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“I Divi 150”: vendi il voto per un piatto di pasta

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“I Divi 150”: vendi il voto per un piatto di pasta - idivi-300x166Esistono dei luoghi comuni che alle persone piace ripetere.
Come quell’inciso secondo il quale non esisterebbero più i valori, i vecchi, sani valori di una volta.
Non c’è più religione, la politica non è più come prima.
Esili argomentazioni che allontanano da ciascuno di noi qualsiasi responsabilità.

Esistono dei luoghi comuni nei quali le persone devono entrare.
Non-luoghi
, punti di transito obbligatorio, nel corso della giornata, della settimana, di un anno o di un lustro.
E persone ci vanno per compiere un predeterminato ciclo di azioni, per esaudire uno script già ripetuto, che si ripeterà infinite volte.
Il supermercato è uno di questi: l’ingresso con ampio parcheggio, le porte automatiche, le luci artificiali, la musica in filodiffusione.
Le casse e gli scaffali con la merce.
Un contesto con cui chiunque ha una elevata familiarità, ma a proposito del quale nessuno ci riflette su più di tanto.
Eppure, il supermercato riflette, riflette il tempo e la società. Riflette la storia e la politica.

“I Divi 150”: vendi il voto per un piatto di pasta - ildivo-300x243L’equivoca considerazione che si potrebbe fare, entrando in una filiale della nuova, scintillante catena “I Divi 150” è di avere a che fare con un comune supermercato dai prodotti un po’ particolari, inconsueti.
Siamo attirati dal packaging, ammorbati dalla pubblicità, convinti con l’insistenza del messaggio e dall’esposizione estesa orizzontalmente sui ripiani:  è il consumo, quello che conta, o il consenso.
Aggirandoci tra i reparti de “I Divi 150” siamo messi di fronte ad un secolo e mezzo di brand unificato sotto l’antico nome di Italia, tramite chi, nel bene o nel male, questo brand lo ha incarnato: i presidenti della repubblica e del consiglio, diventati prodotti ad uso e consumo del nostro (immaginario) quotidiano.

“I Divi 150”: vendi il voto per un piatto di pasta - joelitty-300x226Provare l’irripetibile esperienza di riempire il proprio carrello con gli spaghetti Giuliano Amato, magari da mangiare assieme al Tonno D’Alema accompagnando il tutto col Lambrusco Dini. Occuparsi poi delle stoviglie con il detersivo Spadolini (per piatti e piattini!) o col detergente liquido Koss(iga) al limone. Senza dimenticare altri prodotti di maggiore conservazione, l’olio di ricino Dux Nobis, il disotturante per scarichi “Lo Schifo” che orgogliosamente promuove la stessa formula da 17 anni o l’invito del “Divo” per antonomasia a vendere il voto per un piatto di pasta.

“I Divi 150”: vendi il voto per un piatto di pasta - kossiga-300x234Il consumatore che è in noi risulta essere messo duramente alla prova, aggirandosi sconvolto tra gli espositori.
Un prodotto, in fondo, è solo un prodotto, perché mai e che cosa dovrebbe rappresentare, a parte sé stesso e l’uso che dovrei farne?
E forse per la prima volta, il consumatore pensa, riflette il tempo e la società, la storia e la politica: lo fa davvero, senza automatismi.
E l’elettore che è in noi, il militante o il simpatizzante, l’accanito critico di questa o quella figura politica, l’indignato che alza gli occhi al cielo ad ogni lettura di giornale, forse sono ancora più sconvolti.

Perché questa rappresentazione grottesca, satirica, potrebbe comunicare qualcosa: che una scelta non c’è mai stata, nel supermercato della politica. Si finisce per scegliere un prodotto anziché un altro per mera convenienza o perché si nutre fiducia in un marchio, ma è un operazione stringente, guidata passo passo, che porta ad un risultato prestabilito.
Non c’è molta distinzione tra fare la spesa e andare a votare: si deve scegliere tra quello che c’è, non è possibile esulare.
La dittatura della scelta, altro non è che una questione di etichetta.

Riferimenti:
I Divi 150: www.divi150.it
Associazione SlowComix: www.slowcomix.it

Tutte le immagini nell’articolo sono copyright dei rispettivi autori.

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