Interviste

Paolo Martinello: un salto nel Buio

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Ciao Paolo, benvenuto su LoSpazioBianco!
Grazie per l’invito!

Parlaci dei tuoi inizi: come è nata la passione per il disegno e quindi per il fumetto, e quali sono state le tue prime esperienze professionali.Paolo Martinello: un salto nel Buio - 22
Ci sono state una serie di coincidenze incrociate, che hanno fatto sì che io arrivassi a fare il disegnatore: ho cominciato credo perchè era l’unico modo che i miei avevano trovato per non farmi fare troppo casino in casa quando ero piccolo.
Mio zio poi aveva l’unico negozio di articoli per artisti di Vicenza: ogni Natale e compleanno dunque si faceva il pieno di colori e album da disegno, mentre un’altro mio zio che faceva il pittore mi insegnava il mestiere. A scuola sfoggiavo tutto questo ed era sicuramente un modo per farsi notare e sentirsi nel proprio piccolo importante davanti agli altri.
Per quanto riguarda invece l’amore per il fumetto nello specifico, mio padre era un appassionato, e fortunatamente amava gli autori migliori( Toppi, Pratt, Breccia,Giraud, Micheluzzi, Manara, Pazienza) e su quelle cose un po’ c’ho fatto l’occhio sin da piccino.
Da lì ci sono state le scuole d’arte, e poi i primi tentativi di pubblicazione subito dopo il diploma ( Tornado Press, Centro fumetto Andrea Pazienza, i primi in assoluto che mi fecero fare qualcosa).
Le prime esperienze da professionista le ho fatte però come illustratore: ho cominciato con la scolastica e con alcune illustrazioni per i libri per Ragazzi della Mondadori. Ma ancora non riuscivo a vivere solo di questo e quindi contemporaneamente,trovai lavoro come grafico in uno studio di pubblicità.
Ebbi poi la possibilità di collaborare con lo Studio di Giuseppe Palumbo (autore che amavo già molto da ragazzino), e la cosa mi diede una consapevolezza che prima non avevo e mi portò a prendere coraggio e a fare dei tentativi seri  che mi portarono in Francia, e a collaborare con altre case editrici importanti in Italia.
A quel punto avevo praticamente deciso che nella vita avrei fatto il disegnatore, malgrado tutto :)

Paolo Martinello: un salto nel Buio - 52Passiamo al personaggio a cui è dedicato questo speciale e che ti ha dato popolarità in Italia: . Come hai conosciuto Bilotta e come sei entrato a far parte del progetto?
Sono venuto a sapere tramite un amico, che Bilotta cercava qualcuno per fare delle copertine di una nuova miniserie da edicola. L’amico era Andrea Borgioli, e Alessandro aveva chiesto inizialmente a lui di fare le copertine, ma altri impegni di lavoro non glielo consentivano.
Molto semplicemente ho fatto delle prove, che sono andate bene, ma oltre a questo trovai subito un ottima sintonia col modo di fare di Alessandro e la cosa facilitò il tutto.

Come nascono le copertine di ? Leggi la storia esintetizzi le suggestioni nell’immagine di copertina o, piuttosto,segui le indicazioni di Bilotta?
Io e Ale ci sentivamo per buttare giù le prime idee, di solito partendo da un indicazione di massima della storia. Essendo io un fan di Valter Buio della prima ora, non mi volevo mai far svelare troppo di quello che sarebbe successo, perchè non mi volevo rovinarel’effetto sorpresa, ed evitavo di vedere anche le pagine interne.
Nel mio blog spiego nel dettaglio i vari processi creativi, ma sostanzialmente teniamo in considerazione una o due idee generali che eventualmente io modifico o arricchisco e da lì si arriva al disegno. Per il colore poi facevo scegliere a lui tra due o tre versioni con dei toni leggermente diversi tra loro. C’era poi un idea di fondo che doveva accomunare tutte le copertine: Abbiamo sempre fatto il possibile per comunicare l’idea che Valter fosse fondamentalmente una persona molto sola, quindi da qui è partita l’idea di metterlo sempre a figura intera, su un campo lungo, con al massimo un altro personaggio con cui farlo dialogare, ma sempre in situazioni di possibile disagio, con una descrizione della paura molto simbolica più che terrificante o disgustosa.
Lo abbiamo trattato male insomma.

