Interviste

Sulle panchine di Lucca… Rutu Modan

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Sulle panchine di Lucca... Rutu Modan - immagine1-3406Grazie alla nuova collocazione cittadina della fiera di Lucca, l’intervista è stata condotta al di fuori del padiglione degli editori, seduti su una panchina in pietra nel tentativo di catturare il poco calore del sole sopraffatto dal vento gelido del nord. Alberto Casiraghi aveva approfittato della notte insonne per leggere Unknown/Sconosciuto in modo da documentarsi per quanto possibile su un’autrice del tutto inedita in Italia e poco conosciuta al di fuori dello stato di Israele. Come avremmo scoperto nel corso dell’intervista, la carriera di Modan è più che ventennale e siamo sicuri che questo primo romanzo rappresenta solo l’esordio fortunato di una nuova avventura europea.

In preparazione dell’intervista, abbiamo cercato altre tue opere, senza trovare molto. Il volume presentato a Lucca, Unknown/Sconosciuto, è il tuo primo approccio alla nona arte?
No, assolutamente. Io realizzo fumetti professionalmente da più di 20 anni. Ho pubblicato strisce sui giornali, ho realizzato storie brevi e insieme ad altri autori, in Israele, abbiamo fondato una piccola casa editrice indipendente con la quale abbiamo pubblicato le nostre storie. Questa pero’ è la mia prima graphic novel.

Finora avevi pubblicato solo in Israele?
Con il nostro gruppo abbiamo realizzato un libro che è stato tradotto in inglese e distribuito negli Stati Uniti e in Europa.

Qual è il nome del vostro gruppo?
Actus. Il nostro sito è www.actustragicus.com/outofdate

Ci racconti qualcosa sulla scena fumettistica in Israele, di cui non sappiamo nulla?
Non c’e’ molto da sapere, perché non esiste. Quando ho cominciato a realizzare fumetti, nel mio paese c’erano solo 5 artisti che facevano questo lavoro. Alcuni pubblicavano strisce sui quotidiani, un autore aveva fatto alcuni libri e un altro faceva soltanto fumetti per l’infanzia. Era molto raro lavorare nel mondo dei fumetti. Pensate, Israele è l’unico posto al mondo dove Tin Tin sia fallito, pubblicarono il primo volume e nessuno lo compro’!
Non esiste Superman, i comics non vengono nemmeno tradotti. Io trovai alcuni fumetti in una rivista per bambini.

Come mai questa assenza in Israele?
Non lo so. è una domanda che mi fa ogni giornalista israeliano quando mi intervista. Negli ultimi dieci anni sempre più autori stanno realizzando fumetti ma ancora non esiste un editore specializzato, a parte uno che pubblica fumetti per bambini.

Quindi 20 anni fa non c’era spazio per i fumetti, non venivano pubblicati?
Gia’, pero’ per assurdo è stato molto più facile iniziare, per me. Perche’ quando ho iniziato negli anni ottanta non c’era competizione. Andavo alle direzioni dei giornali, facevo vedere le mie strisce e decidevano immediatamente di pubblicarle.

Come hai cominciato a fare fumetti? Non conoscevi molto di questo mondo…
Quando ho cominciato, sapevo abbastanza di fumetto ma non lo percepivo come un vero e proprio mezzo di comunicazione. Conoscevo Superman ma non lo leggevo perché essendo una ragazza non mi attiravano i supereroi. Non avevo visto molti fumetti, ma per me era un modo naturale di esprimermi. Non so bene come spiegarlo. Già alla scuola materna ho realizzato alcune storie a immagini, senza sapere che fossero fumetti. è il modo in cui penso.
Pero’ per molti anni, durante le superiori e il servizio civile ho smesso completamente di disegnare.
Dopo il servizio civile sono venuta in Europa, in Spagna, era il 1989 o il 1990. C’era una mostra di fumettisti indipendenti, tra i quali c’era Gabriella Giandelli… li ho visti e mi sono innamorata! “Questo è quello che voglio fare. Esiste, è possibile“, ho pensato.

