Interviste

Lorenza Ghinelli e Mabel Morri a confronto su Francis degli Specchi

Lorenza Ghinelli e Mabel Morri a confronto su Francis degli Specchi - immagine1-3455Visto che è la tua prima incursione nel fumetto, come vuoi presentarti a chi non ti conosce?
Lorenza: Sono curiosa. Affascinata dai mondi con cui entriamo in contatto tutti i giorni e ai quali raramente permettiamo di sconvolgerci, di farci crescere, di sorprenderci. Cerco sempre un ribaltamento di prospettiva, un terremoto spirituale, occhi vivi in cui cercare storie. Le forme con cui cerco non sono ancora definite, salto dal fumetto al cortometraggio, al teatro, al racconto e alla poesia con una voracità impressionante. Ma forse non c’e’ niente da definire; c’e’ solo da approfondire, ci sono radici da trovare, sguardi nuovi da acquisire e tanta gente da incontrare.

In che modo avete deciso di collaborare?
Lorenza: Abbiamo scoperto di avere un’amica in comune; un giorno le raccontai di questa storia che volevo chiamare Francis degli Specchi e che volevo fosse un racconto… “fumettato”; e lei mi ha detto: “ho un’amica che disegna fumetti, si chiama Mabel”. Presentamela, ho detto. E così è stato. In quel periodo Mabel desiderava lavorare a un progetto che la occupasse solo nel disegno, desiderava prendere un po’ di distanza dalle sue storie. Io credo che ci si incontri cosi’, quando si segue la propria traccia interiore qualcosa succede sempre.
Mabel: In realtà io e la Lori ci conoscevamo gia’, tramite amicizie comuni siamo arrivate a parlare del progetto. Mi interessava, cosi’, da cosa nasce cosa…

Com’e’ nata l’idea di scrivere “Francis degli Specchi”?
Lorenza: è Francis degli Specchi che mi ha scritto. Molto è nato da un sogno che feci quando ero ancora molto piccola, molto hanno potuto le esperienze che ho vissuto dopo. Mi interessava mostrare quanto il confine fra la visione e la delega fosse sottile, leggendo Francis queste parole saranno più chiare. “Il peso della nostra lucida coscienza, a volte, è insopportabile…”. Finii di scriverlo nel 2003.
Mabel: Ah! Questa è una domanda personalissima indirizzata solo alla Lory…

Per la sceneggiatura di Francis avevi visto altri prodotti del genere (romanzo + fumetto) che hai voluto sperimentare in prima persona?
Lorenza: No. Ho visto semplicemente che poteva prendere quella forma. E ho cercato di adattare questa immagine agli strumenti che possiedo. Inoltre è stato per me un passaggio essenziale; ho iniziato a scrivere poesia e poi sceneggiature. Ora mi interessa soprattutto il racconto; Francis degli Specchi ha rappresentato per me l’anello di congiunzione che mancava fra questi linguaggi. Desidero, un domani, approdare al romanzo.

I personaggi del fumetto si ispirano a qualcuno o a qualche personaggio della letteratura o del cinema?
Lorenza: Pit, che è indubbiamente il personaggio più carismatico, mi ha accompagnato nelle mie fantasie di bambina. Sapevo esattamente come volevo che fosse rappresentato, sapevo che aria si portava addosso, conoscevo i suoi pensieri. Pit è la sublimazione di tutto cio’ che mi ha affascinato; è una creatura fantastica. ed è originale.
Mabel: Per quel che riguarda me, e quindi il disegno, no. Ci siamo incontrate più spesso, durante l’inverno della “creazione”, ed ogni volta studiavamo insieme i personaggi, discutevamo su di essi e sulle loro caratteristiche. è tutto nato semplicemente dall’incontro dei nostri “mondi”.

Metà romanzo/metà fumetto: come mai avete deciso di adottare questo genere misto?
Lorenza: Se dico che la storia voleva essere partorita così non troverete la risposta troppo semplicistica, vero? Il fatto è che soprattutto all’inizio le parti disegnate raccontano il mondo fantastico, raccontano l’universo di Pit rendendolo separato da mondo “reale”; è quando la storia si complica che anche il mondo reale prende forma nel disegno. è stata una scelta funzionale, ma anche molto naturale, davvero. Anche nuova penso, è nuovo l’approccio, il modo.
Mabel: Credo ci sia sembrata la via più semplice per esplorare il mondo di Francis e di Pit. Almeno, il disegno mi ha aiutato a capirli meglio.

