Approfondimenti

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi

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Un gruppo di personaggi costretti in una locanda: che cosa c’è di meglio del narrare storie per trascorrere il tempo?

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Mentre fuori infuria una tempesta di spaventosa intensità, dentro c’è calore e buon cibo, bevande e la più varia delle compagnie. Esseri, capitati lì da ogni dove, smarriti nella bufera, hanno raggiunto i limiti dei propri mondi e li hanno attraversati, giungendo in un luogo eccentrico. Se ogni mondo è una ruga dell’universo, quella dove si ritrovano è una regione dove le rughe, incontrandosi, si appianano. Questa interferenza distruttiva consente la sopravvivenza del luogo e la tregua dagli sconvolgimenti dei mondi. Questo spazio sicuro prende forma di locanda e dentro le sue mura gli ospiti attendono la fine della bufera. Raccontando storie.

Ogni narratore contribuisce con storie del proprio mondo e mette a disposizione di chiunque ascolti ricordi e visioni. Qual è la conseguenza di questa condivisione? Che chi ascolta scopre altri punti di vista, altre realtà: il suo universo si espande e il suo posto in esso non è più quello di prima. Il passaggio attraverso la locanda diventa allora occasione di cambiamento: tornata la calma, molti faranno ritorno ai propri mondi di provenienza, ma altri decideranno di esplorarne di nuovi, come Petrafax, o di restare nella locanda, come Charlene.Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi - Sandman_55_p27

La Locanda alla fine dei mondi, la cui esistenza sembra fragile e inspiegabile eppure inevitabile e senza fine, ben rappresenta la disposizione ideale per gustare racconti: sta sospesa in equilibrio fra le tensioni degli universi, così come la mente in ascolto di una storia lo è fra quelle del mondo reale. Essere alla fine dei mondi significa poter partecipare della natura di ciascuno di essi, così come accettare una storia significa accettare di calarsi in essa, appassionarsi alle sue vicende e ai suoi personaggi. La sospensione del senso di realtà è la condizione per partecipare al senso del meraviglioso. Ascoltare consente di accogliere e sperimentare nuovi pensieri; e quindi cambiare (1) .

Caratteristica comune delle storie de La Locanda è il ruolo marginale di Morfeo, addirittura assente in Hob’s Leviathan. In effetti, siamo di fronte a racconti che, con minimi aggiustamenti, potrebbero benissimo essere pubblicati al di fuori della saga. In questo senso, sono prove esemplari della capacità narrativa di Gaiman e della libertà guadagnata nella gestione di . Tuttavia, due storie guadagnano un plus di interesse per i loro riferimenti alla trama principale e la tecnica di narrazione: The Golden Boy, e Cerements, a mio parere la più fascinosa della raccolta. E proprio su queste mi soffermerò in questo articolo.

The Golden Boy

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi - Sandman_54_p17The Golden Boy racconta la storia di Prez, adolescente che arriva alla presidenza degli Stati Uniti (in un mondo parallelo al nostro, ma reale quanto gli altri), evita compromessi nella propria ascesa e governa con equità e senso di giustizia, per poi ritirarsi a vita privata. Non accetta le insidie di Boss Smiley, il Demiurgo della sua dimensione di appartenenza, e alla fine – ma questa è un ipotesi del narratore – viene aiutato dal Signore dei Sogni a sfuggirgli.

Lo spunto dell racconto è una serie DC degli anni 1970, The Prez, che racconta di un adolescente Presidente degli USA (la serie durò solo quattro numeri). In The Golden Boy, la prima parte, l’ascesa e la Presidenza di Prez, è parodia dell’atteggiamento politico riscontrato da Gaiman in alcuni amici statunitensi, molto vicino all’attesa messianica (2) . La seconda parte della storia, quella ipotetica che narra che cosa accadde a Prez dopo la morte, è invece di tutt’altro tenore. Prez incontra nuovamente Boss Smiley, che gli annuncia di tenerlo in pugno: “Tu non vai da nessuna parte. Sei morto. Sei mio”. Prez lo avrà ignorato in vita, ma ora è alla sua mercé e sarà strumento dei suoi disegni. Ma a questo punto, interviene Sogno, deus ex machina, che prende il ragazzo sotto la propria protezione.

Boss Smiley protesta: “Sono il re di questo mondo”. Ma Morfeo ribatte:

Ed io delle storie. E il ragazzo è sotto la mia giurisdizione. Non la tua.

