Home > Articoli > Recensioni > Spari d’inchiostro: appunti per un canone del fumetto

Spari d’inchiostro: appunti per un canone del fumetto

Spari d'inchiostro: appunti per un canone del fumetto - immagine1-4040Non mi è capitato spesso negli ultimi tempi di leggere un libro di saggistica sui nostri amati comics che mi abbia divertito e fatto in qualche modo ragionare sulla materia. Anzi, devo dir la verita’, pur essendo usciti un po’ di volumi negli ultimi anni, dopo una fase tutto sommato di magra, pochi titoli li ricordo come interessanti e assolutamente da leggere. Bene, senza troppi giri di parole, devo dire che Spari d’inchiostro – Appunti per un canone del fumetto di rientra con ampio merito in questa categoria.
Interdonato è una figura non tanto conosciuta all’interno del panorama fumettistico italiano, e non è propriamente quello che si può definire un “critico”, almeno nel senso classico del termine, cosa che lui stesso lo ribadisce. Attraverso il suo blog (www.sparidinchiostro.splinder.com) da qualche tempo pero’ ha cercato di portare avanti un discorso di approfondimento sul linguaggio del fumetto, sui suoi codici, sulle sue potenzialità e sui suoi inevitabili limiti, tanto da diventare in poco tempo una delle voci più autorevoli in tema di comics.
Il suo blog, nato un paio d’anni fa, si è velocemente imposto come uno dei pochi da visitare necessariamente, anche perché in quel luogo virtuale si respira un’aria meno asfittica e meno esposta alle mille beghe di quartiere che funestano con incredibile costanza l’ambiente. Insomma, un luogo liberato dai soliti discorsi sui soliti fumetti, dalle solite inutili polemiche, dai soliti autori che si guardano un po’ insistentemente l’ombelico. E questo respiro si ritrova inevitabilmente anche in questo libretto, un po’ figlio legittimo dell’omonimo blog.

La prima cosa che mi è piaciuta è l’approccio sincero e schietto col quale l’autore affronta il compito di mettere assieme un canone che possa riassumere e dare senso a tutta la storia del fumetto e di conseguenza mettere in fila le sue opere migliori. Anche noi di LSB, ci chiediamo spesso se a fronte di un approccio alla materia qualche volta improvvisato si dovrebbe perlomeno costruire un metodo per poter leggere nella globalità e nel particolare il fumetto contemporaneo, poterlo meglio storicizzare, contestualizzare, relativizzare. Come fare per non affidarci al solo gusto personale, all’istinto, alla fascinazione che pero’ non sempre sappiamo ricondurre a un canone estetico preciso?
In un certo senso anche Interdonato si pone questa domanda e ha la capacità e la sfrontatezza per ammettere il difetto e barare. Lui stesso riconosce: “questo canone (…) è chiaramente composto solo di opinioni. Le mie opinioni, maturate alla luce delle mie intuizioni, del mio gusto, delle mie idee.” Da questo punto di partenza, che sembrerebbe ingenuo, poco utile allo sviluppo di un dibattito sulla ricerca di un canone estetico condivisibile, l’autore si inerpica nella compilazione, poco didascalica e per niente pedante, di una serie di titoli di fumetti. La scelta delle opere citate può essere o meno condivisibile. Sfido chiunque a non trovare punti di disaccordo, oppure a evidenziare quelle che per altri potrebbero essere ingiustificabili mancanze. L’elencazione di una serie di titoli che accontenti tutti, a mio avviso – e credo che sia così anche per l’autore del libro – si risolverebbe inevitabilmente in una compilation di qualità media, assolutamente anonima, senza troppe cadute o altrettanti picchi. Insomma, un’elaborazione che non sarebbe altro che mediocre, probabilmente utile solo ad un eventuale nuovo adepto alla sacra chiesa del fumetto o strumento essenziale per le biblioteche che volessero aprire una sezione di comics. Un canone del fumetto, quindi, che ha origine dal gusto, dalla sensibilità e dall’istinto dell’autore.
Non tutti concorderanno e credo che qualche ragione contraria potrebbe essere anche accoglibile. Ma partire dall’assunto che ogni cosa deve essere relativizzata secondo le proprie semplici opinioni toglie di torno un po’ problemi all’autore, e noi siamo dalla sua parte.
Interdonato in verità aggiunge qualcosa in più, e lo afferma spesso anche sul suo blog: le opere che cita sono quelle che in qualche modo, sempre secondo il suo punto di vista, hanno fatto fare un salto in avanti al fumetto
, quelle opere a cui si può affibbiare l’etichetta di rivoluzionarie, quei fumetti che hanno provocato una frattura nel modo di intendere, concepire, fare i fumetti, che in qualche modo siano state determinanti anche per un cambiamento nell’industria fumettistica e nel suo risvolto commerciale.