Prima abbiamo accennato a Tin Tin. Parlando delle tue ispirazioni, dalle pagine di Unknown sembra che la Francia con la sua “linea chiara” sia una di queste.
Nelle mie opere ci sono tanti riferimenti, è impossibile determinarne uno solo. Ho preso qualcosa dappertutto, proprio perché, e da questo punto di vista è stato un vantaggio, non esiste una tradizione del fumetto in Israele. La linea chiara per esempio, è un risultato degli insegnamenti del mio maestro in Accademia di Belle Arti, che veniva dal Belgio. Egli mi introdusse al fumetto Europeo, ma le mie influenze vengono anche da alcuni artisti del fumetto indipendente americano, da Raw Magazine, da Daniel Clowes, ma anche da artisti non appartenenti al mondo del fumetto. Natalia Ginzburg, la mia autrice preferita, mi ha ispirato nel modo di scrivere e narrare una storia. Mi ha influenzato più lei di qualunque altro autore di fumetti.

Come mai questo titolo, Unknown/Sconosciuto?
Chiedetelo all’editore (ride)!

e’ stata una sua scelta?
A volte una storia comincia dal titolo, altre volte scrivi una storia ma non riesci a trovare un titolo adatto. Tu fornisci una lista di nomi ed è l’editore a decidere, e ogni editore di ogni paese ne sceglie uno diverso, pescando dalla lista… Sulla scelta della doppia dicitura inglese chiedete all’editore, da parte mia posso dire che preferisco la parola italiana “sconosciuto“.

Sulle panchine di Lucca... Rutu Modan - immagine2-3406e’ un titolo che rende bene l’idea del libro. Il romanzo parla di una storia di amore che comincia e una che finisce, ma il tutto nasce da un fatto tragico: una bomba in una stazione di servizio. E’ una scelta consapevole rimandare al contesto politico o una conseguenza naturale del pericolo che si avverte nel quotidiano?
Mi piace molto questa descrizione della storia (ride). Me ne ricordero’ per le prossime interviste!
Purtroppo, per chi vive in un posto come Israele, la realtà politica è costantemente mischiata alla vita di tutti i giorni. Ma non ho voluto raccontare una storia politica, tutto quello che volevo era raccontare una storia e basta. Volevo parlare di questo ragazzo, di questa ragazza e della loro storia, non sono personaggi politici. Volevo parlare dell’essere umano e di quello che può succedere quando la situazione politica improvvisamente irrompe nella sua vita, come smuove le cose e sconvolge il flusso quotidiano della vita. Non per forza porta solo effetti negativi. Porta a un cambiamento. Punto. è qualcosa che sconvolge.
Pero’ ho cercato di creare personaggi reali. Per esempio il ragazzo protagonista della storia non è interessato a quello che gli succede intorno. E io conosco persone che cercano di non essere coinvolti dalla situazione politica. Mentre la ragazza è interessata ma non è tra le sue priorita’. è questo tipo di persone che puoi incontrare nella vita di tutti i giorni. Non volevo agitare una bandiera, perché per me quella non è arte. Infatti nella storia si capisce che i personaggi non sono addentro alla vita politica del loro paese. O almeno ci provano. Ma non possono riuscirci per davvero.

Per cui è chiaro che non hai voluto realizzare un’opera politica, ma forse questo è un modo ancora più politico di raccontare una storia.
Questo era proprio cio’ che desideravo. Non vorrei parlare del finale del libro, ma il protagonista corre un rischio, per lasciarsi alle spalle il passato e tutto il resto. E’ proprio quello che sarebbe auspicabile per lo stato, oltre che per la gente. Lasciarsi il passato alle spalle senza continuare a chiedersi chi ha ragione o chi ha torto tutto il tempo, per stare finalmente insieme.

Abbiamo capito che non hai voluto scrivere un libro su questi argomenti, ma qual è la tua posizione sulla situazione politica?
Perche’?

Ottima risposta!! (risate)
Io ho ovviamente un’opinione in merito, ma per quale motivo è importante per voi conoscerla?

Perche’ vorremmo capire quali sono le sensazioni e il punto di vista di una persona che vive a così stretto contatto con una realtà così difficile.
Ho chiesto “perché” non per attaccare ma perché non volevo che mi forniste un certificato per dire che sono “OK” a seconda di quello che penso.
Il mio punto di vista è che la situazione è veramente brutta e potrebbe divenire ancora peggiore. Abbiamo avuto un’estate terribile e io mi sento ancora molto triste per tutto quello che è accaduto. E’ complicato esprimere cio’ che penso. Quando vivi all’interno di quella situazione puoi vedere meglio quanto sia assurdo tutto quello che succede, vedi molte più cose eppure non riesci a vedere le cose nella loro interezza. Capisci quanto sia complicato e stupido tutto questo allo stesso tempo. E quanto potrebbe essere semplice… Io vorrei che si ragionasse attraverso soluzioni concrete, del tipo: se ho bisogno di un visto per visitare i miei parenti a Gerusalemme, allora semplicemente devo poterlo ottenere. Non una soluzione religiosa, non una soluzione di altro tipo, una soluzione pratica per fermare tutto cio’, che è cosi terribile e triste.

