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Nathan Never: fantascienza in tempo di crisi

Nathan Never: fantascienza in tempo di crisi - immagine1-3871Nathan Never si avvicina al 200 numero. Un traguardo da capogiro che per un fumetto Bonelli pesa quanto può pesare la certezza della colazione mattutina per l’uomo comune: una sana abitudine. Ci sono punti di riferimento che abbiamo accanto e dei quali, quando esistono, ci convinciamo di poter fare a meno. Possiamo comprare quel fumetto un mese si, due no, un altro si… con la certezza che sarà sempre li’, ad accettare i nostri capricci (e’ l’illusione della serialita’, che è una conquista e un merito per una pubblicazione, visto anche le tante chiusure recenti di testate storiche).
e’ questo il mio rapporto con l’eroe del futuro in più di 15 anni di pubblicazioni: un continuo fuggire e tornare alle sue pagine, per “distrazione” in un senso, per “curiosita’” nell’altro. Eppure, dopo la guerra tra la Terra e le Stazioni Orbitali, risalente ai numeri 157-161, che ha modificato sostanzialmente lo status quo della serie, la curiosità si è mantenuto costantemente alta ed è stata felicemente ripagata.

Nathan Never è oggi, tra i fumetti Bonelli, il più coraggioso e, visto da un preciso punto di vista, il più ambizioso.
La centralità di autori come o , accanto agli storici e , sembra aver dato sostanza a un percorso narrativo di ampio respiro, corale e dalle numerose e interessanti implicazioni socio-politiche.
La fantascienza e la sua ucroni’a, da sempre, generano mondi e tempi diversi, inediti ma capaci di restituire ai lettori un riflesso comprensibile e vivo della realtà in cui si vive. Nathan Never non può sfuggire a questa regola, pena l’inaridimento e il vuoto narrativo. è quindi una necessita’, quella che governa e regola dall’interno, in chiave strutturale, la vita editoriale del personaggio. Una necessità che gli autori hanno preso molto seriamente e che stanno cercando di affrontare con coraggio.

I temi centrali che caratterizzano gli ultimi anni della serie hanno a che fare con la libertà dell’individuo e le sue restrizioni a causa della paura; con l’evoluzione della scienza genetica e della messa in discussione dei principi alla base della vita; con i rapporti di potere tra istituzioni, multinazionali e individui; con le differenze sociali e razziali alla base delle dinamiche relazionali e di massa; con i rischi ecologici connessi all’evoluzione dell’umanita’.
Temi importanti, attuali e sfuggenti, che costituiscono il tessuto di cui sono fatti i giornali e i notiziari della nostra quotidianita’, di cui sono composti i discorsi e le paure della gente, delle relazioni tra le persone. In Vietti, Medda e compagnia, si indovina la volontà di avvicinare il fumetto popolare italiano a temi che hanno spesso provocato timore, inadeguatezza e fuga; la voglia di affrontarli direttamente, senza compromessi, in modo realistico e non ingenuo.
Le trame mostrano una costante attenzione nel muovere gli scenari politici, le implicazioni di potere ai diversi livelli della scena pubblica, all’interno dei quali Nathan Never e gli altri colleghi dell’Agenzia Alfa si ritrovano costretti ad agire loro malgrado, spesso impotenti, usati, manovrati. L’eroe diventa pedina di progetti più grandi e sfuggenti, dei quali riesce ad avere soltanto una percezione parziale, ridotta. Gli autori favoriscono l’immedesimazione con questo eroe diviso provocando nel lettore la stessa sensazione di parcellizzazione e impotenza.
Esemplificativo e perfetto da questo punto di vista è il racconto in due parti realizzato da Medda e De Angelis nei nn. 187-188: il nemico al centro della scena è un’azienda farmaceutica senza scrupoli, che vende medicine per una malattia da lei stessa creata. Medda muove i personaggi con una sensibilità rara, attraverso una sceneggiatura precisa e coinvolgente, asciutta e dinamica, coadiuvato dagli ottimi disegni di un De Angelis molto sintetico ed evocativo. Le vicende personali, prima tra tutte l’amore profondo ma scricchiolante tra Nathan Never e Sara McBain, sono rappresentante in relazione al contesto più ampio che governa la società e condiziona i comportamenti.