Due sono i punti importanti che questa scena segnala: il primo è che Prez è una storia; il secondo, che Sogno agisce in base a dovere e senso di giustizia.

Ciò che resta

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi - sandma04Che cosa resta di una persona dopo la morte?

L’individuo è scomparso e, come spiega Death, se ne va in un posto diverso per ciascuno. L’inferno stesso è una scelta e, alla fin fine, una stazione di transito scelta volontariamente (ricordate Casa di Bambola?).

Cha cosa rimane di Prez?

Di Prez rimane una storia. Anzi: una molteplicità di storie, che narrano sue possibili vite e possibii morti. Di queste storie, nessuno sa quale sia vera, seppur alcuna lo sia; in ognuna c’è una visione di Prez e forse uno specifico desiderio o gusto o timore di chi l’ha raccontata. In altre parole, ognuna propone delle possibilità, con le quali confrontarsi. In questo senso, la storia di Prez è un mito. (3) La Baghdad di Harun al-Rashid sopravvive nel mondo come memoria raccontata e trasmessa, affidata agli uomini e protetta dal Signore delle Storie. (4) E Prez guadagna lo stesso destino della città delle meraviglie e diventa a pieno titolo cittadino (suddito?) del regno di Morfeo. Sogno utilizza addirittura il termine formale “giurisdizione”, per sottolineare che la sua azione non si basa su un umore estemporaneo, ma nasce e si inscrive nel senso delle norme che reggono gli universi e che lui è tenuto a far rispettare.

Senso di Giustizia

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi - sandlocandafinemondi2Per lunghissimo tempo Morfeo ha interpretato e vissuto il proprio ruolo e usato il proprio potere, senza tener conto non solo e non tanto di una qualche giustizia (nessun Eterno la regola: un caso? Eppure, certo Gaiman avrebbe potuto creare un Eterno che incarnasse Dike), ma nemmeno della sensibilità degli esseri viventi. Pensiamo a Nada, pensiamo a Calliope. Ma Morfeo è profondamente cambiato, lo abbiamo constatato in Brevi Vite e non si nasconde più dietro una qualche regola che non ammetta eccezioni. Anche perché: che norma può essere quella che impone di servire i viventi e condanna al dolore e all’umiliazione quelli che non obbediscono ai capricci di chi quella norma amministra? Non era forse più verosimile che Sogno approfittasse del proprio potere per soddisfare i propri desideri, senza assumersi la responsabilità delle conseguenze? Rileggendo il suo passato, dobbiamo chiederci: che cosa muoveva veramente Sogno? Quali le sue motivazioni, quali i suoi fini? La sua crudeltà verso le proprie amanti rende plausibile il sospetto che alla base del suo agire ci fosse il desiderio.
Ed ecco allora una possibile origine profonda dell’ostilità fra Sogno e Desiderio: il Signore delle Storie era in realtà satellite del regno del fratello/sorella, o quantomeno ne era dominato in particolari momenti critici della sua vita. Ma nel tempo se ne è via via emancipato, è cresciuto. Finalmente vive il proprio ruolo con un senso diverso. Così è riuscito a concludere la dolorosa vicenda di Orfeo. Per questo salva Prez da Boss Smiley; sospetto con non poco gusto e divertimento, perché sicuramente disprezza Boss Smiley e i suoi principii. Il piacere che prima gli derivava dallo sfoggio di potere, ora gli viene dall’applicazione della giustizia. (5) Certo, è in grado di rendere giustizia in forza del proprio potere, ma la differenza di senso è enorme. E, soprattutto, Sogno ora è consapevole delle proprie responsabilità: è un individuo eticamente maturo e non perde occasione di compiere qualsiasi piccolo atto che renda migliore il mondo. Questo Morfeo probabilmente non avrebbe accettato lo scioglimento della vicenda narrata in Cacciatori di Sogni. Là alla protesta della Volpe: “Questo non è giusto!”, si limitò a ribattere “No, non lo è”, senza far seguire alcuna azione alla constatazione. (6)

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Necropoli: Del diverso grado di conoscenza del lettore rispetto ai personaggi