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Valter Buio è un personaggio strettamente legato al quotidiano equindi piuttosto lontano dal fantasy con cui ti sei prevalentementecimentato sinora. Questo fatto ti ha creato qualche problema?
No, anzi è stato un grandissimo stimolo.
Per una serie di ragioni per me il Fantasy è una cosa abbastanza naturale, mi viene come se dovessi passare l’aspirapolvere in casa e quindi fa parte del mio quotidiano. Da questo punto di vista non rappresenta esattamente una sfida, è una cosa piacevole in se’ stessa, ma quasi automatica: difficilmente è un qualcosa che mi crea una tensione artistica.
Una tensione che invece trovo quando mi si chiede di descrivere un atmosfera legata al contemporaneo, con personaggi ipoteticamente reali. Per queste cose mi metto in gioco, mi faccio delle domande, e sperimento per quanto posso, ma utilizzo comunque alcuni meccanismi mentali utili per creare immagini di invenzione pura, che ho codificati lavorando spesso sul Fantasy.
Sembra contorto, ma in realtà non lo è: nel fantasy è utile e costruttivo accostare elementi incompatibili per creare qualcosa di nuovo, giocare con le immagini per proporre soluzioni improbabili.
Nel realistico questa impostazione consente una certa risolutezza nel cercare soluzioni inusuali per dare maggiore personalità all’immagine, per non farla sembrare solo e semplicemente la descrizione retinica di un qualcosa che è successo, o raccontare in modo sintetico quello che si vede all’interno dell’albo. Ragionare sulla descrizione del reale attraverso la parte irrazionale di me stesso, mi porta il più delle volte a delle soluzioni molto interessanti, insolite, ma sempre riconoscibili come qualcosa di legato al quotidiano.Paolo Martinello: un salto nel Buio - 11

Come momento artistico cosa ha significato per te l’attività dicopertinista di Valter Buio? Un punto di arrivo o un momento diripartenza?
Sinceramente non ho ancora la percezione di cosa abbia portato la mia collaborazione con Valter Buio. Chiaramente vedo i commenti dei ragazzi che passano sul blog o sui forum. Mi arrivano degli inviti a parlare del mio lavoro sui siti specializzati, come nel vostro caso, o sulle riviste di settore, ma non ho ancora avuto la possibilità di incontrare  di persona i lettori e non  ho idea di quanto Valter Buio sia effettivamente noto.
Mi sono però reso conto che, pur essendo nella professione ormai da qualche anno, pur avendo fatto  quattro libri in Francia e vedendo i Tarocchi che ho fatto con “Lo Scarabeo” recensiti in ogni parte del globo, solo adesso che il mio lavoro è stato inserito in un seriale da edicola, è come se avessi cominciato a “esistere” per chi si interessa di fumetti in Italia. Da questo punto di vista, per quanto riguarda il mio lavoro sul mercato nostrano, questo è sicuramente un “inizio”; non mi sento assolutamente ad un punto d’arrivo.

Secondo te quanto le tue copertine pittoriche e affascinanti hanno aiutato Valter Buio nella sua vita editoriale, tenendo conto del fatto che la copertina è la prima cosa che salta agli occhi di un possibile acquirente, nelle nostre edicole sempre più affollate di nuovi prodotti?
Io ho messo tutta la passione possibile in quelle copertine, sia perchè sapevo che arrivare nelle edicole significava effettivamente essere “visti” per la prima volta da un certo numero di persone, sia perchè io per primo amavo molto la serie e volevo che si vedesse. Per quanto riguarda l’aspetto delle illustrazioni in certi casi ho pensato che  fossero un po’ troppo elaborate e pittoriche per le funzioni che deve svolgere la copertina di un fumetto, cioè comunicare in modo semplice e diretto il concetto della storia; tuttavia un po’ di compiacimento me lo sono perdonato e a rivederle adesso che conosco tutti gli accadimenti della serie trovo che si sposino molto bene con gli interni e che ci sia un equilibrio con il lavoro degli altri disegnatori della serie.
Anche in questo caso non so rispondere su quanto effettivamente abbiano contribuito all’acquisto degli albi. Spero soprattutto che siano riuscite a “incuriosire” un possibile acquirente, ma credo che ci vorrà un po’ di tempo ancora per capire se hanno funzionato a dovere oppure no.

Paolo Martinello: un salto nel Buio - 42Ignoto e quotidianità, per quanto distanti sono gli elementi cheBilotta riesce a tenere unite nelle storie del suo personaggio. Qualedelle due cose fa più paura a ?
Se dovessi ragionare in senso assoluto potrei dire che l’ignoto è un qualcosa che può far paura all’inizio, ma che quasi sempre poi diventa uno stimolo ad essere propositivi. Se invece cerco di ragionare sul presente, sono portato a pensare che ignoto e quotidianità nel nostro paese sono diventate due cose che vanno a braccetto, quindi difficile dire quale delle due mi faccia più paura. Mi fa paura il fatto che il più delle volte,  mi sia “ignoto” come si debba fare per avere una “quotidianità” normale e dignitosa.

