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The Walking Dead vol. 2 – Il Lungo Cammino

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The Walking Dead vol. 2 - Il Lungo Cammino - immagine1-3565Nell’introduzione al primo volume dice: “Un buon film di zombie riesce a farci vedere come siamo messi male, mette in discussione sia il nostro ruolo nella società sia quello della nostra società nel mondo”. Questo è , una critica alla nostra società ed al nostro modo di rapportaci con gli altri, dall’alto del nostro perbenismo e della nostra finta tolleranza.

Dopo un primo volume in cui l’evento più importante è la fine del mondo, il secondo volume ci presenta i protagonisti alla ricerca di un luogo in cui vivere che, a tal fine, intraprendono il cammino che da il titolo al volume. L’uso del termine cammino risulta quanto mai appropriato e si applica non solo all’aspetto meramente fisico dello spostarsi di tutto il gruppo, ma anche alla crescita dei personaggi stessi che Kirkman definisce sempre più ed inquadra nel nuovo status quo.

L’impressione più importante che si aveva leggendo il primo volume era che il mondo così come lo conosciamo fosse crollato. Ripescando metodologie di narrazione già collaudate Kirkman non dava alcuna spiegazione del perché degli avvenimenti; essi semplicemente sono accaduti e la nuova realtà va affrontata. Una realtà in cui gli esseri umani sono braccati, circondati da belve feroci ed affamate, una realtà che sospinge i protagonisti quasi nella preistoria, in un periodo in cui i nuclei umani sono composti da poche persone e l’aggregazione è il solo modo per sopravvivere e proteggersi dalle fiere. In questo secondo volume l’analogia viene accentuata, trasformando i nostri protagonisti in nomadi cacciatori e raccoglitori che si spostano saccheggiando le risorse del territorio, alla ricerca del luogo ideale in cui fermarsi e proliferare al riparo dai pericoli provenienti dall’esterno. Quest’idea di esterno-pericolo è molto interessante, come vedremo. Per ora soffermiamoci sull’aspetto del cammino. Costretti a vivere a stretto contatto sul loro caravan-carro, le relazioni all’interno del gruppo si solidificano, sino a creare una vera e propria gerarchia con un capo in grado di proteggere e dare la rotta (Rick Grimes) ed un popolo fedele. La necessità di un capo adeguato è talmente forte da spingere Dale a pregare Lori (pag. 89) di non rivelargli eventuali segreti. Un vero branco, quindi, spinto ormai ad assecondare solo i propri bisogni primari, ad ogni costo.
In quest’analisi del comportamento umano Kirkman non dimentica l’aspetto colonialista che la situazione prevede. Ancora una volta l’analogia preistorica viene in nostro aiuto: ecco quindi i nostri nomadi cacciatori-raccoglitori raggiungere il villaggio di un agricoltore che possiede pure la conoscenza “sciamanica” della medicina (Hershel, chiaro omaggio al regista feticcio del cinema gore e splatter). I rapporti si intrecciano, con scambi di conoscenze (pistole versus agricoltura) e relazioni sentimentali. Ma come in ogni esperimento colonialista la vita degli indigeni ne viene tremendamente sconvolta sino al momento della lotta in cui i nuovi arrivati sono costretti ad abbandonare il campo. Tutto incredibilmente ancorato nella realtà dei nostri giorni, a dimostrare come le motivazioni che da millenni muovono il destino del mondo siano sempre gli stessi bisogni basilari ed istintivi.

The Walking Dead vol. 2 - Il Lungo Cammino - immagine2-3565Ma la svolta più interessante di questo lungo cammino alla ricerca di un luogo privato in cui proliferare la si trova nel finale del volume, nella sua ultima tavola. Senza stare a svelare nulla si può evidenziare come la sicurezza molto spesso vada di pari passo con l’isolamento. Facendo propria la feroce critica del mondo occidentale rappresentata, tra gli altri, da Shyamalan in The Village, Kirkman ci sbatte chiaramente in faccia che il modo migliore per proteggersi da cio’ che ci minaccia dall’esterno è l’isolamento, a tutti i costi. Questo ci riporta a quanto già accennato: il nemico viene dall’esterno e non serve a nulla cercare di capire le sue ragioni o il motivo del suo essere diverso. Ogni interazione “pacifica” col nemico è destinata a risolversi tragicamente, proprio come succede a Hershel.

In mezzo a tutta questa feroce critica dei bisogni odierni trovano spazio anche le passioni private, il sesso, le invidie, le meschinità da soap opera. Chiarendo, a livello individuale, cio’ che viene definito anche a livello di gruppo ovvero è difficile per gli esseri umani superare le diversità di pensiero ed imparare davvero dagli errori passati. Ma soprattutto, da buon mestierante, Kirkman pone le basi per sviluppi futuri che gettano l’amo nel lettore inducendolo all’attesa del prossimo volume.

Dal punto di vista grafico non si può non notare il cambio di disegnatore. Adlard non è Moore e si vede; ciononostante il risultato finale è adeguato alle aspettative e la narrazione non perde nessuna delle emozioni suggerite dalla storia.

Come al solito ottima la cura di Saldapress in termini di impaginazione, grafica e copertine per un fumetto che meriterebbe maggiore attenzione. In un periodo di rivalutazione delle tematiche horror in vari media un prodotto come dovrebbe riuscire ad andare ben oltre la grigia nicchia dei soliti fumettofili.

RiferimentiSaldapress: saldapress.grupposaldatori.com
Recensione The Walking Dead #1

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