Come siete arrivate alla sintesi grafica di Pit, della sua compagna e del loro mondo? E a quella di Francis?
Lorenza: Mabel è stata bravissima a interpretare la mia visione, lo ha saputo vedere con me e farlo anche suo senza snaturalo. Li abbiamo trovati subito, esistevano già da tanti anni nella mia testa, e lei li ha saputi vedere.
Mabel: Come dicevo sopra, solo discutendone insieme. Per me era come se parlassi di persone che esistono realmente, come se cercassi di capire cosa loro avevano in mente. Ho fatto diversi, e tanti, studi di personaggi. E poi, lavorandoci sopra, le sensibilità mie e della Lori si sono incontrate.

Esistono elementi autobiografici nella storia?
Lorenza: Come in tutte le storie, credo. Ma forse in Francis questo elemento è più marcato. Si’. C’e’ molto di me e molto di alcune persone che ho amato e che in questo modo non scordero’ mai.
Mabel: Domanda per la Lori. Per quel che concerne me, proprio no.

Lorenza Ghinelli e Mabel Morri a confronto su Francis degli Specchi - immagine2-3455Nelle vostra intenzione, la storia di Francis ha unica chiave di lettura o molteplici?
Lorenza: Non credo in una Verita’. Le storie che per me sono state più importanti sono quelle che hanno continuato a farmi sognare anche dopo averle lette, o viste al cinema, sono le storie che ti conducono ad una soglia e ti dicono: “te lo saresti aspettato? Dai, dacci un’occhiata da te, dimmi cosa ne pensi!” Io ho voluto dare un indizio, ho messo a disposizione il mio linguaggio e la mia visione. Questo è tutto, ognuno poi sogna a modo suo, vede coi suoi intimi occhi e questo è giusto, è perfetto, è sano, è vitale.
Mabel: Ogni storia viene interpretata dal lettore in modo soggettivo. Io ho sempre una chiave di lettura, ma francamente quando qualcuno mi parla di cio’ che ha provato nel leggere qualcosa di mio, non era mai cio’ che avevo pensato io prima di iniziare a disegnare o mentre la scrivevo. Io so solo che è un bel viaggio, un bel viaggio all’interno di se’ e del proprio mondo. è una storia che, alla fine, tempra. Ed in qualche strano modo, aiuta a “capire” un po’ più di se stessi, cio’ che si tiene sempre nascosto.

Ci sarà un seguito?
Lorenza: Si’.
Mabel: Io spero vivamente di si’. Mi sono divertita moltissimo.

Mabel, di solito tu disegni storie scritte da te e che parlano un linguaggio quotidiano e diretto. Come ti sei trovata a disegnare su una sceneggiatura non tua, per di più le parti più “oniriche”?
Mabel: Accetto sempre “sfide” nuove. Questa mi è sembrata speciale, e poi, scavando molto, molto molto, dentro di me, questa storia, anche così “onirica”, è molto più vicina a me di quello che tendo a scrivere e a disegnare normalmente. è stato un bel “viaggio” anche per me.

Come ti sei trovata a lavorare con Mabel?
Lorenza: Mabel ed io abbiamo una concezione del mondo che diverge completamente, dalle piccole cose alle macroscopiche; io dico sole e lei dice luna. Ma mi sono trovata davvero bene con lei, è seria, ha talento, è disponibile. Unire due linguaggi così diversi come il fumetto e il racconto è stato tosto; cio’ che funziona nel mio linguaggio a volte stona nel fumetto e viceversa. Ma siamo riuscite a usare le differenze per costruire assieme qualcosa di prezioso; non è magico?!

Perche’ avete deciso di autoprodurvi?
Lorenza: Come ho scritto sul sito francisdeglispecchi.com, autoprodursi significa mettere alla luce un’idea assumendosene ogni responsabilita’, significa liberare il pensiero, su, più su, nell’Universo delle Possibilita’. Significa esporsi senza aspettare che qualcuno ti scopra, significa osare, sognare davvero.
Mabel: Suppongo per avere un controllo più diretto del prodotto. Si sa a chi va, chi lo compra, chi lo tiene in libreria. E poi era troppo speciale per venderlo al primo offerente. Quando avrà successo, se ne discuterà e ne affronteremo le conseguenze. Ma al momento ci è sembrata la scelta più semplice.

