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Marvels: l’occhio della fotocamera

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Marvels: l'occhio della fotocamera - image_gallery2Scrivere un seguito di Marvels aveva tutte le premesse per risultare un fallimento. Uscita nel 1994, la miniserie originale rilegge il mondo dei supereroi con gli occhi della gente comune attraverso la narrazione in prima persona del fotoreporter Phil Sheldon. Un omaggio allo spirito fanciullesco della golden e silver age dei comics intriso di un velo nostalgico e poetico ma non per questo retorico.
Il seguito affronta l’età moderna del fumetto Marvel, dalla nascita dei Fantastici Quattro in poi, con altro tono: i supereroi perdono il ruolo di icone per diventare figure in chiaro scuro, capaci di incutere paura invece di rassicurare. Messi da parti i sentimenti legati al dopoguerra e al boom economico pervasi di incanto e ottimismo, questo seguito sembra più figlio degli anni della guerra fredda. Curiosamente, la critica che traspare sembra rivolta, più che al fumetto degli anni ottanta, alle guerre civili e ai regni oscuri al centro delle saghe più recenti della Casa delle idee. Ma il gioco così ben calibrato nel primo Marvels qui non funziona: l’impressione è quella di un’opera costruita e forzata, come certi remake cinematografici senz’anima.
Chiamato a sostituire Alex Ross, Jay Anacleto cerca di rimanere fedele allo stile fotorealistico del predecessore, con un segno meno pulito e colori meno patinati, seppur con meno abilità nell’integrare i riferimenti fotografici, creando un effetto posticcio e rigido.
Un seguito che non sembrava necessario prima di essere scritto, e che una volta letto conferma l’impressione.

Abbiamo parlato di:
Marvels: l’occhio della fotocamera
, Jay Anacleto
Traduzione:
, 2010, 100% Marvel
144 pagine, brossurato, colori – 13,00€
ISBN: 9788863464191

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