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Silent Hill: Morire dentro

Silent Hill: Morire dentro - immagine1-3217Harry Mason, scrittore ormai in crisi, decide di prendersi una pausa recandosi con la figlia Cheryl nella cittadina di Silent Hill. Tuttavia il viaggio presenta sin da subito delle complicazioni: è notte, la visibilità è ridotta, il sonno comincia ad affacciarsi…ed Harry vede una ragazzina in mezzo ad una strada, illuminata dai fari dell’auto. Per schivarla, finisce inevitabilmente con lo schiantarsi contro il ciglio della corsia: al suo risveglio, il posto accanto sarà vuoto, Cheryl scomparsa e Harry si troverà in una cittadina completamente invasa dalla nebbia da cui sembra impossibile uscire.
Questo è , a grandi linee, l’incipit di Silent Hill, targato Konami che esordì nell’ormai lontano 1999 sulle Play Station di tutto il mondo in contrapposizione al Resident Evil della Capcom, che regnava da troppo tempo come unico rappresentante dei survival horror su console. Il gioco si prefiggeva subito un obiettivo concreto: riuscire ad instillare nel giocatore un senso dell’orrore crescente, non derivante da cio’ che si vede ma da cio’ che è nascosto. Quindi un horror psicologico, che giocava sul senso di claustrofobia emanato dalla città , sul gracchiare che la radiolina emette misteriosamente in prossimità di qualcosa di soprannaturale, su associazioni mentali che sono atte a far provare allo spettatore uno dei sentimenti primigeni che da sempre ci accompagnano: la paura pura (talvolta anche citando il cinema surrealista di Luis Bunuel). L’esperimento ebbe successo, tanto da spingere la Konami a realizzare ben tre sequel che uscirono per diverse piattaforme. Ormai decisa ad espandere l’universo che aveva creato creato, la software house commissiono’ la creazione di uno spin off fumettistico che riuscisse a trasporre, almeno in parte, le atmosfere della saga. Silent Hill: Dying Inside e’ il risultato di questo sforzo.
Morire dentro (questa la traduzione italiana) si prefigura come un viaggio all’interno dell’inconscio umano. La cittadina perennemente avvolta dalla nebbia è allo stesso tempo un luogo immanente e un luogo trascendente: può essere definita meglio come catalizzatrice delle paure umane, proiettante l’oscurità celata all’interno del cuore di ogni uomo. Abbiamo detto che Silent Hill è descrivibile come luogo immanente: infatti la cittadina ha una posizione geografica e dei confini razionalmente delimitati e ben definiti, ma di fatto è impossibile lasciarla fisicamente di propria volontà .. Chi vi entra è solo perché mosso da uno scopo: varcati i confini fisici, si accede al mondo onirico, dove la razionalità è spazzata via, dove una porta non conduce necessariamente ad una stanza, ma piuttosto a un altro mondo. Non ci sono persone a Silent Hill: tuttavia vi sono molte case, strade, abitazioni e servizi. Ogni cosa ha una funzione ben precisa ma solo per conseguire una funzione fantasmatica agli occhi di chi vive la vicenda.

Nel volume in questione troviamo dapprima la storia di Troy, uomo sui quaranta che decide di aiutare una paziente facendo un favore ad un amico. Sin dai primi momenti notiamo come i protagonisti delle vicende posseggano un cuore nero, hanno ben più di uno scheletro nell’armadio. Troy alla fine affronta le sue paure nel modo più ovvio che ci sia, non senza subirne le conseguenze: perché da Silent Hill, se ci si esce, si esce mutati se non del tutto almeno in parte. Direttamente da questa prima vicenda scaturisce la storia di Lauryn, come in un gioco di scatole cinesi. Il filo logico è flebile, pronto a spezzarsi in qualsiasi momento. Al lettore è demandato un ruolo certamente attivo nella storia: quello esterno, di puro godimento tratto dal voltare le pagine, e quello interno, ovvero interpretare ogni segno e sbrogliare alfine la matassa creata con abilità da Scott Ciencin, romanziere molto promettente.
L’aspetto grafico di questa miniserie contribuisce a creare ulteriormente l’atmosfera surreale del viaggio onirico/fisico che vivono i protagonisti: lo conosciamo già per il suo 30 giorni di notte, e possiamo dire che con le storie horror si trova ormai a suo agio. Aadi Salman invece esordisce proprio con questa opera, ed il suo stile sporco e graffiante lascia un marchio impresso nella memoria del lettore, che più volte si domanderà che forma abbiano le creature che popolano la tranquilla e sorridente cittadina: questo gioco di mostrare senza far vedere troppo si dimostra molto efficace e affascinante.
Citiamo anche la presenza di alcune copertine di Ashley Wood, bravissimo disegnatore di cui ricordiamo, tra le tante opere, uno splendido annual dedicato a Spawn.

Di Silent Hill è stata realizzata anche una versione cinematografica, attualmente nelle sale italiane, di discreta fattura dal punto di vista visivo, con interessanti soluzioni di fotografia ed effetti speciali. Assolutamente trascurabili invece sceneggiatura e interpretazioni, che non creano la suspense necessaria in un film del genere.

Riferimenti:
: www.magicpress.it
Scheda del film sull’Italian IMDB: Silent Hill

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