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Debiruman: l’Uomo-Diavolo del Sol Levante

Debiruman: l'Uomo-Diavolo del Sol Levante - immagine1-4025La casa editrice pubblica il manga Debiruman, sulla rivista Magajin, da noi nota come Shonen Magazine, cioe’ magazine per ragazzi, a partire dal 1972.

Il suo autore , pseudonimo di Kiyoshi Nagai, è uno dei più influenti creatori di manga dagli anni sessanta a oggi. Nasce nel 1945 nella prefettura di Ishikawa, ma fin da bambino si trasferisce con la famiglia a Tokyo. Qui mostra, ancora giovanissimo, una forte inclinazione per il disegno, purtroppo pero’ una grave malattia non gli permette di proseguire gli studi. Nonostante questo, comincia a pubblicare le prime storie brevi e viene notato da Shotaro Ishinomori (autore tra le altre cose di Cyborg 009) che lo assume come suo assistente. Dice di lui lo studioso di fumetti francese Groensteen : “…personifica il sistema nipponico. Ha spinto l’industrializzazione della produzione animata a un livello superlativo (la sua Dynamic Production impiega più di trenta assistenti e possiede diverse filiali); gli si devono due innovazioni ormai totalmente integrate nel paesaggio del manga: l’introduzione dell’erotismo nel fumetto per ragazzi con Harenchi Gakuen e il concetto di robot gigante trasformabile, che ha fatto la fortuna di molte serie televisive.

Nagai è autore anche di alcuni tra i più popolari robot giganti, notissimi anche in Italia come Goldrake e Mazinga Z. Le sue opere precedenti a Debiruman non sono pero’ estranee alla sua genesi, pare infatti che Nagai si fosse molto risentito per le proteste delle associazioni dei genitori e dei benpensanti riguardo alla sua opera, giudicata scabrosa e diseducativa. Volendo sradicare i concetti di bene e male, e attaccare le persone che distinguevano i fumetti non tra belli e brutti, ma tra giusti e sbagliati, comincia a delinearsi l’idea di rappresentare qualcosa di nuovo, la messa in discussione e successivamente il rovesciamento dei suddetti valori. Già nel 1971, Nagai prova questa via con Mao Dante, manga incompiuto ma dentro il quale sono presenti molte delle premesse che porteranno a Debiruman.
Si può dire che allo scopo di mostrare il conflitto fra bene e male l’autore decida di prenderlo a prestito dall’immaginario occidentale, dove questa dicotomia è molto ben delineata, a causa dell’influenza culturale del cristianesimo, dottrina più adatta alla causa dell’autore, sebbene poco diffusa nel suo paese. Il buddismo e lo scintoismo, che sono invece le religioni più osservate in Giappone, non prevedono una divisione così marcata dei due concetti.

Un altro riferimento esplicito alla cultura occidentale è quello alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Questo può essere sottolineato non solo come un collegamento tra Oriente e Occidente, ma anche fra cultura “alta” e “bassa”. I temi dell’ibrido, della mutazione del corpo e della doppia identità sono altresì presenti. Ibrida è la natura stessa dell’Uomo-Diavolo, anche egli quindi precursore del postmoderno, sulla scia dei supereroi. La mutazione del corpo è invece la metafora dell’umanita’, che il protagonista della serie ha paura di perdere irrimediabilmente. La doppia identità è cruciale nella storia, in quanto una volta appresi i suoi poteri, Debiruman decide di metterli a servizio dell’umanita’, sebbene non ne faccia più parte. Solo quando sarà tradito e conseguentemente perseguitato dagli uomini, realizzerà la paradossalità della sua situazione. Un ibrido appunto, che combatte i demoni ma ne ha l’aspetto e protegge gli uomini che lo odiano.

Debiruman: l'Uomo-Diavolo del Sol Levante - immagine2-4025La storia racconta di un anonimo ragazzo giapponese, Akira Fudo, che viene convinto dall’amico Ryo Asuka dell’imminente avvento della razza demoniaca. L’unico mezzo per combatterli è fondersi con loro. Spesso la fusione provoca il rigetto e la morte dell’uomo, ma Akira è fortunato, e riesce ad assumere le capacità di uno dei demoni più forti, Amon. I demoni arrivano sulla terra e la lotta comincia. Il capovolgimento dei ruoli avviene quando si scopre che i demoni erano gli originari abitanti della terra, e quindi sono gli uomini ad aver compiuto un sopruso per primi. Inoltre l’umanità stessa, nella foga del conflitto, scatena tutta la sua violenza in una folle caccia alle streghe. La quale naturalmente non fa altro che nuocerle. In questo modo quella che era partita per essere una storia dell’orrore, finisce col diventare una condanna morale per l’umanita’, ormai estinta alla fine del manga.

