Interviste

Omar Moss, Napoli prossima ventura: intervista a Paco Desiato

Omar Moss, Napoli prossima ventura: intervista a Paco Desiato - immagine1-2797, giovane autore che lentamente ma con sicurezza sta ritagliandosi il suo ruolo nel difficile panorama fumettistico. Vuoi presentarti ai lettori de LoSpazioBianco.it?
Mi chiamo Pasquale, Paco per gli amici; vivo e nasco a Napoli nel 1975, sono del segno della Vergine e sono mancino. Ascolto numerosi generi musicali dal classico-rock al jazz-ska. Amo i vecchi film dagli anni 50 agli anni 70 come anche le musiche di quegli anni, quando disegno troppo stacco e suono la chitarra cantando a squarciagola per la felicità del mio vicinato; i maestri che hanno influenzato di più la mia crescita sono: Cavazzano, Otomo, Shirow, ma soprattutto Miyazaki che è l’unico tra questi che riscopro continuamente, autore capace di rinnovarsi, stupire e stupirsi, grande lavoratore, umile e come ha dimostrato anche nel suo ultimo capolavoro, un mago (si vede che mi piace, eh?). Di autori moderni stimo molto Enoch, Barbucci, Ortolani e Joshua Middleton (che fine ha fatto “Il cielo tra i rami“?).