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi - Sandman_52_p01C’è sicuramente abbondanza di suggestioni nella storia narrata da Klaproth in Cerements, uno dei racconti della saga maggiormente colmo di misteri e senso del meraviglioso. Ma oltre al fascino della storia, in questo racconto a scatole cinesi, c’è un dettaglio di tecnica narrativa su cui vale la pena soffermarsi. In uno dei racconti degli apprendisti, abbiamo la storia del crollo della precedente necropoli: sei figure si presentano per il funerale di una loro sorella, ma niente è pronto, niente è come deve essere. Nel racconto del maestro di cerimonie Hermas (che contiene la storia narrata da Maestra Veltis), arriviamo in una stanza vuota con sette nicchie, un grande libro al centro e una voce misteriosa. La cosa interessante è il diverso valore e significato che questi dettagli assumono per il narratore e gli uditori della storia, da un lato, e per noi, dall’altro. Per i personaggi della locanda questi dettagli sono elementi misteriosi, che evocano stupore; per noi hanno un preciso significato e sono collegati alla linea principale della vicenda che stiamo seguendo. (7) I personaggi misteriosi che decretarono la fine e l’oblio della necropoli sono gli Eterni, lì giunti per il funerale di Disperazione (e chi racconta l’episodio è Distruzione).
Noi sappiamo che quella sala ha a che fare con gli Eterni e che il libro è quello di Destino: il resto ci è altrettanto sconosciuto, ma le nostre domande al riguardo sono ben diverse da quelle che potrebbero formulare i personaggi. E infine, nella fantastica parata che chiude la raccolta, noi riconosciamo molti personaggi.Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi - sandma03

E ci rendiamo conto che manca qualcuno.

In chiusura, colgo l’occasione per segnalare il varo della serie di articoli di Guglielmo Nigro che rileggono dal punto di vista grafico (8) . La relazione fra testi e disegni all’interno della saga è sempre stata molto stretta, al punto che Gaiman adattava le sceneggiature allo stile del disegnatore a cui sapeva o desiderava sarebbero state affidate. In questo, come molti altri autori, replicava l’approccio di Gershwin alla scrittura delle partiture, che tenevano sempre come riferimento un esecutore concreto, con nome e cognome, e non ideale, supportando l’opinione che il miglior risultato si ha dalla considerazione degli strumenti e del contesto reale di produzione.

Abbiamo parlato di:
La locanda alla fine dei mondi
, , John Watkind, Michael Allred, , Shea Anton Pensa, Alec Stevens, Gary Amaro, , Mark Buckingam, John Watkiss, Michael Allred, Vince Locke, Alec Stevens, , Steve Leialoha, Dany Vozzo,
Traduzione: , Francesco Cinquemani
, 1996
168 pagine, colori, brossurato


Note:
  1. Walter Benjamin descrive efficacemente il senso profondo del racconto orale come creazione e comunicazione di esperienza: “Il narratore prende ciò che narra dall’esperienza – dalla propria o da quella che gli è stata riferita -; e lo trasforma in esperienza di quelli che ascoltano la sua storia”. Cfr.: Walter Benjamin, Il Narratore, Einaudi, 2011, pag. 19. 

  2. Cfr.: Hy Bender, The Sandman Companion, Titan Books, pag. 182.  

  3. “Innanzitutto, il mito ci richiama e proietta in un altro mondo. In secondo luogo, il mito ci rammenta che c’è sempre qualcos’altro, qualche cosa altra, da dire o da immaginare. Terzo, il mito […] dà espressione all’altro, a quegli individui e a quelle cause che sono esclusi dalla gerarchia presente”. Laurence Coupe, Il Mito – Teorie e storie, Donzelli editore (1999), pag. 153. 

  4. Cfr. Ramadan in Favole e Riflessi

  5. Uso “prima” e “dopo” con una certa leggerezza, nonostante le considerazioni temporali non siano semplici: si veda in questa raccolta il fatto che Jim, narratrice di Hob’s Leviathan, e Charlene e Brant considerano “presente” rispettivamente gli anni 1910 e il 1994. Si può complicare a piacimento lo scenario con modelli di Terre parallele, espliciti in The Golden Boy, ma non è punto di particolare interesse. E probabilmente l’accenno a Terre parallele è un’allusione ironica agli inestricabili multiversi supereroistici. 

  6. Cfr.: , Yoshitaka Amano, Cacciatori di Sogni, (1995), pag. 161. 

  7. Altri particolari hanno idealmente un valore simmetrico, assumendo un significato preciso per i narratori e meramente evocativo di meraviglia per noi. 

  8. Il primo potete leggerlo a questo indirizzo: www.lospaziobianco.it/24813-guardare-sandman-preludi-notturni 

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