In qualche modo ti sei riconosciuto nel personaggio di Bilotta? E nel caso, questo ti ha semplificato o complicato il lavoro?Paolo Martinello: un salto nel Buio - 61
Valter Buio è un personaggio da certi punti di vista “universale”, perché incarna una attitudine all’introflessione che è presente in ciascuno di noi, quindi certamente per certi aspetti mi ci sono riconosciuto.
Descrive poi un certo senso tragico dell’esistere, insinuato  in modo sottile ma persistente nelle vite delle persone normali. Il fatto però di essere una persona “Speciale”, un improbabile “psicologo di fantasmi”, rende molto particolare la sua caratterizzazione.
E’ cioé estremamente umano e realistico pur conducendo un’ esistenza del tutto inverosimile.
A volte sembra più preoccupato degli aspetti normali della sua vita, che di quelli “paranormali” ed io ho  provato “compassione” nei confronti di questo aspetto, più che immedesimazione. Devo dire che non mi capitava da un bel po’ di essere trascinato dentro queste emozioni, pensando che stavo leggendo di un personaggio d’invenzione, di un personaggio a fumetti.
Mi sono sentito molto fortunato ad avere la possibilità di dare la mia personale visione di questo personaggio nelle copertine.

Paolo Martinello: un salto nel Buio - 71Per Valter Buio hai realizzato unicamente le copertine: come mai non sei entrati anche nella squadra dei disegnatori? E’ stato un problema puramente di tempistiche?
Alessandro mi ha proposto di occuparmi degli interni di un numero, ma parlando in termini meramente economici, non me lo potevo permettere, anche se davvero avrei voluto farlo con tutto il cuore . Per termini economici, parlo principalmente di tempistiche : avevo ed ho altri lavori in corso, e fare un albo di novanta pagine è un impegno pressochè totalizzante, non consente di fare altro, a meno che non si sia velocissimi a fare le pagine, (cosa che al momento purtroppo, non sono :)

Il tuo istinto artistico si realizza meglio nei fumetti o nelle copertine?
E’ una domanda che mi pongo spesso anch’io. La risposta è che le illustrazioni singole mi vengono istintivamente più semplici per una questione sia professionale sia di attitudine naturale, ma il mio cuore è sempre rapito dalla voglia di poter raccontare una storia, di avere la regia dell’insieme di scene di una vicenda. Sono due aspetti del mio lavoro che spero sempre di poter condurre in parallelo, credo che non sarei completamente soddisfatto se non potessi farli entrambi.

Sul tuo blog si può leggere la genesi di molte delle copertine del progetto Valter Buio. A proposito del web, ormai sempre più nuovo canale di distribuzione, pubblicazione e pubblicizzazione del medium fumetto, credi che sia una strada che possa aiutare il mondo del fumetto nella sua espansione o appunto una via puramente pubblicitaria e nulla più?Paolo Martinello: un salto nel Buio - 09
Parlando per me, io provo personalmente un piacere maggiore ad avere un fumetto tra le mani, piuttosto che scorrerlo su internet.
Per quanto riguarda la divulgazione credo che sia uno strumento utile e necessario, ma che dovrebbe sempre essere accoppiato alle vie tradizionali di diffusione e promozione.
Chiaramente internet è più veloce e amplificato rispetto ai canali tradizionali, ma mi rimane sempre il dubbio che tutta la cultura che passa attraverso il web, rischi di avere il valore di semplice “usa e getta”, appunto perchè facile e veloce (e molto spesso gratuito).
La cultura e in genere tutte le cose di valore, devono essere almeno in parte difficili da raggiungere per essere amate davvero. Fosse anche solo per essere portati a schiodare le chiappe dalla sedia per andare fisicamente dall’edicolante a chiedere se è uscito Valter Buio, sentirsi dire ” no, anche questo mese è in ritardo” e dover scendere ancora il giorno dopo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro prossimo?
Ho in cantiere un altro mazzo di Tarocchi con lo Scarabeo, sto facendo il secondo libro della mia serie in Francia con Glènat ( a cui seguirà il terzo). Ho poi in corso un progetto di illustrazioni scolastiche con una grossa casa editrice italiana ed altre due o tre cosette di cui ancora non posso dire nulla. Vi basta?

Riferimenti:
, il blog: useless75.blogspot.com

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