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Intervista a Luca Raimondo

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INIZI

Come ti sei avvicinato al medium fumetto?
Naturalmente prima da lettore. Quando ero bambino, a differenza di quanto accade oggi, leggere i fumetti era un passatempo molto diffuso tra i bambini. Non ricordo precisamente quando, ma ho cominciato molto ma molto presto a leggere Topolino e a collezionarlo.
Dal punto di vista professionale pero’ l’ho fatto quando ho scoperto che nella mia città c’era un gruppo di valenti professionisti.

Hai esordito sulle pagine de ‘L’intrepido’, per poi disegnare due storie della collana ‘Eduardo a fumetti’. Ci puoi parlare di queste esperienze?
Purtroppo il mio esordio su ‘L’intrepido’ si è rivelata solo una fugace apparizione perché la testata era già in odore di chiusura. Per me è stata importante più che altro perché mi ha dato fiducia in me stesso, facendomi capire che ero sulla buona strada per poter intraprendere al meglio questa professione, anche se c’era ancora molto da lavorare sulla qualità del mio prodotto. Il Teatro di Eduardo a fumetti poi è stata un’esperienza sicuramente positivissima. Innanzitutto perché sono un grande appassionato del teatro di Eduardo De Filippo e quindi poterne disegnare a fumetti due opere per me è stato un grandissimo piacere. Poi è servita a farmi provare per la prima volta cosa significa lavorare a un progetto a cadenza mensile, in cui ci sono dei tempi da rispettare per la consegna del lavoro.

Hai disegnato alcune opere teatrali di Eduardo De Filippo. Avevi particolari paletti o istruzioni precise per tradurre queste opere teatrali in fumetti? E’ stato un lavoro molto faticoso ed eccitante, credo.
Come ho detto prima, da appassionato, è stato sicuramente molto eccitante. Era la realizzazione di un mio piccolo sogno, perché, non ti nascondo che, prima che mi venisse proposto il progetto, avevo spesso pensato che sarebbe stato bello un giorno unire la mia passione per il fumetto a quella per il teatro di Eduardo. Questa passione ha fatto si poi che non sentissi alcuna fatica nel realizzarlo. Anzi, essendo un ‘esperto’ di quelle ambientazioni, di quelle atmosfere e di quel modo di fare teatro, è stato un lavoro che quasi si è disegnato da solo!
Di paletti, io, personalmente, non ne ho avuti, anche perché non avrei mai osato stravolgere nulla. So pero’ che li aveva chi ha tradotto l’opera in sceneggiatura a fumetti, perché non doveva assolutamente variare nemmeno una parola del testo originale per precisa volontà degli eredi dell’autore.

Dopo hai cominciato a lavorare per il mercato francese, soprattutto con storie erotiche. In virtu’ di questo come ti poni tu nella storica querelle Francia/Italia?
Mah, la Francia soprattutto oggi, è un’occasione lavorativa in più per autori che non riescono a trovare spazio nel difficile mondo del fumetto italiano. Io, a suo tempo l’ho usata per ‘farmi le ossà e ho fatto quello che i miei colleghi meno giovani di me hanno fatto direttamente in Italia, quando esisteva ancora una produzione nostrana del fumetto erotico. Oggi che questo tipo di produzione in Italia è quasi del tutto scomparsa, i giovani disegnatori che hanno bisogno di maturare per poi accedere a collaborazioni con editori più importanti spesso non sanno a chi rivolgersi. Io fortunatamente questa possibilità l’ho avuta in Francia.

La scuola salernitana, a cui appartiene tanto tu quanto gente come (osannato nel tuo sito!), o le nuove leve Gianluca Acciarino e Peppe Ricciardi, è la risposta italiana alla linea chiara francese. Derivano proprio da qui le tue influenze grafiche. Parlacene.
Innanzitutto una precisazione: Acciarino e Ricciardi sono due valentissimi disegnatori che non appartengono al gruppo salernitano! Sono esponenti della scuola napoletana che negli ultimi anni, oltre a loro due, sta sfornando tante nuove leve interessanti.
e’ vero: la mia naturale tendenza alla linea chiara per motivi di gusto ha trovato fertile sviluppo nell’ambito di un gruppo che proprio di questo stile di disegno ne ha fatto, soprattutto all’inizio, una sorta di ‘marchio di fabbrica’. Anche in questo mi piace leggerci una sorta di predestinazione: non solo trovare nella propria città un gruppo di valenti disegnatori professionisti, ma anche trovarli con lo stile che preferisco! Cosa si può chiedere di più?

BONELLI

Nel 2002 sei passato alla Bonelli, collaborando con Jonathan Steele. Raccontaci come è stato il tuo arrivo nella casa editrice più importante d’Italia.
Bonelli era l’obiettivo che mi ero prefissato quando ho cominciato ad accarezzare l’idea di fare questo mestiere. E i motivi erano principalmente due: il primo era che pubblicava i miei fumetti preferiti, e il secondo che era il più grande editore di fumetti italiano (se non europeo). Un editore insomma che mi avrebbe permesso di vivere del lavoro di disegnatore e non di essere costretto anche a fare altro. Percio’ per anni, di pari passo con il mio esercitarmi, ho spedito prove su prove in redazione a quasi tutte le testate finche’, finalmente, una volta pronto, c’e’ stata la possibilità di disegnare Jonathan Steele dato che aveva bisogno di un nuovo disegnatore nel suo staff.