Quando e come nasce Omar Moss?
Ok, mettetevi comodi!
Omar Moss nasce nel 1996 nella mia stanzetta ma si chiamava in un altro modo, penso Nesso, ma desideravo un nome più simpatico, così non soddisfatto ho iniziato a pensare ad un altro nome ma senza risultato; così lasciando aperte le porte di connessione creativa mi sono messo davanti alla tv optando per il solito Toto’ (dato che allora la tv era già inguardabile); in quel film, non il migliore della sua carriera, Toto’ attraversava il deserto con un certo Omar; arrivati al mare finalmente Toto’ si rivolge al suo amico dicendogli “Omar, Omar, vir Omar quant’e’ bell!!!” sono rimasto con il cucchiaio a mezz’aria per qualche minuto con la mia famiglia incredula (ma abituata) e il cervello che faceva crrrr crrrrr crrrrr. Così nasce il nome Omar Moss, e ha dato il via ad altri nomi (de)napoletanizzati. Questo tizio pero’ rubava e basta; era tutta roba di valore in un futuro normale, in una città normale, con una banda a cui non avevo ancora dato nomi definitivi.
Una sera, ad amici che insistevano nel chiedermi di che parlava la mia nuova fatica per cui stavo sempre rinchiuso in casa, risposi improvvisando… “Ma no… lui ruba… ma mica cose normali, ruba cose vecchie tipo la moka, la cinquecento… perché alla fine e’… un antiquario… si’, si'” e il cervello a fare crrrr crrrrr.
Il marziano invece nasce molto prima, nel ’94 sul muro di un cinema; la gente passando rimase un po’ a guardare e mi chiesero, “Come si chiama questo orchetto?” e io: “No è un marziano… si chiama… U… USLIGLOP!” e via col crrr crrr crrrr
La marziana, SKA, nasce sempre in quel periodo da una ragazza di cui mi innamorai follemente per anni, poi, per non suicidarmi, perché lei non mi pensava proprio, è diventata un canone di bellezza; tra gli amici se una ragazza somigliava alla marziana aveva tipo il 75% di marzianita’… il 90% e così via.
SIOM HAST fu un omaggio (e me ne sono accorto dopo) alla simpatia per il tipo di colore di gostbusters (come si chiamava?) e per l’Abe di Sprayliz, figure che mi sono sempre piaciute. Nel 1997 presentai le tavole su formato gigante alla scuola di comics di Napoli e il direttore, Mario Punzo, mi consiglio’ di iscrivermi per migliorare, e difatti così fu; per tutto l’anno tra gente seria e in gamba usai le conoscenze di anatomia per scopi miei e snobbai un po’ i bonellidi su cui comunque la scuola si fondava, avendo maestri che già lavoravano per molte testate quali Dylan Dog, Nathan Never ecc; il mitico Giuseppe Ricciardi, pero’ mi lascio’ fare, anzi sintetizzo’ il design del tappo sul Vesuvio, facendomene dono e rendendomi riconoscente a vita; così feci il primo episodio di Omar Moss (vedi illustraz. OmarMoss00.jpg in allegato) e continuai a disegnarlo con tenacia anche quando, dopo un anno, lasciai la scuola (con un immediato calo qualitativo) rinchiudendomi a lavorare e trascurando sempre più il mondo esterno e con loro i graffiti.
Nel 2000 fu pubblicata sullo Sciacallo Elettronico una prima serie ed ebbe un discreto successo; io puntavo sulla pubblicazione cartacea, ma evidentemente era ancora immatura. Per le colorazioni pero’ guadagnai una intervista sulla rivista Computer Graphics e Publishing, messa successivamente on-line (pdf scaricabile dell’intervista).
Nel 2001, proponendo a molti editori il lavoro, non mi impegnai a migliorare i disegni, lo feci solo successivamente nel 2003, quando il Centro Andrea Pazienza mi propose di fare una storia (e mi salvo’ perché stavo abbandonando il fumetto). Così realizzai con tutto me stesso quella a colori presente nel volume in uscita con Lavieri, che aspetta ancora di uscire anche sullo Schizzo #14 del CAPAZ (vedi illustraz OmarMoss03-CFAPAZ.jpg in allegato).
Omar Moss, Napoli prossima ventura: intervista a Paco Desiato - immagine2-2797Poi ebbi una pausa dove, vincendo il primo premio al Comicon con un illustrazioni di Omar (vedi illustraz. SOS – differenziamoci.jpg in allegato), ebbi modo di frequentare la Burning brain, dove in compagnia di gente in gamba e di mestiere (Bigliardo, Cappiello, Acciarino, Sansone, Vitolo, Funaro) imparai il 3D e non solo, realizzando tutti i personaggi di Omar Moss e facendo un trailer (vedi OmarMoss-Provino 3D.jpg in allegato), ma anche collaborando con loro e imparando tante cose preziose.
Poi dopo ennesimi rifiuti di editori tornai ad un vecchio personaggio “Papele Satanno” ambientato in una Napoli più attuale vincendo il concorso BlackSmoking e pubblicando “Papele Satanno. L’abito non fa il tossico“. Poi mi immersi in Mars Wars (un idea che mi rodeva dentro da un bel po’) e abbandonai definitivamente Omar Moss finche’ Sergio “Ezechiele” Nazzaro che invece ci credeva tanto mi prese a mazzate sulla testa e mi fece conoscere Marcello della Lavieri, con cui sviluppai e allargai il soggetto di “Storia di un ladro” fatta per un concorso nel 2004 e passandola così da 8 a 24 pagine.
Questa è l’epopea, adesso viaggio su tre linee passionali uguali: Omar Moss, Mars Wars (pubblicato su Brand New, edizioni Free Books – ndr) e Papele Satanno che tratto un po’ come dei figli ed a cui voglio dare ancora tanto.

Napoli era presente anche in un tuo precedente lavoro,Papele Satanno, e la ritroviamo qua trasportata nel futuro. Napoli è una città piena di contrasti, di vette di bellezza, di vicoli pulsanti di storia, ma anche di grandi problemi e di triste degrado. Cosa significa per te presentarla come ambientazione dei tuoi lavori? Quali sono i lati che cerchi di trasmettere?
Il mio è un rapporto di amore ed odio. Si sa, non è tutto rosa e fiori qui, c’e’ molta gente che ti butta la sua rabbia addosso, ma c’e’ anche tanta gente perbene, tanto profumo antico e tanta puzza moderna, tanta energia che scorre nelle arterie lastricate male, e c’e’ chi la usa in un modo e chi in un altro; io per scelta, già da un po’, mi ritiro sull’isola che non c’e’, per vedere tutto da un altra prospettiva; ritornando a volte a nutrirmi della sua energia e fuggendo subito dopo, cercando di vivere (e quindi lottare) insieme ai miei personaggi che sono anche i miei migliori amici sperduti.

