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La morte alle calcagna

La morte alle calcagna - immagine1-3857Marko Turunen, finlandese, è una scoperta per l’Italia del gruppo ; classe 1973, fondatore della casa editrice Daada, è pubblicato in Finlandia, Francia, Belgio, Germania, Slovenia. Il suo stile e la sua ricerca narrativa si pongono con naturalezza all’interno del progetto Canicola; questo suo volume, il primo pubblicato in Italia, ci offre un iniziale, importante, tassello di un vero e proprio manifesto (stilistico e contenutistico) dell’autore.

Grattugia e Intruso hanno le sembianze di due freak, la prima avvolta in una tuta da supereroina, il secondo basso, tozzo e dalla testa enorme; tutto il mondo in cui si muovono è popolato da rappresentazioni caricaturali e improbabili di essere umani, con nomi come Gigante feroce, Fiore della morte, J-cat…
Eppure è il nostro mondo, con i nostri supermercati, i nostri programmi televisivi, le nostre macchine. Anzi, forse siamo proprio noi, con le nostre paranoie, fobie, con i giorni tutti uguali eppure diversi, con i nostri amici e i nostri genitori, con i ricordi delle persone che non ci sono più. L’effetto è sottilmente inquietante: sembra di assistere a un film neorealista in cui siano stati inseriti viva forza personaggi grotteschi, come se degli esseri non meglio identificati si fossero sostituiti agli attori senza che il regista se ne accorgesse.
Viene da pensare che queste rappresentazioni dei personaggi non siano semplicemente usate per ottenere un effetto irreale, ma che in esse si nasconda una metafora dei loro caratteri e sentimenti. G-Grattugia, ricoperta da una specie di muta da sub, è forse una donna che cerca di proteggersi dall’esterno, dagli altri? Intruso, che si crede forte solamente quando si trova a compiere azioni “da uomo” come cambiare una ruota alla macchina, viene rappresentato in quel modo per sottolineare il suo sentirsi piccolo e orribile?
Questa visione sembra trovare conferma nella rappresentazione assolutamente “normale” delle altre comparse, figure delle quali si ignorano vita e interiorita’, come il dottore o l’infermiera che visitano i due: esseri umani anonimi che non sappiamo rivestire di una maschera che ne esteriorizzi il lato interiore.

La morte alle calcagna - immagine2-3857Stampato in verde acceso su carta rossa (per precisa scelta dell’autore e dell’editore della versione italiana), quasi privo di “nuvolette” ma raccontato in gran parte per didascalie stampate in caratteri da macchina da per scrivere, questo fumetto di Marko Turunen procede con un ritmo lento, cadenzato dall’elencazione fredda, impersonale e ripetitiva di oggetti e avvenimenti. Le vignette, regolari, due per pagina, si soffermano su oggetti di uso quotidiano, a volte misteriosamente animati, sui gesti e sui particolari, come una caviglia di G-Grattugia o Intruso che cucina; oppure inquadrano situazioni o personaggi fuori dal contesto (un babbo natale dallo sguardo feroce, una tartaruga, una mucca che passeggia in sala da pranzo durante la cena come nulla fosse).
La lettura è forzatamente rallentata, rarefatta, il lettore è costretto a superare l’impatto oppressivo dell’effetto cromatico scelto dall’autore per storia e vignette e a soffermarsi sulle singole immagini.

Situazioni banalissime si fanno cariche di un senso di angoscia, come se fosse imminente l’arrivo di una qualche tragedia. Vengono raccontate, quasi sezionate senza un apparente criterio, le giornate dei due protagonisti, come una sorta di diario della loro vita di coppia, scandito dalla presenza della data a indicare il passare del tempo, come se qualcuno stesse osservando e annotando, per uno scopo non meglio precisato, la loro vita e noi ne leggessimo gli appunti.

Intruso e G-Grattugia si svegliano dopo sei ore a quaranta di sonno.
Le narici di G-Grattugia sono tappate e Intruso ha mal di gola.
Entrambi si lavano i denti e la lingua prima della colazione.
Il coperchio dello Yogurt di Intruso si apre in tre linguette.

L’effetto finale è straniante. Le sensazioni e le impressioni dei protagonisti sono intime, ma il metodo per esporle è privo di emozionalita’; eppure, questa scrittura così algida riesce ad essere altamente comunicativa. Le pagine in cui Intruso ricorda il suo amico morto sono dolorose, commoventi, semplici eppure profonde, sia nei testi che nei disegni; ne è esempio la raffigurazione grafica con la quale egli ricorda i momenti vissuti assieme all’amico scomparso, dove la figura del ragazzo è sostituita da quella di una bara.

L’impressione che se ne ricava è che il vero mostro sia il tran tran quotidiano, il mondo reale. Tra tante figure orribili o inquietanti, cio’ che fa veramente orrore è l’immobilità della vita, la sua banalità e futilita’. Il ripetersi quotidiano degli stessi gesti, che appaiono svuotati da ogni altro significato che non quello del moto, quasi meccanico, dell’esistenza.

G-Grattugia fa raramente qualcosa di nuovo e straordinario. […]– Se stamattina mi vesto cosi’, avro’ freddo stasera?
– Arrivero’ in tempo a scuola?
– Quella macchina mi investira’?
– Arriveremo alla fine del mese?
– Qual’e’ la cassa più veloce?

Il messaggio dell’autore giunge in maniera spietata ed efficace. La morte alle calcagna è un volume con una forza sotterranea dirompente, doloroso, che lascia inquieti, raccontato con maestria e piena coscienza del mezzo e del proprio stile.

Riferimenti:
Gruppo Canicola, sito: www.canicola.net
Casa editrice Daada: www.daadabooks.com

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