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Arrowsmith – Il fascino della divisa

Arrowsmith - Il fascino della divisa - immagine1-2829Per l’orrore più palese e per aver colpito in maniera sconsiderata i civili, per l’orrido sterminio degli ebrei (e non solo) nei lager, la Seconda Guerra Mondiale ha sempre suscitato maggiori attenzioni e maggiore sdegno della prima. Non solo per una minore lontananza temporale comunque significativa, ma anche per una maggiore attenzione mediatica che l’ha eletta a “guerra delle guerre”, ma non per questo la Prima Guerra Mondiale è da considerarsi meno violenta e devastante. Questa maggiore attenzione sulla più recente guerra mondiale è sempre accaduto anche quando la guerra era solo uno spunto per opere di fantasia o la fonte di racconti basati su fatti reali o anche solo vagamente ispirati.

Il voler narrare invece una storia ambientata durante il primo conflitto globale è per quanto detto la particolarità più rilevante e originale di questa serie Wildstorm scritta da (autore di Marvels e di Astro City, tra le altre) e disegnata da , molto più della realtà alternativa descritta, in cui scienza e magia convivono.
Arrowsmith è il cognome del giovane protagonista della serie, un ragazzo americano che, affascinato dalla promessa di gloria per chi si unisce ai Corpi Aerei d’Oltremare – squadriglie di fanteria volante che agiscono in simbiosi con piccoli draghi -, decide di arruolarsi per combattere una guerra lontana dalla sua terra, ma troppo orribile per poterla ignorare. Nel suo percorso da allievo a soldato ritroviamo il più classico schema del romanzo di formazione, con tanto di abbandono della casa natale, primo amore, cazzottate con il cadetto “cattivo”, morte degli amici più cari, avanzamento di carriera e, soprattutto, perdita dell’innocenza e dell’illusione di una guerra pulita.
Illusione coltivata da una falsa propaganda basata su promesse di scontri eroici, e spazzata via dal dolore, dallo squallore, dalla disperazione che pervadono i campi di battaglia.

Arrowsmith - Il fascino della divisa - immagine2-2829Busiek sa come evidenziare bene, anche senza approfondirli particolarmente ma suggerendoli tra le righe, i diversi aspetti di contorno alla vicenda principale, il tema della guerra e del suo orrore, le motivazioni del protagonista, le relazioni con gli altri, le reazioni delle persone coinvolte nella guerra. L’autore costruisce psicologie semplici (ma non semplicistiche), senza caricare una storia, già densa di avvenimenti, di complessità psicologiche: le motivazioni, i sentimenti e i comportamenti del personaggi sono quindi lineari, ma credibili e mai gratuiti.
L’atmosfera di lirismo è garantita, nonostante l’indiscussa centralità del protagonista, dalle azioni e dalle caratterizzazioni dei vari protagonisti, anche di secondo piano.
Pacheco, dopo tanti supereroi, affronta qui una storia in cui deve alternare meraviglie magiche a momenti più crudi. Il risultato, sebbene a volte soffra di una colorazione fin troppo accesa anche nei momenti più cupi, è efficace ed evocativo, con una scansione della tavola regolare e una costruzione degli spazi ben costruita.

Il messaggio facilmente leggibile tra le vignette dei due autori è chiaramente di condanna alla guerra, che pure ammantata di magia, spiritelli e creature fantastiche, rimane orrenda, devastante, inumana; ma anche di condanna a chi ogni guerra la dirige dall’alto, la guida senza pensare a chi, invece, la combatte fisicamente, o la subisce sulla sua pelle anche senza volerne fare parte.
La magia nell’universo di Arrowsmith non è uno strumento per ridurre le morti o per limitare la distruzione. Nelle mani della follia umana e’ solamente un’arma in più, un’arma più letale ed efficace. Un contrasto fortemente espresso da una storia che non nasconde le trincee ripiene di cadaveri, gli innocenti uccisi, la difficolta’, pure in presenza di un fantomatico “male incarnato”, di trovare abbastanza luci per individuare nettamente il “bene” e il “male”.

Nel panorama del fumetto di intrattenimento, quest’opera offre quindi spunti interessanti e meritevoli, lasciando nel lettore il desiderio di approfondire la conoscenza della storia con la “S” maiuscola, per scoprire dove Busiek ha attinto e cosa ha riadattato nel suo universo magico. Un risultato tutt’altro che disprezzabile, che si unisce a una storia piacevole, scorrevole e ben congeniata sia nei testi che nei disegni.

Riferimenti:
, il sito: www.magicpress.it
, il sito: www.dccomics.com

Si ringrazia l’ufficio stampa Mega/Pegasus per il materiale.

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