Questa visione futuristica come descrive in prospettiva la citta’?
In maniera pessimistica! Qui è nato il centro direzionale, che è peggio della nuova Tokyo di Akira… C’e’ un palazzo di cristallo, mi pare una facoltà di giurisprudenza che, a via Acton, è stata inserito ad angolo tra due palazzi storici, dei mostri che mangiano il paesaggio la storia e la tradizione. Io in fondo disegno la realta’, solo che poi mi faccio prendere la mano… :-)

Il protagonista, Omar Moss, di giorno è un antiquario, di notte un ladro che salva vecchi e preziosi oggetti da un governo oscurantista, o perlomeno stupido. Nasce da una mancanza di fiducia odierna per coloro che ci governano? è un messaggio di speranza, o di reazione disperata?
Probabilmente sono cresciuto nel periodo in cui ci fu lo scandalo di tangentopoli e sono piuttosto sfiduciato verso la politica e il mondo che vi gira attorno, ma è un po’ troppo comodo dire che sono tutti ladri e non interessarsene; è anche banale creare una storia dove Omar è l’eroe buono positivo e il governo è cattivo e infatti così non e’. Omar non è un eroe positivo, non ha un comportamento sano. Il suo rinchiudersi in un mondo di ricordi, il suo rifiutare il presente, anche se il presente è totalmente assurdo, è da immaturi, da vigliacchi. Ma per fortuna la vita con le sue cose belle e brutte fa crescere; quello che succede pian piano a Omar e ai suoi amici (ma anche a me e molti giovani che conosco) è di crescere sotto questo aspetto. Magari alla fine si vivrà tutti felici in un mondo più “antico”.

Per quale lettore è pensato Omar Moss?
Per tutti, un bel bollino verde.

La serie pare porsi, anche per i disegni e i colori squillanti, in un settore che sembra ad appannaggio della distribuzione da edicola, come i prodotti Disney-Buena Vista, o quelli Free Books. Pero’ la sua distribuzione avverrà in libreria, vista la difficoltà dell’affrontare le spese che impongono le edicole: come pensate di lanciare la serie, di promuoverla?
Penso che tu ti riferisca a serie come Wondercity e Monster Allergy; in effetti può dare l’idea, ma preferirei paragonarla più a Ratman per la quantità di situazioni esilaranti (con le dovute distanze) ma anche perché, a parte per “colpo al castello”, più gli studi e le illustrazioni, il resto del volume è in bianco e nero; e in b/n probabilmente sarà nei prossimi numeri perché a parte i tempi di lavoro ridotti e maggiore produzione di tavole, mi sembra che il b/n esprima meglio le atmosfere e i ritmi della storia.
Per la promozione… uhm… penso che sarà fatta attraverso le fiere… riviste di anteprima…
Poi sicuramente su queste cose possono rispondere meglio Marcello e Rosa che si sono affacciati da poco nel mondo del fumetto ma che hanno già un esperienza nell’editoria libraria! (ecco un ottimo esempio di come disfarsi di una patata bollente:-).

[Risponde Marcello Buonomo, ] Paco ha già detto quasi tutto. Non vogliamo entrare in competizione con i prodotti Buena Vista e Free Books e tantomeno essere paragonati ad essi. La colorazione e i disegni di Paco ad esempio, come dimostrano le date di prima uscita delle storie ripresentate nel numero zero, sono di per se molto “originali” nel senso che Paco è stato uno dei primi ad adottare e sviluppare tali stili. In più nella serie che stiamo studiando molte cose si evolveranno e a questo c’e’ da considerare che la nostra “squadra” è di pochissime persone e che Paco imposta e sviluppa da solo gran parte del lavoro. Cosa quindi che anche con il Rat-man della Panini, con la sua sfilza di redattori, ci distingue un bel po’.
La promozione che intendiamo seguire è quella di portare il personaggio e l’autore per fiere e presentazioni (oltre naturalmente ai normali canali di promozione e divulgazione). Questo perché oltre ai nostri “potenti” mezzi economici, crediamo nel fatto che Omar rappresenti un personaggio e delle storie che sono molto “vicine” ai lettori e alla nostra epoca e per questo non manca di complessita’. Ne risulta che come il personaggio noi saremo molto presenti e vicini alle persone tramite contatti diretti (fiere e presentazioni) che stiamo organizzando insieme alla produzione.

Riferimenti:
, il sito: www.lavieri.it

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