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Brodo di niente di Andrea Bruno

Brodo di niente di Andrea Bruno - immagine1-3935Brodo di niente è il fumetto della maturità di .
Catanese, 35 anni, dai primi anni novanta Bruno pubblica i suoi fumetti per varie case editrici a cominciare dal Centro Fumetto Andrea Pazienza per il quale esordisce su Schizzo Posse. Pur vantando collaborazioni in Italia e all’estero con riviste quali Pulp Comix, Datacomics, Mano, Black, Nonzi, Le cheval sans tête, Plaque, Strapazin, Babel, Rosetta, Forresten, De Brakke Hond, non sono molti i volumi monografici che riportano il suo nome. Anzi, a ben vedere si riducono a pochi titoli: Black Indian Ink, uscito nel 1999 all’interno della collana Schizzo presenta per CFAP; Irriducibili (Megaton 2003), raccolta dei suoi primi racconti su testi di Luca Bonanno; Disappearer , illustrazioni raccolte nella collana Cahiers della Coconino nel 2001. Insomma, una carriera spesa in mille collaborazioni, progetti, esposizioni, tanto da meritarsi nel 2000 il Premio Attilio Micheluzzi Nuove strade al Napoli Comicon.
Eppure, alla larga cerchia di lettori il nome di dirà poco o niente. Tra gli addetti ai lavori e tra i più attenti appassionati invece il rispetto e la stima per quest’autore mi pare essere molto alta. E a ben vedere.

Negli ultimi anni il suo nome viene associato alla rivista laboratorio Canicola, di cui è uno degli animatori. All’interno di questa esperienza il suo è forse il nome più forte e più interessante, senza voler togliere nulla agli altri ottimi artisti. Una rivista che nasce da una progettualità precisa e che, se a prima vista potrebbe sembrare inutilmente elitaria e snobistica, ha il merito invece di mettere a profitto le esperienze di un gruppo di autori dalla forte individualita’, accomunati da un’analoga sensibilità narrativa e artistica. In questo contenitore il peso della personalità e delle scelte stilistiche di Bruno è molto evidente e marcato, tanto da sembrare che i suoi fumetti non possano trovare casa migliore. Accanto ad altri autori che prediligono un modo assolutamente così eterodosso di concepire la narrazione per nuvolette Bruno ha potuto scoccare le sue frecce migliori.
Non a caso, è sul primo numero della rivista, uscito nella primavera del 2005, che compare la prima parte di “Brodo di niente”, ora raccolto in un bel volume dal grande formato proprio sotto il marchio Canicola. La prima sensazione è che lo stile grafico e la capacità di incernierare il racconto attraverso queste tavole che sembrano emergere da un insieme di macchie d’inchiostro, buttate sul foglio in modo apparentemente casuale, abbiano compiuto un netto balzo in avanti. Pur apprezzando anche i suoi lavori passati, l’andamento narrativo, la credibilità e la profondità dei personaggi, l’equilibrio tra sperimentalismo e chiarezza di linguaggio, insomma tutte le componenti del suo bagaglio tecnico-teorico mi sembra abbiano subito un deciso processo di maturazione.

“Brodo di niente” appare come una rappresentazione pessimistica del futuro della società italiana (e occidentale) o, meglio ancora, come l’estremizzazione di alcune tematiche politico-sociali che si sono innestate negli ultimi decenni nella crescita abnorme e nella deriva disumanizzante dei nostri agglomerati urbani. Come nei suoi lavori precedenti, l’umanità descritta da Bruno è fatta di personaggi ai margini della normalita’ sociale, spesso obbligatoriamente devianti o altre volte istintivamente e naturalmente ribelli. La visione dell’autore è in prospettiva, e cioe’ tende a raccontare un’altra realtà per meglio ragionare sulla presente condizione all’interno di quel mondo depresso e disperante che sono le periferie urbane e le desertificazioni delle comunità rurali.
separatorearticoloCosi’, “Brodo di niente” si apre simbolicamente su un cimitero e con la voce narrante del protagonista che ci catapulta dentro uno scenario di guerra. La Nato, una resistenza, dei disertori, un esercito di preti che sta cercando di conquistare un’Italia dilaniata dalla guerra civile; Italia che riesce a ritrovarsi unita, per una sola notte, alla vittoria della Nazionale di calcio al campionato del mondo. Film già vissuto e appena visto.
Non è un caso che il libro giri tutt’attorno a una diserzione. Questo fumetto è programmaticamente una diserzione e, da quanto ho capito, anche Andrea Bruno è un disertore. Chiariamoci, qui si diserta una vita pianificata, le scelte fatte dagli altri, l’autorità insensata e stupida. Come si disertano i fumetti disegnati bene, le pagine pulite e ordinate, i racconti dove tutto viene noiosamente spiegato, l’avventura classica trita e ritrita. E nell’abbandonare il fantomatico “carro dei vincitori” del mercato fumettistico globale, Bruno sceglie l’emozione, la suggestione, la propria intima espressivita’, una calligrafia fumettistica un po’ difficile da interpretare, ma che lascia in dono una grande soddisfazione alla fine della lettura.

Con le dovute e necessarie cautele di quando si azzarda un paragone, questo scenario di una guerra civile così indistinta, ma universale, mi ha fatto venire in mente Appunti per una storia di guerra di Gipi. Le analogie pero’ si fermano subito all’apparenza: primo, il modo di raccontare è molto distante, perché Gipi affonda tutta la sua arte nel caratterizzare al meglio i suoi personaggi mentre Bruno lavora sempre per sottrazione, tanto che a mala pena ci vengono detti i nomi dei protagonisti. Imparagonabili gli stili grafici, perché Bruno sembra cercare di nascondere con macchie disturbanti le siluette abbozzate mentre Gipi gioca sull’espressività e sull’estrema leggibilità della pagina e della vignetta, ancorche’ adotti a volte un disegno non proprio rifinito. In ultimo abbiamo due modi diametralmente opposti di raccontare: l’autore pisano non rinuncia alla chiarezza, all’accessibilità dei suoi fumetti, mentre “Brodo di niente” è difficile, necessita che il lettore s’impegni per affondare i denti in una storia dove sembra che qui e là manchino dei pezzi per comprendere al meglio il puzzle, affascinante, che sta dietro ai disegni anch’essi sfuocati di Andrea Bruno.

Brodo di niente di Andrea Bruno - immagine2-3935Se le tavole sembrano fuori fuoco, come la storia a tratti è apparentemente poco chiara, niente è pero’ sfuocato nelle intenzioni e nei pensieri dell’autore catanese. Riallacciandomi all’incipit di questo articolo, Bruno in tutti questi anni ha compiuto un lento e costante cammino verso la sua maturità artistica, ma spero che non senti come compiuto il suo percorso, perché sono convinto che abbia ancora molto da dire. Avendo presente la sua carriera, le sue scelte, fatte di impegno e coerenza, e avendoci parlato un paio di volte assieme, credo proprio che sarà cosi’.
“Brodo di niente” so che sara’, fin da ora, uno dei miei dieci fumetti preferiti del 2007. Come so che per molti Andrea Bruno sarà un autore da seguire nei suoi prossimi lavori.
Buone nuove dall’Italia.

Riferimenti
Il sito di Canicola: ilgruppocanicola.splinder.com

Bibliografia minima
Black Indian Ink – Schizzo Presenta 16, Centro Fumetto Andrea Pazienza, 1999
Disappearer – Coconino Press, 2001
Irriducibili – Megaton, 2003

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