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Piero Tonin: restaurare Walt Disney, Charles Schulz e i Beatles

Piero Tonin è un autore di fumetti italiano. Ha iniziato collaborando con la rivista Selen della 3ntini. Ha lavorato in Mediaset contribuendo con le sue animazioni a programmi come Paperissima Sprint, Striscia la Notizia, Ciao Ciao, A Casa Nostra. Ha lavorato con Enzo D’Alò per il lungometraggio animato “La freccia azzurra”. Si è trasferito a Washington nel 1996, dove ha iniziato a lavorare come restauratore di rodovetri originali dei grandi classici dell’animazione. Le sue strisce vengono pubblicate (unico italiano assieme a Silver) dalla , la più importante azienda americana di syndication, che distribuisce classici quali Braccio di Ferro, Mandrake, l’Uomo Ragno e Flash Gordon.

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Ciao Piero, e benvenuto. Oltre ad essere cartoonist e illustratore svolgi anche l’attività di restauratore di cel. Innanzitutto, potresti spiegarci cos’è un cel?
Prima dell’avvento del computer attorno alla metà degli anni ’80 il metodo più comune, adottato per oltre mezzo secolo, per la realizzazione dei film d’animazione consisteva nel dipingere i personaggi su fogli di celluloide trasparente, in inglese cel. I cel venivano poi posti su fondali disegnati e fotografati uno per uno tramite una macchina da presa.
I cel sono dunque fogli trasparenti con figure dipinte che, concepiti per durare il tempo della ripresa del film (spesso venivano addirittura ripuliti per essere riutilizzati in produzioni successive), con gli anni sono soggetti a deterioramento e, per una buona conservazione nel tempo, richiedono un’opera di restauro. (1)

Ci puoi spiegare in cosa consiste l’attività di restauro?
Il restauro di cel pone non pochi problemi, innanzitutto per la delicatezza del materiale su cui si interviene, poi perché si opera su di un originale, con tutte le problematiche del caso, e soprattutto perché si deve cercare di riproporre, oggi e con materiali conformi ma nuovi, lo stesso effetto dell’opera originale, vecchia di decenni. E’ una condizione non molto differente dal restauro di dipinti antichi: si cerca, per quanto possibile, di utilizzare gli stessi materiali impiegati originariamente, intervenendo rigorosamente a mano e applicando il colore solo laddove si renda necessario. In particolare, io utilizzo colori a base di vinile, cercando, con sensibilità ed esperienza tecnica, di amalgamare al massimo la parte originaria con quella restaurata.
Una difficoltà ulteriore è rappresentata dal reperimento dei materiali di consumo, che devono ovviamente essere uguali a quelli originari: io mi servo presso una ditta californiana, l’unica, che io sappia, che ancora produca questi materiali.

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Come hai iniziato a praticare questa attività?
Tutto è cominciato il giorno che, per caso, sono entrato in una galleria di animation art (www.animationandfineart.com), a Washington, DC, dove risiedevo qualche anno fa. La mia grande passione per l’animazione classica non tardò a convincere i galleristi ad affidare a questo italiano con una limitata conoscenza dell’inglese il primo cel da restaurare. La collaborazione continua tutt’ora, a distanza di anni.

Che tipo di restauro ti viene richiesto, cioè, che genere di interventi attui?
Il tipo di intervento più comune consiste nel reintegrare parti di colore che con il tempo si sono screpolate e distaccate dal cel. Può succedere che il colore sia fortemente disidratato ma non si sia ancora distaccato dal cel, in questi casi si interviene reidratando il colore per evitare che finisca per staccarsi e andare perduto.
Poi ci sono alcuni interventi mirati a rimediare a danni causati da restauri effettuati in modo errato nel passato.
Credo che uno dei pezzi più impegnativi per un tipo di restauro del genere sia stata una Regina Cattiva di Biancaneve. Per evitare che il colore si staccasse dal cel qualcuno aveva pensato di applicare sullo stesso dello smalto per unghie trasparente (era una pratica piuttosto diffusa nel passato). Col tempo il colore finisce comunque per deteriorarsi e per poterlo restaurare bisogna rimuovere lo smalto che lo ricopre usando dell’acetone. Il problema è che l’acetone, qualora venisse a contatto con il cel, lo farebbe sciogliere all’istante , quindi è necessario operare con estrema cautela onde evitare danni irreparabili.
In altri casi, sempre per evitare il distacco del colore, si incollava un nuovo cel sul retro del cel originale, ma anche in questo caso trascorsi alcuni anni il colore finisce irrimediabilmente per screpolarsi e staccarsi. Il nuovo cel viene rimosso con estrema cautela utilizzando un bisturi da chirurgo in modo da poter intervenire sul colore danneggiato.

