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Appleseed

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Appleseed - immagine1-2891Vero e proprio “work in progress” di Shirow Masamune, Apleseed è un raro esempio di fantascienza di stampo occidentale nel fumetto giapponese seppur commista a componenti squisitamente nipponiche.
Spezzata in pochi “macro episodi”, è un’opera che spazia dall’azione poliziesca all’intrigo politico con una visione del futuro tipica degli anni ’80 (dei quali solo parzialmente fa parte). Composta in periodi diversi, anche molto distanti fra di loro, mostra l’evoluzione stilistica dell’autore e un’evoluzione dei contenuti. Man mano che la narrazione procede si fa più importante il ruolo della coppia di personaggi principali identificabili in Deunan Nut e il cyborg Briareos, a scapito della situazione politica mondiale, protagonista incontrastata di quella che può essere definita la “prima parte”.
Quello che interessa inizialmente all’autore è la descrizione della costruzione di un’utopia (Olympos) a spese dell’uomo; il concetto di umanità da ridefinire, di fronte ad un’evoluzione artificiale, è un tema caro a Shirow e qui se ne forma l’embrione. Attingendo a piene mani dai maestri della fantascienza letteraria, l’autore ci espone la sua filosofia in dialoghi interminabili, spesso teatrali, talvolta piuttosto noiosi.

Le scene d’azione, che devono qualcosa all’Akira di Otomo omaggiato in più riprese, sono inframezzate da dialoghi più o meno tecnici, più o meno comprensibili (corredati da note) su varie armi e il loro utilizzo in azione, che tavolta appesantiscono non poco e che sono tipicità di quest’autore, “otaku” di armamenti e tecnologie. Caratteristica che si riflette anche nell’attenzione con cui l’autore si è dedicato a plasmare l’ambiente nel qual si muovono i personaggi. Tecnologie, luoghi, personaggi, son descritti con attenzione in redazionali composto da Shirow stesso e in vere e proprie “enciclopedie” (in appendice all’opera, nell’edizione italiana).
Man mano che la narrazione procede (e passano gli anni), l’autore si occupa sempre più delle azioni della Eswat, sfumando la narrazione dell’evoluzione politica del pianeta e trasformando la propria opera in un convincente fumetto d’azione e spionaggio.

Appleseed - immagine2-2891‘Appleseed’ è un fumetto giapponese atipico: pur essendo essenzialmente un poliziesco in cui l’azione è molto importante, pesante è la componente scritta. Questo lo avvicina apparentemente a certo modo di far fumetto occidentale; prestando maggior attenzione si nota tuttavia quanto il dialogo in questione sia estremamente indiretto, squisitamente nipponico, e come ricordi più i dialoghi interminabili in scene assolutamente statiche tipiche del cinema giapponese.
L’opera appare ad una lettura attenta tutt’altro che cyberpunk. Le fonti dalle quali l’autore ha preso ispirazione sono i grandi della fantascienza classica occidentale quali Isaac Asimov, con i suoi robot e computer (il Multivac) a prendersi “cura” dell’umanita’, i bioroidi di Philip K. Dick e gli esoscheletri dalla fanteria dello spazio di Robert A. Heinlein (opera esplicitamente citata). Assenti in toto i concetti di “matrice” o “sfera dati” fondamentali nel genere introdotto da William Gibson, che faranno capolino nel successivo Koukau Kidoutai (Ghost in the shell) diventando materia principe della narrazione e luogo di ampie digressioni filosofiche. La miscela ottenuta è interessante non ostante riprenda tutta la “mitologia” anni ottanta dell’animazione giapponese fatta di ragazzine in esoscheletri potenziati. Shirow riesce a rendere non scontato e a tratti avvincente un fumetto costruito con questi elementi: ragazze avvenenti, armi pesanti e scene di nudo (non ancora erotiche), rendendo le prime donne, le seconde realistiche e le ultime non ammiccanti per tanto che siano esplicite.

‘Appleseed è un buon fumetto d’azione costruito su un’ambientazione credibile e piuttosto dettagliata; probabilmente il meno ricco della filosofia tanto cara all’autore, pertanto il più accessibile. La rilettura di quest’opera, ferma ai primi anni ’90 in quanto a serializzazione, porta alla constatazione di inquietanti – visionarie? – analogie con la situazione mondiale attuale: tra atti di terrorismo, kamikaze e “polizie mondiali” non riconosciute e non sotto l’egida delle Nazioni Unite, Shirow ipotizza con qualche anno di anticipo lo stato attuale delle cose come una possibile evoluzione del modo di far guerra.

Riferimenti:
Edizioni Star Comics, il sito

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