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Kyashan, la rinascita

Kyashan, la rinascita - immagine1-3867Pur non essendo esente da difetti, Kyashan non può fare a meno di lasciare lo spettatore con la sensazione di avere visto, anche se in frammenti, qualcosa di finalmente diverso e innovativo.
Il film trae ispirazione da un vecchio anime datato addirittura 1973: Shinzo ningen Casshern (Cashern, l’uomo dal nuovo corpo), prodotto dallo Studio Tatsunoko (lo stesso di Hurricane Polimar e Tekkaman, per intenderci) e costituito da 35 episodi trasmessi anche in Italia. La storia era la seguente: il Professor Azuma costruisce quattro androidi incaricati di decontaminare la terra, ormai inquinata oltre misura. Il più sofisticato di essi, Briking, colpito da un fulmine, impazzisce e decide di eliminare la razza umana, sfruttando la scienza dello stesso Azuma per creare un esercito di robot al suo comando. Prima che cio’ avvenga, il professore si fa convincere dal figlio Testuya a sperimentare su di lui una nuova tecnologia, trasformandolo nel fortissimo androide Kyashan. Simile sorte tocca alla moglie la cui mente viene inserita in un cigno robotico, animale da compagnia di Briking, in modo che possa spiare le mosse del nemico. Il giovane è coadiuvato dal cane robotico Flender e dalla fidanzata Luna.

Già l’anime stesso mostrava peculiarità e maturità tali da renderlo un prodotto atipico: attualità dei temi (ecologia, discriminazione razziale), precisi riferimenti alle grandi dittature del nostro secolo (Briking era raffigurato con fattezze simili a quelle di Mussolini e con atteggiamenti tipici della personalità di Hitler, mentre gli altri tre androidi alle sue dipendenze mostravano chiari riferimenti ai gerarchi nazisti; medesimi richiami al Nazionalsocialismo nell’iconografia dell’esercito robot), pressoche’ assoluta mancanza di momenti comici e di sdrammatizzazione (si pensi alla distanza dal successivo Polimar), debolezza intrinseca dell’eroe il cui successo dipendeva spesso da influenze esterne, maturità e caratterizzazione dei personaggi principali, mai tipizzati, e, soprattutto, presenza della morte. In Cashern si moriva per davvero e senza distinzione alcuna tra buoni e cattivi; anzi, spesso a cadere erano proprio donne e bambini innocenti.

Proprio da questi elementi e dalle tematiche di fondo della serie animata prende le mosse il lavoro del regista, Kazuaki Kiriya, talentuoso autore di videclip musicali qui alle prese col suo primo lungometraggio. Fin dalle prime sequenze appare chiaramente la volontà del regista, co-autore anche della sceneggiatura, di non volersi limitare ad una riproposizione pedissequa del modello. Tutt’altro. Trama e temi della fonte vengono rielaborati, modificati e persino estremizzati. Emblematica in tal senso la scena precedente il risveglio di Kyashan nella quale un casco identico a quello indossato dal protagonista dell’anime viene inquadrato in primo piano, facendo crescere nello spettatore l’attesa per l’entrata in scena dell’eroe. Casco che invece andrà distrutto ancor prima di essere indossato, vero e proprio manifesto programmatico di Kiriya: il Kyashan animato è il seme da cui è germogliato questo Kyashan cinematografico. Cio’ che era in potenza ora diviene atto.

Ogni aspetto della serie animata viene portato all’estremo, assurge a simbolo. E guerra, violenza, discriminazione e morte, temi centrali anche dell’anime, vengono gettate nella mischia (“Io sono nato dall’odio” – dirà Barashin ad un certo punto del film – “Io sono l’Odio incarnato”). E così la Nazione Centrale diventa la Confederazione dell’Asia Centrale, una dittatura militare in guerra contro un fantomatico terrorismo. La natura è stata spodestata e lo scenario è costituito da una sterminata megalopoli, buia, sporca, fumosa, fatta di strutture in acciaio e ferro in puro genere steampunk (evidenti i richiami a Metropolis di Fritz Lang, ma anche all’opera di ). L’iconografia e le scritte in cirillico sono un chiarissimo riferimento ad un regime stalinista o comunque comunista. In questo contesto si muovono i vari personaggi: il Dottor Azuma (Akira Terao), ossessionato dal trovare in tempo una cura per la moglie Midori (Kanako Higuchi), malata terminale, il figlio Tetsuya (Yusuke Iseya), deciso ad arruolarsi a tutti i costi nell’esercito per difendere il proprio paese e, soprattutto, per opporsi alla volontà del padre, la fidanzata Luna (Kumiko Aso) e suo padre, il Dottor Kozuki (Fumiyo Kohinata), un altro scienziato collega di Azuma. La determinazione di Tetsuya ad entrare a far parte dell’esercito, frutto di una conflittualità edipica con il padre dai toni quasi shakespeariani, è tale che nulla sembra contare, nemmeno l’abbandono dell’amata. E mentre Testuya scopre la guerra e la morte, il padre ricerca forsennatamente (e apparentemente) la vita sperando che i suoi esperimenti sulle neo-cellule possano guarire il male della moglie.

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