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Intervista a Tiziano Angri e Tommaso Destefanis su Il Cimitero dei Calamari

Intervista a Tiziano Angri  e Tommaso Destefanis su Il Cimitero dei Calamari - immagine1-4054Giunto alla seconda edizione il Lucca Project Contest si conferma come uno degli eventi più interessanti all’interno dell’appuntamento annuale di Lucca e un’occasione imperdibile per giovani autori per farsi conoscere dagli addetti ai lavori. Oltre 140 elaborati presentati nel 2005, circa 110 nell’edizione del novembre scorso, con la grossa novità dell’accordo fra e Panini Comics per la pubblicazione e la distribuzione su scala nazionale dell’albo vincitore. Il primo volume di quella che si appresta a diventare una vera e propria collana è stato Ford Ravenstock – Specialista in suicidi, di e , presentato appunto durante l’ultima kermesse lucchese. Se non l’avete ancora letto, vi consiglio caldamente di procurarvelo.

Torniamo alla seconda edizione del concorso: gli autori dovevano presentare un progetto per un fumetto, comprendente un soggetto, alcuni schizzi preparatori, i profili dei personaggi e alcune tavole finite. Gli elaborati sono poi stati vagliati da una giuria di tutto rispetto composta da Massimiliano Giovanni (), Marco Marcello Lupoi (Panini Comics), e Diana Schutz (Dark Horse).
Il progetto che si è imposto in quest’edizione si intitola Il cimitero dei calamari, di Tiziano Angri (disegni) e Tommaso Destefanis (testi): il primo si guadagna da vivere come illustratore per diverse agenzie del settore pubblicitario, mentre il secondo si è diplomato alla Scuola Internazionale di Comics di Roma e vanta nel suo curriculum la vittoria nel 2005 al concorso Lanciano nel Fumetto e la partecipazione a numerosi concorsi di narrativa. Se non bastasse è anche musicista e milita nei Canbuldro’.
Ma andiamo a conoscerli meglio.

Volete presentarvi ai nostri lettori?
Tommaso Destefanis – Ho 33 anni, leggo fumetti praticamente da sempre e credo proprio che non smettero’ mai. A un certo punto della mia vita mi sono reso conto che non mi bastava più vivere questo mondo da semplice spettatore, ma volevo provare a dare il mio contributo. Non è stata una scelta, ma una vera e propria necessita’: quella di raccontare le storie che avrei voluto leggere.
Tiziano Angri – Da 17 anni vivo a Pisa dove ho cominciato il classico iter scolastico “del disegnatore”: diploma in grafica pubblicitaria e laurea in pittura all’Accademia di Belle arti di Firenze. Naturalmente disegno da sempre e la mia passione per il fumetto coincide con le letture nella tenera età come Topolino, poi in seguito sono arrivati i classici “adulti” quali Paz, , Liberatore…

Come ci si sente a vincere un concorso ancora giovane, ma comunque già importante?
TD – A me i concorsi piacciono, in linea di massima, li trovo stimolanti per la creatività e sono ottime occasioni per metterti a confronto con gli altri e migliorare. Ma il Project Contest ha decisamente una marcia in più rispetto agli altri concorsi: ti dà l’occasione di cimentarti con l’aspetto professionale della tua passione, a un livello altissimo. E poi sono rimasto veramente impressionato dall’entusiasmo di Giovanni Russo e degli organizzatori: persone che vivono per il fumetto.
TA – Di lusso! Anche perché con il disegno non ho mai vinto niente tant’e’ pensavo di aver chiuso con le competizioni dai tempi delle superiori dopo due deludenti partecipazioni al Pierlambicchi, ma allora ero troppo adolescente e scazzone per essere notato.

Vincendo questo concorso vi aggiudicate anche la pubblicazione del vostro fumetto a cura di Panini Comics: che ne pensate?
TD – Per me è un sogno che diventa realta’, senza mezzi termini. Pubblicare qualcosa è già meraviglioso, ma abbiamo un’eredità pesante da rispettare. Ford Ravenstock, il vincitore della scorsa edizione, è davvero un pezzo da novanta. Ho avuto il piacere di conoscere e : mi era già capitata l’occasione di apprezzare il gran lavoro che avevano svolto per alcuni albi editi da Cut Up (su tutti, Under the Moonlight per Armando e Inside per Susanna) e non posso che sperare in un seguito per Ravenstock. Vorrei leggere più fumetti così (soprattutto italiani).
TA – è una grossa responsabilita’, soprattutto se non hai mai pubblicato niente, oltre ad essere un’ottima palestra per capire come funziona la macchina editoriale, con i suoi tempi, le sue spese e le varie figure che ruotano intorno ad un progetto come editor, redattori, etc…

Come definireste la vostra storia?
TD – Sul piano narrativo, un noir alla Lynch, che entrambi adoriamo. Visionario, brutale, amaro. Un fantasy asciutto spudoratamente dalla parte dei perdenti, degli emarginati, dove la diversità e la differenza, sono valori e non problemi. Sul piano stilistico, l’incontro ideale (spero) fra due scuole di fumetto: quella anglo-americana, soprattutto di marca , a cui mi rifaccio io e quella del fumetto d’autore italiano, di oggi e di ieri, a cui si richiama Tiziano.

