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Vorrei incontrarti

Vorrei incontrarti - immagine1-3221Il tema dell’adolescenza è un terreno fertile da sempre per ogni forma di racconto e narrazione, sia che tratti di elementi autobiografici o di personaggi inventati. E’ infatti un argomento strettamente personale, eppure al contempo pienamente comprensibile da chiunque; risulta facile immedesimarsi nelle intensità che raggiungono i sentimenti e la vita in anni tanto formativi e tanto densi di sensazioni e cambiamenti. Costantini vi si confronta con lucida attenzione, andando a ricordare momenti distinti della sua giovinezza ancora “freschi” nella sua memoria (l’autore è nato infatti nel 1971) eppure già sufficientemente distanti nel tempo da poter esser rivisti con un certo distacco formale e una obiettività frutto della crescita.

L’autore sceglie di farlo alla sua maniera, abbandonando la soluzione narrativa classica del racconto per passare da un ricordo, un’immagine o sensazione, all’altra, in un flusso libero di pensieri. Scene, persone, luoghi, stati d’animo che sembrano non avere una soluzione di continuità tra di loro, ma che seguono il tenue filo del tempo e che rappresentano dei momenti per l’autore critici per comprendere se stesso.
La sequenzialità cronologica di questi ricordi, rappresentati in maniera così isolata e separata, per quanto presente non sembra un elemento essenziale, tanto da apparire quasi assente. L’autore suggerisce così con abilità la natura stessa dell’adolescenza e della maturazione di una persona, che non avviene mai linearmente e costantemente ma a strappi, in maniera casuale e imprevista.

La struttura del racconto di Costantini ripropone così la natura stessa della memoria, amplia episodi apparentemente privi di importanza, elude parti della sua vita, sottolinea le malinconiche sensazioni del divenire adulti e probabilmente, come avviene veramente nei processi mnemonici, altera i fatti perché siano maggiormente incisivi per il loro significato.
Non si può pensare infatti di paragonare i nostri ricordi a un film o a un libro; la memoria gioca con la storia, cancella il superfluo, modifica la realtà passata per adattarla al significato principale di un evento o di un incontro, ma anche alla nostra visione attuale della realta’; cio’ che conta così è il messaggio, cio’ che un ricordo rappresenta per ognuno di noi.
Questa è la stessa impressione del volume di Costantini: una ricostruzione emozionale e personale, iconografica, rivolta in primissimo luogo a se stesso. Anzi, il lettore viene visto quasi come un intruso in certi passaggi, come quando dice esplicitamente: “Non meritate di sapere e neppure capireste le mie motivazioni, siete stupidi, e poi non ne vale la pena.“.
Sono scatti, istantanee sparse prese dal suo personale cassetto dei ricordi, la cui importanza risiede, più che nella rappresentazione di un fatto, di un momento, nella loro importanza emotiva.

Nel suo percorso Costantini si avvale di una maturazione artistica mai tanto evidente come in questo volume, dove la gamma di soluzioni grafiche sottolinea la sua ricerca stilistica, frutto di una personale evoluzione e di precise scelte, di una ricerca di sintesi del tratto; tratto che, in queste pagine, svela tutte le sue possibili sfaccettature, passando da una pagina all’altra da uno stile geometrico, spigoloso e spesso, a tratti più sottili e meno rigidi, a pagine schizzate come vergate nell’attimo del bisogno di riversarle fuori, a linee morbide e realistiche di grande eleganza grafica.
Ci trroviamo così di fronte a tavole dove case e auto appaiono schizzate di bianco sulla pagina nera, come graffi spessi su un cartoncino scuro, e cinque pagine dopo ci si presenta, occupando due intere pagine, un profilo trasparente di ragazza che lascia intravedere sotto di se’ lo sfondo del ricordo. Esempi tra i tanti, della varietà del tratto di Costantini.
Questa alternanza di soluzioni grafiche e stilistiche, e il loro uso estremamente libero, sono funzionali al tono dei ricordi stessi e sottolineano ulteriormente la sicurezza dell’autore nell’usare al meglio i suoi “strumenti” con cognizione di causa.

Le parole che accompagnano i disegni e le tavole accecanti di bianco si intrecciano con il segno di Costantini in un corsivo ondivago e morbido che si insinua tra le linee delle figure, tratto distintivo delle vignette dell’autore, riconoscibile da chi non lo incontra per la prima volta tra queste pagine.
Il linguaggio usato è poetico, attento nel ricercare significati, metafore, immagini mentali appartenenti all’autore e suggerite al lettore, ma non necessariamente spiegate o rese chiare. Ricordano i testi di una canzone, sospese tra la ricerca del suono, della parola, e la costruzione di testi evocativi e ricchi prima che didascalici. Non a caso il libro nasce con la “colonna sonora” delle canzoni di Alan Sorrenti. Frasi ambigue nella loro poetica, che suggeriscono significati appena accennati, ma soprattutto suggeriscono sensazioni e atmosfere.

Vorrei incontrarti è un libro non facile, direi quasi ostico nell’approccio. Serve tempo per entrarci e comprenderlo, e solo dopo si può apprezzare interamente la profondità spesso quasi nascosta della prosa, la sincerità quasi cattiva dei ricordi e dei sentimenti dell’autore. Un’adolescenza condivisa ma non apertamente svelata, esposta in maniera quasi sfacciata ma al contempo celata timidamente dalla sua stessa struttura parziale nella scelta degli eventi descritti e da una eloquenza quasi oscura. Un ritratto di una vita passata denso di malinconia, rabbia triste, voglia di conoscenza e fretta di comprendere appieno la bellezza della vita. Un saliscendi di emozioni e sentimenti che tutti riconosceremo come propri di un periodo intenso come quello che ci ha accompagnati verso l’età adulta. Qualunque cosa significhi “adulto”.

Riferimenti:Fernandel Editore: www.fernandel.it
, sito ufficiale: www.gianlucacostantini.com

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