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“Sleeping Beauty” (1959) ©

Che tipo di strumenti e materiali utilizzi?
I miei strumenti di lavoro sono piuttosto semplici: pennelli, spugnette, cotton fioc, carta assorbente, taglierini di varia foggia e bisturi.
Nella maggior parte dei casi, per rimuovere parti di colore danneggiate, utilizzo semplicemente acqua. Questo nel caso di colore a tempera, utilizzato per i cel più “antichi”.
Negli anni ’60 si è passati gradualmente all’utilizzo di colori vinilici, decisamente più duraturi (anzi, praticamente eterni, se mi si passa il termine). In questi casi l’acqua non è in grado di rimuovere il colore e vanno utilizzati, con estrema cautela, dei solventi.
Per quanto riguarda i materiali di consumo, utilizzo tempere viniliche e colori trasparenti appositamente realizzati per l’animazione.

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Mediamente quanto tempo ci si impiega a restaurare un cel?
Dipende dal grado di deterioramento del pezzo. Si va dalle poche ore per cel con danni minimi a settimane per quelli in condizioni peggiori.

Che valore hanno i cel che restauri?
Da poche centinaia di euro a diverse decine di migliaia per i pezzi più rari e pregiati.

Oltre a restaurare cel ti viene richiesto anche di lavorare ai background. In che cosa consiste il tuo intervento?
I background che disegno sono riproduzioni fedeli di quelli utilizzati nel film.
Essendo molto più rari dei cel (per una scena c’è un solo background e decine o centinaia di cel), si rende necessario realizzare delle copie fatte a mano per ricreare la scena del film quando il cel viene incorniciato ed esposto.

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“The Yellow Submarine” (1968) ©Hearst Corporation & Subafilms Ltd.

Chi ti commissiona questo genere di lavori?
Nella maggior parte dei casi gallerie di animation art con cui ho ormai un lungo rapporto di collaborazione. In alcuni casi, collezionisti privati grandi e piccoli, quasi esclusivamente americani.

Oltre a te, in Italia e all’estero, chi se ne occupa?
In Italia, che io sappia, nessuno oltre a me. All’estero i restauratori sono concentrati soprattutto negli USA, dove d’altra parte si trova il maggior numero di collezionisti.

Che suggerimenti daresti a chi desidera intraprendere questa attività? Ci sono delle scuole di formazione che preparano a questo tipo di lavoro?
Come ho appena detto, la stragrande maggioranza di collezionisti di cel sono americani, quindi per intraprendere questa attività sarebbe innanzitutto indispensabile trasferirsi negli Stati Uniti.
Non esistono scuole di formazione per questo genere di restauro, è un’attività che può essere appresa solo andando “a bottega” presso qualche restauratore, oppure, come ho fatto io, entrando in contatto con qualche galleria e imparando l’arte da autodidatta.

Con l’uso delle nuove tecnologie di animazione come vedi il futuro del restauro di cel?
Lo vedo come il futuro del restauro di quadri antichi: fintanto che qualcuno sarà interessato a questo genere di opere dell’ingegno umano, ci sarà lavoro per i restauratori.

 

Riferimenti:
Piero Tonin, sito personale: www.pierotonin.com

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“He’s Your Dog, Charlie Brown” (1968) ©United Feature Syndicate, Inc.

Note:
  1. per una definizione di cel, o rodovetro, it.wikipedia.org/wiki/Rodovetro 

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