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Il legionario: Stefano Piani e Renato Polese nella Legione Straniera

Il legionario: Stefano Piani e Renato Polese nella Legione Straniera

Il legionario racconta le vicissitudini di Jean Beaumont, tenente francese della Legione Straniera appena distaccato a Fort Lejeune, nel Marocco Sahariano. Il legionario: Stefano Piani e Renato Polese nella Legione Straniera - leg01La storia si colloca, a parte un breve prologo parigino ambientato nel 1905, tra l’Ottobre del 1924 ed il Maggio del 1925.

All’epoca il Marocco centro-meridionale era un protettorato francese e dal 1912 era controllato dalla Legione Straniera, corpo militare istituito nel 1831 incorporando stranieri con un’identità fittizia che accettavano per libera scelta. Il resto del territorio invece era controllato dalla Spagna, mentre il Rif, una regione montuosa del Nord, era di fatto indipendente. Il popolo autoctono di quelle terre, i berberi, cioè “uomini liberi”, era a tutti gli effetti sotto l’occupazione straniera, ad eccezione del Rif appunto dove sotto la guida di Abd el-Krim, tra il 1921 e il 1926 ci fu una Repubblica indipendente in reazione all’occupazione spagnola. Abd el-Krim era un condottiero berbero, guerrigliero assai abile ma anche uomo istruito, aveva studiato infatti sia nelle scuole tradizionali islamiche che all’Università di Salamanca. Il conflitto tra i berberi e gli spagnoli si estese, coinvolgendo anche la Francia che rivendicava il territorio a sud del Rif. Essa inviò nel ’25 un maresciallo, Philippe Pe’tain, che comandò le legioni contro le armate di Abd el-Krim che nel ’26 furono sconfitte. Eroe della Grande Guerra, Pe’tain era Maresciallo di Francia, e diverrà nel ’40 capo del governo di Vichy collaborazionista dei nazisti.

Lo sfondo storico perciò offre un’ampia gamma di situazioni avventurose e personaggi memorabili che tuttavia la narrazione imbastita da non sfrutta come potrebbe. Le armate berbere compiono qualche attacco, i legionari si limitano ad incassare. Nell’insieme le battaglie occupano un ruolo marginale, di strategie nemmeno l’ombra, nonostante Piani presenti la figura del Capitano Vargas, comandante di Fort Lejeune, come quella d’un fine stratega ossessionato dalla difesa del fortino. La complessa figura di Abd el-Krim fa giusto qualche comparsa, non viene approfondita, e il Maresciallo Pe’tain viene addirittura solo menzionato alla fine del racconto.

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In effetti l’intreccio si concentra sopratutto su alcuni omicidi che avvengono all’interno di Fort Lejeune più che sulle battaglie, e sulle indagini che conduce Beaumont, ma in verità la stessa figura del protagonista è tratteggiata in maniera poco approfondita. Nel prologo si delinea una certa conflittualità nei rapporti col padre, ex ufficiale della Legione, Il legionario: Stefano Piani e Renato Polese nella Legione Straniera - tav2_gmista ad ammirazione, ma questa tensione non viene analizzata e Jean Beaumont si ritrova Tenente senza che al lettore sia data la possibilità durante l’intera narrazione di conoscerne e capirne il cammino esistenziale, nonostante alcune sequenze siano dei pezzi di diario del protagonista. Perché Jean entra nella Legione Straniera dato il pessimo rapporto col padre non viene chiarito.
Eppure gran parte del fascino esercitato dai legionari starebbe proprio nel loro passato torbido cui ritornano con tormento. In generale le caratterizzazioni psicologiche dei personaggi non sono molto originali, né particolarmente approfondite. Il delirante ed improvviso desiderio di vendetta del capitano Vargas andava sviscerato e portato agli estremi per rappresentarne la paranoia, per fare un esempio, invece che taciuto durante gran parte del racconto. Viene da chiedersi se e quale autonomia narrativa sia stata concessa allo sceneggiatore.

Al di là delle incompiutezze narrative, a livello grafico il fumetto ha un’impostazione tradizionale senza pretese, lo stile dell’esperto è marcatamente realistico e di immediata decifrazione, la linea privilegia il contrasto netto tra bianchi e neri sull’uso di toni chiaroscurali comunque presenti di tanto in tanto. La scansione delle vignette è semplice, priva di fronzoli e di facile lettura. Il tratto dell’ottantaduenne Polese difetta tuttavia per quanto riguarda l’incerta caratterizzazione fisionomica del protagonista che oscilla da una sequenza all’altra (confrontare ad esempio pag. 78 prima vignetta con pag. 99 quinta vignetta e pag. 211 sesta vignetta.), per alcune sproporzioni anatomiche (come ad esempio pag. 90 seconda vignetta e pag. 160 seconda vignetta) e in generale si avverte una certa sfasatura prospettica in alcune scene. Le espressioni dei personaggi variano in una successione limitata di varianti. In una parola: statico. Non sarebbe stato forse il caso di affidare una storia così ampia ad un disegnatore meno avanti negli anni?

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Ciòdetto, in definitiva cos’è “Il legionario”?
Quello del romanzo a fumetti, o graphic novel che dir si voglia, è un genere di fumetto inaugurato in Italia alla fine degli anni ’60 da Buzzelli e Pratt e sviluppato negli Stati Uniti da Will Eisner a partire dalla fine degli anni ’70. Le particolarità di questa narrazione a fumetti, solitamente di ampia estensione, sono un efficace legame con la realtà, lo spessore narrativo, l’accurata caratterizzazione psicologica dei personaggi, l’attenta ricostruzione del contesto storico-geografico in cui si svolgono le vicende narrate. Il legionario: Stefano Piani e Renato Polese nella Legione Straniera - tav5_gUn segno ed una strutturazione delle tavole particolarmente elaborati ed espressivi. Tutti elementi che distinguono un romanzo a fumetti riuscito da un altro che invece non lo sarà. Lascio ad ognuno di trarre le conclusioni che qui riterrà più opportune.
Stando invece alle parole di Sergio Bonelli, che ne è l’editore, “Il legionario” sarebbe un “omaggio a quella tendenza dei comics che viene definita con un’espressione anglosassone graphic novel“, mentre qualche riga prima dell’introduzione aveva asserito come “Il legionario” non fosse nato da un progetto editoriale, ma, testuali parole, “da un capriccio del momento“, un albo fuoriserie giusto per rinverdire l’avventura classica ed il tema della legione straniera. L’insostenibile leggerezza del bonelliano verrebbe da dire…
Certo, potremmo domandarci come potrà mai risollevarsi il fumetto d’avventura popolare senza un progetto preciso alle spalle, senza le idee chiare su cosa si voglia fare e come. Sopratutto senza innovare. In proposito nei prossimi mesi le miniserie Pollok e Viso Nascosto assieme alla collana dei romanzi a fumetti potrebbero costituire una svolta.

Buono invece l’apparato redazionale: l’approfondimento della Legione Straniera nella storia, a cura di Renato Genovese, la Legione Straniera attraverso il cinema, a cura di (che tuttavia tace sul miglior film girato sul tema, ovvero Marocco di Von Sternberg) e le schede biografiche sugli autori.

Abbiamo parlato di:
Il legionario
,
, 2007
232 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,00€

Riferimenti:
: www.sergiobonellieditore.it

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