Intervista a Tiziano Angri  e Tommaso Destefanis su Il Cimitero dei Calamari - immagine2-4054Come mai avete scelto un’ambientazione realistica per raccontare una storia di forte connotazioni fantasy?
TD – Non faccio nessuna fatica ad ammettere che la mia prima cotta letteraria sia stata per Il Signore degli Anelli e per la narrativa fantastica. Crescendo mi sono appassionato all’opera di cineasti come Tim Burton, Terry Gilliam e il già citato David Lynch o a scrittori come e : tutti autori che, a modo loro, sono maestri nel miscelare il quotidiano con il fantastico, con l’inspiegabile, senza forzare la mano e senza risultare eccessivi. A me piace scrivere di persone e luoghi fin troppo normali che scivolano, per sbaglio o volutamente, in situazioni grottesche e paradossali senza per questo variare il loro modo d’essere: come se fosse il fantastico a restare sconvolto dalla realtà e non chi la realtà la vive.

Leggendo il soggetto risalta la descrizione, evocativa, del luogo da dove comincia il tutto. Quanto importante per voi è la cura dell’ambientazione?
TD – Fondamentale. Di solito non mi siedo e attacco a scrivere. Prima arrivano le immagini, frammenti. Nel caso del “Cimitero”, erano mesi che mi tornava in mente questa immagine: due ragazzi sul greto di un fiume, chini su un corpo maciullato. Lo stesso vale per la ragazzina nei tre cerchi di pietre. I frammenti arrivano un po’ alla volta e quando mi accorgo che sono abbastanza attacco a scrivere, provando a ricucirli tutti insieme di modo che diventino una storia. Ma tutto parte sempre dalle immagini, dagli ambienti, anche quando non scrivo per il fumetto. Il fatto che mi ritrovi spesso a parlare della mia terra, della provincia apuana e’, probabilmente, legato all’amore viscerale che provo per essa e che, mi auguro, non ci allontanerà mai.
TA – In tal senso io preferisco un’ambientazione quanto più vicina alla mia quotidianeità e in questo caso la provincia è anche lo scenario delle nostre vite reali. Io vivo a Tirrenia, un buco estivo di nemmeno duemila persone fondato dai fascisti più di settant’anni fa, quindi puoi immaginare che il mio maggiore bisogno è di rappresentare questo mondo nel modo più preciso possibile, nel bene e nel male. E comunque il paesaggio Toscano lo conosco meglio di qualsiasi megalopoli stile New York popolata da omaccioni che si chiamano Peter e che bevono sbroscia di caffeina al Centrl Park…

Nella definizione dei personaggi vi siete ispirati a qualcuno che conoscevate?
TD – Diciamo che ho pescato le facce e i caratteri da diversi personaggi che conosco o ho conosciuto, principalmente nella mia citta’. Quando ho avuto l’idea del “Cimitero” il pensiero è corso subito a Tiziano per questo motivo: veniamo tutti e due dalla provincia e ce la sentiamo addosso. Non volevo che il protagonista, Frangipane, fosse un belloccio statuario o un armadio palestrato, volevo che fosse uno con una faccia “vera”, un balordo da piazzetta o da sala giochi, e sapevo che Tiz questo lo avrebbe capito benissimo. Per Nina, la ragazzina nei cerchi di pietre, mi sono ispirato a un personaggio immaginario, non tanto per i tratti quanto per il concetto: mi riferisco al Paziente Inglese, Almasy, dello scrittore Michael Ondaatje, al modo in cui gli altri protagonisti, tutti figli delle colonie inglesi, proiettano su di lui la propria visione della madrepatria. Mi piaceva l’idea che i personaggi del “Cimitero” proiettassero su questa ragazzina senza nome e senza storia, i dubbi e le ansie che li tormentavano, alla ricerca di un’identita’, la propria, che stentavano a definire.
TA – Direttamente no, ma ad esempio non ti nascondo che Frangi fisioniomicamente ricorda un mio amico chitarrista (cosa che sono stati in molti a notare) affiliazione che mi rende felice perché comunque finisci per rigettare nel disegno quello che ti circonda, facce comprese. Quindi anche gli altri personaggi della storia, chi per un dettaglio chi per qualsiasi altra cosa, tendono ad avere tratti di gente reale, che conosco o che ho semplicemente visto.

Cosa pensate abbia convinto i giurati per assegnarvi il primo premio?
TD – A parte quell’assegno passato sotto banco? Penso che i giurati abbiano apprezzato la scelta di raccontare una storia che, pur in chiave fantastica, parla di noi, del nostro paese, di questo momento storico; nonche’ la scelta di cercare un equilibrio fra diversi generi. Ma, più di tutto, credo che siano rimasti colpiti dalle tavole di Tiziano e di come si siano adattate alla perfezione alle sensazioni che cercavo di comunicare coi testi.
TA – Tommaso dal modestone qual è dice che i miei disegni hanno in qualche modo giocato una buona fetta nel giudizio. Dal canto mio ribadisco che senza la sua storia quei disegni non li avrei mai fatti, quindi siamo pari.

Leggi il soggetto: Il Cimitero dei Calamari: Soggetto
Il Cast, direttamente dalla voce degli autori: Il Cimitero dei Calamari: Il Cast

Riferimenti
Panini Comics: www.paninicomics.it

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