Il tratto di Nagai, fondamentalmente scarno e caricaturale, con un uso netto e deciso del chiaroscuro ben si adatta alla tematica trattata. Anzi, aiuta a rendere meglio, dove necessario, la mostruosità degli uomini. Le influenze occidentali consistono nella scelta del tema, che comunque costituisce un’allegoria della società giapponese, e nei continui riferimenti occulti e religiosi che lo stesso tema comporta. Stilisticamente Debiruman è il classico manga degli anni settanta, usa la costruzione molto variabile della tavola allo scopo di suggerire il movimento con differenti vignette. Sono assenti pero’ virtuosismi grafici e orpelli cinematografici.

La prima riduzione audiovisiva di Debiruman è un anime, cioe’ un cartone animato giapponese in serie, realizzato nel 1975. Questa pero’ ne snatura l’essenza, da un lato la cautela delle televisioni produttrici e dall’altro lo schema iterativo della serie non permettono ne’ di trattare l’argomento originario, ne’ di usare lo stesso registro morale del fumetto. Da queste scelte di tipo commerciale nasce un Debiruman molto edulcorato, il protagonista assume toni blandamente supereroistici, e i cattivi finiscono sempre con l’essere sconfitti nel combattimento. Ai primi anni novanta risalgono invece due OAV, entrambi diretti da Tsutomu Iida, usciti in Italia con i titoli : La nascita e Devilman 2: L’arpia Silen. Questi rispecchiano più fedelmente sia la trama che lo spirito del fumetto. D’altro canto pero’ non aggiungono niente al discorso stilistico dell’Uomo-Diavolo. In sintesi due riduzioni fedeli ma scialbe. è invece del 2000 il terzo OAV, inedito in Italia e il cui titolo sul mercato internazionale è Amon – Apocalypse of Devilman. Una riduzione che si riferisce in particolare al momento della storia nel quale gli uomini, non riuscendo a riconoscere i demoni, danno vita a una folle caccia alle streghe. Tra le vittime di questa assurdità c’e’ anche Miki, la ragazza amata da Akira, questo naturalmente obbligherà il protagonista e il suo alter-ego a riconsiderare il rapporto con gli umani.

Bisogna aspettare il 2004 per vedere Debiruman sugli schermi giapponesi, interpretato da attori in carne ed ossa. La Toei affida la regia all’emergente Hiroyuki Nasu. Le parti principali sono distribuite tra giovani idol, la parte di Akira Fudo è affidata a Hisato Izaki. Insomma si tradisce subito l’intenzione di interpretare il prodotto come un’operazione commerciale. La riduzione tiene conto abbastanza fedelmente del fumetto, seppure gli ovvi tagli apportati per accorciare la trama vengono modulati in base al fatto che tutti i personaggi principali devono comunque comparire. Se questa da una parte è sembrata un’acuta operazione di marketing, dall’altra ha reso estremamente disorganica la sceneggiatura. Gli effetti speciali sono ben curati e alzano lievemente il livello qualitativo del film.

La pellicola non esce in Occidente, ma in patria riscuote un buon successo di pubblico. I critici invece si mostrano per lo più scettici e delusi. I lettori del manga si dividono fra quanti lo ritengono la prima trasposizione degna del loro beniamino, quanti ne sono rimasti delusi e rimpiangono il Debiruman disegnato e quanti, pur apprezzando il film, lo ritengono molto inferiore all’opera su carta.
Ad ogni modo non c’e’ dubbio che Debiruman costituisca un icona pop tanto nel paese d’origine che in Occidente. Go Nagai ha saputo rendere la sua creatura molto accattivante, e tutte le sue riduzioni, anche le meno riuscite, non mostrano altro che la vastità e la complessità dei rapporti fra cinema e fumetto, a tutte le latitudini. Questa opera costituisce quindi la prova lampante di come la società dei consumi, globalizzante, reclami sempre nuovi spazi e finisca indifferentemente con l’agire in Oriente e in Occidente.

Riferimenti
Devilman, il film: www.devilmanthemovie.jp
Devilword: www.devilworld.org
Voce su wikipedia in inglese: Devilman

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