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Dracula

Dracula - immagine1-3595Questo edito da è un fumetto pensato e disegnato da Alberto Breccia durante il crepuscolo della dittatura militare in Argentina. Il nome di Breccia e il periodo storico sono motivazioni più che valide per convincersi a leggere questo fumetto che, come vedremo, è anche un’opera di grande spessore.

Come evidenzia nella postfazione al volume questo Dracula ha diversi livelli di lettura. Ovviamente è il lettore a decidere come approcciarlo, ma non sarà certo aiutato dell’aspetto scanzonato dell’opera. Questo Dracula sembra una “caricatura”, una burlata. Il suo protagonista è tanto lontano dal mitico personaggio inventato da che si nota la differenza al primo sguardo: nessuno che sfogli il volume può immaginare di trovarsi di fronte un racconto horror. Ed è qui che il genio di Breccia comincia a manifestarsi. Un volume comico su Dracula è solo un divertissement e non attira l’attenzione. Soprattutto non attira l’attenzione di gerarchi che fucilerebbero per certi attacchi al potere. Si’. Perche’ questo volume, in realta’, è una gigantesca opera di satira politica.

A ben vedere lo stesso autore lo dice subito che c’e’ qualcosa in più, che il lettore deve andare oltre quanto rappresentato. Infatti tutta la storia è priva di dialoghi come per dire che certe cose vanno taciute a scanso di gravi conseguenze, oppure come a sottolineare che la realtà era così evidente da non aver bisogno di parole. A dire il vero poi uno dei 5 episodi (quello disegnato per ultimo) è esplicitamente riconducibile ad un attacco feroce al potere dittatoriale. Forse che Breccia voglia comunque dare una chiave di lettura a tutta l’opera? Rivelando che le avventure del nostro vampiro non sono paurose e horror, perché certe efferatezze sono appannaggio della realtà ed al loro confronto anche un mostro come Dracula non trova altro da fare che rifugiarsi nella speranza e nella fede. Questo episodio è talmente feroce nei confronti del potere da risultare agghiacciante. Vi si vede della gente andare a ricevere cibo in una “macelleria di stato” in cui si serve solo carne umana. Quasi ad affermare che il popolo (argentino) era in una situazione così drammatica da non rendersi conto che il sostentamento di tutto il paese si basava sul sangue di tanti compatrioti. Uno strale tremendo verso una società che stentava a liberarsi dal giogo della tirannia.

Come si è detto la storia è totalmente priva di dialoghi, didascalie e parole in genere (tralasciando quella macelleria di stato cui si è già accennato). Una storia muta è una storia in cui tutto è più difficile, perché l’attenzione del lettore è catalizzata dai disegni con i quali si deve esprimere tutto cio’ di cui c’e’ bisogno. E Breccia è un maestro nel raccontare per immagini, tanto che tutto il volume si trasforma in una lezione di fumetto. Una lezione per gli altri autori, ma anche per noi lettori che, a volte, ci soffermiamo troppo a distinguere fra sceneggiatura ed immagini. In un fumetto tutto è importante: così come si può raccontare una storia con le sole parole lo si può fare con le sole immagini e quando ci sono entrambe la loro diventa una simbiosi.

Non si può parlare di questo volume senza applaudire la Comma 22 per la decisione di proporre non solo l’opera finale, ma anche i bozzetti preparatori. Grazie ad essi si scopre un Breccia istintivo e preciso. Un Breccia già efficacissimo nella fase di schizzo col pennino: paragonando il bozzetto con la versione finale è evidente come le idee nella mente dell’autore fossero molto chiare.
Molto interessante anche la succitata postfazione di Brolli. Insomma una confezione degna dell’alto livello del contenuto.

Riferimenti
Comma 22: www.comma22.com

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