Quello che sorprende noi che abbiamo la fortuna di non vivere qualcosa di così terribile è come ci possa essere nonostante tutto una vita e, ancor di più, un’espressione artistica. Ci chiediamo quanto può essere importante o stimolante esprimersi in una situazione così dura.
Io credo che la vita sia complicata ovunque. Penso tuttavia che vivere questa situazione, vivere situazioni estreme come queste, spesso ti porti a vedere la vita in modo più chiaro. Ti accorgi come la vita non sia un cliche’. Non è solo la guerra, ma può essere anche la morte di qualcuno che ami o al quale sei molto legato. In una situazione estrema, dopo il forte dolore iniziale, quando è passato un po’ di tempo, puoi vedere le cose un po’ più chiaramente.

Come nel libro, in cui tutta la storia parte da una bomba. Cosi’, questo evento sconvolge e mette in moto le cose.
Si’. Tu puoi avere in testa un’idea chiara ma stereotipata su ogni cosa: l’amore, la morte, la guerra, la pace… Ma quando ti succedono eventi drammatici ti accorgi di quanto tutto sia differente e inizi ad osservare la vita in modo diverso.
Faccio un esempio molto personale, che mi riguarda in prima persona, perché non mi viene in mente nient’altro in questo momento. Mia madre è morta qualche anno fa, aveva un cancro. Le siamo stati vicini fino all’ultimo giorno, seduti accanto al suo letto, le abbiamo parlato e se qualcuno avesse visto quella situazione, l’avesse filmata o raccontata, sarebbe sembrata kitsch, sopra le righe. Ma quando tu la vivi, è reale. E’ complicato raccontare come ridevamo, come piangevamo, come parlavamo di quello che avremmo cucinato. E’ in situazioni come queste che si riesce a vedere al di là dei cliche’.

Forse è kitsch il modo in cui spesso rappresentiamo quei momenti, piuttosto di come si vivono.
Si’. Se tu vivi queste situazioni, più che parlarne, puoi provare ad esprimere quello che senti con la tua arte, e cercare di evitare i cliche’.

C’e’ qualcosa di autobiografico nella storia?
Non è una storia autobiografica, ma ho attinto dalle esperienze della mia vita di ogni giorno, così come da quelle di altre persone che conosco.

Unknown/Sconosciuto è stato pubblicato anche in altri paesi?
Mi è stato commissionato da Drawn & Quaterly, per il Canada. Poi per alcune coincidenze la Coconino è stata la prima casa editrice a pubblicarlo. La Drawn & Quaterly pubblicherà il libro negli Stati Uniti in aprile del 2007, poi uscirà in Spagna e l’anno successivo, se tutto va bene, in Svizzera in lingua tedesca.

In Francia no?
Non ancora, ma ci sto lavorando! (ride)

In fiera ti abbiamo visto realizzare dei disegni prendendo ispirazione da vecchie foto. Cosa rappresentano per te?
Sono molto importanti per me, provo a spiegare il perché. Le vecchie foto di famiglia sono molto intense. E’ come se portassero indietro i morti. Le osservo e posso tornare in contatto con loro. Mi sento strettamente collegata alle persone raffigurate.

E’ qualcosa di affettivo o di artistico?
Tutte e due le cose. E’ veramente emozionante, perché mi sembra, attraverso il disegno, di riportarle alla vita, di non dimenticarle. D’altra parte, dal punto di vista artistico, non disegno l’immagine generica di un uomo o di un movimento, ma la specifica faccia, la specifica persona. Ognuno ha un modo diverso di stare in piedi, di muoversi, ha una postura diversa. Attraverso le foto riesco a trovare il modo specifico per rappresentare un personaggio. Di solito si ha in mente un modo generico di pensare a una persona che sta in piedi, mentre osservando una foto si può notare quel preciso modo di stare in piedi che aiuta a dare più spessore ai personaggi. Perche’ il modo in cui siede, si muove, gesticola ci dice qualcosa di importante di un personaggio.

E’ tutto, grazie mille.
Grazie a voi.

Riferimenti
Coconico Press: www.coconinopress.com
Actus: www.actustragicus.com/outofdate
TheArtWoks, con una galleria dell’autrice: www.theartworksinc.com/folio/modan/modan.htm

ENGLISH VERSION: www.lospaziobianco.it/?p=1433

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