scene d’azione, poi, sono presenti in maniera proporzionale alla loro rilevanza nel copione, per la stessa ragione Hulk deve lasciare spesso il posto a Banner. Puo’ essere una decisione che lascia insoddisfatti alcuni lettori del comic, ma si ricordi che anche alcuni importanti sceneggiatori della testata, come Bruce Jones e Peter David, specialmente a lungo andare hanno cercato di diradare la presenza di Hulk nel fumetto per dare maggiore rilievo a Banner e alle sue vicende. Nel corso del film l’incredibile gigante si scontra “solo” con dei cani modificati geneticamente e con dei veicoli dell’esercito. Va quindi sottolineato come questo sia l’unico film tratto dai fumetti Marvel dove manca un arcinemico da combattere. Ne’ il generale Ross ha ancora assunto questo ruolo, che invece conserva nel fumetto, dato che la “creatura” è appena “nata” e non ha ancora causato la morte della figlia. Inoltre è chiaro che la scelta di far scontrare Hulk e l’esercito in mezzo a un deserto è una conseguenza del politically correct, la produzione non avrebbe mai accettato un personaggio più violento o che causa dei morti in città mentre è accecato dalla sua rabbia.

Per cui si evince che Ang Lee è responsabile solo in maniera relativa, e molte di queste critiche vanno a toccare precise scelte produttive.
Il film, nonostante il tentativo di unire riflessioni alte e intimiste con l’azione, risulta non del tutto riuscito e poco compreso dal pubblico. Da un lato gli appassionati di cinema “impegnato” non vanno a vederlo, o si trovano disorientati dalle scelte stilistiche che guardano al fumetto d’origine, dall’altro chi ama il cinema “d’azione” non ha la pazienza di seguire lo scorrere dell’intreccio per quasi tre ore. Gli appassionati di comics, pur apprezzando la maniera in cui è stata approfondita la psiche di Banner, i riferimenti grafici alle vignette della prima parte e al mito di Hulk in generale, avrebbero magari preferito osservare il rapporto di dualismo Hulk/Banner in un punto più avanzato della loro storia, e vederlo fronteggiare una misteriosa organizzazione o un nemico dai poteri sovrumani. Insomma una storia più di genere, dove si affrontano all’inizio i traumi che hanno portato alla nascita del personaggio, ma solo per poi usarli come sfondo delle sue azioni, come avviene in gran parte degli altri film ispirati a fumetti della Marvel.

La conclusione che si prospetta è pero’ paradossale: la “colpa” di Ang Lee sarebbe stata quella di aver tentato di inserire fattori di un’altra tradizione, o di aver provato, con il mezzo cinematografico, a trovare un diverso approccio alla storia. Risultando in questo modo troppo originale, e quindi incomprensibile.

Riferimenti:
Scheda sul film dell’IMDb: Hulk (2003)
Scheda sul film di wikipedia in italiano: Hulk (film)
Pagina ufficiale sul sito Marvel: http://incrediblehulk.marvel.com
Pagina ufficiale sul prossimo film: http://marvel.com/movies/Hulk

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