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The Losers: Andy Diggle e la teoria del complotto a fumetti

The Losers: Andy Diggle e la teoria del complotto a fumetti - IIIlosersLOTTAE’ da poco uscito nelle librerie specializzate il quarto volume di The Losers (I perdenti), pubblicato da Planeta De Agostini, serie della coppia e .
Approfittando di un week-end piovoso, ho deciso di leggere tutti di filata i quattro volumi fin qui disponibili, che coprono circa due anni di pubblicazioni (i tre precedenti volumi sono stati pubblicati da Magic Press). Ne è nata la sensazione di un affresco efficace, sfuggente, complesso e avvincente. In poche parole, The Losers è una serie da leggere per alcune buone ragioni.

Purtroppo la storia inizia con quello che è senza dubbio il volume più debole. Al termine di “Aprire al buio” il lettore può convincersi di trovarsi di fronte a una banale quanto prevedibile storia di spionaggio, tutta azione, dialoghi cool e personaggi grossolani.
Ma le cose cambiano radicalmente a partire dal secondo volume.
Non solo Andy Diggle, lo sceneggiatore, costruisce un meccanismo circolare che punta al rialzo avventura dopo avventura, mostrando una complessità dell’affresco affascinante e realistico, ma riesce, con poche pennellate e alcuni ottimi approfondimenti, a dare spessore a ogni singolo personaggio. Salta fuori che i componenti del gruppo ex-CIA dei Perdenti sono una raccolta di umanità sfaccettata, dall’equilibrio instabile e dalle relazioni potenzialmente esplosive: una ragazza afgana spietata e collezionista di orecchie mozzate; un capo cinico ma rispettoso della dignità della vita; un cecchino silenzioso disilluso e distaccato a causa della morte di un gruppo di bambini che non ha potuto salvare; un esperto di tecnologia dipendente dalle scariche di adrenalina e così via.
Le avventure al limite, con la vita sempre sospesa a un filo, mostrano il peggio e il meglio di ognuno di loro, esaltando nevrosi tipiche del nuovo millennio ed eccessi caratteristici del genere spionistico a cui The Losers si rifà esplicitamente.

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Il contesto nel quale Diggle sviluppa le storie è realistico e documentato. La verosimiglianza con quanto sappiamo accadere ogni giorno intorno a noi, scandagliando attentamente i mezzi di comunicazione, è l’aspetto più riuscito della serie, che pure esalta in modo a volte posticcio il rituale del racconto di genere, con sparatorie sopra le righe, armi di distruzione di massa che passano di mano in mano come un mazzo di carte, ritorni dal mondo dei morti, esaltazione della forza e della violenza fine a se stessa (e che esalta provocatoriamente la componente ormonale maschile).
The Losers è la teoria del complotto nella sua massima espressione e nelle sue potenziali conseguenze. E’ la manifestazione e la spettacolarizzazione di un concetto di oligarchia economica e politica che ci illudiamo essere solo finzione, che speriamo non si manifesti mai nella sua pienezza, ma che vorrebbe, The Losers: Andy Diggle e la teoria del complotto a fumetti - LosersCv30__scaled_800per dirla con un esempio chiaro a tutti, la tragedia dell’11 settembre essere una mossa strategica dei servizi segreti americani, o per lo meno di un settore deviato della CIA. Burattini e burattinai si confondono in un intrico decisamente complesso.
Diggle è assolutamente vincente, da questo punto di vista, nel dare al lettore la percezione reale di un affresco così complicato da saper gestire, se non altro, sul piano emotivo, pur rispettando i canoni principali del genere, che prevedono innanzitutto un gruppo di (anti)eroi riconoscibile, nei quali identificarsi e per i quali patteggiare.

Alla riuscita della serie contribuisce in modo decisivo Jock con i suoi disegni dinamici, essenziali, ricchi di campiture di nero, che amplificano l’angoscia e quel senso di morale complessa e compromessa che caratterizza l’intera storia. Jock sembra riprendere la lezione dello Sean Phillips di Sleeper, unito a un dinamismo e una rapidità di lettura derivativa dello stile manga (e in questo, vicino per esempio allo stile di Paul Pope). La caratteristica principale del tratto di Jock, comunque, è quella di essere completamente al servizio della narrazione, mimetizzandosi armonicamente con i testi di Diggle, con uno stile in grado di essere confuso e oscuro in alcune parti, spettacolare e mozzafiato in altre.
Altra componente essenziale e felice sono i colori di Lee Loughridge, che sa muoversi con felice sensibilità tra i diversi scenari, mantenendo una coerenza stilistica complessiva di fondo. Degna di nota, in particolare, è la colorazione particolare, frammentata e traslucida che caratterizza il ciclo di storie “Il Passo”, nel terzo volume della serie, che ripercorre la storia di come i Perdenti sono stati traditi dalla CIA (tra l’altro, un quartetto di storie tesissime e ottimamente congegnate).

I Perdenti è una serie da seguire, almeno quanto altre più celebri e celebrate della recente scena Vertigo (100 Bulletts, Y The Last Man) che nel suo continuo gioco al rialzo sembra ogni volta mettere in gioco il valore stesso dell’intera serie. Per ora la scommessa risulta vincente, in attesa dell’ultimo, conclusivo volume.

Abbiamo parlato di:

Riferimenti:
Sito ufficiale di Andy Diggle: www.andydiggle.com
Sito ufficiale di Jock: www.4twenty.co.uk

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