Il tema dell’industria farmaceutica viene ripreso da Ostini nel numero attualmente in edicola (192) in relazione alla precarietà economica, strutturale, sanitaria in cui versa la Città Est dopo la caduta di Urania. A condurre la narrazione sono le scelte dei cosiddetti Tecnopati, individui unici nati dalla catastrofe recente, che hanno il potere di dialogare direttamente con la rete e il mondo virtuale attraverso la telecinesi e che decidono di impegnarsi a svelare le macchinazioni delle aziende farmaceutiche dietro alle recenti epidemie in atto nella citta’.
Meno efficace nel rappresentare gli scenari politici, Ostini sembra più interessato al lato intimo e alle implicazioni emotive delle azioni dei protagonisti. Rispetto a Medda, egli mostra a volte un eccessivo schematismo nei meccanismi alla base della narrazione e minore abilità nel muovere la coralità dei personaggi.

Nathan Never: fantascienza in tempo di crisi - immagine2-3871Ma è Vietti l’autore che più di tutti sembra avere a cuore la dimensione politico-economica della serie. Artefice in prima persona della saga della guerra, ha successivamente dato vita ad alcune storie realistiche fortemente politiche, come quelle che hanno visto al centro la multinazionale Seti Prime (178-179 tra gli altri) o quelle in cui ha posto l’attenzione sull’operato dei cosiddetti proconsoli, agenti di pubblica sicurezza con poteri di vita e di morte sui cittadini che hanno di fatto fortemente ridotto la libertà individuale. Purtroppo, Vietti è tanto abile a narrare questi temi, quanto in difficoltà nello spostarsi sulle vicende individuali dei personaggi. Il dialogo tra Nathan Never e l’agente Nicole Bayeux nel numero 181, nel quale i due chiariscono vicendevolmente la propria posizione sentimentale, appare ingenuo, innaturale, meccanico e motivato da ragioni esterne alla trama, ovvero imposte dalla mano dello sceneggiatore per ragioni legate alla direzione da imprimere alla serie. Le stesse difficoltà sembrano emergere nel recente 191, dove la vicenda noir sembra muoversi per necessità narrative non sempre coerenti con i comportamenti dei personaggi.
Vietti, insomma, mostra più abilità nel tratteggiare gli scenari politici in cui si muovono le vicende, che nell’accompagnare e sviluppare i percorsi individuali dei personaggi all’interno di essi.

Per le ragioni sintetizzate, ritengo Nathan Never una serie davvero vitale e ambiziosa all’interno delle pubblicazioni Bonelli, dalle enormi potenzialità ancora inesplorate. Abbandonati in buona parte i temi e le avventure legate alla fantascienza più classica – tra gli sceneggiatori sembra essere Vigna quello più vicino a quel tipo di narrazione, della quale è ottimo esempio il numero 186 realizzato in coppia con l’ “impressionismo” di Toffanetti – è encomiabile e a tratti entusiasmante il modo in cui gli autori stanno cercando di rappresentare le angosce e le insidie della nostra quotidianita’.
Sono convinto tuttavia che Nathan Never si trovi al momento su un ponte che è importante, necessario, avere il coraggio di percorrere fino in fondo, per ritrovarsi dall’altra parte con una narrazione sempre più matura, efficace e chiara nelle sue intenzioni. Il rinnovamento delle tematiche deve essere accompagnato da un rinnovamento sempre più deciso anche del linguaggio visivo e dialogico. Senza la necessità di porsi obiettivi “rivoluzionari”, credo sia utile che gli autori continuino a porsi in modo centrale il tema dell’attualità del linguaggio, dei tempi di lettura delle diverse scene e della conduzione della regia, con il duplice fine di: favorire l’identificazione del lettore tramite una narrazione realistica e vicina al modo con il quale oggi comunichiamo; valorizzare ed esaltare la forza dei temi trattati attraverso i simboli che strutturano la narrazione e che di quei temi, della loro evoluzione sono figli. Per il Nathan Never degli ultimi anni, che mostra la chiara ambizione di voler rappresentare le incertezze della nostra realtà socio-politica attraverso racconti avventurosi, complessi e attuali, è centrale riuscire a lavorare sull’efficacia del linguaggio, molto più, credo, che per altre serie Bonelli. Forma e contenuti sono strettamente correlati. Gli stimoli e le indicazioni da altri fumetti (italiani ma soprattutto esteri) e altri medium sulla strada da percorrere ci sono, sono importanti e necessitano di essere riconosciuti, analizzati, reinterpretati e reinventati all’interno del codice proprio dei fumetti Bonelli.
e’ un’ambizione grande, importante, che spero possa essere compresa e fatta propria dagli ottimi autori della serie.

Riferimenti:
: www.sergiobonellieditore.it

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