Quale circuito intendete seguire per distribuire il libro?
Lorenza: Attualmente il libro lo potrete trovare presso la “LIBRERIA RIMINESE” nella piazzetta di Rimini, in pieno centro storico. Sto parallelamente portando avanti le magliette di Francis degli Specchi, di cui ho registrato il marchio, e sto valutando possibili canali di distribuzione. Le ipotesi sono varie, le stiamo valutando con attenzione.
Mabel: Credo si abbia la possibilità di offrire la lettura di Francis degli Specchi a un pubblico più vasto. e’, e non e’, per tutti.

“Francis degli Specchi” colpisce subito per la qualità di stampa e confezione, davvero pregiati e insoliti per un’autoproduzione. Come mai avete deciso un tale investimento fin dall’inizio?
Lorenza: Francis degli Specchi è una storia che mi porto dentro da molti anni, è cresciuta con me, in silenzio. è una storia forte e delicata allo stesso tempo, una storia che non si chiude su una verita’, ma che ti porta per mano verso l’universo del Possibile; volevo ardentemente che il sogno prendesse carne nella sua veste migliore, per questo abbiamo lavorato affinche’ potessimo avere un’autoproduzione di qualita’. Volevo accompagnare fino all’ultima fase il mio sogno. è stato emozionante.
Mabel: Io volevo che fosse bello. Ed anche la Lori. è come un architetto che vede realizzare l’abitazione che ha progettato, e immagino la si voglia anche ammirare. Francis non è mai stata una lettura da “fotocopia”. Lo ripeto, è speciale, e va trattata come qualcosa di speciale.

Su che cosa state lavorando attualmente? E che programmi avete per il futuro?
Lorenza: So che Francis degli Specchi potrà avere un seguito, ma non sarà immediato, le storie più vere, quelle più sentite, hanno bisogno di sedimentarsi in profondità prima di riemergere con forza e consapevolezza; penso che solo in questo modo si possa creare significato. Attualmente sto lavorando ad un racconto che mi sta veramente appassionando. Mi lascio sorprendere dai personaggi, non forzo la storia, non la porto dove penso sia giusto portarla, lascio che sia lei a dirmelo. E il risultato è sorprendente. E nuovo.
Mabel: Io continuo con i progetti per la Self. Lucca è più vicina di quanto si creda. E se riesco mi piacerebbe tornare alle mie autoproduzioni.

Sei una lettrice di fumetti? E quali sono i tuoi preferiti?
Lorenza: Non ho una cultura del fumetto, ma ho avuto degli amori; non sono molto sensibile al disegno, ma lo sono estremamente all’atmosfera che un personaggio riesce ad evocare, al mondo che gli orbita attorno. Gli universi di Breccia e Oesterheld per esempio li trovo magnifici, esemplari. E credo fortemente nel potenziale creativo che si sprigiona quando due o più persone, con competenze diverse, decidono di creare ponti comunicativi, di creare Mondi. Un altro maestro è , la lucidità del suo sguardo è intramontabile, spietata. Il suo sarcasmo uccide.

Quali sono le cose migliori che hai letto ultimamente?
Mabel: Il volume che raccoglie le storie di Baronciani, edita da . Vorrei proprio conoscerlo. Mi è sempre piaciuto. E poi il nuovo albo di Luca (Genovese). Dannazione, quanto lo adoro quel ragazzo…

Collaborerai ancora per i ragazzi di SelfComics?
Mabel: Si’. Il più a lungo possibile.

Quali sono i motivi che continuano a spingerti verso l’autoproduzione?
Mabel: Ho una libertà che mi permette qualunque storia e di realizzarla in qualunque tempo. E poi mi piace tantissimo decidere quale carta usare, quale rilegatura. Parlare con il grafico è avvincente. Ha soluzioni che, a volte, dico: “eureka!”. E poi è l’unico modo che conosco per non essere umiliata troppo da chi si considera un “grande editore” solo perché una storia qualunque ha avuto successo. Io continuo a seminare, per la mia strada. Scrivere e disegnare è cio’ che non smettero’ mai di fare, anche quando finiro’ l’universita’. è semplicemente la mia vita.

 

su LoSpazioBianco.it:
Recensione di “Vite Comuni”
Recensione di “Hai mai notato la forma delle mele?”
Intervista a Mabel Morri

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio