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I miti di Cthulhu

I miti di Cthulhu - immagine1-2854IL VOLUME

I miti di Cthulhu è il secondo di una meritoria collana della casa editrice , che intende riproporre tutta la produzione di , ispirata alla letteratura. Questo volume raccoglie una selezione di racconti di Lovecraft, adattati, con l’eccezione de La ricorrenza, da Norberto Buscaglia.
Nella resa dei racconti proposti, Breccia mira a catturare ed amplificare le atmosfere dello scrittore statunitense: ossessive, cupe e claustrofobiche. A questo fine, Breccia impiega tutta la gamma delle tecniche pittoriche classiche, affiancando loro la composizione di materiali extra pittorici, quali fotografie e collage. Suo obiettivo dichiarato è quello di proporre immagini non meramente descrittive, bensì capaci di suggestione, come si evince da una sua dichiarazione, riportata anche in quarta di copertina: “volevo che ogni lettore vi aggiungesse del suo, che potesse utilizzare questa base informe che gli ho fornito per sovrapporci i propri timori, la propria paura“. Cifra inevitabile di questo lavoro, quindi, è prima di tutto il virtuosismo tecnico. Dal punto di vista narrativo, la composizione della tavola accompagna e si appoggia strutturalmente al testo dei racconti: è il testo che scandisce, attraverso citazioni letterali, il progredire degli eventi, il corrompersi delle atmosfere e le mutazioni dei personaggi. Il testo scritto è pervasivo, quasi sempre posto a didascalia; i dialoghi sono estremamente rari.

L’APPROCCIO

Questo lavoro di Breccia mostra molti nodi del rapporto fra linguaggi: reinterpretare opere è sempre una sfida rischiosa: “volevo sapere se ero capace di disegnare cio’ che Lovecraft descriveva“, conferma Breccia. La riscrittura di un’opera deve essere sempre da questa autonoma e deve avere il coraggio di estrarne il cuore pulsante, analizzarlo e trasformarlo secondo il nuovo linguaggio, senza preoccuparsi di tradirlo. La trasposizione nasce dal confronto fra l’immaginario degli autori coinvolti: come nelle traduzioni, chi riscrive deve scegliere il proprio obiettivo. Resa filologica o resa lirica? Nel secondo caso, si parla, più significativamente, di adattamento. Pensiamo, in altri campi, al rapporto fra il Do androids dream of electric sheep? di Dick e la sua resa cinematografica, il Blade Runner di Scott. Il regista scelse di tradire totalmente il romanzo, così che il film può considerarsi largamente una sua creatura, anche dal punto di vista della scrittura.
Breccia sceglie di seguire fedelmente Lovecraft: senza esagerare, possiamo considerare le sue tavole come illustrazioni del testo dello scrittore. Scrittore, fra l’altro, diventato di culto, nel tempo, proprio per la sua capacità di suscitare nel lettore visioni di mondi altri dal nostro. Il risultato finale e’, quindi, una trasposizione dei racconti in forma grafica, che bada a non distaccarsi dall’originale.
In questo senso, confrontando l’opera di Breccia con i racconti di Lovecraft, possiamo senz’altro affermare che il maestro argentino ha centrato l’obiettivo.

LIMITI

Breccia ha riproposto Lovecraft, senza interpretazioni. Questo fa sì che la forza dell’opera compiuta sia, sostanzialmente, quella delle opere originali. E questo è il punto dolente, poiche’ i racconti qui proposti sono, al di là della loro fama, di qualità letteraria obiettivamente assai modesta. Detto in maniera meno drastica, sono racconti che non hanno superato l’esame del tempo. In particolare, Colui che sussurrava nel buio può ormai suscitare orrore solamente per quanto è scritto male. Purtroppo, Breccia non riscatta la farraginosità che nasce dall’assenza di drammatizzazione nelle vicende. I personaggi sono, dal punto di vista narrativo, inesistenti, ne’ Breccia dà loro una maggiore fisicita’: sono e restano degli io narranti. Il guaio è che, in genere, sono dei pessimi narratori. Decidendo di riproporre fedelmente Lovecraft, Breccia assume su di se’ tutta la goffaggine dello stile dello scrittore. Esempio lampante è l’utilizzo del testo da parte di Breccia, che riproduce uno dei difetti maggiori della scrittura di Lovecraft: l’incapacità di suggerire. Lovecraft, nei suoi racconti, tenta di costruire il senso di orrore con l’uso reiterato di espressioni quali orrido, mostruoso, abisso di mostruosita’, impossibile da descrivere e simili. L’effetto finale è quello di noia: Lovecraft implora il lettore di impaurirsi, un po’ come nella barzelletta del virus informatico albanese, che chiede gentilmente all’utente di cancellare lui stesso il contenuto del disco fisso del calcolatore. Breccia, dal canto suo, giustappone spesso i testi alla loro illustrazione, replicando l’incapacità dell’originale di suscitare qualsivoglia timore.

IN CONCLUSIONE

Da quanto sopra, si evince chiaramente che questo volume non deluderà ne’ gli appassionati di Lovecraft ne’ gli appassionati di Breccia. Per lettori che non rientrino in quelle categorie, questo lavoro di Breccia è senz’altro interessante dal punto di vista della ricerca tecnica pittorica. D’altra parte, il maestro argentino non riesce, o non vuole, aggiungere niente al lavoro di Lovecraft, così che il volume finisce per essere bello da sfogliare, per ammirarne le tavole; ma non da leggere, per gustare le storie. A chi intendesse avvicinarsi al lavoro di Breccia, pero’, consigliamo piuttosto il precedente volume edito da Comma 22, Incubi, dove l’autore si confronta, con risultati assai più stimolanti, con altri classici della letteratura fantastica.
Dal punto di vista editoriale, sottolineiamo la puntuale la postfazione di Imparato, che tratteggia la genesi di questo lavoro. Vista l’importanza dell’autore e le ambizioni della collana, non sarebbe stata fuori luogo un’introduzione, sul tipo di quelle che troviamo, ad esempio, nei volumi di . Infastidiscono, invece, la presenza di vari refusi di stampa e l’utilizzo a volte joyceano della punteggiatura; infine, notiamo che un sommario delle storie presentate non avrebbe sfigurato e che una bibligrafia che indicasse dove recuperare i racconti di Lovecraft sarebbe stata un dettaglio di sicuro interesse (noi ci siamo affidati ad un vecchio Urania Mondadori, che giaceva impolverato nella libreria di fantascienza).

Riferimenti:
Un sito italiano dedicato a Lovecraft: www.lovecraft.it
Wikipedia su Lovecraft: it.wikipedia.org/wiki/Howard_Phillips_Lovecraft
Una scheda su Alberto Breccia: www.lfb.it/fff/fumetto/aut/b/breccia_alberto
La nostra recensione di Incubi di Alberto Breccia: www.lospaziobianco.it/?p=536

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