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Night Fisher

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Night Fisher - immagine1-3418Night Fisher è l’opera d’esordio di un giovane autore nato sull’isola di Maui, ma ormai trapiantato a New York. Si tratta di un volume a tratti sorprendente, per la precisione formale e per l’intelligenza dello sguardo.

Apparentemente Kikuo ripropone la solita storia di iniziazione senza lieto fine, seguendo una linea ben consolidata nella narrativa americana (a partire almeno da The Catcher in the Rye di J.D. Salinger), ambientata per l’occasione su un palcoscenico abbastanza esotico da rivitalizzare pattern narrativi inevitabilmente consunti. In realtà colpisce proprio il modo di raccontare l’elemento esotico/alieno, senza ornamenti inutili ne’ cliche’, ma con un taglio cronachistico e quasi “scientifico”.

L’autore sfrutta abilmente la trama e il tempo del racconto, dilatandolo fino al Pleistocene (emblematiche le mappe sul libro di geologia all’inizio del libro) o restringendolo sul presente di alcuni studenti borghesi e di un trentenne spiantato e taciturno. Le bandelle illustrative, che descrivono di volta in volta la flora e la fauna di Maui o il lungo viaggio di alcuni semi dall’Asia, sembrano confermare questa coesione fra micro e macrotesto, ancorando le storie individuali ad una dimensione di più ampio respiro.

I protagonisti, Loren (che racconta in soggettiva) e il più sgamato Shane, vivono giornate tutte uguali in una costosa scuola privata, fra l’ansia degli esami di ammissione ai college e approcci fallimentari con le ragazze. Il desiderio di frantumare lo schermo della “finzione” scolastica (“Winthrope mi stufa… Cioe’, i ragazzi lì sono così finti”) trova uno sfogo nelle metanfetamine, che donano alle notti il sapore “di uva passa e di plastica bruciata” del batu, ricavato dal veleno per topi e molto di moda in quell’angolo di mondo.
L’effetto delle droghe impedisce a Loren e a Shane di dormire, costringendoli ad interminabili vagabondaggi e offrendo a Kikuo la possibilità di realizzare splendide tavole notturne, fra sbronze in riva al Pacifico e squallide baracche-laboratori, in un perfetto equilibrio di bianco e di nero.
Night Fisher - immagine2-3418Ho già accennato alla riuscita formale del racconto, alla quale contribuisce un forte citazionismo sostenuto dalla giusta dose di buon gusto. E’ impossibile non riconoscere nella costruzione della tavola, nel disegno, nel “ritmo” stesso, la lezione dei grandi maestri della graphic novel e del fumetto popolare americano, con influenze da Will Eisner, Frank Miller, Craig Thompson, Daniel Clowes (questi ultimi tenuti ben presenti anche nella scelta della materia narrativa) a David Mazzucchelli, insegnante di Kikuo alla Rhode Island School of Design.

Nonostante il realismo che pervade il libro, l’autore non rinuncia ad introdurre elementi dal chiaro valore simbolico, come il prato in abbandono nella grande casa di Loren, specchio delle difficoltà economiche e del fallimento del padre. Proprio la crescente simmetria fra il destino del genitore e quello del figlio non sembra lasciare scampo a nessuno dei due, impregnando il finale di un impalpabile senso di disagio e di malinconia ben espresso dall’ultima splash page.

Al termine della lettura rimane pero’ una fastidiosa impressione di incompletezza, difficile da ricondurre ad una sola causa: forse l’attenzione per “come” raccontare è sentita di più, e più urgente, del “cosa” raccontare, o forse la parte conclusiva è risolta in maniera troppo frettolosa per consentire uno sviluppo convincente delle relazioni fra i personaggi, spesso confinate sullo sfondo. Pur con questi difetti, Night Fisher si conferma senza dubbio una notevole opera prima, realizzata con passione e consapevolezza del mezzo.

Ottima, come al solito, la cura della casa editrice, sul piano della forma e del contenuto.

 

di R. Kikuo Johnson
, 2006-144 pagg. b/n bross.- 15euro

Riferimenti:
: www.coconinopress.com

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