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L’ultimo della lista

L'ultimo della lista - immagine1-3110Se il primo prodotto del trio Conte/Rossi/Piccardo (U.S.S., Magic press 2005) era sembrato interessante ma non del tutto riuscito, non si può dire lo stesso di questo L’ultimo della lista (appena pubblicato da ), una delle migliori produzioni italiane che mi sia capitato di leggere ultimamente.
Se in “U.S.S.” il genere esplorato era una fantascienza molto contaminata, dove l’elemento psicologico era predominante su quello fantastico e la trama dei tre racconti presenti si reggeva su un’inquietudine di fondo e un’ambiguità che richiamava il lavoro di P.H. Dick, nel nuovo volume proposto invece veniamo totalmente immersi nel territorio noir, ma anche qui molto sui generis. La deviazione da cliche’ quasi obbligati all’interno di un genere iper-codificato, come dicevo, è stato l’elemento sicuramente più interessante del volume uscito l’anno scorso, anche perché difficilmente in Italia si esplorano in questo modo tematiche comunque molto popolari tra il pubblico. Quello che invece a nostro parere stonava era una marcata artificiosità nella costruzione delle storie che rendeva il plot un po’ troppo ermetico e di conseguenza la lettura poco immediata.
Non che tutto deve essere di facile fruizione (e non saremo certo noi ad affermare questo), ma un maggiore equilibrio tra cerebralità e leggibilità avrebbe di certo giovato, anche per un migliore riscontro di pubblico. “L’ultimo della lista”, forse anche perché affronta un genere di più facile elaborazione e di più forte impatto, non rimarca invece questo leggero difetto, risultando assolutamente riuscito nella trama dei due racconti, in felice equilibrio tra una rilettura di codici e di topoi narrativi molto familiari agli amanti del noir/pulp/hard boiled e soluzioni narrative molto raffinate e non poco complesse.

Sia nel racconto che dà il titolo al volume sia in “Wops”, i personaggi principali, quelli secondari e le comparse si presentano ancora più sadici, macabri ed eccentrici di quanto siamo disposti di solito ad immaginarci. Basti vedere per esempio la schiera di parvenu che il killer del primo racconto è costretto ad affrontare per portare a termine la sua missione: assolutamente geniale e carica di feroce ironia. Dello stesso tono la famiglia mafiosa del secondo episodio: anch’essa non si salva dalla vena iconoclasta di Alberto Conte che innesta nel suo interno l’elemento destabilizzante che deve essere subito eliminato, per meglio indossare quell’immacolato onore che (non solamente) una società omertosa, come questa organizzazione criminale, deve saper mostrare all’esterno.
Tutte e due i racconti, pur con delle dovute differenze, percorrono questa linea sottile tra macabro e ironia, portata avanti con rara abilità e mestiere. Tanto che la loro sceneggiatura, in modo molto semplice, ma altrettanto efficace, si apre con una scena (di una o più tavole) che all’apparenza sembra poco significante, ma che si rivelerà l’elemento centrale delle due storie e che riusciremo a comprendere solo alla fine della lettura.

All’ottima riuscita di questo albo contribuiscono, fuor di ogni dubbio, i bellissimi disegni di , che riescono magistralmente a interpretare le atmosfere nere della sceneggiatura di Conte, calandoci perfettamente nella paranoia del killer del primo racconto e nel grottesco criminoso del secondo. Se a qualcuno viene in mente non saprei proprio dargli torto, visto che il riferimento sembra evidente. Questa affinità con l’autore americano potrebbe essere interpretabile come un limite dell’autore italiano, ma non è affatto cosi’. Rossi infatti in tutti questi anni ha maturato uno stile molto personale e autorevole, assolutamente padrone delle qualità che si è costruito con l’esperienza e il lavoro. Insomma, un autore maturo capace di assolvere il proprio compito al meglio, dotato di un ottima tecnica e di abilità nel rendere il più leggibile possibile le proprie tavole. Elemento, questo, di non poco conto.
Un’ultima nota per i colori di Andrea Piccardo che hanno principalmente il merito di non soffocare i disegni di Rossi, i quali probabilmente funzionerebbero ugualmente bene, se non addirittura meglio senza colore, tanto sono basati su ampie e nette campiture nere. Ma questo non significa che il lavoro di colorazione, semplice e decisa, non sia ben integrata al disegno, donando al fumetto una ulteriore profondita’.
Questo trio di autori sta già preparando un nuovo volume che dovrebbe uscire l’anno prossimo, nello stesso identico formato editoriale, visto che nelle note si parla di “triplice progetto per la ”. So fin da ora che lo attendero’ con curiosità dato l’ottima impressione che ho avuto dalla lettura di “L’ultima della lista” che, se non l’avete ancora capito, vi sto consigliando caldamente di comprare. Non ve ne pentirete.

Riferimenti
Il sito della Magic press: www.magicpress.it

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