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Come ingannare gli esperti: magia & (meta)narrativa nei Sette Soldati della Vittoria

Come ingannare gli esperti: magia & (meta)narrativa nei Sette Soldati della Vittoria - immagine1-4065Not all of our fictions are becoming realities, only those memetically-engineered to do so by experts like myself and Snoop Dogg” ()

Ogni appassionato di comics sa (o crede di sapere) che le opere di (GM) appartengono a due classi che apparentemente non si intersecano: i lavori più “facili” e accessibili, dedicati ai grossi nomi dell’universo DC o Marvel (JLA, All Star Superman, New X-Men) e quelli “difficili” e criptici (The Filth, The Invisibles, etc.). Magari lo stesso fan potrebbe avere qualche incertezza nella collocazione di opere come Animal Man o Seven Soldiers of Victory (SS), che sembrano posizionarsi a metà strada fra i due estremi. Si tratta di una semplificazione di comodo, chiaro, motivata da qualche cliche’ di troppo (GM autore ermetico e “psichedelico”), ma in fondo non eccessivamente distante dal vero. è innegabile pero’ che tutta l’opera dello scrittore scozzese sia molto coesa, percorsa da tensioni e tematiche ricorrenti presenti in tutti i suoi lavori, anche se con gradi diversi di messa a fuoco e di complessità narrativa.

Uno di questi fili è l’esplorazione metanarrativa del medium fumettistico, cominciata agli albori sua carriera con Animal Man (in particolare lo splendido episodio The Coyote Gospel e l’incontro finale fra il protagonista e il narratore) e poi continuata con ostinazione e con sempre maggiore raffinatezza fino ad oggi.
Con queste poche riflessioni vorrei suggerire come l’abilità di GM nel plasmare il materiale narrativo e nello sfruttarne il potenziale metanarrativo abbia raggiunto alcuni dei risultati più complessi e notevoli in ambito fumettistico. Un’analisi di questo tipo, per quanto abbozzata, non può prescindere da una considerazione della magia e del suo ruolo nel mondo dei SS. Per dimostrarlo analizzero’ alcuni aspetti di Zatanna #1-4, miniserie che offre, da questo punto di vista, gli spunti di discussione più interessanti.

Tanto per cominciare è proprio Zatanna a sconfiggere Zachary Zor, il traditore nascosto fra i sette uomini sconosciuti (custodi dell’ordine di mondi, tessitori di vite, scrittori di fumetti DC), l’autore che vorrebbe conformare l’intero universo DC al suo volere, introducendo una minaccia inedita e non contemplata dalle strutture narrative: l’invasione degli Sheeda non ha, infatti, alcuna motivazione strutturale, a differenza delle ricorrenti e rituali Crisi, momenti di tensione fra la perdita dell’equilibrio e la sua riconquista nella forma di un tessuto narrativo più lineare e coerente (vedi Craft 2004). Non a caso i supereroi più famosi sono impegnati sul fronte della nascente Crisi Infinita e a contrastare gli Sheeda rimangono soltanto personaggi marginali e di secondo piano (per non dire di peggio). Il luogo dello scontro, Slaughter Swamp, come Miracle Mesa, è già in se’ denso di significati: ci viene presentato fin da subito come “one of those in-between places, where solid things turn soft” (SS #0), dove i mondi si toccano e dove può capitare che la seconda dimensione incroci la terza. La battaglia viene vinta da Zatanna soltanto quando l’eroina percepisce tramite la magia la struttura bidimensionale del tempo e dello spazio nel proprio universo (“I saw recent time from a really bizarre angle that made it all look static and fractured”), precipitando letteralmente dalla tavola e anticipando il nemico nella pagina successiva; solo allora avverte intorno a se’ l’opera di mani laboriose e lo sguardo inquisitore di migliaia di occhi.

Ma che cosa succede di preciso durante la lotta con Zor?

Cerchiamo di esaminare la situazione più attentamente. All’inizio dello scontro Zatanna ci dice che una battaglia magica avviene “when the inside meets the outside”, quando universi con regole e strutture diverse collidono anche solo per un istante: un perfetto esempio di fusione ontologica (ontological fusion), per usare un termine coniato da Pavel (Pavel 1986: 138-141). Lo studioso di fiction distingue innanzitutto fra fusioni complete e parziali. Le prime si manifestano quando una dottrina (esoterica o meno) impone il proprio simbolismo ad ogni aspetto del reale: tutti gli oggetti del mondo fisico possono allora ricevere una nuova funzione alla luce di un “mondo” diverso, astratto e secondario (in parole povere ogni oggetto è allo stesso tempo cosa e simbolo. Il valore del secondo dipende dalla griglia interpretativa considerata). Altrimenti, come avviene in molte religioni, i punti di contatto fra mondo fisico e secondario possono essere pochi, ma ben definiti (un particolare luogo di culto, un santuario, etc.): è il caso della fusione ontologica parziale. Il senso di quest’ultima definizione (che ci tornerà utile fra poco) è piuttosto chiaro: certe cose si prestano meglio di altre a collegare strati diversi di realta’.