Intervista a Luca Raimondo - immagine2-3938La tua esperienza su Jonathan Steele. Sicuramente il tuo tratto è diverso dagli altri disegnatori della testata, sicuramente meno fantasy. Come ti sei trovato a lavorare con Memola e la sua creatura?
Memola in Bonelli si occupava del suo personaggio a 360: era sia autore che curatore della testata e devo dire che svolgeva entrambi i ruoli in maniera perfetta per le esigenze del sottoscritto. Mi ha sempre lasciato molta libertà sul come disegnare le sue sceneggiature, non imponendomi mai la propria visione. In quanto al tratto, lo stesso Memola mi spiego’ che Jonathan Steele era una testata realistica e la presenza di disegnatori dallo stile fantasy (o simil manga) era una coincidenza e non una sua richiesta.

Dopo Steele, la grande occasione: Brad Barron. Certamente collaborare alla prima miniserie bonelliana, che ha avuto un buon successo di vendite, ti ha reso più conosciuto. Tu come ti sei posto a questo lavoro ‘a termine’? Sapevi già che avresti disegnato tre storie o in virtu’ della tua velocità hai dovuto coprire buchi lasciati da colleghi magari più lenti?
Si, Brad Barron mi ha dato maggiore visibilità per il semplice fatto che è stato un progetto atteso con grande curiosità dai lettori bonelliani. All’inizio non sapevo quante storie avrei disegnato, credo nessuno lo sapesse proprio perché c’era da verificare la velocità dei singoli disegnatori con il nuovo prodotto. Pensa che per poco, se in redazione non avessero pensato giustamente che 3 storie su 16 fossero abbastanza per un singolo disegnatore, avrei anche potuto disegnare un quarto numero.

Si sa già che l’avventura di Brad Barron in edicola non è finita con la miniserie principale, ma continuerà con storie tipo maxi. Sei coinvolto anche tu in questo progetto? Per ora si sa che la prima è nelle mani di Max Avogrado, la seconda in quelle di Walter Venturi. Magari la terza…?
No, per il momento la mia collaborazione con Brad Barron è conclusa.

Con la chiusura di Brad, passi a Dampyr. Quindi ancora un altro genere. Dopo fantasy e fantascienza anni ’50, tocca all’horror. Questo fa di te un artista molto poliedrico. A quale genere ancora vorresti prestare le tue matite?
Mi manca il genere giallo e mi piace molto disegnare ambientazioni storiche: una capatina nell’800 o nell’inizio del ‘900 la farei volentieri. O magari nel medioevo.

Romanzi a fumetti Bonelli. Il primo sarà Dragonero di Enoch, Vietti e Mattoni. Poi si sà di un romanzo di disegnato da . Sei coinvolto nel progetto generale?
No. Ma quello dei romanzi a fumetti è un progetto che trovo molto interessante. Un giorno, chissa’…

Quale altra icona bonelliana vorresti disegnare?
Oltre Dylan Dog che resta il mio personaggio preferito, disegnerei volentieri anche Martin Mystere. Ma una storia di , una sola, sarebbe bellissimo!

Quali sono i tuoi prossimi progetti bonelliani?
Per il momento sono impegnato solo con Dampyr di cui sto disegnando il mio secondo numero.

PROGETTI EXTRA BONELLIANI

Continuerai a collaborare con il mercato francese?
Si, a ritmo molto blando per via dei miei impegni bonelliani, ora sto disegnando la seconda parte di una piccola saga scritta da Cristophe Bec per Les Humanoides Associes. Mi dà la possibilità di staccare ogni tanto dalle buie atmosfere dampyriane e tornare al mio primo amore: la linea chiara.

Vedendo il tuo divertentissimo sito web, magari può venire in mente che ti piacerebbe anche scrivere, oltre che disegnare…
E ti verrebbe in mente bene! Prima o poi spero di poterlo fare! Cosa, pero’, ancora non saprei.

Hai in ballo progetti con altre case editrici, anche italiane?
No. Per poterlo fare dovrei imparare a disegnare contemporaneamente sia con la mano destra che con la sinistra!

PERSONALI

Quali sono i tuoi mostri sacri e le tue fonti d’ispirazione?
Il fumetto franco/belga di linea chiara è sempre stato il mio modo ideale di fare fumetti. Agli inizi del mio apprendistato, Brindisi, un po’ per scelta personale un po’ perché era inevitabile, è stato il mio modello principale e la sua influenza è visibilissima. La cosa non mi dispiace perché ho sempre pensato che abbia lo stile più piacevole che io conosca. Poi naturalmente ci sono i vari Raymond, Toth, Boucq, e tanti altri che per elencarli tutti manca lo spazio. Oggi pero’, più che al singolo cerco di guardare tutti i disegnatori possibili e tutte le scuole possibili, anche quelle che non gradisco molto, in quanto in ogni esperienza c’e’ qualcosa da assorbire per accrescere il proprio bagaglio tecnico e artistico.

Il genere erotico. E’ un genere che ti attira, continuerai a disegnare storie erotiche?Oppure è stato solo un periodo, ormai passato, della tua vita?
Se si tratta di erotismo di qualita’, fatto con intelligenza, allora si, potrei anche farlo. Ma se si tratta di quello che ho dovuto disegnare per necessita’, credo che l’esperienza sia proprio conclusa.

Volumi che non dovrebbero mai mancare nella biblioteca di un appassionato.
Una buona dose di storie di , le strisce di , e almeno una pila di .

Lo so che è difficile decidere tra i propri figli qual’e’ il preferito, ma qual’e’ il tuo lavoro che preferisci?
Quando riguardo un mio albo rimango sempre molto insoddisfatto. La mia risposta a questa domanda percio’ sarà sempre: “Preferisco il prossimo, quello che ancora devo disegnare, nella speranza che possa essere finalmente un vero capolavoro!”

Riferimenti:
Sito di Luca Raimondo: www.lucaraimondo.it
Sito Bonelli: www.sergiobonellieditore.it

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