Se riguardo i titoli ai quali Interdonato riserva dalle poche righe a qualche pagina, poi scopro la seconda cosa che mi ha colpito e che mi è decisamente piaciuta. In questa elencazione di capisaldi fumettistici troviamo dei titoli che non molti avrebbero citato. Certo potrebbero sembrare un po’ snobistico volersi a tutti costi smarcare dal gusto comune, ma tutto ruota attorno all’assunto precedente per il quale questo canone è composto solo dalle sue opinioni. Così non ci dobbiamo meravigliare – anzi, io me ne rallegro – che a fianco agli ovvi Spirit, Little Nemo, Krazy Kat, o ai più moderni Jimmy Corrigan (che ancora noi lettori italiani non abbiamo avuto il piacere di leggere), V for Vendetta, Maus, possiamo trovare Shelter di Chantal Montellier, Pinky di , Lili Fatale di Lauzier o il Capitan America di Steranko. Tutti ottimi fumetti, ma che non credo sarebbero finiti nelle liste di molti. E questo, secondo me, è un altro punto a suo favore.

Inoltre non posso fare a meno di complimentarmi per il tono generale della trattazione e di come ogni singola opera è stata presentata. L’errore più insidioso era quello di mettere in sequenza una serie di recensioni, magari anche intelligenti e ben argomentate, ma che avrebbero appesantito con un eccesso di pedanteria il volume. Interdonato con abilità invece, come è uso fare sul suo blog, parla più spesso di come ha incontrato il fumetto in questione, perché quando lo lesse gli sembro’ importante, o addirittura prende spunto per parlare, apparentemente, d’altro. Insomma, quasi un’eresia per un mondo fumettistico spesso e volentieri troppo ingessato anche nel modo di pensare o di esporre le proprie idee. Il piacere di leggere queste pagine scaturisce proprio da un’informalità mai fine a se’ stessa, quasi mai sopra le righe, qualche volta incosciente, ma il più delle volte consapevole che c’e’ bisogno di parole nuove per raccontare il fumetto e mettersi a pari con la contemporaneita’.

Per concludere, malgrado un linguaggio qualche volta elitario, sia leggendo il libro che il blog, mi sento di dire che un altro modo per parlare di fumetto è possibile.
Un po’ presuntuosamente nella seconda copertina si scrive “finalmente c’e’ il libro che non c’era!”. Questo non lo so, e non è che sia molto importante. Di certo Spari d’inchiostro è un libro che potrà piacere a molti e potrà trovare un po’ di detrattori, per le medesime ragioni che ho scritto sopra.

Per quanto mi riguarda ne consiglio caldamente la lettura, se non altro per scoprire qualche titolo di fumetti indispensabili che soprattutto le nuove generazioni (ahime’) non conosceranno. Il libro di Paolo Interdonato può servire anche a questo.
Di questi tempi non è poco.

Riferimenti
Il blog di Paolo interdonato: www.sparidinchiostro.splinder.com

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

I commenti sono soggetti a moderazione, per questo motivo potresti non vederli apparire subito.
Ti preghiamo di non usare un linguaggio offensivo ma di esporre le tue idee in maniera civile.