In un gioco di specchi e di continui rimandi su più livelli, Slaughter Swamp e Miracle Mesa (il portale usato dagli Sheeda per viaggiare nel tempo) equivalgono allora al libro a fumetti che teniamo fra le mani, punto di incontro fra la nostra terza dimensione e la seconda dei personaggi. C’e’ di più: Slaughter Swamp e Miracle Mesa illustrano il meccanismo di fusione ontologica dall’interno (i mondi che si sovrappongono appartengono allo stesso universo narrativo bidimensionale), mentre la mano di Zatanna tesa al lettore in Zatanna #4 rivela lo stesso meccanismo rivolto verso l’esterno: l’uso di un artificio tipicamente metanarrativo, altrove sin troppo abusato, è tutt’altro che sterile in questo caso.
E’ proprio questa apertura all'”esterno” che svolge qui un ruolo del tutto particolare: la metanarrativa serve alla narrativa, l’eroina chiede l’aiuto del lettore e soprattutto dello scrittore per risolvere le tensioni psicologiche che bloccano la sua evoluzione (un tratto comune a tutti i sette soldati).
I sette uomini sconosciuti (gli scrittori DC) la ringraziano per la cattura del traditore, concedendole di vedere per l’ultima volta il genitore autentico e non il surrogato (Zor si era presentato come il doppio negativo di Giovanni Zatara). L’inadeguatezza e i sensi di colpa di Zatanna svaniscono dopo questo incontro e dopo la presa di coscienza della sua natura: l’eroina scopre di essere l’incarnazione dell’eredità lasciata dal padre al mondo, i quattro libri magici che vivono in lei.

Adesso riusciamo a capire un po’ meglio la bizzarra citazione in epigrafe: la fiction “prende vita” solo quando la magia diventa parte della narrativa e viceversa, fino al punto in cui entrambe diventano indistinguibili l’una dall’altra.
Magia e narrativa si rincorrono lungo tutta la miniserie di Zatanna: non è un caso che le regole magiche che la protagonista dispensa saggiamente alla spalla Misty Kilgore richiamino così da vicino i consigli che uno scrittore di genere potrebbe elargire ad un apprendista (impara ad ingannare i lettori esperti, niente è come appare, etc.) e che il suo uomo ideale, evocato con un incantesimo, non sia altri che Gwidion/Merlin, uno spirito fatto di “living language” (“I am an alphabet trapped in a tree that waits to become a book… I have been in many shapes. I have been all things”), simbolo del potere e ancor più delle infinite potenzialità della scrittura.

In SS#1, nella battaglia finale contro gli Sheeda per le strade di New York, Zatanna si rivolge ancora una volta al lettore, chiedendogli di tenere insieme, in uno sforzo cooperativo, i percorsi dei sette soldati e di collegare i punti di intersezione nella struttura modulare delle diverse miniserie. La morte di Gloriana non è altro che il momento culminante di una lunga serie di incastri (ricostruibile per via controfattuale: se Mister Miracle non avesse liberato Aurakles, la “lancia” Alix non avrebbe potuto colpire la regina Sheeda, così come questo non sarebbe successo se Alix non avesse sterzato bruscamente per evitare di investire Zatanna. E così via).
Se nello scontro con Zor l’intervento determinante era stato quello dello/gli scrittore/i (che le avevano concesso di rivedere il padre), in questo caso è chiamato direttamente in causa il lettore, per prendere parte “attivamente” all’epico finale.

Il successo della metanarrativa nei SS è dovuta ai continui sforzi dell’autore di evitare qualsiasi forma di cristalizzazione. Morrison si rivolge al lettore attraverso i personaggi, arriva addirittura a dialogare con loro e chiede ai lettori di fare altrettanto, di mettersi costantemente in gioco. Questo complesso rapporto “a tre” (scrittore-personaggio-lettore) è permesso proprio dalla magia e dal suo ruolo metaforico nell’opera. Come si è visto, l’oggetto della pratica magica di Zatanna chiama in causa di volta in volta le due attività complementari che danno vita al testo, la scrittura e la lettura; la sua funzione è in sostanza di fare da tramite fra i diversi livelli di interazione con il (e di costruzione del) racconto.

Abbiamo seguito soltanto uno dei possibili fili nella struttura dei SS, per mostrarne la complessità e l’interessante intreccio di questioni narrative, metanarrative e psicologiche: i comics, nelle giuste mani, rivelano tutto il loro potenziale, le loro enormi possibilità di scambio dialogico fra sperimentazione formale e sense of wonder, fra cultura pop e tematiche religiose (la pagina finale di SS #1 è più che eloquente). Opere come SS dimostrano quindi che il confine per l’esplorazione dell’universo supereroistico non è stato definito una volta per tutte e che ogni tanto si può addirittura provare a spingerlo un po’ più in la’.

Come ingannare gli esperti: magia & (meta)narrativa nei Sette Soldati della Vittoria - immagine2-4065Abbiamo parlato di: Grant Morrison e AA VV, 2006: Seven Soldiers of Victory, .

Riferimenti:
Craft, J. 2004: Comics Universes as Fiction Networks (www.lib.utexas.edu)
Pavel, F. 1986: Fictional Worlds, Harvard University Press
: www.dccomics.com
: www.planetadeagostinicomics.it

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