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Small Hands

Small Hands - immagine1-3176Non si può leggere Small Hands senza provare una sensazione di musica che risuona tutt’intorno. Dalla prima all’ultima tavola tutto in quest’opera è musicale.
Ma è meglio andare per ordine.

Finalmente ritorna nelle librerie italiane un nuovo volume di . Dopo gli esperimenti con i diari a immagini (Nero Boliviano e Reflex) Small Hands segna il ritorno dell’artista croato alla narrativa, per quanto sui generis visto che oltre l’esperienza maturata vi convoglia dentro anche le sue esibizioni multimediali. Infatti, ormai da anni, l’autore sta affrontando un percorso di esplorazione basato su performance pittorico musicali, affiancato da musicisti e artisti. Tra di essi si possono annoverare la sassofonista Jessica Lurie e gli artisti e organizzatori culturali croati Greiner e Kropilak con i quali Zezelj ha fondato, a Zagabria, la casa editrice Petikat. Il nome di Kropilak viene anche citato espressamente in una delle tavole nell’insegna di un bar e la Petikat è esattamente un luogo di ritrovo in cui dar sfogo alla propria creativita’.
Parlare di Zezelj senza tenere presente questo suo impegno nell’espandere i confini dell’arte fumetto è quanto meno fuorviante. Del resto lo stesso Small Hands nasce proprio come performance multimediale ed era già stato presentato in giro per il mondo: in Italia la rappresentazione si è avuta all’Associazione Mirada di Ravenna nel luglio 2004.
Il volume edito dalla Edizioni Di (editrice italiana di Zezelj già dal periodo della rivista Il Grifo) racchiude la storia su cui si incentrava la rappresentazione, un po’ come la sceneggiatura di una piece teatrale o il libretto di un’opera. Il rischio, quindi, era quello di una possibile lettura dimezzata, mancante di quella musica che è propria di tali manifestazioni. Non c’e’ dubbio che l’effetto finale dell’opera risulterebbe più completo attraverso la condivisione dell’esperienza teatrale, ma il volume è perfettamente godibile a se’, grazie alle capacità narrative dell’autore; anzi, come detto sin dall’inizio, tutto il volume sembra pervaso dalla musica, musica jazz per la precisione. Non per nulla in esso si fa riferimento in modo diretto al geniale pianista Thelonious Monk: il protagonista veste sempre con un cappuccio (“Ma chi credi di essere San Francesco?”) proprio come un monaco, un monaco paziente, che sembra trascendere un mondo troppo grande e privo di comprensione. Un monaco dalle innate qualità di pianista con un sogno forse irrealizzabile o forse no.
Non è pero’ il caso di parlare troppo della trama, anche perché, come sempre accade per quanto prodotto da Zezelj, è fatta di brevi scene, minuscole inquadrature. Una storia piccola, come le mani del protagonista (“piccole mani, grandi abbastanza per piccoli progetti”), ma capace di raccontare i suoni e i silenzi della vita. Gli stessi suoni e silenzi che ci ruotano intorno sino ad assordarci, diventando spesso inudibili.
Per il resto ritornano molti dei topoi tipici delle storie “zezeljane”, dalle città piene di guglie metalliche iperindustriali allo sport, ma si tratta appunto di topoi usati alla stessa stregua dei suoi colori come strumenti atti a raccontare.

separatorearticoloSmall Hands - immagine2-3176Dal punto di vista grafico ci troviamo di fronte a un autore in piena forma sia come narratore che come illustratore. I suoi personaggi, spesso silenziosi, sembrano sospesi nel tempo e nello spazio. Una scelta stilistica che attraverso la dilatazione dei tempi e la parsimonia dei dialoghi, piuttosto che generare una percezione di staticita’, produce una sensazione onirica, un galleggiamento e una sospensione che sono tipici proprio di certa musica blues o jazz (si pensi all’immortale “Maiden Voiage” di Herbie Hancock). Del resto, come ci ricorda lui stesso in un’intervista (leggi l’intervista): “Come ha scritto da qualche parte Artaud, Non è stato provato che le parole siano il miglior modo di comunicare“. E per Zezelj tale affermazione è quanto mai vera.
Per quanto riguarda il tratto, l’autore ha ormai da tempo abbandonato i grigi ampiamente utilizzati nei primi lavori, prediligendo un approccio sempre più espressionistico fatto di contrasti decisi, di linee marcate e macchie di inchiostro, dove la netta separazione tra il bianco e il nero esalta l’effetto grafico, producendo tavole delicate ed essenziali. Una ricerca che abbandona tutti gli elementi grafici superflui, all’insegna di una comunicazione forse più semplice, ma certamente più immediata ed elegante. L’armonia del tratto a volte amplifica la forza di alcune scene, perché apertamente in contrasto con la durezza degli eventi raccontati, come avviene per esempio nella scena del linciaggio del protagonista.

In definitiva un’ottima prova per uno dei più vitali artisti che il fumetto possa vantare. Un’opera da leggere e “sentire” lontano dai “rumori” del mondo.
Considerato il valore artistico di Small Hands, chiudiamo con la speranza che anche Caballo, altra opera recente di Zezelj, venga presto pubblicata in Italia.

Riferimenti
Danijel Zezelj Official Site: www.dzezelj.com
Edizioni Di/Grifo Edizioni: www.grifoedizioni.com
Associazione Mirada: www.mirada.it

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